Editoria   
Donne di carta

Benedetta Barzini

di Benedetta Barzini

 

Si è svolto a Milano un incontro fra le commissioni per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e i direttori di alcune delle più importanti testate femminili.

Obiettivo: verificare l’identità e le metamorfosi di queste riviste e, se possibile, creare una

Collaborazione per aiutare le donne a migliorare, in generale, la loro condizione.

 

Forse non è il caso di nascondere dietro a un dito quanto le questioni inerenti le pari opportunità siano sepolte sotto quintali di carte o di dischetti di maggior rilievo oppure giacciano nell’armadio più affollato di un fantomatico ufficio.

Che l’occupazione femminile in Italia venga dopo quella  nel Botswana non è un mistero; che la condizione della donna in generale, sia ancora vincolata da pregiudizi culturali e religiosi è un dato di fatto, ma purtroppo quando si sollevano questi problemi sembra sempre che vi siano questioni più urgenti da trattare.

Dietro la spinta di queste riflessioni era nata l’esigenza di incontrare le direttore di alcune fra le pubblicazioni più significanti rivolte essenzialmente all’utenza femminile.

L’idea era centrata attorno al desiderio di rafforzare, consolidare (forse) la comunicazione fra il mondo reale delle donne (carriera ostacolata, dilemmi familiari, ecc.) e quello “paradisiaco” illustrato nelle testate in questione.

Le organizzazioni desideravano aprire un sereno dibattito sui contenuti di queste testate: l’idea di bellezza che illustrano, di giovinezza, i contenuti giornalistici, le inchieste di approfondimento, i servizi fotografici, le rubriche.

Pare evidente che il compito principale delle donne nella stampa sia di scrivere (illustrare mondi, mostrare immagini) per altre donne. Devono stimolare il loro immaginario: indurle a seguire i consigli.

Alle giornaliste spetta il dovere di soddisfare gli inserzionisti dato che questi corrispondono alle sopravvivenze dell’editore. Le aziende di moda e affini sono il settore industriale più disposto a investire (cifre da capogiro) sui cartacei.

A questo settore, oggi si è aggiunto anche quello della casa (mobilia, oggettistica, casalinghi) e del fitness.

E qui, val la pena segnalare la differenza nel linguaggio (e nell’esposizione dignitosa) fra i resoconti finanziari e le informazioni pubblicate sui femminili. L’uno tratta l’argomento come uno dei tanti rami dell’industria, l’altro si preoccupa di rendere ogni notizia fonte di glamour.

Ai femminili non interessa più quanto le testate possano essere in concorrenza e se si “cannibalizzino” fra loro. Sembra che ci sia posto per tutti. Ma la vittoria è sempre momentanea. Dipende dal gadget allegato. I gadget sono sempre più sofisticati. La fidelizzazione è scomparsa. Apparteneva a un’altra generazione.

Oggi è difficile che una persona si formi abitudini. Anche le opinioni politiche possono oscillare in una maniera ritenuta, una volta, incomprensibile.

Alle donne sembra che piaccia cambiare abito, idea, giornale, arredo, profumo, pettinatura.

Cambiare la grafica diventa un imperativo. Rinfrescare la pelle del look. Come se la rivista fosse un essere vivente. Una donna convinta di doversi rigenerare.

La stampa femminile ha, nell’orizzonte dell’editoria, lo stesso posto occupato dalle donne nella società. Deve essere quell’oasi di freschezza, spensieratezza, leggerezza, piacevolezza, mutevolezza, quell’elemento sorprendente, lunatico, sintonizzato alla natura (e dunque all’imprevedibilità) che lo trasporta lontano dalla noia della ragione, della complessità, del pensiero compiuto espresso dall’umanità belligerante.

 

Le signore della carta in questione hanno esposto le loro certezze: le donne non ne vogliono sapere di politica o di storie deprimenti prive di risvolti erotici. Alle lettrici interessa smacchiare, cucinare sfiziosità, fare shopping, jogging, “palestrarsi”, essere consigliate sessualmente e sentimentalmente, trovare luoghi beauty farm e nidi d’amore, cure orientali e corsi di ikebana, cambiare con poco l’aspetto della casa.

Vogliono lasciarsi trasportare nei cinque sensi e sapere che ce la faranno a superare i loro complessi. Le pubblicazioni da loro dirette hanno, perciò, lo scopo di essere esattamente quelle che sono.

A rinforzo di questa tesi emersa dalle tavole rotonde, vi è stata l’esposizione di Paolo Cerrato, direttore di Strategy Lab, un osservatorio permanente di tendenze della stampa periodica in grado di monitorare le grandi tendenze editoriali. Secondo le sue ricerche i vari restyling e le nuove testate hanno risuscitato la curiosità e stimolato nuovi bacini di utenza. Ha, quindi, commentato positivamente questo panorama editoriale dove emergono cross-over, iniziative di servizio, evasioni. Il tutto timonato da un marketing divenuto maestro di sapienza sul come muovere le masse.

Secondo Cerrato i femminili si distinguono per la loro vitalità. Rispecchiano e anticipano le esigenze delle lettrici divenute, ormai, smaliziate donne attive, colte, raffinate, cosmopolite e aggiornate. Donne che esigono un prodotto sofisticato di facile consultazione, con l’oroscopo.

Bicocca Francesca Zajczyk, docente di sociologia all’Università degli Studi di Milano, ha poi illustrato alcuni punti conclusivi di una ricerca sull’attività professionale delle donne nel milanese. Ha sottolineato quanto ardua sia la possibilità di giungere a un posto di potere. Illustrando la differenza fra le carriere maschili e femminili, ha constatato che le donne arrivano al massimo a ottenere posti di “poterino”.

“È evidente – hanno ribadito le direttore – alle donne non interessa il potere. Vogliono l’autonomia, ma non al prezzo della dissoluzione della famiglia. E che sia ben chiaro, le nostre lettrici non saprebbero cosa farsene di quei temi bacchettoni di vintage-femminista, o di argomenti noiosi come la lotta delle donne per ottenere vantaggi paritari”.

Senza contare che attualmente, è stato anche evidenziato, vi è in corso una mescolanza fra il maschile e il femminile. Agli uomini interessano i giornali per le donne. In essi ritrovano consigli utili. All’uomo moderno preme il potersi depilare, piace trattare la pelle, vestirsi in maniera personalizzata, sbizzarrirsi.

Le organizzatrici della giornata speravano di costruire un ponte, ottenere una maggiore vicinanza con la stampa femminile. Ma il dialogo non è avvenuto. La loro battaglia proseguirà, dunque, nei corridoi bui della burocrazia, nel silenzio della dignità e dei valori che sono sempre gli stessi e non ambiscono a restyling.