L'ESPERTO - Carlo Leopardo
L'ESPERTO RISPONDE
A cura di Carlo Leopardo

 

Il ballo sul Titanic

 

Perché il sistema di vendita e consegna dei giornali è ancora così arretrato ?

A seguito della legge n. 108 abbiamo ottenuto l’autorizzazione per la vendita dei giornali all’interno del nostro punto vendita. All’inizio ci è sembrata una buona idea, un servizio in più per il cliente, anche se il volume delle vendite era irrisorio e notevole il tempo necessario alla sistemazione del reparto. Qualche tempo fa, facendo un’analisi più accurata, ci siamo però resi conto che eravamo molto al di sotto del margine di contribuzione convenuto. La causa principale è imputabile, sicuramente, alla mancanza di controlli accurati da parte nostra e all’inadeguatezza del nostro personale alla gestione del reparto, ma anche a un rapporto con il nostro distributore di zona veramente incomprensibile. Ci rendiamo conto di essere completamente ignoranti in materia, ma restituire della merce senza ricevuta ha fatto sì che rese su rese di giornali non venissero accreditate senza poter provare e pretendere nulla dal nostro distributore. Lo stesso distributore, poi, improvvisamente non ci ha più consegnato i quotidiani e ci invita, continuamente, a smettere perché le nostre esigue consegne sarebbero per lui troppo onerose. Recentemente in una riunione all’associazione commercianti ci siamo resi conto che questi problemi sono condivisi da tutti i rivenditori della provincia. Molti piccoli gestori lamentano il difficile rapporto con il distributore e accettano impauriti qualsiasi imposizione. Per noi, per fortuna, vendere i giornali non è fondamentale, ma perché tanti piccoli edicolanti devono accettare una situazione di inefficienza e prepotenza senza poter far nulla? Perché il sistema di vendita e consegna dei giornali è ancora così arretrato? Grazie.

M.T.C.

 

 

Addio clienti quando mancano le copie


La mia edicola si trova in un paese di 12.000 abitanti e purtroppo non è una delle più operative in quanto è situata in una via poco frequentata con altre due rivendite all’inizio e alla fine della medesima. Inoltre, il distributore tende a diminuire la fornitura delle testate che si vendono di più col rischio di perdere anche i clienti affezionati che ho faticosamente cercato di dirottare nel mio negozio in questi tre anni di attività. Come posso risolvere questo problema? Ho chiesto più volte al distributore, presso il quale sono obbligata a rifornirmi, di inviarmi più copie ma senza riuscire a ottenere soddisfazione. La clientela non può certo aumentare se non sono in grado di offrirle quello che crede di trovare. Vi ringrazio e spero in un vostro aiuto.

N.L.V. - Arco (TN)

 

Accomuno queste due lettere perché sono più uno sfogo che una richiesta di consulenza in quanto fotografano molto bene la situazione attuale che travaglia la nostra attività.

Da un lato emerge la visione di chi - per merito della sperimentazione - ha cominciato da poco tempo a vendere i giornali e si accorge che la gestione e il sistema distributivo della stampa appaiono anacronistici e non in linea con i dettami delle regole commerciali e di libera concorrenza. Si trova di fronte, quindi, a un sistema ARRETRATO. Dall’altro, emerge la visione di chi appare ormai sfiduciato in quanto le pubblicazioni più volte richieste, che sarebbero certamente vendute, non vengono inviate o addirittura azzerate lasciando la rivendita, invece, piena di una miriade di prodotti “editoriali” che sembrano fatti proprio per essere dimenticati al momento della resa e, perciò, statisticamente “venduti” naturalmente sulle spalle del giornalaio.

Questo è il sistema distributivo che dobbiamo subire oggi. Ci si fa in quattro per aumentare la clientela, per darle un “servizio” mirato, si accettano prenotazioni da parte dei clienti e poi le copie richieste non vengono consegnate perché la vendita di quel prodotto all’editore non interessa affatto in quanto già ampiamente ingrassato dai cospicui introiti pubblicitari. Prima o poi i “ricchi e scemi” investitori pubblicitari, stante la crisi attuale, diventeranno meno ricchi e meno scemi. Si accorgeranno che i loro soldi hanno contribuito solo ad arricchire l’editore, perché il ritorno, dato da testate dalla veste patinata con diffusioni quasi clandestine, è praticamente nullo.

Tutta Italia si lamenta dei distributori locali, la gran parte dei quali ha senza dubbio molte colpe nei confronti dei propri clienti, ma è il sistema nel suo insieme che ormai scoppia; è la cosiddetta filiera della carta stampata che non sta più in piedi, e gli editori, nel loro delirio di onnipotenza, non si sono ancora accorti che stanno ballando sul Titanic che ha, ormai, la poppa affondata.

Solo una presa di coscienza generale sullo stato di crisi di TUTTO IL SISTEMA potrà apportare le necessarie soluzioni per risollevare la situazione.

Dopo l’estate dovranno certamente ricominciare le trattative per il rinnovo dell’Accordo Nazionale gestite da parte della FIEG da un attore nuovo (Roberto Briglia, attuale Direttore Generale Periodici Mondadori), con cui ci si dovrà confrontare anche a muso duro, ma tutti consapevoli che il settore è in crisi, che le rivendite sono in ginocchio anche perché, e soprattutto, disincentivate dagli stessi editori che hanno fatto di tutto negli ultimi anni per togliere clienti all’edicola invece di favorirne il loro rifiorire.

Confronto, presa di coscienza, fotografia della situazione, spogliandosi una volta tanto dell’arroganza di voler aver sempre ragione con l’obiettivo di trovare insieme quei correttivi ormai divenuti obbligatori per salvare da morte certa una rete di vendita che è patrimonio di tutti e che dovrebbe esserlo, a maggior ragione, degli editori.

 

 

Quali procedure per chiudere un’edicola.

 

Sono un edicolante a cui gli affari non vanno molto bene. Vorrei sapere quali sono le procedure per chiudere definitivamente un’edicola e se tutte le pubblicazioni giacenti vengono rimborsate totalmente.

R.C. - Gubbio (PG)

 

Per chiudere definitivamente l’attività di edicolante come ipotizza nella sua lettera, ci sono due vie d’uscita: se la sua è una ditta individuale basta andare all’ufficio commercio del suo Comune e rendere l’autorizzazione per la vendita di giornali quotidiani e periodici che le era stata a suo tempo concessa. Deve, poi, interrompere le varie utenze di cui si serve (luce, gas, acqua), deve fare una comunicazione di cessazione d’attività alla Camera di Commercio, chiudere, se la possiede, la partita IVA, chiudere la posizione INPS e, inoltre, comunicare la cessazione agli uffici finanziari competenti. Se invece la sua è una società gli adempimenti sono un po’ più complessi e in tal caso le suggerisco di andare agli uffici della locale associazione commercianti (ASCOM) dove potrà trovare l’aiuto e la competenza necessaria per espletare in modo ottimale tutte le varie procedure.

Per quanto riguarda i rapporti di fornitura con il suo distributore locale, tutte le pubblicazioni giacenti presso la sua edicola le verranno rimborsate. È necessario fare la resa di quanto in suo possesso (in corso di validità) al suo fornitore, e in fase di chiusura del rapporto commerciale, se lei avrà un credito nei suoi confronti, questo le sarà riconosciuto e saldato.

 

 

Si può rendere e ritirare a un altro indirizzo ?

 

Vorrei sapere se è possibile ritirare e rendere il materiale distribuito dal D/L a un indirizzo diverso da quello indicato sulla bolla distribuzione che spesso coincide con l’ubicazione effettiva del punto vendita. Inoltre come ci si deve comportare in caso di matrimoni e/o lutti di famiglia. Grazie.

E.P. - Legnago (VR)

 

Ritengo sia possibile fare quanto da lei richiesto previo accordo con il distributore locale. Per problemi familiari di una certa importanza comunichi al suo fornitore con 7/10 giorni di anticipo la necessità di chiudere il punto vendita con le relative date di chiusura e riapertura affinché possa organizzarsi per le forniture.

 

 

E’ lecito pagare il trasporto

 

Sono un edicolante di Udine e vorrei sapere se è lecito pagare per il trasporto la cifra di 103,30 euro a una cooperativa gestita da un altro edicolante della città. La portatura è a carico del distributore o dell’editore? Vorrei una risposta in merito, anche perché penso che il problema riguardi tutta la nostra categoria. Vi ringrazio della collaborazione.

alessandro.pesante@tin.it

 

A Udine, per decisione di piazza, vige il cosiddetto sistema del ritiro delle pubblicazioni al banco. Per questo viene riconosciuto uno sconto supplementare dell’15% come da Accordo Nazionale. La consegna della merce è organizzata dalle OO.SS dei giornalai e questo genera il costo da lei evidenziato. Per una più completa delucidazione si rivolga al nostro rappresentante di Udine, Daniele Zulian:

e-mail: daniele.adsl3585@galactica.it

 

Quando il comune può negare una licenza ?

 

Il mio ragazzo, che è titolare di una cartolibreria, desidera espandere la sua attività commerciale affiancando, all’attuale vendita di cartotecnica, un’edicola sempre all’interno dello stesso negozio. Vorrebbe, infatti, sfruttare la licenza che attualmente possiede per la cartolibreria anche per la vendita di giornali in quanto gli è sembrato di capire che la licenza per le edicole è stata da tempo liberalizzata. Il comune di residenza, invece, gli ha negato il permesso di vendita di quotidiani e riviste perché ritiene che il numero di licenze già date sia sufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione. Tutto ciò è corretto? Grazie.

S.A.N. - Bacoli (NA)

 

Il sistema di vendita della stampa quotidiana e periodica si articola su tutto il territorio nazionale in punti di vendita esclusivi e non esclusivi. Per esercitare questa attività è necessaria l’autorizzazione del Comune che si basa sulla densità della popolazione, sulle caratteristiche urbanistiche e sociali delle zone, sull’entità delle vendite di quotidiani e periodici negli ultimi due anni, sulle condizioni di accesso e sull’esistenza di altri punti vendita. In poche parole il Comune deve dotarsi di un piano commerciale di localizzazione delle edicole che sia formulato sugli indirizzi che ogni regione gli comunica e che si attenga ai dettami del Decreto Legislativo 24 aprile 2001 n. 170.

Nel suo caso, in base ai parametri sopra esposti, il Comune ha ritenuto di non concedere una nuova autorizzazione per la vendita di giornali e periodici.

 

 

La preoccupazione di un altro punto vendita

 

Sono edicolante dal luglio 1987 in una frazione Pianolago in provincia di Cosenza che conta circa 1.000 abitanti. Il comune di cui faccio parte (Mangone) sta preparando il piano comunale previsto dal DL 170. Nella mia frazione, oltre alla mia rivendita, c’è un bar che vende solo quotidiani e ho saputo che anche una cartoleria, che dista 500 mt intende fare richiesta di vendita di giornali. Un altro punto vendita in una frazione senza uffici, con 2 hotel, qualche fabbrica e qualche negozio mi procurerebbe dei danni. La mia rivendita è aperta dal lunedì alla domenica, dal 1° gennaio al 31 dicembre, ed è situata sulla strada in una posizione ben visibile con ampio parcheggio. Sono molto preoccupata e spero di ricevere una risposta a questo mio problema. Vi ringrazio anticipatamente e complimenti per la rivista che trovo molto interessante.

G.B. - Pianolago (CS)

 

La sua lettera mi sembra più uno sfogo che una richiesta di consulenza. Ha ragione e capisco le sue preoccupazioni. Se la logica è logica e se il suo Comune usa parametri deontologicamente corretti, mi sentirei di dire che nella sua frazione non dovrebbero essere concesse nuove autorizzazioni per la vendita di quotidiani e periodici.

 

 

Edicolante alle prime armi

 

Sono una nuova edicolante e da due mesi ho rilevato una piccola edicola che vorrei rivalutare dopo una cattiva gestione. Chiedo consigli per migliorare la mia rivendita che è situata su una via trafficata con clienti occasionali e pochi fissi. La licenza rilasciata dichiara che il punto vendita è esclusivo. Vorrei sapere se posso chiedere l’autorizzazione per vendere altra merce come: giocattoli, libri, ecc. e, in più, vorrei un chiarimento in merito al rapporto con l’agenzia che fornisce il giornali per quanto riguarda la gestione (resa, conto deposito e regolamento di pagamento sul fatturato).

T.R. - Lamezia Terme (CZ)

 

Per quanto riguarda la richiesta di poter vendere altra merce, la risposta è affermativa. Il commercio è stato liberalizzato dalla cosiddetta Legge Bersani che ha diviso il settore in due parti: commercio di prodotti non alimentari e commercio di prodotti alimentari. Per il commercio di prodotti non alimentari non sono necessari particolari requisiti se non una comunicazione al Comune. Si rivolga alla locale associazione commercianti per avere notizie più dettagliate.

Per migliorare l’attività valgono sempre esperienza, gentilezza, professionalità, tutte caratteristiche che si imparano col tempo.

Sugli ultimi due numeri di Azienda Edicola abbiamo iniziato a intervistare gli edicolanti che sono riusciti ad arricchire e a migliorare la loro attività, anche introducendo nuovi prodotti. Continui a leggere il nostro giornale perché potrà trovarvi utili idee.

 

 

Ristrutturazioni urbanistiche mettono in ginocchio un edicolante

 

Gestisco un’edicola/negozio da 5 anni. Sono partita da zero e sto ancora pagando le spese che ho dovuto affrontare che però si stanno lentamente estinguendo. Ora però sto ritornando a faticare per le decisioni discutibili del Comune nel quale esercito la mia attività. Ci ha infatti tagliato fuori con una serie di chiusure stradali e sensi unici riducendo così notevolmente il passaggio nella nostra via: molti clienti per venire da noi, ora, dovrebbero fare un giro assurdo e, quindi, vi rinunciano. Cosa si può fare per ripristinare il doppio senso? Ho diritto a un risarcimento? Il comune dovrebbe preoccuparsi di non danneggiare le attività con iniziative non necessarie dal momento che la via è tranquilla, larga e non pericolosa.

Vi ringrazio e complimenti per il lavoro che fate.

L.V. <palvi_02@virgilio.it>

 

Prendo le sue parole come uno sfogo in quanto non sono in grado di darle una risposta. Ogni giorno decine di esercizi commerciali, di qualsiasi genere, sono coinvolti in problemi come il suo e non penso che l’amministrazione comunale con queste “ristrutturazioni urbanistiche” abbia inteso danneggiarla volutamente.

Immagino non esistano forme di risarcimento particolari e l’unica cosa che mi sento di poterle consigliare è quella di trasferire la sua attività in una posizione più redditizia. In caso non dovesse trovare immobili adatti o liberi, potrebbe sempre richiedere al comune la concessione di occupazione di suolo pubblico per l’insediamento di un chiosco, evidenziando il motivo che la induce a fare questa richiesta. Gli addetti comunali dovrebbero usarle un occhio di riguardo.

 

 

La libreria può vendere le copie arretrate di una rivista?

 

La libreria vicino alla mia edicola ha in vendita copie arretrate della rivista MERIDIANI. Può farlo?

giancaty@libero.it

 

MERIDIANI è un periodico mensile. Se la libreria da lei indicata non è in possesso di autorizzazione per la vendita di giornali quotidiani e/o periodici, non può commercializzare tale prodotto anche se si tratta di numeri arretrati.

Esponga il caso alla polizia annonaria del suo Comune che dovrà intervenire per far cessare l’abuso.