Niente di nuovo sul fronte editoriale, neppure la volgarità pubblicitaria
Uscito ai primi di
luglio, Natural Life si è fatto pubblicità in televisione sottolineato dal
“rutto” digestivo di una giovane donna bionda,
volutamente acqua e sapone.
Sì, avete capito bene.
Ma se questo è lo stile Natural c’è proprio
da chiedersi dove andremo a finire.
È arrivato in
edicola Natural Style. Toni pacati, senza troppe fanfare. Basta con le immagini
di donne belle, “bellissime, irraggiungibili nella loro perfezione, eccessiva e
ossessiva”, ci dicono nell’editoriale. Ciò che noi vorremmo essere,
semplicemente, spiegano, è una donna felice, “in equilibrio con se stessa e con
quello che la circonda”.
Et voilà:
Natural Style racconta la storia “delle persone che ce l’hanno fatta a trovare
un equilibrio fra il mondo dei sogni e le scelte concrete di vita, attente allo
stile ma anche alla sostanza”. Il principio, “atavico”, è quello di un ritorno
all’essenziale, ovverossia “back to the basic”. Quindi niente “stereotipi del clamore”,
nessun “movimento per adepti” ma solo la proposta di una vita possibile. Più
che giusto. E allora via alla guida alla vacanza bio per scoprire i piaceri e
l’ospitalità dell’Italia convertita in biologico; sotto con la ginnastica del
respiro e ancora spazio all’omeopatia, con i princìpi, le scuole e gli
indirizzi sicuri.
Diciamoci la
verità: non è che la rivista ci racconti qualcosa di nuovo. Lo stile naturale,
il rispetto dell’ambiente e le guide ai cibi biologici, di questi tempi, in
edicola furoreggiano. Sul rebirthing, tecnica della respirazione che rilassa,
scioglie le tensioni e libera dai traumi, si è letto e riletto da diversi anni.
Mi piace, lo
ammetto, l’idea di non dover essere né bellissima né magrissima né sexissima
per sentirmi a posto, e il giornale ha un che di familiare, di
tranquillizzante. Non so se dipenda dal fatto che non ha nulla di
particolarmente originale, pur desiderando essere una voce nuova tra i tanti
femminili patinati e aggressivi; o se sia perché, in effetti, le storie di
donne coraggiose in stile “natural” che ci parlano di scelte forti nella vita
di tutti i giorni mi rassicurano. So però che il giornale, gradevole, misurato,
non mi entusiasma. E se trovo intelligente smascherare le etichette dei
prodotti reclamizzati come “biologici” ma che, a ben guardare, contengono
coloranti e aromi artificiali, alla lunga di consigli per vivere in armonia ne
ho piene le tasche.
Io in casa, nel
giardino d’inverno, l’ulivo secolare sormontato dalla piramide di vetro non me
lo posso mettere. E sommersa da pannolini e fasciatoio, costruzioni (di legno,
sia chiaro: anche i giochi per bambini oggi sono “ritornati all’essenziale”…) e
pupazzi non posso certo permettermi la bella stanza della meditazione con tanto
di Buddha che hanno tali Mary e Giovanni, seguaci di geobiologia e
bioarchitettura.
Insomma, anche
‘sta storia del feng-shui (l’arte di modellare lo spazio in base alle forze
energetiche) mi ha stufata. Sarebbe questo il natural style? Certo che mi piace
vivere in sintonia con la natura, ma sono anche realista. E trovo forzato e
snob questo “back to the basic”.
Leggo su Prima
che “Natural Style è il primo femminile di stili di vita che esce sul mercato
italiano” lo spiega Ferrauto, direttore generale della Giorgio Mondadori. “E
intercetta un trend che va sempre più affermandosi nella nostra società
privilegiando tutto ciò che è naturale: il cibo di produzione biologica, fibre
e lane pure nell’abbigliamento, materiali non trattati chimicamente
nell’arredamento, cosmetici e cure che utilizzano i principi attivi vegetali
per il benessere e la salute del corpo e così via. So bene che i femminili già
danno attenzione a questi temi, la differenza è che in Natural Style sono
l’ingrediente principale e concorrono a definire uno stile di vita ben preciso
che - questo voglio sottolinearlo - non ha nulla a che vedere con un
atteggiamento pauperistico e spartano”.
Sarà ma, secondo
me, anche questa volta, niente di nuovo sul fronte editoriale. Alla prossima.
P.S.
Ho già ultimato
questo pezzettino quando accendo la televisione. Lo ammetto, di questi tempi
televisione ne vedo poca: preferisco uscire, zanzare permettendo. Pubblicità.
Una serie di donne ingioiellate attendono in una sala d’aspetto, le bionde
teste cotonate e i vestiti colorati presumibilmente “griffati”. Poi
l’inquadratura rivela un’altra donna, certamente molto più “naturale”, con i
capelli raccolti in una coda, mi pare, e nessun orpello. Sta leggendo Natural
Style. A un certo punto la signora rutta. Avete letto bene, e non voglio
neppure curarmi di usare perifrasi tipo “emette un verso dalla bocca”. La
parola non mi piace ma di rutto si tratta, nonostante la manina vezzosa con cui
la signora sembra nascondere la bocca subito dopo, a mo’ di scusa. Seguono, ça
va sans dire, occhiatacce delle donne presenti. Lei è Natural, ammette la voce
fuori campo. Così natural che non finge neppure di contenere il suo problema
digestivo. E allora esplodo. Scusate, signori della CAIRO Editore, non mi
verrete a dire che essere naturali vuol dire concedersi un fantozziano rutto in
una sala d’attesa? Allora essere maleducati significa essere (cito) “in
equilibrio con se stesse”?
Devo dedurre
tristemente che la volgarità continua a restare un discutibile veicolo di
comunicazione: se il magazine non mi aveva entusiasmata, la pubblicità - che si
pretende, immagino, intelligentemente ironica - non mi ha fatto neppure
sorridere.