Sul sito
Internet della FIEG (www.fieg.it) si legge,
alla data del 18 luglio scorso, una interessante sua comunicazione che riportiamo
pari pari:
Il Direttore
Generale dell’Upa (Utenti Pubblicità Associati - ndr), riferendosi alle
polemiche seguite all’approvazione da parte del Senato dell’articolo del
disegno di legge Gasparri relativo alle concentrazioni e agli affollamenti
pubblicitari, ha dichiarato:
“Telepromozioni
da limitare? Sarebbe come impedire la grande distribuzione perché manda in
sofferenza i piccoli dettaglianti. Montezemolo è a favore della libera
iniziativa a parole, nei fatti un po’ meno”.
La FIEG replica:
“Ancora una
volta il direttore generale dell’Upa, che dovrebbe mantenere una posizione di
neutralità rispetto alla competizione tra i diversi mezzi di informazione,
scende in soccorso del vincitore, cioè della televisione. Lioy (direttore
generale dell’Upa - ndr) non ha capito - o finge di non capire - che il
problema dell’affollamento pubblicitario televisivo è l’architrave fondamentale
di un equilibrio tra i diversi mezzi nell’acquisire le risorse pubblicitarie
come non ha capito - o finge di non capire - che tra la scomparsa dei piccoli
esercizi e la scomparsa della libera stampa c’è una qualche differenza. A Lioy
va bene che la televisione italiana faccia la parte del leone come non avviene
in nessuna altra parte del mondo.
Questo è il vero
provincialismo: quello di difendere l’anomalia italiana invece di cercare di
creare anche in Italia quell’equilibrio tra i diversi mezzi che si realizza in
tutti i paesi europei e del mondo occidentale.
Liberismo non
vuol dire anarchia e, soprattutto, non vuol dire rispetto unicamente della
legge del più forte. Di quel più forte al quale Lioy sembra particolarmente
devoto”.
Fermo
restando che ci piacerebbe sapere per quale motivo la somma dei “piccoli
esercizi” commerciali italiani non possa essere accomunata alla scomparsa della
libera stampa, ci fa piacere vedere che, quando vuole, la FIEG scende in campo per salvaguardare chi di
dovere.
Ma perché se
ne dimentica quando entrano in gioco i suoi esclusivi interessi?
Perché con i
rivenditori di giornali italiani pretende di applicare, da sempre la legge del
più forte?
Gradiremmo
una risposta.