Mi metto in proprio!
Ma per la pensione...?
Si
fa un gran parlare, di questi, tempi, di sistemi contributivi, anni di lavoro,
ritiri anticipati e relative riforme in proposito. In attesa che la situazione
si chiarisca definitivamente, ecco qualche notizia, tanto per sapersi regolare.
Il sogno è
finalmente diventato realtà! Dopo anni di lavoro svolto alle dipendenze di
un’azienda, il passo è stato fatto: ne ho una tutta mia! Alla soddisfazione di
aver realizzato un progetto accarezzato per lungo tempo, si accompagna, come
sempre accade, qualche perplessità sul futuro: ce la farò a sopportare l’onere
di gestire un’impresa? Riuscirò a mettere da parte qualcosa per il mio futuro?
Ma quale sarà la mia pensione? All’ultimo interrogativo vediamo di dare una risposta,
fornendo a chi si trova in questa condizione un piccolo “vademecum” per
valutare possibilità, convenienza e modalità da seguire per raggiungere il
diritto a una pensione.
Prima di tutto
una premessa: non tutte le attività economiche intraprese in proprio comportano
la necessità di cercare da soli una copertura pensionistica. Il nostro sistema
pensionistico garantisce, infatti, spesso, una tutela assicurativa anche a chi
non è lavoratore dipendente: è il caso di chi intende fare il commerciante o
l’artigiano, per i quali c’è l’obbligo di iscrizione all’INPS nella gestione
dei lavoratori autonomi e dei professionisti per i quali sono previste apposite
Casse di Previdenza. La riforma Dini ha, poi, introdotto un “ombrello”
previdenziale anche per chi svolge un lavoro “indipendente” sotto forma di
collaborazioni o di prestazioni professionali.
È, dunque,
necessario, distinguere tra chi, con la nuova attività, ha perso ogni tutela
previdenziale e chi, invece, ha lasciato il vecchio fondo di previdenza a cui era
iscritto come lavoratore dipendente per essere obbligatoriamente inserito in un
diverso regime pensionistico.
Se prima eravamo
assicurati presso l’INPS e per il nuovo lavoro non è prevista l’iscrizione a
nessun regime pensionistico obbligatorio, l’unica opportunità che si presenta è
quella di proseguire in proprio i versamenti per la pensioni. Per ottenere
dall’INPS l’autorizzazione ad effettuare in proprio i versamenti per la
pensione è necessario poter far valere almeno 3 anni di contributi versati nel
quinquennio antecedente la domanda di autorizzazione.
Circa il costo
da sopportare per garantirsi una pensione, c’è da dire che per chi è stato
autorizzato dall’INPS prima dell’11 luglio 1997 l’importo scaturisce da
apposite classi di autorizzazione che erano determinate dalla retribuzione
media delle ultime 156 settimane (tre anni).
Per chi, invece,
ha inoltrato la richiesta di autorizzazione dopo l’11 luglio 1997 tutto è più
semplice: senza perdere tempo con carta e penna, chi intende accollarsi
quest’onere, sappia fin d’ora che dovrà accantonare ogni mese una cifra che è
all’incirca pari al 28,17 per cento dello stipendio lordo percepito nell’ultimo
anno di lavoro.
Se l’attività
appena intrapresa prevede l’iscrizione obbligatoria presso la Camera di
commercio come artigiano o commerciante, allora saremo anche iscritti all’INPS
come lavoratori autonomi. In questo caso, se i contributi da dipendente sono
sufficienti per la pensione di vecchiaia, potremo chiedere il pensionamento da
lavoratore dipendente all’età prevista per questa categoria (fino al 1999 essa
sarà più bassa di quella dei lavoratori autonomi), senza attendere il
compimento dei requisiti di età più elevati previsti per gli artigiani e dei
commercianti (65 e 60 anni) ed utilizzare, poi, la contribuzione da “autonomo”
a supplemento della pensione già liquidata.
Se, invece, i
contributi da lavoratore dipendente non bastano per acquisire il diritto alla
pensione, si potrà cumularli con i contributi versati da commerciante (o
artigiano) e ottenere, al compimento del 65° o del 60° anno di età, la pensione
in queste ultime gestioni. Potremo, poi, evitare di attendere l’età del
pensionamento prevista per queste categorie se il cumulo delle contribuzioni
versate da lavoratore dipendente e da lavoratore autonomo è utile per
raggiungere la pensione di anzianità che si ottiene anche nella gestione dei
lavoratori autonomi quando possiamo vantare complessivamente 35 anni di
contributi INPS. In questo caso, però, la pensione anticipata ci potrà essere
liquidata solo se abbiamo già compiuto i 58 anni di età.
La riforma delle
pensioni del 1995 ha esteso anche una copertura previdenziale a chi svolge, per
professionale abituale, le attività di lavoro autonomo elencate dall’articolo
49 del testo unico delle imposte sulle imposte dirette. Se, quindi, saremo gli
amministratori di quest’azienda che ci apprestiamo ad avviare, saremo obbligati
a versare i contributi per questo nuovo fondo pensionistico. L’importo da
pagare alle casse dell’INPS sarà pari al 12 per cento del reddito ricavato da
tale attività e le somme versate saranno utili per ottenere una pensione del
tutto diversa da quella di cui abbiamo parlato finora e determinata secondo i
criteri del “calcolo contributivo” introdotto dalla riforma Dini per chi al 31
dicembre 1995 non aveva ancora maturato 18 anni complessivi di versamento. Da
parte di chi non ha maturato da lavoratore dipendente il “gruzzolo” di
contributi indispensabili per la pensione con il sistema “retributivo”, c’è una
domanda ricorrente: è possibile ricongiungere i versamenti fatti in precedenza
con quelli effettuati nella nuova forma previdenziale? La risposta è positiva
se si rispettano alcune condizioni: si potrà chiedere la “ricongiunzione solo
optando per il calcolo” contributivo e se complessivamente si possono far
valere almeno 15 anni complessivi di versamento, di cui almeno cinque versati
dal 1° gennaio 1996 in poi.
Per chi è
interessato ad approfondire l’argomento, un sito Internet valido è:
www.//utenti.lycos.it/Pensioni/
Bollette, multe, fatture: per quanto tempo dobbiamo conservarle?
Le bollette di acqua,
gas, luce e telefono: 5 anni.
Dichiarazione
dei redditi: 5 anni, a
partire dall’anno di presentazione, compresa tutta la documentazione relativa.
Lo stesso vale per i versamenti ICI e tassa rifiuti.
Bollo auto: 3 anni.
Fatture e
scontrini: vanno
conservate per far valere i propri diritti in caso di controversia che deve
essere sollevata, solitamente, entro 1 anno.
In banca: i termini per la contestazione
dell’estratto conto scadono 60 giorni dopo il ricevimento, per il conto
scalare; per quello che riporta il calcolo degli interessi, 6 mesi. Attenzione
però, i tempi di prescrizione sono di 10 anni per il capitale e di 5 per gli
interessi. Quindi meglio conservare tutto per 10 anni.
Contratti: Per tutta la durata degli stessi.
Tenerli da parte per 5 anni, è tuttavia sempre consigliabile.
Multe: La prescrizione è di 5 anni. Trascorso
questo tempo non può più essere richiesta l’attestazione di pagamento. I 5 anni
si calcolano dalla data della notifica della contestazione, per il cui ricorso
ci sono 60 giorni.