Liberalizziamo la distribuzione

 

In vista del rinnovo dell'Accordo Nazionale, molte sono le cose da ripensare.

Anche guardando indietro a trent'anni fa.

 

di Mario Bertolini

Presidente SNAG Provincia di Padova

 

 

In un precedente articolo pubblicato su Azienda Edicola (n. 2 ) ho parlato degli strumenti che, a mio avviso, dovrebbe contenere il nuovo Accordo Nazionale per evitare che la rete di vendita si possa trovare disarmata di fronte a evidenti azioni vessatorie come quella subita dalla famiglia Ventre, la cui vicenda è stata pubblicata sul numero scorso.

Per arrivare a trovare una soluzione a questo tipo di problemi che ormai sono diffusissimi su tutto il territorio nazionale bisogna, secondo me, fare un passo indietro e capire da dove nascono queste pretese dei distributori locali, perché sono sempre più diffuse, e perché solo ora, solo negli ultimi anni, tutto questo accade.

Nel nostro sito Internet (www.snagnazionale.org/) ho pubblicato il testo degli Accordi Nazionali del 1972 e 1974 che mi sono stati lasciati da un caro collega (potrei dire un decano dei giornalai padovani) che ha ormai ceduto l’attività e si sta godendo la meritata pensione: penso valga veramente la pena di leggerli per capire la diversità, la profonda diversità di rapporti che legavano reciprocamente gli editori e i giornalai, rispetto a oggi.

Vi raccomando soprattutto di porre estrema attenzione ai passaggi che regolamentano l’accesso di un nuovo rivenditore all’attività di vendita e al preciso e puntuale impegno degli editori nel non fare concorrenza sleale alla rete di vendita.

Riporto qui i due passaggi per tutti coloro (e saranno sicuramente pochi) che non hanno visitato il nostro sito.

l (…) Il titolare della concessione per la vendita dei giornali è responsabile nei confronti degli Editori Associati alla Federazione Italiana Editori Giornali e dei loro Distributori degli obblighi derivanti dal presente Accordo.

La concessione è personale e dovrà essere esercitata personalmente dal titolare, con l’aiuto dei familiari e/o di coadiutori, dell’operato dei quali è responsabile, per un periodo di almeno 5 anni dal rilascio della tessera di autorizzazione al prelievo delle pubblicazioni.

Trascorso tale periodo il titolare della concessione potrà cedere la rivendita o darla in gestione. Tuttavia, eccezionalmente, la rivendita potrà essere ceduta o data in gestione anche prima dello scadere del termine di cui al comma che precede quando ricorrano fondati motivi da valutarsi dalla Commissione Paritetica Interregionale.

Nel caso di cessione il subentrante nella rivendita dovrà rivolgere istanza documentata alla Commissione Paritetica Interregionale per il rilascio della nuova concessione. L’immissione nella rivendita di un gerente prima dello spirare del termine di 5 anni di cui al secondo comma dovrà essere autorizzata dalla Commissione Paritetica Interregionale.

In caso di decadenza della concessione per morte del titolare è consentito ai familiari già con lui conviventi di gestire provvisoriamente la rivendita per la durata di 90 giorni dalla morte del titolare.

La nuova concessione verrà rilasciata al coniuge superstite o all’erede del rivenditore defunto, con preferenza nei riguardi di colui che abbia effettivamente coadiuvato il rivenditore nell’esercizio della rivendita.

Qualora né il coniuge superstite né gli eredi del rivenditore defunto intendano continuare nell’esercizio della rivendita, potranno rinunciarvi a favore di un terzo.

I subentranti nella concessione dovranno rivolgere istanza documentata alla Commissione Paritetica Interregionale competente.

La Commissione in ogni caso rilascerà la nuova concessione solo se il subentrante risulti persona professionalmente idonea all’esercizio dell’attività di rivenditore di giornali, anche sotto il profilo della solvibilità e della attitudine personale alla conduzione di una rivendita di giornali.

 

2 (…) A non concedere agli abbonati sconti in misura superiore a quello riconosciuto ai rivenditori e a non dare agli abbonati stessi alcun vantaggio diretto o indiretto all’infuori degli abbonamenti cumulativi con altre pubblicazioni o periodici, esclusi i quotidiani.

L’abbuono sul prezzo di queste pubblicazioni e periodici non potrà essere superiore al 20%. È consentita in via alternativa l’offerta in dono di libri o altri prodotti editoriali il costo dei quali non superi il limite dello sconto riconosciuto ai rivenditori;

g) gli editori si impegnano a limitare alla durata di un mese l’invio gratuito del quotidiano o periodico ai nuovi abbonati annuali e ciò solo in occasione della campagna abbonamenti di fine d’anno e dell’uscita di un nuovo quotidiano o periodico;

 

Assieme a queste due norme, di per se stesse molto significative, troviamo riferimenti alla suddivisione delle zone di competenza di ogni singola rivendita (altro che liberalizzazione), alla discrezionalità della scelta dei nuovi rivenditori (prerogativa delle Commissioni Paritetiche), alle particolari disposizioni per l’esposizione proporzionale di testate appartenenti a editori diversi e molti altri principi che, in buona sostanza, testimoniano di un rapporto strettissimo di collaborazione.

Attenzione però. Non voglio con questo affermare che la situazione di trent’anni fa fosse migliore di quella odierna. Voglio solo sottolineare l’inadeguatezza dell’impianto normativo esistente la cui traccia, e perfino alcuni stessi passaggi testuali, è rimasta inalterata diventando di fatto anacronistica.

Ormai non esiste più il rapporto antico tra edicola ed editore: con la fine del cosiddetto “patentino” e con l’ingresso a pieno titolo nella categoria dei commercianti il rapporto con gli editori è profondamente cambiato.

 

Perché i distributori locali non demordono sui contratti che pretendono dalla rete di vendita?

Perché solo ora, solo negli ultimi anni il fenomeno è esploso?

Perché non esiste più lo spirito di sincera collaborazione e rispetto dei ruoli che hanno caratterizzato una filiera unita nel perseguimento di un unico obiettivo: la crescita economica di ogni componente della filiera stessa.

 

Per riprendere una similitudine spesso usata dal nostro presidente Armando Abbiati siamo passati da una fase di “felice matrimonio” (non esageriamo: togliamo il “felice” che comunque problemi ce ne sono sempre stati) a una di “separati in casa”. Di qui al “divorzio” ormai il passo è breve.

Resta il fatto che l’editore ormai considera le esigenze della rete di vendita, nonostante continue “parole” di stima, fiducia e considerazione (ricordate che siamo il “canale privilegiato” di vendita), come secondarie rispetto alle proprie: i cut-price, i panini, gli abbonamenti regalati non sono altro che uno schiaffo morale, prima che un danno economico, che sottolinea la poca o nulla considerazione del lavoro del giornalaio.

Secondo voi in che direzione vanno le recenti ipotesi di modifica del d.l. 170 che dovrebbero permettere la potenziale attivazione di altre decine di migliaia di edicole?

Non resta che prendere atto del cambiamento e adeguare di conseguenza l’eventuale normativa: e dico “eventuale” perché non più necessaria rispetto a un’intesa, a una collaborazione che già non esiste più.

E qui chiudo, tornando al punto da cui siamo partiti. Perché i distributori locali non demordono sui contratti che pretendono dalla rete di vendita?

Perché su di loro gli editori hanno scaricato la responsabilità della gestione della parte economica dell’Accordo Nazionale.

Perché solo ora, solo negli ultimi anni il fenomeno è esploso?

Perché non esiste più lo spirito di sincera collaborazione e rispetto dei ruoli che hanno caratterizzato una filiera unita nel perseguimento di un unico obiettivo: la crescita economica di ogni componente della filiera stessa.

Ma allora se siamo giunti a “la corsa è finita” - “signori si scende”, è bene trarne le dovute conseguenze: questo tipo di accordi è ormai tramontato.

È bene cominciare a pensarne di nuovi e completamente diversi, magari partendo da un punto che sta molto a cuore alla famiglia Ventre: abbiamo liberalizzato la rete di vendita… liberalizziamo la rete distributiva.

 

Un invito a non mollare, ne oggi, ne mai

di Carlo Monguzzi

Coordinatore SNAG Regione Lombardia

 

In questi ultimi anni il mercato editoriale italiano ha subito una trasformazione innaturale coinvolgendo, sistematicamente giorno dopo giorno in un continuo ribasso economico, la rete delle edicole. L’avvento di nuove strategie editoriali, lo scarso interesse profuso verso il punto vendita cosiddetto esclusivo, il momento di recessione economica e commerciale, hanno dato il via a una crisi che non ha permesso e non permette all’edicolante, di poter reagire in modo tempestivo e mirato.

L’attuazione della tanto desiderata sperimentazione da parte degli editori, che tendeva ad aumentare le vendite, denunciando un inesistente monopolio degli edicolanti come freno commerciale, è finita - come tutti sanno - con un irrisorio 1,7% in più, su tutto il territorio nazionale.

Ma l’eccessivo privilegio editoriale riservato alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e la scarsa considerazione del canale distributivo delle edicole, ha comunque determinato un forte ribasso delle vendite.

Successivamente la Legge 170/2001, che tesa a regolare il mercato successivo alla sperimentazione, demandava alle regioni la possibilità di emanare direttive autonome, permettendo in alcune regioni italiane una sorta di conservazione dell’esistente.

Ma così non è per tutti. Vediamo il costante impegno sindacale sul fronte della nuova proposta di modifica della 170/2001 (Legge Gasparri) e il tanto “desiderato” Accordo Nazionale.

Tutto questo mentre le continue e criticabili iniziative editoriali, tendono senza scrupoli a sovvertire norme e metodi di vendita. Porta a porta, abbonamenti a prezzi stracciati, regalie a ogni angolo di strada, free press, scarsità di prodotti di vendita, disservizi dei distributori locali e chi più ne ha, più ne metta.

Il lavoro di lotta e di contenimento che il sindacato sta mettendo in atto attraverso le proprie strutture, è enorme.

Come responsabile sindacale, avverto anche la possibilità di una rivisitazione e una riqualificazione del lavoro dell’edicolante che, a mio dire, potrebbe svilupparsi sia nelle vendite alternative che nella diffusione di servizi.

Si pensi all’informatizzazione e a tutte le sue derivazioni, ai terminali per servizi rivolti alla cittadinanza, a nuove possibilità di commercio integrando quei settori che oggi risultano riservati, come per esempio i giochi di Stato o i generi di monopolio.

I sintomi che sia in atto una crisi sono evidenti.

Questo deve spingerci a chiedere l’aiuto del Governo, che potrebbe risultare giusto e opportuno per la rinascita di un ambito così importante e di riferimento come il nostro, domandandogli di riconoscere apertamente lo stato di crisi delle edicole italiane; di prendere in considerazione nella prossima finanziaria, sostegni, sovvenzioni economiche, sgravi fiscali, proposte di incentivo all’ampliamento e alla riqualificazione del settore delle edicole esclusive. E, di conseguenza, di considerare un approfondito studio di settore particolarmente rivolto a coloro che, ormai  prossimi alla pensione e impossibilitati a proseguire nella loro attività, si vedono costretti dalle circostanze a scelte ingrate.

Apriamo con il Governo e con le Regioni un tavolo di trattativa, ribadendo a gran voce la necessità della nascita di un Osservatorio permanente, contenuto nella legge 170/2001, che indirizzi le parti verso una costante pianificazione del nostro sistema commerciale.

Invitiamo vivamente a un confronto sulle modifiche dell’art. 4 della nuova Legge del Ministro Gasparri, che per il rigore e la severità con cui viene proposta, appare più come una punizione verso gli edicolanti, che come un incentivo allo sviluppo del settore.

Non ultimo, e qui mi rivolgo a tutti noi, non perdiamoci d’animo e prendiamo consapevolezza del fatto di dare un piccolo contributo personale alla causa, amplifichiamo il nostro impegno e coinvolgiamo i colleghi più increduli a sostenere le lotte quotidiane, siano esse locali o nazionali, sosteniamo il sindacato attraverso la partecipazione e, dove è possibile, chiediamo sempre il confronto con le strutture sindacali, in supporto e in rappresentanza  dei nostri diritti che, a volte, ci sono volutamente negati.

 

Sulle forme di vendita promozionali

 

di Daniele Zuilian

SNAG-Provinciale Udine

 

Come noto, la vendita ambulante, lo strillonaggio, nonché altre possibili forme di vendita a carattere integrativo e promozionale non sono regolate dall’Accordo Nazionale vigente sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici (Art.1, 3° capoverso).

Tra le “possibili forme di vendita a carattere promozionale” rientrano sicuramente anche quelle costituite dal vendere in abbinamento testate quotidiane e periodiche diverse, e le vendite in cut-price. Tuttora, tali iniziative non sono state né regolate né si è concordato un adeguato compenso per la loro effettuazione.

Pertanto, anche queste iniziative devono trovare la loro regolamentazione - fissandone necessariamente un congruo limite temporale e il numero massimo nel corso di un anno - e si deve definire il relativo compenso.

Tenuto conto dell’importanza già assunta da queste iniziative sul territorio nazionale, la loro regolamentazione e la concertazione del compenso si possono raggiungere con un accordo a latere, integrativo, con effetto retroattivo, senza aspettare la sottoscrizione del nuovo Accordo Nazionale.

Va rilevato che non è più possibile accettare il perdurare di una situazione in cui le regole operative non sono certe e il compenso è stabilito unilateralmente e che, per di più, comporta inevitabilmente una costante diminuzione del guadagno degli edicolanti.

Per quanto precede, le Organizzazioni di categoria possono, legittimamente, inviare una comunicazione alla FIEG, facendo presente l’assenza di regolamentazione e d’adeguata remunerazione per tali iniziative, e stabilendone un termine ultimo per l’effettuazione delle stesse alle condizioni attuali. È opportuno portare la comunicazione a conoscenza dell’Associazione dei distributori locali e delle Concessionarie di pubblicità.

Trascorso tale termine, in assenza di un accordo economico e normativo soddisfacente, non sarà possibile contare sulla collaborazione della rete di vendita per le iniziative promozionali costituite dal vendere in abbinamento testate quotidiane e periodiche diverse e le vendite in cut-price.