Leggere in classe… e poi?
Il
raddoppio degli studenti coinvolti nell’iniziativa “Quotidiano in classe” -
promossa
da
Andrea Ceccherini - e il coinvolgimento
di una decina di quotidiani, testimonia il successo
di
un progetto che avvicina i giovani all’abitudine di leggere i giornali.
Ma
cosa succede quando i giovani escono da scuola?
Interessanti
i risultati del “Terzo Rapporto sulla
comunicazione in Italia: giovani & media”
presentato
dal Censis, a Milano.
Un ragazzo su
quattro dai 14 ai 19 anni legge il giornale nella scuola: questo è il bilancio
del Quotidiano in classe, promosso dall’Osservatorio giovani-editori che
in quattro anni ha visto crescere l’interesse di insegnanti e alunni in tutta
Italia.
Sono 28.772 in
quest’anno scolastico le scuole secondarie superiori coinvolte nel progetto per
un totale di 746 mila studenti. Partecipano all’iniziativa complessivamente 19
mila insegnanti, 3.609 scuole con una media di 8 classi per istituto.
Il progetto
prevede il ricevere gratuitamente in classe, una volta alla settimana, due
giornali, un quotidiano nazionale (Corriere della Sera) e uno regionale
tra i dieci che hanno aderito al progetto. Dallo scorso anno gli studenti delle
classi quinte ricevono anche il quotidiano economico-finanziario il Sole 24
Ore.
Anche La
Stampa ha recentemente aderito all’iniziativa.
Un’ora alla
settimana è dedicata dagli insegnanti alla lettura e al commento del quotidiano
in classe, non più un’iniziativa improvvisata, ma gli stessi professori
utilizzano la carta stampata a supporto delle lezioni e per arrivare allo
sviluppo di certi temi.
Tra gli
strumenti forniti agli insegnanti anche un volume dal titolo “Quotidiano in
classe - Come leggere il giornale a scuola per far crescere i giovani e la
democrazia” che è stato consegnato a chi ha aderito al progetto scolastico.
Un libro-guida
che contiene schede operative per educare alla lettura in classe. Il risultato
ottenuto nelle scuole superiori italiane è quello di coinvolgere fattivamente
gli studenti alle lezioni sul quotidiano, rendendoli partecipi nei temi della
realtà sociale in cui vivono. Non più quindi il giovane come spettatore di
scenari futuri, ma preparato per affrontarli quando dal mondo della scuola sarà
introdotto in quello del lavoro.
“ Dopo averli
coinvolti, ora ai direttori dei giornali faccio una proposta: perché non
mandare un inviato nelle università, nelle scuole, nei luoghi frequentati dai
ragazzi? Nelle pagine dei quotidiani i giovani vorrebbero leggere qualcosa di
più sul loro mondo, sui loro interessi”: questo il pensiero di Andrea
Ceccherini, presidente dell’Osservatorio giovani-editori che ha promosso
l’iniziativa.
Portare i
giornali nelle scuole è stata la sua scommessa con un obiettivo chiaro: “Quello
di abituare i ragazzi a leggere, partendo dalle aule scolastiche. Il nostro è
un Paese in cui si legge poco: sono 103 gli acquirenti di quotidiani ogni mille
abitanti, mentre in Germania, Francia e Gran Bretagna, la media è di tre volte
superiore”.
Un invito, il
presidente dell’Osservatorio giovani-editori lo rivolge agli insegnanti:
“Bisogna che i professori, attraverso il quotidiano, cerchino di sviluppare la
curiosità, lo spirito critico degli studenti. Insegnare a leggere il giornale è
un investimento civile e sociale. La lezione sul quotidiano servirà a quei
ragazzi che nella vita vorranno fare strada”.
Preparazione
nella scuola, non più limitata ai semplici testi scolastici, ma anche
all’attualità e quindi a uno strumento che diffonde cronaca, pensieri e aiuta a
costruire la propria identità.
Ma se leggere il
quotidiano in classe è certamente più divertente che un'interrogazione di
matematica o di filosofia, come la pensano veramente i giovani fuori dall’aula?
E stiamo molto
attenti a parlare di giovani. Perché tra un adolescente di 14 anni, un ragazzo
di 19 e un 25enne, infatti, ci sono gusti e atteggiamenti profondamente
diversi, almeno nel rapporto coi media. Altro che omologazione!
È ciò che emerge
dal Terzo Rapporto sulla comunicazione in Italia: giovani&media, promosso
dal Censis (Centro studi investimenti sociali) e dall’Ucsi (Unione cattolica
stampa italiana) e presentato il 30 ottobre scorso a Milano, presso il salone
della Fondazione Cariplo.
Clamoroso, anche
se non inaspettato, il podio conquistato, a pari merito, da televisione e
cellulare col 94,6% di diffusione, seguiti a ruota dalla radio con l’83,2% di
utenza abituale.
Sorprendente
anche il dato su Internet che spacca letteralmente in due il mondo giovanile:
solo il 38,7% è utente abituale, ma unicamente il 23,1% lo percepisce come
mezzo a sé vicino, contro il 30% di coloro che lo sentono come uno strumento
lontano e astratto. Chi l’avrebbe mai detto!
Prevedibile, ma
altamente sconcertante, il risultato conseguito da tutto ciò che è cartaceo,
soprattutto quotidiani, periodici e libri.
Perché i
giovani, presi nel loro insieme, sono così disaffezionati alla lettura?
Forse la
risposta sta nell’analisi dei loro gusti, interessi e bisogni.
Se, infatti, è
difficilmente smentibile - si percepisce tra le righe del Rapporto - la
preferenza dei giovani nei riguardi dei media che non richiedono un’attenzione
costante, che sono in grado di offrire aggiornamenti in tempo reale, che non
spingono alla riflessione e che si manifestano in modo leggero e disimpegnato,
è tuttavia emerso che il 62% dei giovani si dichiara disposto «a sforzarsi di
mantenere una concentrazione prolungata se emotivamente coinvolto da quanto gli
viene proposto». Di più: l’86,3% ha dichiarato di apprezzare media che “gli
consentono di approfondire tematiche che gli stanno più a cuore” e il 73%
conferma «il bisogno di una guida per destreggiarsi nella confusione delle
sollecitazioni cui è sottoposto». Infine un 69,4% vorrebbe «un aiuto serio
e autorevole» per comprendere qualcosa nella babele mediatica.
Detto in altre
parole: i giovani leggono pochi quotidiani e periodici perché li trovano
noiosi.
I più giovani preferiscono i romanzi
d’avventura (28,4%) e di fantascienza (20,4%), più o meno come gli uomini in
generale; i più grandi d’età prediligono la narrativa contemporanea (35,8%),
come le donne (32,3%), che hanno anche una grande passione per i romanzi
d’amore (22,6%).
In ogni caso
tutti leggono principalmente per godere della magia dell’affabulazione: è la
fame di storie che mantiene vivo l’interesse dei giovani per la lettura dei
libri (e in questo si conferma anche il parallelo con la Tv, strumento poco
amato, ma molto usato dai giovani).
Se non fosse per
la narrativa, infatti, tra i giovani, specie tra i giovanissimi, la lettura
sarebbe un esercizio del tutto marginale. Solo tra i maggiorenni, infatti,
cresce l’interesse per i saggi (netto in questo caso lo scarto generazionale,
visto che si passa dal 4% della fascia tra 14 e 18 anni al 14,3% di quella tra
i 18 e i 24) e per gli studi storici (in questo caso invece si passa dal 10,4%
all’11,5%). Singolare il rilievo per cui la saggistica è più diffusa tra le
donne (13,4% contro 9,5%), mentre i testi storici più tra gli uomini (in questo
caso abbiamo 16,5% a 10,1%).
La cronaca
(nazionale al 49,6% e locale al 34%) e lo sport (32,7%) sono i temi che i
giovani cercano prima di ogni altra cosa nei giornali. Tra gli uomini lo sport
risulta addirittura al primo posto (50,1% contro il 45,7% della cronaca
nazionale), mentre tra i più giovani lo sport supera la cronaca locale
(attestata al 30,2%), collocandosi al secondo posto, non troppo lontano, con il
suo 41,6%, dalla cronaca nazionale (prima con il 47%).
Solo tra i più
grandi d’età la politica ottiene una percentuale d’attenzione interessante
(29,4%), scavalcando lo stesso sport (24,9%), mentre tra i più giovani la
politica si colloca molto dietro (al 14,1%), superata anche dalle pagine
dedicate agli spettacoli e alla televisione (15,4%).
Da segnalare i
dati pressoché stabili relativi all’interesse per le notizie provenienti
dall’estero: giovani e meno giovani, uomini e donne, si collocano tutti intorno
al cinque per cento. Leggendo questo risultato assieme a quello relativo alla
cronaca nazionale (che oscilla sempre intorno al cinquanta per cento) e a
quella locale (intorno al trenta per cento) si ricava una impressione in
controtendenza rispetto a molte teorizzazioni contemporanee: la fame di notizie
che riguardano l’Italia, nettamente superiore all’interesse sia per quelle che
provengono dall’estero sia rispetto alle informazioni per il proprio piccolo
contesto di riferimento, sembra infatti suggerire la chiara percezione, da
parte dei giovani, della propria appartenenza e identità nazionali.
U n’ultima
considerazione. Si dice che la radio lancia le notizie, la televisione ce le
mostra, i giornali ce le spiegano. Non sembra questo il contesto in cui i
giovani collocano l’informazione. Per i giovani, infatti, l’informazione
generale sui fatti più importanti si ricava, a tutti i livelli, dalla
televisione. Nella radio l’aspetto informativo assume uno scarso rilievo,
mentre ai giornali non viene assegnato il compito di approfondire gli argomenti,
ma di allargare lo sguardo su tutte quelle notizie di cronaca - sia essa
nazionale, locale o sportiva - che non trovano spazio nei telegiornali.
I periodici sono
poco letti dai giovani, che però, quando se ne servono, cercano in essi un
riscontro a propri interessi particolari. Anche per questo l’elenco delle
tematiche preferite è lungo e in larga parte polverizzato in molti ambiti
diversi .
Citando solo gli
argomenti principali, possiamo verificare che al primo posto, stranamente,
troviamo l’informazione (con il 27,6% delle preferenze), seguita dalla moda
(17,9%), dalla musica (17,5%) e dalla scienza (14,4%).
In effetti è
proprio la polverizzazione ad aver favorito l’informazione, che primeggia, ma
con una percentuale intermedia rispetto a quella che aveva ottenuto tra radio e
televisione. Insomma, è sempre all’incirca un quarto della popolazione
giovanile ad avere interesse per l’informazione, ed è la natura dei media presi
in considerazione a far emergere con maggiore o minore risalto questo dato.
Per il resto,
moda (29%) e bellezza (17%), tematiche femminili (21,6%) e giovanili (17%)
attraggono di più l’attenzione delle donne, mentre i più giovani gradiscono in
misura maggiore le riviste che parlano di musica (25,6%, alla pari con
l’informazione e le tematiche proprie della loro età) e in modo minore quelle
che introducono problematiche culturali (che destano l’attenzione dell’8,3%
degli adolescenti, per passare al 14,9% nella fascia subito successiva e
approdare al 16,5% tra i più grandi).
I libri (come la televisione) per i giovani
sono degli strumenti utili principalmente perché raccontano delle storie. La
fatica e l’impegno richiesti dai libri possono essere superati grazie al
piacere che si ricava dalla lettura di una bella storia, d’amore, d’avventura o
di fantascienza.
Altre storie si
ricercano nei giornali: quelle che si alimentano dagli avvenimenti di cronaca,
nazionale o locale. Non il prolungamento di quanto appena accennato dalla Tv,
che negli altri campi (esteri, politica, economia) basta e avanza.
Altre storie,
quelle che nei pochi minuti dei notiziari televisivi non avevano trovato
spazio.
I periodici
rappresentano la Cenerentola dei media per i giovani. Poco lette, alle riviste
ci si accosta per avere un po’ d’informazione sull’attualità (e già questo
appare un controsenso per i giovani abituati a pensare l’attualità in termini
di minuti, non certo di settimane o mesi come fanno i periodici) e poi per
tanti altri motivi, pochi dei quali assumono un rilievo tale da trasformare un
generico interesse in una vera passione.
Piero Di
Fratello