RIPRESA DELLE VENDITE, MA CALA LA PUBBLICITÀ

 

Sono questi i principali risultati che emergono dagli studi sui bilanci

dei quotidiani e sull’evoluzione della stampa dal 2000 al 2003.

Il contenimento dei costi e le iniziative editoriali (vendita in allegato di libri, enciclopedie e Dvd) hanno garantito un trend positivo per i giornali.

Ma il vero nemico sono i media televisivi che sottraggono sempre più quote pubblicitarie alla carta stampata.

 

Sono positivi i bilanci dei quotidiani nel 2002 e la tendenza è per una conferma dei dati anche nel 2003, ma nonostante questo non mancano i problemi al settore dovuti alle prospettive di un mercato pubblicitario in cui è sempre più favorita la televisione.

Gli editori soffrono poi una domanda interna debole e problemi distributivi: questo quanto emerge dal risultato finale degli studi elaborati dalla FIEG, presentati lo scorso gennaio.

 

2002 POSITIVO: I DATI

 

Il 2002 si è chiuso con un forte incremento del margine operativo lordo salito a 324,4 milioni di euro (+ 42,5% rispetto al 2001), per un utile aggregato dopo le imposte di 224,8 milioni di euro, il 54,9% in più rispetto all’anno precedente, anche se lontano dal massimo storico raggiunto nel 2000 (298,4 milioni di euro).

Questo è stato reso possibile riducendo le voci di spesa e grazie a un lieve incremento di fatturato che è, infatti, aumentato del 2,5%.

Nonostante la flessione delle copie vendute e dei ricavi pubblicitari, l’aumento del prezzo di vendita dei quotidiani intervenuto verso la fine di febbraio 2002 è stato piuttosto rilevante (mediamente intorno al 13%) e ha compensato le minori quantità di venduto.

Risultati importanti sono stati per gli editori quelli ottenuti grazie alle iniziative editoriali come gli abbinamenti quotidiani-altri prodotti (libri, videocassette, Dvd e altri gadget) che hanno consentito ottimi ricavi.

Per migliorare il risultato economico le scelte del management editoriale hanno, inoltre, coinciso con strategie di contenimento dei costi che, nel 2002, sono diminuiti dello 0,6% rispetto all’anno precedente.

LE VENDITE

 

Nel 2002, le vendite medie a numero dei quotidiani hanno subito una flessione pronunciata rispetto all’anno precedente (-4,1%), attestandosi su un livello (5,8 milioni di copie) che ha riportato la situazione indietro di qualche anno. Anche il dato complessivo ha subito un ridimensionamento consistente (-5%).

Dai primi dati in possesso sull’andamento del 2003 si registrano, però, soprattutto per i quotidiani, segnali incoraggianti di ripresa sul piano diffusionale.

È confortante, in particolare, il fatto che i dati Audipress relativi alla prima parte del 2003 indicano, rispetto all’ultimo quadrimestre del 2002, un incremento del numero dei lettori di quotidiani nel giorno medio (+1,1%) e, conseguentemente, un ampliamento dell’indice di penetrazione dal 38,9% al 39,3% (importante è l’incremento registrato nelle regioni meridionali (+5,1).

I quotidiani hanno potenziato la propria offerta ai lettori con molti supplementi (sia cartacei sia su supporti multimediali) riguardanti gli eventi nel mondo della cultura, dell’arte, dello sport e del turismo.

Come ormai tutti sanno, nel 2002, è esploso il fenomeno dei libri allegati a quotidiani e periodici: su 100 milioni di libri venduti in Italia 44,2 milioni sono transitati in edicola uniti a una copia di giornale.

Nel 2003 quest’offerta editoriale è continuata e il dato finale previsto è di un’ulteriore espansione del fatturato.

 

CALO DELLA PUBBLICITÀ

 

Tra i dati negativi, preoccupante è la marcata flessione dei ricavi pubblicitari (-7,8%) accompagnata da un calo delle vendite piuttosto accentuato che è stato assorbito, così come avvenuto per i quotidiani, dagli incrementi di prezzo seguiti al cambio della moneta.

Complessivamente, i ricavi editoriali sono cresciuti del 2,2% ma, per il 2003, esaurito l’effetto delle variazioni di prezzo intervenute nel corso dell’anno precedente, dovrebbero assestarsi intorno a valori del 2002.

 

SETTIMANALI E MENSILI

 

Critico è l’andamento dei settimanali in base alle rilevazioni ADS con un calo diffusionale del 5,6%; meglio invece i mensili che fanno registrare un incremento dell’8% nel 2002 rispetto all’anno precedente, ma sono aumentate le testate considerate (da 135 a 142).

In termini omogenei (vale a dire considerando lo stesso numero di mensili) il calo è del 4,5% nel 2002. Dati complessivi, ma che hanno risultati in contro tendenza analizzando analiticamente le singole pubblicazioni: per esempio, tra i settimanali ottimo risultato è quello delle testate dedicate alla salute (+11%), mentre sono stabili quelle economiche (-0,1) e quelle per i giovani (-0,9%).

Tra i mensili alcuni giornali come quelli dedicati ai motori (+78%), all’attualità (+59,6%), al cinema e allo spettacolo (+53,6%), al turismo (+20,6%), alla scienza e all’ambiente (+17,3%) hanno realizzato dei veri e propri exploit.

 

QUOTIDIANI

 

Flessione generalizzata nel 2002 per i quotidiani: maggiori problemi per quelli economici (-7,8%) e pluriregionali (-7,0%) che confermano il trend negativo del 2001 (-2,2 % gli economici e -2,4% i pluriregionali).

Tengono i quotidiani sportivi (-0,7 nel 2002 e nel 2001), mentre le testate nazionali, stabili nel 2001 (-0,4%), nel 2002 hanno accusato un calo maggiore (-3,6%).

Stessa situazione per i quotidiani provinciali e per quelli regionali: stabili nel 2001 (-0,2 e -0,3%, rispettivamente), l’anno successivo sono arretrati del 3%, i primi, e del 4,7% i secondi.

Dopo l’exploit del 2001 (+23,8%) i politici perdono il 4,1%.

Entrando ancora meglio nell’analisi delle vendite, e in particolare sulle tirature, si rileva che la flessione del 2002 ha influito come segue:

Negativi anche i giornali tra 50 e 100mila copie (-4,8%), positivi quelli fino a 20mila (+11,8%) e tra 20 e 50mila (+3,4%).

Nel 2003 il calo di vendite si è arrestato, ma la diffusione dei quotidiani in Italia rimane limitata se paragonata alla situazione internazionale. Le copie diffuse ogni mille abitanti sono scese dalle 105 del 2001 alle 101 del 2002, mentre nei paesi con economie comparabili con quella italiana si è su medie di gran lunga superiori: la media europea è di 270 copie per mille abitanti.

Diverse sono le situazioni lungo la Penisola: al nord e al centro, nel 2002, sono state vendute, rispettivamente, 127 e 120 copie ogni mille abitanti, ossia una copia ogni 7,8 e ogni 8,3 abitanti, al sud ne sono state vendute 58, vale a dire una copia ogni 17,1 abitanti.

Il primato di consumo rimane al Trentino Alto Adige, con 180 copie ogni mille abitanti, seguono la Liguria con 172 (nel 2000 era in prima posizione con 188) e il Friuli Venezia Giulia con 159.

Tra le regioni meridionali migliorano la Calabria (53 copie) e la Basilicata (43) che rimane, comunque, nelle ultime posizioni con l’Abruzzo (sceso da 46 a 43).

 

LA FLESSIONE DELLA PUBBLICITÀ

 

Il 2002 ha fatto registrare un’ulteriore flessione della pubblicità nel settore della carta stampata con un arretramento della propria quota di mercato dal 41% del 2000 al 39,4%, mentre la televisione ha guadagnato ben due punti percentuali salendo dal 51,3 al 53,3%. Il processo è continuato anche nel 2003 con una quota televisiva salita al 54,9% mentre quella della stampa è scesa al 37,5%.

Diversa la situazione negli altri paesi europei dove la quota di mercato della stampa si aggira intorno al 55%, mentre quella televisiva è di poco superiore al 29%: soltanto il Portogallo ha una situazione di mercato in cui la prevalenza della pubblicità televisiva rispetto alla stampa è schiacciante (53,4% entro 28,6%).

 

CONCLUSIONI

 

Dall’analisi svolta dalla FIEG emerge come a un 2002 in discesa faccia seguito un 2003 con prospettive abbastanza positive legate, comunque, al sostegno di azioni politiche a favore delle imprese editoriali. Segno di disponibilità verso un settore la cui importanza non è solo economica, ma di garanzia di un pluralismo dell’informazione.

Gli editori di giornali sono convinti che servano provvedimenti per espandere il mercato attraverso le vendite e la pubblicità e chiedono un riassetto più equilibrato del mercato pubblicitario, la rimozione dei molti vincoli cui è ancora soggetto il circuito distributivo, il miglior funzionamento e la minore onerosità di servizi fondamentali quali poste e trasporti, lo sviluppo della “home delivery” (allentando i vincoli derivanti dalla legislazione sociale e fiscale), la promozione della lettura giovanile come prezioso strumento di formazione di cittadini consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri e dei problemi della società in cui vivono.

“L’allargamento della diffusione dei giornali e la valorizzazione del loro ruolo di veicoli pubblicitari sono gli obiettivi di fondo del cui perseguimento gli editori e la FIEG sono impegnati, per difendere e accrescere quel grande patrimonio della società italiana costituito dal pluralismo della stampa”: questo quanto sostengono, in conclusione, i rappresentanti dei gruppi editoriali italiani.

 

Piero Di Fratello