L’avanzata della stampa gratuita
scandinava sottrae pubblicità e lettori ai quotidiani francesi
che sono pronti a proporre un
prodotto “tutto transalpino” da offrire
alle stesse condizioni
di “Metro” e “20 Minutes” nelle
principali città.
Da due anni i
quotidiani francesi accusano in maniera sempre più pesante l’avanzata della
stampa gratuita: oltre ai lettori è soprattutto il settore pubblicitario che ha
registrato perdite a favore della free press. I problemi nascono nel febbraio
2002 quando gli svedesi di Metro e i norvegesi di 20 Minutes fanno il loro
debutto in Francia tra grandi proteste: gli strilloni di queste pubblicazioni
free press sono aggrediti, migliaia di copie dei due quotidiani vengono
lanciate nella Senna e i poligrafici scendono in piazza per difendere il posto
di lavoro messo a rischio da queste iniziative.
Se le proteste
del settore editoriale non sono mancate, a distanza di due anni i dati dei
lettori di free press in Francia testimoniano il successo dell’iniziativa:
basta pensare che in Ile-de-France (la regione attorno a Parigi) più di 800mila
copie arrivano nelle mani dei transalpini; Metro esce anche con 80mila copie a
Marsiglia e 30mila a Lione. Crescente è il risultato di raccolta pubblicitaria
dei quotidiani gratuiti che annunciano trionfalmente di prevedere il raddoppio
del fatturato nei prossimi diciotto mesi. E l’interesse per questa crescita
esponenziale è testimoniato dal fatto che TF1, il primo canale televisivo
francese, all’inizio di settembre 2003 ha rilevato il 35% del capitale di
Metro, dimostrando così quanto creda in questo mercato.
Nel 1973, la
metà dei francesi leggeva un quotidiano al giorno, attualmente il dato si è
ridotto a una persona su tre e le vendite dei giornali sono calate dal 1985 al
2000 del 15%.
A fine 2003 è
diventata, dunque, quanto mai d’attualità e concreta la manovra difensiva degli
editori francesi che prevede una catena di nuove testate quotidiane gratuite da
lanciare nelle città più grandi. Nel progetto sono coinvolte la famiglia Amaury
(Le Parisien), la Socpresse (editrice del Figaro, del quotidiano di Lione
Progrès, dell’Express e di Expansion) e Hachette-Filipacchi. Quest’ultimo
possiede il 25% di Le Parisien, edita La Provence a Marsiglia e Nice Matin
oltre ad avere già una propria pubblicazione gratuita Marseille Plus, lanciata
due anni fa in risposta a Metro e 20 Minutes e diffusa in 100 mila copie.
La risposta dei
grandi editori francesi ha due scopi: il primo, come già detto, è quello di non
perdere ulteriori lettori e difendere il proprio fatturato pubblicitario. Il
secondo è di anticipare Metro e 20 Minutes che puntano a edizioni locali,
creando compartecipazioni con gli editori regionali.
Lo abbiamo
domandato a Guy Delivet direttore di Union Press (rivista per i
rivenditori francesi) che così ci ha risposto: “L’UNDP, l’organizzazione che
raggruppa i nostri edicolanti, ha chiesto alle municipalità interessate di
rifiutare il collocamento degli espositori per la free press e di non fare
nulla per facilitarne la sua diffusione. L’UNDP ha, poi, dimostrato la sua
solidarietà con gli editori di stampa a pagamento rifiutando di distribuire i giornali gratuiti dietro compenso
(cosa peraltro vietata dal loro contratto - ndr). E comunque preferisce che
siano i grandi editori (che considerano loro partner - ndr) a uscire sul
mercato con la free press, piuttosto che veder crescere la potenza dei gruppi
di sola stampa gratuita”.
Circolano voci
consistenti sull'intenzione da parte di Rcs MediaGroup di vendere City,
abbandonando così il settore della free press, che sino a oggi ha riservato
poche gioie e molti dubbi.
D’altra parte,
le sinergie con il Corriere della Sera non funzionano come dovrebbero, la
concorrenza di Metro e Leggo è forte, quindi… Quindi, nessuna sorpresa se
escono voci di vendita (o, in prospettiva, chiusura) e a City viene associato
il nome di Alberto Donati - editore del Corriere dell’Umbria - e già
socio del giornale gratuito con un 20%.