Anche la grande
distribuzione ha i suoi problemi
Incrementare del 10% le vendite di
giornali è l’obiettivo dei responsabili della GDO. Non mancano però le
difficoltà nella gestione di questo prodotto, soprattutto per i rapporti con i
distributori locali,
più complessi rispetto agli altri
fornitori.
Senza contare che il guadagno su
quotidiani e periodici rimane molto limitato rispetto all’onere generale che
gli stessi comportano.
Il
mercato della grande distribuzione - come ben si sa - è tenuto in grande considerazione da
parte degli editori, per questo è stato commissionato dalla FIEG e
dall’Associazione Distributori Nazionali (ADN) uno studio sulla situazione
della stampa quotidiana e periodica nei supermercati italiani alla società
TradeLab, con l’obiettivo di analizzare gli assortimenti e l’organizzazione
della categoria giornali e riviste nella GDO.
Sono stati presi
in considerazione 90 punti vendita (Coop, Auchan, Carrefour, Esselunga, Standa,
Gs, Pam, Bennet, Iper, Unes, Smafin, Panorama, Cityper, Eurospar, Interspar,
Iperfamila, Maxi Di) situati in 14 regioni italiane: di questi 50 sono
ipermercati, 34 supermercati e 6 superstore. L’area geografica maggiormente
interessata è quella del Nord Ovest, circa il 60% del totale con 33 negozi in
Lombardia e 17 in Piemonte. I punti vendita campione sono ubicati
prevalentemente nella zona urbana periferica di grandi città, 50 di questi sono
inseriti in centri commerciali che mediamente accolgono dai 50 ai 150 mila
clienti alla settimana.
Sono cinque i
reparti nei quali quotidiani e periodici sono proposti all’interno dei
supermercati analizzati:
Secondo
l’indagine, il 53,3% dei punti vendita considerati posiziona i giornali e le
riviste all’inizio del percorso, nel 18,9% sono inseriti all’interno del
reparto informazione, mentre solamente nel 5,6% - e in supermercati di dimensioni
inferiori ai 1.500 metri quadrati - risultano esposti alle avancasse.
Nel 26% dei casi
per la stampa è prevista una posizione nell’area promozionale, dove sono
concentrate le offerte commerciali e perciò è notevole la presenza dei clienti.
L’11,1% della
GDO posiziona i giornali invece alla fine del percorso o in altre aree.
Sia per
ipermercati (54%) che supermercati (50%), ma anche per gli iperstore (3 su 6
analizzati quindi il 50%) è all’inizio del percorso il punto dove si collocano
preferibilmente quotidiani e periodici.
Quali giornali
offre la grande distribuzione?
Complessivamente
sono stati 4.750 i titoli distribuiti nei 90 punti vendita campione nel 2002
(tale numero è stato ricavato sommando tutti i titoli che sono transitati nei
punti vendita considerati): di questi il 35,7% sono mensili, il’7,6% quotidiani
e loro inserti, il 7,3% settimanali, mentre il 5,0% è rappresentato da
figurine, stickers o prodotti in blister.
Come è ben noto,
a differenza delle edicole, ogni singolo punto vendita della GDO effettua una
politica di selezione dei titoli da proporre, valutando la superficie
espositiva a propria disposizione. Per questo dei 4.750 titoli complessivamente
trattati nell’anno, i supermercati hanno avuto mediamente un assortimento di
1.168 titoli diversi, gli ipermercati 1.026 e il superstore 1.532.
Il dato reale è
quello della presenza media sugli scaffali della GDO di circa 300-450
pubblicazioni.
La maggior parte
del distribuito è in prodotti editoriali con periodicità superiore al mese,
ovvero numeri unici, calendari ed enciclopedie. L’assortimento più importante
nei punti vendita campione - e la cosa potrebbe sembrare anomala - è quello di
testate maschili (sport, motori, economia, informatica) con una percentuale del
18,4%, seguono i femminili (15,9%), i giornali per bambini (14,8%), i periodici
per il tempo libero (13,3%), i familiari (10,7%), l’editoria per ragazzi (8%),
mentre solamente il 7,2% è la quota detenuta dai quotidiani.
Giochi e buste
(33,9%), figurine, card blister e album (33,8%) sono i più distribuiti per i
bambini, mentre per i ragazzi indiscussi leader sono i fumetti (48,8%) davanti
ai giochi per Pc e console (26,8%). Fra i femminili i giornali maggiormente
presenti sugli scaffali dei supermercati sono quelli per lavori femminili e
bimbi (22,4%), cucina, cibi e bevande (22,1%), moda e costume; leader nelle
presenze sugli espositori per i maschili sono gli sportivi (24,1%) che
precedono riviste di informatica (23,8%) e il settore nautica, auto e motori
(21,6%). Salute e fitness (23,9%), attualità e gossip (17%) guidano le presenze
fra i familiari; per il tempo libero è l’enigmistica a fare la parte da leone
(39,2%) davanti al turismo (17,2%). Nel settore enciclopedie e collezionabili
sono hobby e collezione a essere i più distribuiti con il 26%, precedendo
cinema e film (12,8%).
Per valutare le
potenzialità di sviluppo di quotidiani e periodici nella grande distribuzione,
l’indagine commissionata da FIEG e ADN parte dall’analisi dell’offerta. Risulta
che in Italia attualmente il 30% dei supermercati superiori a 2.500 mq e il
28,6% di quelli con superficie inferiore vendono giornali. Il risultato finale
dello studio evidenzia che è in regioni come Lombardia, Veneto, Sicilia, Emilia
Romagna, Toscana, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia che ci sono maggiori spazi
di ampliamento dell’offerta di giornali perché molti grandi centri commerciali
ancora oggi non commercializzano la carta stampata, mentre in altre regioni
come Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Valle d’Aosta e Sardegna
l’allargamento è meno attuabile dal momento che le grandi strutture commerciali
presenti sono minori rispetto al dato nazionale e molte hanno già inserito in
assortimento giornali e riviste.
Per valutare le
potenzialità di sviluppo distributivo della GDO, va considerata anche la
domanda sul territorio, ovvero le caratteristiche dei consumatori residenti in
ciascuna regione.
La prima
valutazione, che è stata fatta dall’indagine della TradeLab, è sui consumi
pro-capite (in base ai dati ISTAT) e quelli effettuati nella GDO. La seconda ha
preso in considerazione le quote di spesa effettuata nei supermercati e i
consumi pro-capite di giornali e riviste. Ne risulta che Lombardia, Piemonte,
Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia
sono le regioni oggi più interessanti e in cui è possibile pensare a una
maggiore penetrazione distributiva di giornali, mentre Lazio, Sardegna e Umbria
rappresentano zone in cui si può tentare un incremento nella vendita di
quotidiani e periodici attraverso i supermercati. Trentino e Liguria hanno
invece un limite di espansione assoluto della GDO, mentre in Sicilia, Molise,
Basilicata, Calabria, Campania e Puglia i consumi sono bassi sia nei
supermercati che di giornali e riviste.
Secondo i
manager della grande distribuzione sono tre i settori su cui intervenire per
migliorare i risultati reddituali della categoria giornali e riviste:
All’interno del
supermercato è importante esporre i giornali dove il flusso di traffico sia il
più elevato possibile, farlo vicino a categorie di prodotto attigue e garantire
al cliente uno spazio adeguato per la scelta, dando visibilità all’offerta di
giornali e riviste. I responsabili della GDO ritengono, quindi, fondamentale la
manutenzione dello scaffale (chiarezza espositiva e ordine possono indurre
all’acquisto), la presenza numerica di copie adeguate al punto vendita per
minimizzare le rese e non sottrarre posto ad altri titoli che altrimenti non
sarebbero proposti al pubblico.
Per gli editori sono
tre le variabili da tenere in considerazione per migliorare il risultato di
vendite:
Dal confronto
tra esigenze degli editori e scelte dei manager della GDO sono tre le linee su
cui si converge:
La localizzazione migliore per esporre i giornali e le riviste è stata
giudicata, congiuntamente da editori e responsabili dei supermercati, in
prossimità dell’entrata del punto vendita e in corrispondenza di merceologie,
quali i libri, i Dvd, le musicassette e i Cd. In tal modo si trae il massimo
vantaggio dall’elevato flusso di traffico e dalla vicinanza di prodotti
contraddistinti da comportamenti di acquisto simili. Le “avancasse” e le zone
poste alla fine del percorso, dopo essere state preferite nel corso della
sperimentazione, sono oggi ritenute meno efficienti in quanto i clienti al
termine della visita al supermercato sono meno propensi a investire nell’acquisto
di prodotti e, in particolare, di giornali e riviste.
L’obiettivo di
editori e società della GDO è quello di voler aumentare lo spazio dedicato
attualmente: per i supermercati di dimensioni elevate i manager pensano di
poter arrivare ad attribuire ai giornali e riviste fino a 10 metri lineari a
terra, con un incremento del 25% dello spazio attuale. Gli editori puntano a 12
metri lineari a terra nei supermercati e a 16 metri negli ipermercati.
I pareri di
editori, della GDO e delle società di merchandising (quelle che, di fatto,
gestiscono la stampa all’interno dei punti vendita) sono per un futuro con
strutture espositive a isola ed elementi a parete fissi, per consentire una
migliore esposizione delle testate, una più facile lettura dell’assortimento da
parte dei consumatori e per differenziare il reparto edicola dalle altre
merceologie tipiche di supermercati e ipermercati.
Le società di
merchandising giudicano inoltre più efficaci le esposizioni verticali per
argomento poiché consentono una più facile lettura dell’offerta da parte dei
consumatori e un rapido confronto delle alternative a disposizione rispetto
all’argomento d’interesse. Questa valutazione porta alla considerazione che il
comportamento di acquisto, nel settore carta stampata all’interno della GDO, è
sempre meno contraddistinto da logiche d’impulso e si caratterizza, invece, per
una programmazione per argomento, se non per periodicità e per titolo.
Non mancano i
problemi per i supermercati nella gestione di giornali e riviste; non
trascurabile è, per esempio, quello dei furti, in particolare dei gadget
abbinati ai periodici.
Il servizio
fornito dai distributori locali è giudicato poi insoddisfacente dai
responsabili dalla grande distribuzione abituati a maggiore puntualità nelle
consegne da parte degli altri fornitori di prodotti.
Problemi
esistono anche nella lettura del codice a barre alle casse dei supermercati:
gli scanner tarati sui tradizionali codice EAN a 13 cifre non leggono quelli
dei giornali a 18 cifre (in cui sono indicati anche i dati della singola
uscita), inoltre, l’elevata combinazione di offerta (abbinamenti, uscite con
gadget) e dei prezzi necessiterebbe costanti aggiornamenti delle anagrafiche di
prodotto, oggi troppo onerosi rispetto al risultato economico che i giornali
danno alla GDO.
Costi elevati
per i grandi gruppi commerciali sono anche quelli relativi al servizio di
merchandising e del personale addetto alla manutenzione dello scaffale
espositivo nel corso della giornata.
L’esigenza della
GDO è, infine, quella di differire le consegne di mensili e testate a bassa
periodicità lungo tutto il periodo di competenza, minimizzando gli stock, per
ottimizzare le copie fornite rispetto al venduto e lo spazio espositivo,
riducendo così mancate vendite e la percentuale di rese.
Diverso è anche
il comportamento d’acquisto di giornali all’interno dei supermercati: le
vendite sono elevate nelle ore serali; settimanali e mensili sono comperati,
poi, per lungo tempo (i mensili anche dopo 2-3 settimane), per questo sarebbe
auspicabile una programmazione distributiva differente rispetto a quella
adottata per le edicole. Anche per gli editori le principali difficoltà nel
rapporto con la GDO sono legate a situazioni distributive: la mancanza di
magazzino per la carta stampata costringe i supermercati a proporre meno copie
di quante potrebbero, aumentando il rischio di mancate vendite da esaurito.
Inoltre, il canale della grande distribuzione è considerato dagli editori oggi troppo
oneroso sia per le spese di merchandising da sostenere che per le difficoltà di
gestione del codice EAN e l’elevato livello di differenze inventariali.
La complessità
del reparto della carta stampata, sia per il numero delle testate presenti che
per i soggetti della filiera (distributori locali ed editori) costringe la GDO
a rivolgersi a interlocutori specializzati (società di merchandising) per la
gestione non solo dei caricamenti degli scaffali e i rifornimenti, ma anche per
le rese e la documentazione contabile da tenere con i distributori locali.
Per ottenere
questo risultato la GDO pensa a nuove autorizzazioni delle licenze per la
vendita di prodotti editoriali da parte delle amministrazioni comunali per i
punti vendita esistenti e quelli attivabili (sfruttando il D.Lgs 170/2002).
Per ottenere una
maggiore redditività dal reparto carta stampata sarà necessario un più attento
controllo delle vendite migliorando l’assortimento per segmento di mercato e la
localizzazione dei giornali nel punto vendita, assegnando più spazio al settore
e dare, così, visibilità al maggior numero di testate.
Nonostante i
molti problemi, la GDO sembra, quindi, intenzionata a sviluppare le vendite dei
giornali, con il supporto degli editori: gli edicolanti sono avvertiti.
La cosa
interessante è che i problemi lamentati dalla GDO sono poi quelli che, da
sempre, affliggono i rivenditori. Ma appare evidente che gli editori saranno
certamente più disponibili a ottimizzare piani di vendita, consegne e
quant’altro (non sappiamo a quale costo!) dietro la pressante richiesta dei
manager della grande distribuzione, che non dare soluzione a ciò che da
tutt’Italia le edicole continuano a chiedere.
Stando poi ai
risultati di vendita dei giornali non sembra proprio che l’allargamento dei
punti vendita tanto auspicato dal mondo editoriale abbia sortito risultati
positivi. Anzi, le vendite calano, la pubblicità pure, e se non fosse per i costosi
gadget allegati che ripianano i bilanci, gli editori non potrebbero che
piangere.
All’edicola
occorre fare tesoro di alcuni punti evidenziati in questa indagine (per esempio
l’esposizione) e ricordarsi che il “rapporto umano” è sempre premiante.
La
professionalità e la simpatia del rivenditore rimangono armi vincenti per
difendersi da una concorrenza in continua crescita.
Piero Di Fratello