Quando comandano i supermercati

 

Wal-Mart, leader mondiale della grande distribuzione, esercita potere di censura sui giornali che espone nei suoi oltre tremila negozi.

E poiché detiene il 15% delle vendite dell’editoria americana, questa si adegua ai suoi diktat.

 

Editori sempre più nelle mani della grande distribuzione: è quanto accade negli Stati Uniti, da sempre simbolo della democrazia, ma in molti casi anche di dipendenza economica dai “colossi del commercio”. Lo scorso anno la Wal-Mart, catena di supermercati con un giro d’affari stimato superiore ai 250 miliardi di euro, ha costretto gli editori dei principali giornali americani a confezionare copertine che non “distrurbino” il gusto dei clienti.

Nel maggio 2003 il gruppo americano ha tolto, per esempio, dai suoi espositori le riviste Maxim, Fhm e Stuff perché ritenute troppo spinte nella veste e nei contenuti e ha censurato le copertine di Cosmopolitan, Marie Claire e Glamour oscurandole con cartelline rilegatrici di colore scuro.

Come può accadere questo?

E quanto potere può avere un colosso commerciale come la Wal-Mart?

La risposta è nelle cifre della società statunitense che ha il giro d’affari più alto del mondo, ma è anche la più grande edicola mondiale. Infatti negli Stati Uniti il 15% di giornali e magazine è acquistato in uno dei 3500 negozi che il gruppo possiede, anche se per la Wal-Mart queste entrate incidono sul fatturato complessivo solamente per l’1% ma, come per tutti i supermercati americani, l’attività di diffusione di carta stampata è indispensabile.

Il leader della distribuzione mondiale esercita sugli editori una grande pressione, vista la sua potenza commerciale, togliendo ai giornali la loro libertà: basti pensare che molte pubblicazioni si sono conformate ai suoi standard di censura.

“Lavoriamo in collaborazione con Wal-Mart e, nel caso di copertine controverse o troppo sexy, le sottoponiamo in anticipo ai loro responsabili” ha dichiarato David Pecker, editore per American media di pubblicazioni come il National Enquirer, lo Star e il Globe (vedi Italia Oggi del 14 ottobre 2003).

L’obiettivo dei giornali americani è, infatti, quello di conservare gli attuali dati di vendita dopo le perdite di lettori e la diminuzione di inserzioni pubblicitarie: per questo si scende a compromessi sempre più “pesanti” con i supermercati.

 

IL POTERE DELLA WAL-MART

 

La Wal-Mart adotta questo trattamento non solo con gli editori dei giornali ma, vista la sua potenza distributiva, esercita uguale pressione nei confronti di industrie librarie, musicali e cinematografiche di cui vende il 15-20% del loro totale nazionale. Libri, compact-disc, video e Dvd possono perciò essere contrassegnati da bollini di censura (parental warning) in cui i genitori sono avvisati della presenza di testi e immagini sconsigliati ai minori.

L’eccessivo potere di Wal-Mart condiziona, insomma, ogni prodotto e anche i costi di produzione, visto che la grande catena propone prezzi mediamente inferiori del 14% rispetto ai concorrenti; il ribasso si riflette pure in termini qualitativi e di remunerazione della manodopera. Il risultato è un monopolio quasi totalitario del colosso della grande distribuzione americana su migliaia di prodotti, più che mai preoccupante quando detta le regole al mondo della cultura e dell’informazione.

Accade perciò che editori come Time si consultino prima con gli executive di Wal-Mart per studiare il loro potenziale ingresso nel mondo dell’editoria femminile o altri propongano versioni più castigate delle proprie copertine o giornali per non rischiare danni dalla mancata presenza delle loro pubblicazioni sugli scaffali del supermercato americano.

Una proposta tra lo scherzoso e il provocatorio è stata fatta da Playboy che, ovviamente, non è mai stato venduto sugli scaffali della Wal-Mart e che, per combattere l’onda puritana della società commerciale, ha proposto di posare senza veli alle dipendenti della catena.

 

CONCLUSIONE

 

Per fortuna in Italia la situazione è ben diversa: la leadership nelle vendite dei giornali rimane ancora nelle mani e nella competenza degli edicolanti e i supermercati incidono in percentuale minima sul fatturato complessivo del mondo editoriale. Certo, il disturbo rimane soprattutto quando la grande distribuzione - rispetto alle edicole - è favorita in numero di copie che, poi, possono anche rimanere in parte invendute.

 

Maria Bini