In coda per la poesia all’edicola bazar!

 

 

la poesia all’edicola bazar!Sul Corriere della Sera di giovedì 1° febbraio, mi ha colpito un articolo di Beppe Severgnini, giornalista e scrittore che apprezzo moltissimo, dal titolo: “Le code per la poesia e le edicole da esplorare”.

Ripeto testualmente l’inizio dell’articolo: “Libri di poesia, soldatini e trottole, enciclopedie e bolle di sapone, pennarelli e pupazzi, videogiochi e palloncini, agende e taccuini, trottole e ceramiche, film in Dvd e canzoni in Cd, borse e dizionari, figurine e modellini, rossetti e videocassette, mappe e tanga (d’estate), cappelli pieghevoli e magliette riprovevoli”. Tutto questo offrono le edicole oggi e di sicuro ci è sfuggito qualcosa. Certo l’edicola è cambiata, ma non in peggio. Era il posto (l’edicola!) della difesa ringhiosa di un monopolio, quello della vendita dei giornali. Ne andavamo fieri!

Ora che i giornali si trovano anche nei bar e nei supermercati, l’edicola sembra avere scoperto la vocazione del bazar. Ma non per merito suo. Sono gli editori che hanno portato tutta questa mercanzia celofanata insieme alle loro testate, sui nostri banchi.

Comunque, è un’antica novità e funziona.

Pensate ai libri venduti insieme ai quotidiani! È un cambiamento rivoluzionario e qualcuno l’ha colto!

Mi viene da sorridere perché proprio il sottoscritto, una quarantina d’anni fa (Dio, come passa il tempo!) ebbi occasione, a una tavola rotonda in RAI con Rino Fabbri, allora sulla cresta dell’onda per le sue enciclopedie che andavano a ruba nelle edicole, si trovò a confutare la proposta di una simpatica e importante libraia di Milano, di nome Tarantola, che auspicava - dietro suggerimento dell’editore (il Fabbri) - la vendita delle enciclopedie anche in libreria.

 

Malgrado le spinte editoriali, le enciclopedie non entrarono mai in libreria, oltre che per la difesa a oltranza dei giornalai, ritengo anche per un certo “snobismo” degli stessi librai.

Ora è avvenuto il contrario.

L’Italia non è fatta solo di grandi città, ma anche di piccoli centri e paesini dove manca una libreria. L’edicola ha, invece, una diffusione capillare.

Anche chi vive in un paese di montagna, può acquistare belle edizioni di opere fondamentali a un prezzo accessibile, film in Vhs e Dvd.

Anche questo è un modo per far crescere, almeno un poco questo nostro benedetto paese!

Quale scuola, quale biblioteca avrebbe potuto mettere a disposizione una tale quantità di libri?

Non dimentichiamoci che l’Italia ha ancora un elevato numero di semianalfabeti (è considerato tale chi ha la sola licenza elementare) e ancora, non molto tempo fa, i due terzi degli italiani non superava la scuola dell’obbligo1.

 

L’informazione stampata deve combattere giornalmente la sfacciata concorrenza televisiva.

Sempre più la TV coinvolge la nostra quotidianità: costa meno dei giornali, la fruizione è più facile (basta schiacciare un bottoncino), è comodo starsene seduti in penombra, in poltrona, in compagnia di un buon caffè e di un buon bicchiere di whisky e... magari addormentarsi.

Saremo tra gli ultimi Paesi in Europa consumatori di carta stampata, ma abbiamo il “privilegio” di essere nettamente il primo per numero di canali televisivi (tra pubblici e privati) rapportato al numero di abitanti.

 

Tornando ai libri in edicola, quante sono le persone che grazie a queste iniziative, e soprattutto al nostro capillare canale di vendita, hanno potuto scoprire Calvino, Calasso, Del Giudice, Philip Roth, Magris e Tobino?

L’edicola non è solo un bazar: è un formidabile veicolo di penetrazione culturale perché sdrammatizza mentre la libreria ritualizza e la biblioteca sacralizza (sono sempre concetti di Beppe Severgnini!) e tutti questi luoghi hanno molto da guadagnare dall’invasione dei libri nelle edicole.

Pensate al milione di copie diffuso dal Corriere della Sera per le poesie di Montale e alle moltissime su Neruda, poeti che qualcuno magari aveva appena sentiti nominare!

Vi ricordate la distorsione di cui, da sempre, siamo stati oggetti e che ci definiva strozzatura, collo di bottiglia della carta stampata, quando la diffusione di questa in Italia veniva rapportata a quella degli altri paesi europei?

Bene, oggi questa “anomalia” non esiste più (con i risultati che sappiamo!), e la nostra insostituibile peculiarità viene ribadita dai fatturati degli editori.

Gli editori (e non solo loro) si sono accorti che il pubblico ci predilige e ci privilegia per molti motivi fra cui l’immediatezza del rapporto e la nostra professionalità nel porgere anche quel prodotto che altrove non si vede e quindi non si vende.

Giuseppe Fiori