La grande distribuzione può
scegliere
Pur rappresentando solamente il 3,1% dell’intero mercato di giornali e riviste in Italia, supermercati e centri commerciali continuano ad avere un diverso trattamento da parte di editori e distributori. La GDO opera scelte nell’offerta delle pubblicazioni da presentare al pubblico e riceve rifornimenti puntuali e costanti.
“Editoria
quotidiana e periodica nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO): lo stato
attuale e le prospettive di sviluppo” è stato il titolo dell’incontro svoltosi
a Milano lo scorso 5 marzo in cui la società TradeLab ha illustrato i risultati
dell’indagine di cui, già nello scorso numero di Azienda Edicola avevamo
presentato i primi dati emersi dallo studio commissionato dalla FIEG sulla
situazione della stampa quotidiana e periodica nei supermercati italiani.
Quanto emerso
conferma la diversità di trattamento da parte di editori e distributori tra la
GDO e gli edicolanti. Il tutto avviene, anche se le vendite di stampa nei
supermercati e centri commerciali rappresentano solamente il 3,1% (105 milioni
di euro) dell’intero mercato in Italia. Nonostante questo dato e il fatto che
l’assortimento e il merchandising all’interno della GDO non sembri ancora in
grado di generare rilevanti fenomeni di cross selling e up selling, gli sforzi
degli editori, per aumentare il loro impatto in questo canale, rimarranno
elevati.
Dal 2000 al 2002
i punti vendita che trattano giornali e riviste sono quasi raddoppiati
(+51,7%): si è passati da 663 a 1.006. Risultato che per gli editori può essere
migliorato dal momento che l’attuale copertura è del 29% sul totale punti
vendita della grande distribuzione.
Ma vediamo in
dettaglio i punti salienti dell’indagine.
PERCHÈ
SI ACQUISTANO I GIORNALI AL SUPERMERCATO?
Su 900 persone
(campione di lettori abituali di quotidiani e riviste), intervistate
all’interno di supermercati e ipermercati, il 75% ha dichiarato di acquistare
stampa nella GDO.
Quali sono i
fattori di scelta di questo canale per l’acquisto di giornali?
Innanzitutto
l’orario d’apertura e il fatto di trovare giornali dove abitualmente ci si reca
per altri acquisti (alimentari, casa, ecc.), quindi per comodità.
Ma se si
analizza il “livello di soddisfazione” sui fattori di scelta per canale
d’acquisto, l’edicola è decisamente vincente sulla GDO, anche per chi acquista
in questo canale.
Vediamo i
risultati nella tabella qui a fianco.
Come si può
facilmente rilevare, sono soltanto due le motivazioni che portano a
prediligere l’acquisto al supermercato: la possibilità di consultare le
testate sugli scaffali espositivi e, come già detto, effettuarlo insieme ad
altri prodotti.
E qui c’è la
prima contraddizione sulle regole del mercato distributivo.
L’Accordo
Nazionale, scaduto ma tutt’ora in essere, obbliga l’edicolante a “non dare
in lettura a nessun titolo e per nessun motivo le pubblicazioni poste in
vendita”.
Nel centro
commerciale/supermercato, il lettore può, invece, sfogliare il giornale a suo
piacimento e, se non gli piace lasciarlo sullo scaffale, per terra, dove meglio
gli consente la sua... educazione; in edicola no.
Vi ricordate il
famoso acquisto d’impulso? Quello che doveva salvare l’editoria italiana?
Quello per il quale è partita la sperimentazione prima e la liberalizzazione
poi?
L’indagine della
TradeLab ne smentisce, con i dati, la sua priorità.
Risulta
chiaramente come, nella GDO, soltanto il 16,8% degli acquisti non siano
programmati.
Dell’83,2% che
arriva al super con l’intenzione di acquistare qualche giornale, la maggioranza
sa esattamente quale sarà la testata e l’argomento.
Ma tornando
all’acquisto d’impulso, dall’indagine si evidenzia che cosa l’ha fatto scattare
nella clientela della GDO.
Il dato più
significativo è quello relativo all’aver visto il reparto dedicato ai giornali,
in un ambiente atipico. Gioca poi l’attrazione della testata (copertina),
l’uscita del nuovo numero (quindi prodotto conosciuto) e la consultazione.
Dai dati della
TradeLab emerge che i giornali venduti al supermercato sono soprattutto
periodici, settimanali televisivi oppure dedicati all’attualità e al gossip.
Per vendere di più le strade seguite sono quelle dello sfruttare una migliore
localizzazione del reparto editoriale e di maggiori spazi, oltre che a ordine e
manutenzione degli scaffali.
Il popolo dei
fedelissimi dell’edicola ha motivazioni molto chiare sul fatto di non
acquistare stampa nella GDO. La comodità di trovare la propria rivendita sotto
casa o di passaggio, la mancanza di un adeguato assortimento di titoli e
problemi anche di qualità come i giornali sgualciti per l’eccessiva
consultazione (ci piacerebbe sapere come si comporta il distributore al momento
della resa di questi prodotti “danneggiati”). A molti clienti non è gradita,
poi, la vendita non assistita: il consiglio dell’edicolante rimane
fondamentale.
Un privilegio di
centri commerciali e supermercati è quello della scelta su quanto proporre al
pubblico, altra evidente differenziazione rispetto all’edicola. Pur partendo da
una superficie minima di vendita di 700 mq, un punto della GDO presenta solo
testate altovendenti, mentre i piccoli chioschi sono sommersi di merce
invendibile.
L’ulteriore
differenza sta poi nei rifornimenti: appena un supermercato (che inizialmente
sceglie un numero ridotto di copie di una testata) richiede una nuova fornitura
è esaudito, mentre la rivendita tradizionale spesso fa richieste che non
vengono evase. Questo dimostra come editori e distributori siano attenti alle
necessità della GDO, evitando che un ritardo nei rifornimenti possa
pregiudicare le vendite. Peccato che lo stesso comportamento non si abbia nei
confronti degli edicolanti.
Sappiamo -
grazie anche alle interviste fatte agli “edicolanti” in giro per l’Italia - che
mediamente in edicola il numero minimo di testate presenti ogni giorno, tra
quotidiani e periodici di tutti i tipi, varia da 1500 a oltre.
Come già
pubblicato sul numero scorso, il dato che risulta dall’indagine sulla GDO è
che, invece, complessivamente in un anno un supermercato medio ospita 1.168
titoli, un ipermercato 1.026. Altro bell’esempio di parità di trattamento!
Gli editori
hanno visto con interesse la sperimentazione, speravano di ottenere risultati
importanti dall’allargamento dei canali di vendita con bar tabacchi, GDO,
librerie, distributori di benzina e negozi specializzati.
E, come già
detto, hanno investito e continuano a farlo. Qualche esempio?
RCS
Quotidiani, destinando
consistenti risorse, ha deciso di investire su supermercati e ipermercati
creando una struttura ad hoc per questo canale. Dal 1999 al 2003 i punti
vendita serviti sono passati da 415 a 960, con un incremento quindi del 131%.
In questo quadriennio la RCS Quotidiani ha evidenziato come le copie
vendute nei supermercati siano aumentate del 50,54% per LA GAZZETTA DELLO SPORT
e del 35,38% per il CORRIERE DELLA SERA.
Relativamente a
queste percentuali occorre, però, osservare che la quantità di quotidiani RCS
venduta nella GDO è ben diversa da quella acquistata dai lettori nelle edicole.
La RCS ha
dedicato ai “super” azioni di supporto come espositori in cartotecnica,
comunicazione specializzata in loco, hostess e operazioni di co-marketing (e su
queste ultime sarà interessante verificarne la fattibilità).
Un altro editore
che ha un occhio di riguardo per la Grande Distribuzione è la Mondadori
che, nel 2003, ha venduto 19,4 milioni di copie di periodici in 990 punti
vendita.
Nella sua
analisi, il gruppo di Segrate ha evidenziato l’alta variabilità nei livelli di
vendita al supermercato, con punte elevate nel fine settimana, in concomitanza
proprio del maggior afflusso il venerdì e sabato.
La Mondadori
ha poi sottolineato come siano frequenti nella GDO gli esauriti delle testate
altovendenti e il deterioramento dei giornali dopo la consultazione dei clienti
davanti agli scaffali: il tutto porta a una perdita di vendite potenziali.
Mondadori, per far fronte a questi lati negativi,
ha effettuato un test su 130 punti vendita attivati: interventi negli spazi
espositivi, monitoraggio costante dei giornali sugli scaffali, copertura
immediata degli esauriti. Proprio come in edicola!
Il risultato è
stato di uno sviluppo positivo nelle vendite che per i settimanali è variato
dal 3 all’8% e nei mensili dal 7 al 12%.
Per gli Editori,
il canale GDO ha l’obiettivo primario di aumentare le vendite. Come?
Sfruttando la
possibilità di entrare in contatto con un acquirente non abituale, prolungando
la vita del prodotto, in quanto gli acquisti al supermercato sono scaglionati
nell’arco della giornata e non concentrati nella sua prima parte come avviene
in edicola.
Si continua ad
auspicare la componente impulsiva nell’acquisto, considerata particolarmente
efficace in riferimento ai prodotti collaterali.
Si vuole
ottimizzare il diverso processo d’acquisto con un prodotto che si fa trovare
lungo il percorso e non bisogna andare a cercare.
Carrefour, al primo posto in Europa e al secondo
nel mondo con oltre 10 mila punti vendita e un giro d’affari nel 2003 di 76,8
miliardi di euro, (presente in Italia con 1097 punti vendita ripartiti su
marchi diversi fra cui GS e DìperDì) considera che i giornali debbano
essere resi il più possibile accessibili e vicino alle persone, là dove i
potenziali lettori vanno. La grande distribuzione, tuttavia, non deve essere
vista come un concorrente, ma come un alleato. In molti casi, infatti, è un
potente veicolo di propaganda e può contribuire ad allargare il mercato.
E Sonia Augenti,
direttore Relazioni e Comunicazione Esterna spiega la filosofia di Carrefour:
“La vendita di giornali e riviste, per la GDO non è un business particolare, ma
un servizio in più per la sua clientela”.
Viene da
chiedersi, però, che servizio assicurino i supermercati al loro pubblico
quando, in un anno, presentano complessivamente non più di mille titoli. Quanti
durante una settimana? Due, trecento? Chissà! Appena abbiamo tempo andremo a
contarli.