STAMPA
Un futuro molto locale
Colore, nuova
impaginazione cui corrisponde un notiziario più curato e brillante, nuovi spazi
per i grossi comuni che si sono sviluppati nella cintura torinese, sono i punti
fondamentali del rinnovamento delle cronache locali del quotidiano, 135 pagine
che tutti i giorni vengono sfornate per coprire le province del Piemonte, con
puntate nella Liguria di Ponente.
Il rilancio
delle cronache locali interessa in particolar modo anche la Publikompass, la
concessionaria di pubblicità della Stampa che sta spingendo con vigore proprio
sulla raccolta locale, che negli ultimi anni di crisi ha compensato le perdite
di fatturato della pubblicità nazionale.
“Se si prendono
in esame i risultati della Stampa, emerge che negli ultimi tre anni c’è stato
un calo dei ricavi: 178,7 milioni nel 2001, scesi a 173 milioni nel 2002 e a
168,2 nel 2003. Le ragioni stanno nella situazione di crisi registrata dal
mercato pubblicitario e, in parte, anche nella diminuzione delle entrate da
diffusione”, spiega Enrico Auci amministratore delegato della Stampa. “In
compenso, il risultato operativo lordo è di 5,2 milioni, 4 milioni in più del
2002 e più che raddoppiato rispetto ai -5 milioni di due anni fa. Il risultato
netto è ancora negativo, ma è nettamente migliore rispetto al deficit dell’anno
scorso e a quello del 2001”.
AIRONE
prova ancora a volare alto
Rilancio a marzo
per lo storico mensile di natura e ambiente. “Airone ha da sempre un pay off
che dice: «Vivere la natura, conoscere il mondo». Io penso che sia ancora
pienamente valido e per rinnovare il giornale, a partire dal numero di marzo,
ho lavorato soprattutto attorno a questi due concetti” dice Luigi Grella
che è stato chiamato lo scorso settembre al capezzale di Airone dall’editore Urbano
Cairo con il compito di rianimare la capostipite delle testate della
Giorgio Mondadori. Un mensile che negli anni Ottanta, il primo numero è del
maggio 1981, è stato pioniere nel campo della natura e dell’ambiente
raggiungendo punte di vendita di 250mila copie, ma che a partire dalla metà
degli anni Novanta ha vissuto un declino progressivo fino a raggiungere una
diffusione attorno alle 50mila.
“Airone si
occupa di ambiente, non di ambientalismo”, sottolinea Grella. “Questo non vuol
dire rinunciare a un’informazione di attualità sui temi ecologici e della
salvaguardia ambientale che, anzi sarà uno dei punti di forza del nuovo Airone.
Però ne parleremo senza catastrofismi o ideologismi, convinti che il modo
migliore per difendere - anche con intransigenza, quando è il caso - la natura
e il territorio, sia conoscerli”. Salvando e anzi accentuando la spettacolarità
delle immagini che di Airone è sempre stata una caratteristica.
FLAIR
abbiamo fatto centro
Che bilancio fa
la Mondadori del primo anno di vita di Flair, il mensile che ha mandato in
edicola il 16 gennaio 2003 dopo il passaggio di Marie Claire ad
Hachette-Rusconi?
Il giudizio del
direttore generale, Nini Briglia e del direttore di Flair, Valeria
Corbetta è riassumibile in tre parole:
“Abbiamo fatto centro”. Negli 11 numeri del 2003, Flair ha raggiunto gli
obiettivi stabiliti, sottolineano a Segrate, dichiarando per la testata una
diffusione media di 169mila copie, di cui 130mila vendute in edicola, e una
raccolta pubblicitaria di 2.200 pagine. E se lo scorso anno per il lancio erano
stati stanziati oltre 5 milioni di euro per una campagna di comunicazione
pianificata su ogni possibile mezzo, la casa editrice ha celebrato il primo
compleanno del suo femminile top class con una nuova campagna da un milione di
euro, andata in onda sulle reti Rai e Mediaset, per la quale ha scelto un
partner molto speciale: il ballerino e coreografo americano David Parsons,
considerato il perfetto interprete dello spirito di eleganza, modernità e
sensualità di Flair.
“L’aspetto forse
più apprezzato di Flair è il suo essere un giornale evocativo, di grande
qualità nelle immagini e non solo nelle parti riservate alla moda”, ha detto
ancora Valeria Corbetta.
Attenzione:
finora l’abbiamo chiamata free press, d’ora in poi, per quanto riguarda i tre
quotidiani gratuiti nazionali Leggo, City e Metro, il termine giusto da usare è
‘free paper’: un modo per distinguere queste testate, da considerarsi dei veri
quotidiani, dalla pletora di giornali che vanno ingrossando le fila della
stampa gratuita. L’invito è venuto da Michele Muzii, amministratore
delegato di Piemme, la concessionaria di Leggo (gruppo Caltagirone), alla
presentazione della ricerca sulla readership (il profilo dei lettori) di Leggo,
City e Metro avvenuta a Milano il 9 febbraio scorso.
In totale i
lettori di Leggo (9 edizioni) sono 979mila, quelli di City (7 edizioni) 734mila
e quelli di Metro (Roma e Milano) 692mila. Ma il dato forse più rilevante che
emerge dalla ricerca EURISKO è che - calcolando nel giorno medio un milione e
642mila persone che leggono almeno uno dei tre giornali - solo il 32% legge
anche i quotidiani a pagamento, mentre il restante 68% è un lettore esclusivo
di quotidiani gratuiti. “Quindi si tratta di un target dal profilo molto
interessante, e che soprattutto è difficilmente raggiungibile dagli altri
mezzi”, sottolinea Remo Lucchi, amministratore delegato dell’istituto di
ricerca. “Formato da persone particolarmente attive, per il 45% di età compresa
fra i 18 e i 44 anni e per il 52% di sesso femminile; che durante il giorno non
guardano la tivù e invece utilizzano con regolarità Internet”. Che per la free
paper questi risultati siano notevoli è fuori discussione.
La nuova testata
della Cairo Editore che si chiamerà Di Più (anche se fino a poco tempo fa
sembrava che il nome fosse People - ndr). Il nome è deciso, la data di uscita
ancora no. Il nuovo settimanale familiare della Cairo Editore, diretto da Sandro
Mayer, dovrebbe approdare in edicola entro fine maggio.
Mayer e la
redazione hanno già preparato un primo numero zero che sarà sottoposto a test.
“Di Più sarà un
familiare diverso da quelli tradizionali, rivolto a un target più giovane e più
alto, adatto quindi anche a inserzionisti come le grandi case di cosmetici” ha
detto Uberto Fornara, amministratore delegato della casa editrice.
Per il lancio
del settimanale l’investimento su tivù, radio e stampa non sarà inferiore ai 5
milioni di euro.
In dieci anni di
vita la FIPE - la federazione che rappresenta 60 testate settimanali o
multisettimanali d’informazione, per la quasi totalità piemontesi, su 200 in
Italia - non è mai stata così combattiva. Una prima vittoria l’ha già ottenuta
negli ultimi giorni del 2003, quando è riuscita a far passare nella finanziaria
l’emendamento che, equiparando questi giornali ai quotidiani come giornali di
informazione locale di maggior diffusione, li rendeva idonei a pubblicare gli
avvisi di aste giudiziarie. Non è gran cosa, ma un primo passo che ne annuncia
molti altri.
“Al centro di
tutta la nostra azione c’è l’esigenza di far sapere che ci siamo anche noi e di
farci riconoscere nella nostra specificità di giornali d’informazione locale,
diversi dai quotidiani ma diversi anche dai periodici di intrattenimento”,
esordisce il vice presidente Mario Ghirardi (editore e direttore del
Corriere di Chieri). “Siamo una realtà da 5/600mila copie a settimana, ma presi
uno per uno siamo troppo piccoli. Non nascondo poi che questa battaglia per la
riconoscibilità della nostra identità editoriale, è anche una campagna di
visibilità che avrebbe benefiche ricadute sul fatturato della pubblicità
nazionale”.