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IL COMMERCIALISTA |
| A cura di Domenico Moschella |
QUALE UTILE PER IL VALORE DI UN’EDICOLA?
Vorrei acquistare un’edicola. Ho letto nelle precedenti
risposte che la stima del valore commerciale è di tre volte l’utile, ma non mi
è chiaro di quale utile si parla: l’utile netto da spese prima delle tasse o il
lordo?
Ai fini del valore di avviamento viene considerato l’utile lordo (totale degli aggi), in quanto il valore netto può essere influenzato da una serie di voci che possono subire modifiche consistenti in funzione delle modalità di gestione.
QUALE SOLUZIONE PER L’ACQUISTO DI UN CHIOSCO?
Ho intenzione di rinnovare la mia edicola, anzi di
acquistarne una nuova e così mi sono rivolto a diverse aziende specializzate
nel settore per avere un preventivo di spesa. Ho rilevato che i prezzi sono alti
“omogenei” , sostanzialmente quello che cambia sono le modalità di pagamento (
leasing, mutuo banca,…). Il problema che le sottopongo è il seguente: qual è la
soluzione migliore per “affrontare” e “ammortizzare” l’acquisto di un chiosco
di 50.000 euro, supponendo anche di disporre dell’intero ammontare di spesa?
Cioè, è meglio pagare tutto e subito oppure saldare una parte (quanta?) alla
consegna, rateizzando il rimanente? E la soluzione leasing? Grazie.
Dal punto di vista fiscale il problema da valutare, quando si decide di effettuare l’acquisto di un bene strumentale per l’attività - sia esso mobiliare o immobiliare - è il periodo di ammortamento dell’investimento attuato. Da questo punto di vista il mezzo per accorciare la durata dell’ammortamento è dato dal contratto di leasing. Infatti nel suo caso, stipulando l’acquisto con un contratto di leasing della durata minima di otto anni, potrà negli anni di durata predetti dedurre dal reddito tutte le rate pagate, mentre se dovesse stipulare un finanziamento la quota annua deducibile sarebbe pari agli interessi pagati nell’esercizio e alla quota di ammortamento sul valore del bene (valida anche per il pagamento in contanti) pari al 3% annuo.
QUANTO SI PUÒ CHIEDERE DI
PIÙ DI AFFITTO?
Devo subentrare in affitto d’azienda a un’altra persona
che non intende più continuare l’attività. Attualmente ho in mano il nuovo
contratto ma vorrei sapere di quanto può aumentare la cifra richiesta rispetto
a quella che pagava il vecchio gestore prima di me.
M. Scaramuzzo – Aviano (PN)
Per l’affitto d’azienda non vi sono dei parametri di legge; essendo un contratto nuovo che lei si avvia a stipulare, le condizioni sono di natura contrattuale da concordare fra le parti. Da tenere presente, come riferimento per il canone, la redditività dell’azienda.
QUALE GUADAGNO?
Ho chiuso il 2003 con un totale di E/C pari a 100.000,00
euro. Potreste cortesemente indicarmi
il guadagno alla luce di questi dati? Grazie, siete veramente interessanti.
G. – Tricase (LE)
L’aggio sull’ammontare degli acquisti di giornali come si evidenzia sugli E/C dei distributori, è pari al 23,11% pertanto nel suo caso sarà di euro 23.110.
A PROPOSITO DI REDDITO: QUALE DELLE DUE PROCEDURE QUI ESPOSTE È LA PIÙ CORRETTA?
Nel libretto “attento alla tua azienda” allegato ad Azienda Edicola n.1/2004, si
afferma che “il reddito tassabile viene quantificato rilevando l’ammontare
degli aggi spettanti sugli estratti conti d’acquisto dei prodotti editoriali e sottraendo da detto valore le spese di
gestione sostenute. Sul reddito così ottenuto va pagata l’IRPEF in base a
scaglioni progressivi d’imposta”.
Nella risposta pubblicata a pag. 76 di Azienda Edicola n.
2/2004 lei afferma: “Sull’importo da lei indicato, pari a euro 8.000,00
d’incasso mensile, l’aggio netto ammonta a euro 1.502,00 (18,775%
dell’incasso). Da questo importo deve detrarre le spese (rateo affitto,
telefono luce e spese generali) per
ottenere il reddito netto mensile che su base annua dovrà essere tassato”.
Quale delle due procedure è la più corretta? Grazie e cordiali saluti.
Nei testi evidenziati non c’è alcuna differenza, cambia soltanto il riferimento alla base di calcolo. Infatti, l’aggio del 23,11% va calcolato sull’ammontare degli acquisti risultanti dagli E/C, mentre nel quesito che mi era stato posto veniva indicato il venduto pari alla sommatoria dei prezzi di copertina. In quest’ultimo caso ho dovuto calcolare il 19% sul prezzo defiscalizzato. Se dagli 8.000 euro indicati nel quesito detrae l’aggio di euro 1.502,00 trova un costo di euro 6.498. Se su detto importo calcola il 23,11% troverà l’aggio pari a euro 1.502 (6.498 x 23,11% = 1.502 arrot.).
REGISTRAZIONI CONTABILI PER ACQUISTO SCHEDE TELEFONICHE E BIGLIETTI AUTOBUS
Attualmente l’aggio è calcolato nella misura del 23,11%.
Vorremmo sapere i riferimenti normativi e, inoltre, come
vengono effettuate le registrazioni contabili relative all’acquisto delle
schede telefoniche e dei biglietti dell’autobus i cui aggi sono soggetti ad
IVA.
A.P. – Cecina (LI)
L’aggio del 23,11% sul costo del giornale corrisponde al 19% defiscalizzato previsto all’art 9 dell’Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali e periodici sottoscritto fra la FIEG e le Organizzazioni Sindacali di categoria. Per l’acquisto delle schede telefoniche non ci sono problemi in quanto l’IVA viene assolta a monte direttamente dal gestore (Tim, Wind ecc.) ai sensi dell’art. 74 della legge IVA; pertanto utilizzando la contabilità semplificata possono essere rilevati fra i ricavi direttamente gli aggi incassati.
Lo stesso dovrebbe avvenire per i biglietti di viaggio (Aziende municipali).
QUALE AGGIO?
Come devo calcolare l’aggio sul libro dei corrispettivi? Mi è stato detto il 24,60 % ma leggo sulla rivista il 23,11 %. Sto sbagliando? Attendo gentilmente una risposta. Grazie.
P. B. – Curtarolo (PD)
La percentuale per il calcolo dell’aggio è il 23,11% e non il 24,60% come a lei indicato.
A CHI RIVOLGERSI PER UN FINANZIAMENTO?
Ho un’attività abbastanza movimentata perché mi trovo al
centro del paese vicino a tre banche. Ho un negozio dove svolgo rivendita di
giornali e cartoleria. Vorrei tanto rinnovarlo e mi occorrerebbe un
finanziamento ma non so a chi rivolgermi perché non sono proprietaria.
M.T. Vicidomini –
S. Antonio Abate (NA)
Per ottenere un finanziamento per il rinnovo dell’arredamento del proprio negozio, in funzione dell’investimento da sostenere, può rivolgersi direttamente alla banca con la quale opera, oppure valutare con l’arredatore o una rateazione diretta di medio periodo o la stipula di un contratto di leasing con società con le quali lo stesso fornitore opera abitualmente.
Ho letto l’articolo riguardante la possibilità di
inserire, fra i costi di esercizio, l’ammontare delle pubblicazioni già scadute
in quanto dimenticate dopo le varie fasi di richiamo in resa e non più
accettate dal distributore locale. Vorrei sapere quale data arretrata deve
avere una pubblicazione editoriale scaduta per poter essere inserita nella
dichiarazione dei redditi.
G. M. – Roseto degli Abruzzi (TE)
Al fine del procedimento di distruzione delle pubblicazioni editoriali scadute, la data di uscita è ininfluente, e perciò non ha alcuna rilevanza (per assurdo è possibile mandare al macero anche una pubblicazione del 1800 o di un mese fa). Legga quanto pubblicato in proposito su Azienda Edicola n.1/2003 a pag.67. Troverà l’argomento anche su www.aziendaedicola.com allo STORICO NUMERI (n.5/2000 e nn. 4 e 5/ 2001).