Pubblichiamo la lettera che Renato Salvetti, direttore della FIEG di Milano, ci ha indirizzato contestando l’articolo di Carlo Leopardo, apparso sul numero scorso, e puntualizzando, anche, il pensiero della Federazione Editori in merito alla stampa pornografica.
Milano, 11 maggio 2004
Ho letto con preoccupazione il contenuto dell’articolo apparso sul n. 2 di Azienda Edicola e riguardante la presenza, inquietante, di un “vampiro tra i giornali” il quale provvederebbe a “dissanguare” la liquidità degli edicolanti.
Si tratterebbe degli inserti allegati a quotidiani e periodici che, lungi dall’essere qualificabili quali “ammenicoli vari”, arricchiscono il contenuto della pubblicazione stessa, offrendo ai lettori informazione, cultura e intrattenimento.
Si tratta di norma di prodotti di notevole qualità venduti a prezzi accessibili e che portano un notevole aumento dei ricavi in edicola, dovuto da un lato alle maggiori copie vendute, dall’altro all’opera di fidelizzazione del lettore-cliente.
Per questo motivo non mi pare corretto sostenere, come (mi perdoni) “ruggisce” il Leopardo, autore dell’articolo, che la rete di vendita sta finanziando le case editrici, dato che mi risulta che la stessa stia traendo giovamento da operazioni che arricchiscono, alcune volte di molto, il “cassetto” dell’edicolante.
Vorrei inoltre sottolineare che è fuorviante l’indicazione data ai vostri lettori-rivenditori secondo la quale l’obbligo da parte delle rivendite di ricevere le pubblicazioni per la messa in vendita si riferisce al giornale quotidiano o periodico regolarmente registrato “nudo e crudo”, come la carne che più piace ai felini.
A riguardo, devo ricordare che il prodotto editoriale “vestito”, ossia corredato dai relativi inserti, o composto da pubblicazioni di norma vendute in forma autonoma e avviate separatamente al punto vendita, costituisce, nella messa in vendita, un’offerta indivisibile, tanto più che il “vestito” contribuisce spesso a renderlo più attraente e quindi desiderabile.
La perentoria affermazione secondo la quale le pubblicazioni con allegati, se non desiderate dal rivenditore, non solo possono, ma addirittura “devono” essere rese, anche immediatamente, è scorretta.
Infatti, qualora i “prodotti collaterali” indicati nell’articolo siano essi stessi registrati come testate, o siano da considerarsi allegati a una testata regolarmente registrata quale pubblicazione ai sensi della legge 47/1948 sulla stampa, o funzionalmente a essa connessi, devono essere considerati a tutti gli effetti parti inscindibili del prodotto editoriale.
Vi è inoltre da considerare che il rifiuto unilaterale della fornitura di una parte delle pubblicazioni da parte del rivenditore, poiché a suo giudizio non vendibili, risulterebbe essere in grave contrasto, oltre che con la normativa di settore, anche con i principi di libera concorrenza e di parità di trattamento fra le testate.
Ricordo infatti che l’obbligo della parità di trattamento delle testate, sancito dal richiamato articolo 4 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, essendo posto a tutela del pluralismo dei mezzi di informazione a mezzo stampa, vale, oltre che per le pubblicazioni “nude”, anche per quelle “vestite”.
Ciò premesso, desidero soffermarmi anche sul contenuto di un altro articolo, sempre a firma Carlo Leopardo, che chiama la Federazione in causa a proposito della diffusione di materiale pornografico, affermando che, in base ad una procedura “ampiamente discussa e condivisa” dalla FIEG, per il rivenditore che non vuole trattare tale materiale, “è sufficiente una comunicazione scritta al distributore locale il quale deve azzerare l’invio di questo materiale”.
Premettendo che la FIEG non associa Editori di pubblicazioni pornografiche e che mi farebbe piacere sapere dove e quando questa ha “condiviso” tale impostazione, ricordo che anche tali pubblicazioni sono considerate a tutti gli effetti prodotti editoriali per i quali la legislazione nazionale vigente, in particolare l’articolo 5 del decreto legislativo 170/01, impone unicamente un divieto di esposizione al pubblico.
Nella speranza di aver contribuito a chiarire il regime normativo che regola la vendita delle pubblicazioni unitamente ai relativi obblighi in capo ai rivenditori, porgo con l’occasione a Lei, e a tutta la redazione di Azienda Edicola, i miei migliori saluti, con auspicio di vedere pubblicato in un prossimo numero il testo della presente.
Preoccupato della preoccupazione della FIEG, ma ancor più preoccupato della sorte dei giornalai, Leopardo risponde, (...a macchia di se stesso), alle argomentazioni di Renato Salvetti.
Casale Monferrato, 28 maggio 2004
L’articolo cui il Direttore della sede FIEG di Milano si riferisce, era indirizzato in modo particolare alla proliferazione dei “pani e dei pesci” con le variegate e numerose versioni offerte dai giornali periodici e non al prodotto editoriale composto da pubblicazioni di norma vendute in forma autonoma e avviate separatamente al punto vendita, che secondo il suo pensiero, costituirebbero, nella messa in vendita, un’offerta indivisibile, ma che – mi sia consentito – usando un termine breve e più consueto, indicherei come ABBINAMENTO.
Ebbene, questo argomento, che senza dubbio tratteremo su uno dei prossimi numeri di Azienda Edicola, fu già discusso a suo tempo dalla Commissione art. 5 (Commissione nazionale alla quale partecipano le parti interessate alla distribuzione) che così si pronunciò: “tenuto conto dell’esigenza di superare le incertezze e le lacune a riguardo evidenziata da parte sindacale nell’applicazione dell’Accordo Nazionale, la Commissione invita le delegazioni impegnate nella trattativa di rinnovo dell’Accordo Nazionale ad affrontare, sin dalla prossima riunione, il tema oggetto di confronto e auspica che la fattispecie della cessione in abbinamento di testate quotidiane e periodiche possa essere contemplata nell’ambito di una norma contrattuale che trovi efficacia nei tempi più ravvicinati” che, tradotto in edicolese (lingua parlata dagli edicolanti) vuol dire che quanto citato, non è previsto dall’Accordo Nazionale, né concordato tra le parti, quindi senza alcun obbligo di abbinamento da parte dei giornalai.
Entrando nel merito del problema, ribadisco che tutte le leggi (in particolare la Legge n. 47 del 1948, tratta di DISPOSIZIONI SULLA STAMPA e non di disposizioni sui GADGET) e le regole che interessano la stampa quotidiana e periodica, si riferiscono a giornali o periodici registrati presso la Cancelleria del Tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi, e non ai loro “gadget”.
Esempio reale: un noto settimanale si presenta in edicola con 7 versioni, di cui 6 con gadget diversi, ma con lo stesso numero di registrazione al Tribunale per tutti i 7 prodotti editoriali che, di fatto, sono uno solo e che, di fatto, se forniti in numero che supera le esigenze diffusionali del singolo punto vendita, sono rendibili immediatamente. Perciò, quando un rivenditore detiene per la vendita anche una sola delle sopraccitate offerte diversificate, non attua nessuna discriminazione alla testata in oggetto, identificabile perfettamente tramite il numero di registrazione al Tribunale e ottempera perfettamente a quella parità di trattamento che viene, invece, fantasiosamente interpretata dalla componente editoriale.
L’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali quotidiani e periodici, risalente ormai al secolo scorso, all’art. 6 dice che “le aziende editoriali aderenti alla FIEG si impegnano a fornire ai rivenditori il numero di copie necessario alle esigenze diffusionali dei singoli punti di vendita”. Questo, sempre più spesso, non succede; si presentano così situazioni in cui le forniture sono inversamente proporzionali alle necessità del punto vendita e, in questo caso, non si verifica da parte nostra un “rifiuto unilaterale della fornitura”, ma un vero e proprio atto di “legittima difesa” a fronte di una inadempienza della componente editoriale in grave contrasto oltre che con la normativa di settore, anche coi legittimi criteri di redditività del punto vendita.
Chiedo a Renato Salvetti: “Le pare che gran parte dei giornalai italiani lamenti gravi pro-blemi nella gestione economica delle proprie rivendite, soltanto per fare del folclore? Non si può pensare che, a volte, politiche di produzione possano essere in contrasto e creare (anche senza rendersene conto) problemi alle politiche di commercializzazione? Non è possibile pensare che se un problema viene evidenziato, è perché rappresenta la realtà del territorio? Non è possibile pensare che se questo viene sollevato è per metterlo in evidenza di fronte alla cecità di una parte, e per cercare di porvi rimedio con l’aiuto di tutte le componenti e per il bene, proprio, di tutte le componenti del settore? (Rilegga il mio articolo, potrebbe trovare interessanti suggerimenti in tal senso che, forse, possono esserle sfuggiti)”.
Per quanto riguarda la parte finale della lettera di Salvetti, presumo si riferisca non a un altro mio articolo, ma a una risposta – riguardante la vendita di giornali pornografici – data a un lettore, sullo stesso numero di Azienda Edicola, in L’Esperto risponde, rubrica che conduco, ormai, da circa dieci anni, penso in maniera equilibrata.
Apprendo con stupore che la FIEG non associa Editori (maiuscolo) di pubblicazioni pornografiche.
Ma è proprio così?
Navigando su Internet, per caso, mi sono imbattuto nel sito della Federazione Italiana Editori e, alla voce “Associazioni aderenti”, mi è venuta in mente la “matrioska”, quel bellissimo e tipico souvenir russo generalmente realizzato in legno, che rappresenta una coloratissima bambola stilizzata composta da due pezzi uniti al centro, aprendo la quale se ne trova un’altra e poi un’altra, e poi un’altra...
Ebbene, alla FIEG aderiscono: ASIG (Associazione Stampatori Italiani Giornali), FCP (Federazione Concessionarie di Pubblicità) e udite, udite ADN (Associazione Distributori Nazionali); Luigi Guastamacchia, presidente della ADN è membro del Consiglio Federale FIEG.
L’Associazione Distributori Nazionali (ADN) ha per oggetto la promozione e la tutela, in genere, degli interessi dei soli distributori nazionali di stampa quotidiana e/o periodica. All’ADN sono associate le seguenti aziende:
• So.Di.P. - Società di Diffusione Periodici "Angelo Patuzzi" S.p.A.
• A&G Marco S.p.A.
• Messaggerie Periodici - Me.Pe. S.p.A.
• A. Pieroni - Diffusione Pubblicazioni Periodiche e di Moda s.r.l.
• Dipress s.r.l. - Diffusione Italiana Stampa
• Eurostampa s.r.l. - Distribuzione Nazionale Giornali e Riviste Italiane ed Estere
• C.D.M. s.r.l. - Centro Diffusione Media
Diverse di queste aziende distribuiscono stampa pornografica: arrivo allora a capire la sua attenzione a quanto, pur non essendo mai passato dalla porta, è entrato dalla finestra.
D’altra parte se ho scritto quel che ho scritto, è stato
perché ho letto, a pag 22 del n.1/04 di Azienda
Edicola, un interessante
articolo sulla distribuzione nel quale veniva intervistato Adalberto
Guardamani, direttore vendite di A&G Marco, che alla domanda: “Le
pubblicazioni per adulti sono diventate un problema per molti edicolanti che,
non potendo più esporre giornali e videocassette per disposizione di legge, o
per scelta, preferiscono non ricevere più prodotti di questo tipo. Che fare?”
risponde: “Sinceramente, distribuiamo anche editori di prodotti per adulti,
ma non ne esiste l’obbligo di messa in vendita: alcuni rivenditori ne hanno
fatto un business, altri li rifiutano trovando equilibri in sede locale”.
Il simpatico Guardamani rappresenta la A&G Marco, la A&G Marco è aderente alla ADN, la ADN è aderente alla FIEG. Ho sempre visto Adalberto Guardamani alle riunioni tra le parti che, generalmente, si svolgono nella sede milanese della FIEG (e non penso fosse lì per caso, per salutare qualche amico). Non mi risulta ci siano state rettifiche all’intervista in questione.
A causa di tutto ciò, non mi sembra di dire il falso, facendo emergere che quanto scritto è “condiviso” dalla FIEG. Se poi questo, ufficialmente, non si può dire, non lo diremo più. Basta che una logica e seria “obiezione di coscienza” (per altro accettata in settori molto più importanti del nostro) possa sempre essere fatta.
Nella speranza di aver contribuito a chiarire le
chiarificazioni del direttore della sede FIEG di Milano, spero che Renato
Salvetti gradisca un mio cordiale “ruggito”.
Carlo Leopardo
P.S. Riguardo le premesse della lettera, devo brevemente esprimere che:
• Non sta a me giudicare qualità e prezzi dei prodotti (anche se vorrei farlo), ma molte, troppe volte gli “ammennicoli” non fidelizzano ma creano effetto contrario, spostando acquirenti da una testata all’altra.
• Prendo atto che: tanga, pareo, bikini, ciabatte, borse, trousse, gonne, cardigan, ombrelli, rossetti, materassini gonfiabili, ecc. ecc. “arricchiscono” il contenuto della pubblicazione, offrendo ai lettori informazione, cultura e intrattenimento.
Lucio
Toffetti si chiede: “Come può l’editore stabilire con assoluta certezza che le
vendite della pubblicazione collaterale siano avvenute TUTTE il lunedì quando
la permanenza in edicola della stessa è settimanale?”
Per colpa dell’euro e dei sei decimali, forse, pochi edicolanti hanno soffermato la loro attenzione sul prezzo di Repubblica quando viene venduta insieme con quelli che adesso chiamano “collaterali”.
Mi riferisco all’Enciclopedia (ora sostituita dagli Articoli di Eugenio Scalfari), alla Poesia Straniera, alla Biblioteca dell’Ottocento a I maestri del giallo, ai vari cd musicali, all’Espresso con dvd o con cd.
Esaminiamo cosa succede quando alla Repubblica abbiniamo una delle prime tre pubblicazioni citate che sono unicamente cartacee e da considerare “inserti senza prezzo di vendita autonomo”.
Apro e chiudo immediatamente una parentesi: non sono assolutamente d’accordo su questa definizione limitativa. Tali pubblicazioni sono, a tutti gli effetti, libri facenti parte di collane periodiche e che, abbinati o no a un quotidiano, danno diritto al maggior sconto del cinque per cento mai riconosciuto dagli editori.
Tornando a bomba, le quattro pubblicazioni in argomento vengono addebitate alla rete di vendita calcolando lo sconto sul prezzo di copertina defiscalizzato (98,8%) e con il riconoscimento, per il compiegamento delle stesse con la Repubblica, delle ex 6 lire. Il quotidiano viene fornito alle normali condizioni in uso (defiscalizzazione 98,8%, lunedì e giovedì compenso per inserto gratuito ex 30 lire, venerdì e sabato compenso per inserto a pagamento ex 6 lire). E fin qui tutto regolare (a parte la questione libri….).
Passano i giorni, a volte anche un mese, e all’improvviso ti ritrovi degli addebiti sul fondo bolla calcolati sulle copie vendute delle quattro pubblicazioni collaterali - giustificati con la dizione “recupero sul defiscalizzato” - e ammontanti a 24 lire per copia.
Ti domandi e domandi al tuo DL il perché, ma non hai risposte. Nessuna.
Sembra - il dubitativo è d’obbligo - che le giustificazioni del gruppo editoriale siano più o meno queste (per semplificare facciamo l’esempio dell’Enciclopedia):
Diciamo che, visto l’Accordo Nazionale, la tesi editoriale è esatta. Ma trae origine da un falso assioma: come può l’editore stabilire con assoluta certezza che le vendite della pubblicazione collaterale siano avvenute TUTTE il lunedì quando la permanenza in edicola della stessa è settimanale? Potrei aver venduto una, dieci, tutte le copie il martedì o il mercoledì e avere quindi diritto alle previste 30 lire sulle copie della Repubblica di lunedì.
E adesso veniamo ai cd musicali, all’Espresso con dvd cinema o con cd musica.
Per i primi l’addebito viene fatto calcolando lo sconto sul prezzo defiscalizzato al 96% e col dovuto compenso per il compiegamento delle ex 6 lire salvo successivamente addebitare 9 lire dovute alla differenza tra la normale percentuale di defiscalizzazione (98.8) del quotidiano e quella (96) dello stesso venduto insieme al cd.
Non male, vero? Ti danno sei e ti tolgono nove. E da quanto mi risulta solo la Repubblica opera in questo modo.
Più variegato il caso della vendita in abbinamento con l’Espresso dvd cinema o cd musica ceduti con la defiscalizzazione del 96% senza alcun compenso aggiuntivo per il compiegamento col quotidiano.
Eppure:
Ciò nonostante nessun compenso per il compiegamento ma, e qui si va nell’assurdo, viene applicato il recupero sul defiscalizzato per il quotidiano: sono due testate distinte, una vendita congiunta senza un preventivo compiegamento, quando si tratta di dare un compenso; sono un prodotto unico (anche se fornito disgiunto) quando si recuperano 9 lire.
Questa Repubblica mi ricorda molto un’altra repubblica, quella delle banane.
Solo che la banana, come nelle vignette pubblicate sul
nominato quotidiano, me la sento puntata su una non nominabile parte del mio
corpo.
Lucio Toffetti
Presidente Provinciale SNAG Lucca
E questo è quanto ci ha scritto, invece, l’Associazione
Nazionale Distributori Stampa a seguito dell’Editoriale di Armando Abbiati,
pubblicato, sempre sul n.2 della nostra rivista.
Milano, 29 aprile 2004
Riscontriamo il testo indicato, e senza nascondere un profondo senso di sorpresa e rammarico, per ciò che di competenza ANADIS, la presente per manifestare il nostro esplicito disappunto e disagio per il tenore e l’evidente grossolanità della comunicazione proposta.
Non vogliamo in tale occasione entrare nel merito dell’asserita supposta posizione di “sudditanza” del rivenditore nei confronti del Distributore Locale, posizione politica certamente non condivisibile e a nostro avviso superata dalla storia, ma evidenziare alcune affermazioni che sono del tutto prive di valore, legittimità, e anche buon senso. Si noti, non con riferimento ad una posizione “politica” di ANADIS e dei propri associati, ma con riferimento esclusivo alle sole e legittime regole legali che disciplinano il settore.
Più esattamente:
• Con riferimento all’affermazione secondo cui “Il
Distributore minaccia di sospendere le forniture? Sappiate che non può farlo:
sono soltanto l’Organo Monocratico e la Fieg che, di fronte a conclamata
insolvenza e inadempienza, possono autorizzare il distributore locale a farlo.
Perché il distributore opera per conto della Federazione Italiana Editori la
quale ha tutto l’interesse a che le edicole siano regolarmente fornite”:
Il Distributore ha invece tutto il diritto di farlo!, certamente nel rispetto delle regole dell’eccezione di inadempimento.
Assolutamente errata e priva di qualsiasi fondamento, nonché buon senso, risulta la presunta necessaria autorizzazione di FIEG alla sospensione. Fieg è, in qualità di Associazione o Federazione, del tutto estranea ai rapporti commerciali tra distributori e rivendite. Il distributore non opera in alcun modo, né potrebbe farlo, per conto della Federazione Italiana Giornali, ma al massimo delle singole Aziende Editoriali. Gli associati Fieg, singolarmente intesi, potranno anche avere tutto l’interesse a che le Edicole siano regolarmente fornite, ma solo se pagano le forniture ai Distributori Locali, i quali provvederanno al pagamento dei prodotti editoriali alle stesse Aziende Editoriali produttrici.
• L’affermazione secondo cui “Non volete la stampa pornografica? La potete rimandare indietro ogni volta che arriverà nella cesta…” è del tutto illegittima.
È vero invece il contrario: il rifiuto appare in contrasto sia con quanto disposto dall’Accordo Nazionale, sia con quanto indicato dall’art. 16 legge 416/81 secondo cui “Le imprese di distribuzione devono garantire, a parità di condizioni rispetto ai punti di vendita serviti e al numero di copie distribuite, il servizio di distribuzione a tutte le testate giornalistiche che ne facciano richiesta....”; l’unica possibilità ammessa per i rivenditori appare quella indicata dall’art. 5 del DLgs. 170/01 secondo cui “...d) è comunque vietata l’esposizione al pubblico di giornali, riviste e materiale pornografico”.
Per concludere, già in precedenti occasioni abbiamo ravvisato la necessità di una più attenta riflessione sulle comunicazioni che a vario titolo nel nostro mondo vengono diffuse. Si prenda ad es. quanto successo e da noi anticipatamente previsto, per il caso di Potenza (pag. 62 Azienda Edicola, medesimo numero).
Per altro nel medesimo editoriale la premessa sembrava di
buon auspicio: “…L’ignoranza, dovreste saperlo, non è ammessa dalla legge…”
Forse si è nuovamente persa una buona occasione per una corretta attività d’informazione, sicuramente per una proficua collaborazione tra operatori della medesima filiera.
Cordiali saluti.
ANADIS
(senza firma)