‘Oggi’. Tutto bene, grazie. Per ora

 

“Oggi gode di ottima salute. I familiari pure. Il nuovo Dipiù troverà il suo spazio”, dice Paolo Occhipinti , direttore di Oggi, il settimanale familiare di Rcs, primo per diffusione con 700mila copie settimanali. Che però aggiunge: “C’è un unico concorrente che potrebbe davvero danneggiarci: un quotidiano popolare fatto bene”.

“Il problema – dice Occhipinti - è di capire se Dipiù allargherà il mercato o porterà via copie agli altri. Credo comunque che il nuovo settimanale di Mayer darà più fastidio a Gente che a Oggi. Gente ha un pubblico più attento agli aspetti emozionali, tutto anema e core, e non potrà mascolinizzarsi più di tanto perché rischia di acquistare prestigio ma di perdere copie”. Secondo Occhipinti, i veri problemi per i settimanali familiari nascerebbero con il lancio di un nuovo quotidiano popolare: un’impresa tutt’altro che irrealizzabile, come dimostra l’esperienza dei giornali gratuiti Metro, City e Leggo. “Basterebbe mettere in redazione dieci giornalisti in più, scegliere le fotografie giuste, convincere Ornella Muti o Vanessa Incontrada che l’esclusiva la dà al quotidiano e non al settimanale, farci scrivere ogni tanto Biagi o Zavoli e vedrete che funziona”. Secondo il direttore di Oggi, il break even di un quotidiano popolare è a meno di 100mila copie. “E ne venderebbe tranquillamente il doppio. Stiamo parlando di un mercato molto ricco: sono sicuro che lo spazio c’è e il primo che lo riempie vince”.

 

‘Nick’. La vita è tutta un cinema

 

Una delle frasi di lancio dice: “La tua vita è piena di cinema, scoprilo su Nick”, mentre un altro claim dichiara che Nick “ è il primo mensile di costume dedicato al cinema”. Alle prime sembra un rebus: si parla di cinema o di vita, di cinema o di costume? Invece come te la spiega il suo inventore Luca Grandori – aureolato inventore di testate come AutoCapital, Dove, Gulliver, Carnet e oggi titolare dello studio editoriale Mediaspeed che sforna progetti a destra e a manca – la formula del nuovo mensile edito dalla Edm di Alberto Donati e famiglia è semplice semplice, quasi banale, perché basata sulla semplice osservazione che siamo tutti nutriti di cinema, che il cinema è attorno a noi, negli oggetti, negli atteggiamenti, nelle mode, nei tic, nelle idee, nelle memorie, e che a sua volta il cinema pesca dalla vita tendenze, temi, personaggi e ne fa storie che influenzano i nostri pensieri, sentimenti, costumi. In mezzo a questo ping pong fra cinema e vita, Grandori ha piazzato la rete di Nick, per intercettare gli spunti migliori, per illustrare queste sovrapposizioni. Nick è un mensile patinato di un centinaio di pagine di grande formato, tipo locandina, tale da rendere tutta la spettacolarità del mezzo e degli argomenti di cui si parla. Costa 3,50 euro ed è rivolto a un pubblico fra i 25 e i 45 anni, di consumatori di cinema, curiosi e intelligenti, un target trasversale, non di puri cinefili.

 

 

Dipartimento per l’editoria. Pochi soldi, troppi giornali

 

È tempo di bilanci per la legge sull’editoria, approvata poco più di tre anni fa durante gli ultimi mesi di governo del centrosinistra per riformare, tra l’altro, i criteri di finanziamento ai giornali di partito e a quelli dei movimenti politici. Al Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi c’è preoccupazione: sono tanti – troppi, pensa qualcuno – i giornali che ricevono le sovvenzioni da parte dello Stato.

L’allarme non riguarda tanto i quotidiani di partito quanto i cosiddetti giornali di opinione come Il Foglio, Il Riformista e il nuovo Indipendente che, grazie alla formula della cooperativa giornalistica, godono di contributi che arrivano a coprire fino al 50% delle loro spese. Una vera manna, soprattutto in tempi di magra pubblicitaria. Ma un notevole esborso da parte dello Stato che, proprio su queste ultime intende ora intervenire.

 

‘Giornale di Sardegna’. Il ritorno di Niki

 

Proprio a settembre scadono i cinque anni di vincolo “a non creare iniziative editoriali concorrenziali” che gli aveva chiesto Sergio Zuncheddu al momento dell’acquisto dell’Unione Sarda, e Niki Grauso si sta preparando a tornare in pista investendo tra i 10 e i 15 milioni di euro per un nuovo quotidiano regionale. Per il momento ha scelto il nome (Il Giornale di Sardegna), il formato (tabloid europeo, tipo El País), il direttore (Antonio Cipriani, 46 anni, già inviato dell’Unità e direttore dell’Ora di Palermo) e in queste settimane sta facendo la spola (tra Roma, Milano, Genova e Cagliari) per mettere a punto tutti gli altri aspetti dell’iniziativa. In questa fase Grauso, tutto preso dalla messa a punto del progetto, non si sbilancia. Ma non perde l’occasione per una provocazione politica: “Dove ci collochiamo? Ovviamente a sinistra, ma non certo con questi Ds!’’.

 

Quotidiani: TEMPO... di gossip

 

“L’immagine che Il Tempo ha all’esterno non corrisponde ai dati di fatto” perché “non è il giornale della destra becera: lo dice il direttore Franco Bechis. “Se crediamo ai dati Audipress scopriamo tutta un’altra cosa: Il Tempo è uno dei quotidiani che ha, in termini percentuali, il maggior numero di lettori sotto i 40 anni: attorno al 49%. Quindi un giornale letto tendenzialmente non da persone molto anziane ma, semmai, piuttosto giovani. Il lettore appartiene a una fascia economica medio-alta e ha anche un titolo di studio superiore.

È certamente un giornale di tradizione conservatrice cosa che rappresenta un vantaggio in termini economico-pubblicitari. Insomma: piccoli ma buoni”. Bechis spiega la strategia del giornale per farsi riconoscere e per conquistare lettori diversi da quelli tradizionali. “Abbiamo messo a punto alcuni interventi non rivolti ai lettori generici quanto a quelli che poi fanno opinione, alla classe politica, a quella economica. E infatti è stato aggiunto un prodotto finanziario. Quindi abbiamo deciso di introdurre con forza il gossip per interessare un tipo di pubblico alto della città, quello delle feste, degli incontri, della Roma più classica”.