PATTO EUROPEO PER AVVICINARE I RAGAZZI AI GIORNALI
Sette gruppi editoriali studiano iniziative comuni per avvicinare
i lettori di domani.
Il modello è quello di "Quotidiano in classe" progetto
che l’Osservatorio giovani-editori promosso da Andrea Ceccherini ha lanciato e
potenziato in questi anni in Italia. Nel corso del convegno di Bagnaia (Siena)
la testimonianza diretta dei rappresentanti dei quotidiani americani che hanno
coinvolto
sempre più i giovani, offrendo notizie adatte anche a loro.
“Crescere fra le righe. Giovani, editori e istituzioni a confronto’” è stato il titolo della terza edizione del convegno organizzato dall’Osservatorio giovani-editori per parlare di giornali e di ragazzi. Anche quest’anno particolarmente ricca, sia per numero che per qualità, la rappresentanza del mondo editoriale internazionale.
Accanto ai colleghi italiani si sono dati appuntamento a Bagnaia (Siena, 7-8 maggio) direttori ed editori stranieri: Lachlan Murdoch, figlio di Rupert e editore del New York Post, Craig Moon, presidente di Usa Today, John Puerner, presidente del Los Angeles Times, e poi i direttori Robert Thomson (The Times), Pedro J. Ramirez (El Mundo), Gunther Nonnenmacher (Frankfurter Allgemeine).
E proprio partendo dalle diverse esperienze si è discusso su
quali siano le iniziative migliori per avvicinare i giovani alla lettura del
quotidiano.
Il problema del calo d’interesse verso i giornali fra i ragazzi non è un problema legato al singolo paese: complessivamente, negli ultimi dieci anni, l’Europa ha perso ben il dieci per cento di giovani lettori. Per questo si è pensata e studiata un’operazione di educazione alla lettura da attuare su tutto il territorio continentale.
Sette gruppi editoriali europei hanno firmato, durante il convegno di Bagnaia, un protocollo d’intesa «per avvicinare i ragazzi alla lettura e formare la nuova classe dirigente europea».
Protagonisti dell’iniziativa sono il francese Le Monde, il tedesco Frankfurter Allgemeine, lo spagnolo El Mundo, il britannico The Times e gli italiani Corriere della Sera, Sole 24 Ore e Quotidiano Nazionale (comprendente il Giorno, Nazione, Resto del Carlino). L’idea è quella di promuovere un progetto comune per far tornare i quotidiani nelle mani dei giovani, attraverso la scuola.
In Spagna, dove si legge meno che in Italia (102 lettori ogni mille abitanti contro i nostri 103) il quotidiano El Mundo, con un investimento annuale di due milioni di euro (coperto dagli sponsor) ha già messo in piedi un’apposita struttura per coinvolgere i giovani: otto pagine di supplemento giornaliero dedicato ai ragazzi, spedito in 12 mila classi delle superiori, in cui si affrontano i temi più svariati, dallo sport alla scienza, ma anche programmi accademici e attività sociali.
I sette si sono dati un anno di tempo per trovare la strategia giusta, sulla scorta dell’esperienza di «Quotidiano in classe».
Ma intanto la presenza alla Bagnaia dei direttori e degli editori dei sette gruppi editoriali interessati al progetto (assente solo Jean-Marie Colombani di Le Monde, sostituito da Anne Schaussebourg, direttore del coordinamento editoriale) è il segno di rapporti stretti e di una strategia unitaria.
“L’obiettivo è usare i
giornali come strumenti di integrazione e appartenenza, per far crescere una
generazione con una coscienza critica più vicina ai valori dell’Unione europea.
È la Maastricht dei quotidiani” ha commentato Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio giovani-editori, promotore di quest’alleanza editoriale. E proprio in linea con il progetto si è svolta la tavola rotonda dal titolo “Fatta l’Europa, facciamo gli europei” che ha visto protagonisti i direttori dei quotidiani aderenti all’iniziativa.
Nel corso di quest’incontro è stata lanciata anche l’ipotesi del primo quotidiano europeo, subito accolta con entusiasmo dai giovani lettori, ma “frenata” immediatamente dagli stessi direttori: “Esiste l’idea di fare un giornale che si rivolga a un’opinione pubblica europea? No, perché nessuno ci vede una possibilità di successo. E questo è indicativo: l’Europa è fatta, gli europei no.”
Queste le parole del direttore del Corriere della Sera, Stefano Folli che ha trovato concordi anche i colleghi degli altri quotidiani europei.
Sul fronte governativo a Bagnaia era presente Franco Frattini, ministro degli Esteri, che ha spiegato come l’esperimento di lettura dei giornali europei partirà negli Istituti di cultura italiani all’estero e in quelli stranieri in Italia.
“….Leggere mi ha insegnato tanto e non lo faccio da ieri. Saranno una decina d’anni che il quotidiano almeno lo sfoglio. Una volta lo leggevo in modo distratto. Adesso, dopo due anni di Quotidiano in classe, studio anche i fondi di prima pagina…”
“A scuola mi piace leggere il giornale perché è il solo modo per uscire dai programmi scolastici, insomma per non parlare solo di Dante, Boccaccio o della Guerra dei trent’anni. E poi ci dà spunti per discutere fra di noi, per parlare di più…”
I giovani giudicano la società frenetica e si affidano al quotidiano per trovarvi una funzione pedagogica e divulgatrice, per dedicarsi all’approfondimento dei grandi temi come la guerra e la pace ma anche l’inquinamento. Gli studenti chiedono che il quotidiano entri a far parte del materiale scolastico, perché la lettura del giornale è l’unico mezzo per collegare il mondo della scuola, troppo spesso avulso dalla società, a quello esterno e perché è il solo punto d’incontro con la realtà di tutti i giorni.
Non sono mancate richieste dai giovani lettori agli esponenti del mondo editoriale nazionale. I ragazzi ammettono anche la difficoltà nel comprendere il linguaggio dei quotidiani, spesso troppo tecnico per chi non è un addetto ai lavori. Negli articoli, il più delle volte, vengono date per acquisite conoscenze che i giovani non hanno. Oltre ai grandi temi i giornali, secondo i partecipanti al convegno di Bagnaia, per conquistare gli studenti dovrebbero proporre argomenti, per ora poco presenti, come quelli riguardanti le nuove tecnologie e il lavoro.
“I ragazzi ci hanno detto come vorrebbero i quotidiani. Adesso tocca ai direttori trovare il coraggio per cambiare i loro giornali” ha dichiarato Andrea Ceccherini presidente dell’Osservatorio.
Interessante, nella due giorni toscana, è stato il confronto con la stampa internazionale.
Gli editori americani hanno denunciato la scarsa consuetudine alla lettura dei quotidiani da parte delle giovani generazioni, tanto più che chi ha fra i 18 e i 25 anni rappresenta oggi non più del 20% del totale dei lettori, con punte addirittura inferiori al 9% in certe aree urbane.
“Sviluppare una solida relazione fra il giornale e il proprio pubblico è il risultato di un processo lungo - ha spiegato John Puerner, presidente del Los Angeles Times - Per attirare i giovani bisogna capirne gli stili di vita e seguirne i cambiamenti.”
Il Los Angeles Times è un giornale che ha decine di uffici sparsi per tutto il mondo, vende ogni giorno 1 milione di copie (che salgono a 1,4 milioni la domenica), registra 2,8 milioni di lettori (3,6 la domenica). La sua strategia verso le generazioni più giovani prevede forti sinergie con media diversi.
“Innanzitutto guardiamo con interesse a Internet – ha spiegato Puerner – Fra il giornale e il nostro sito web, molto utilizzato dai ragazzi, l’informazione giornalistica è data in maniera complementare”.
All’integrazione tra informazione cartacea e Internet guarda anche UsaToday: “Il giornale ha 7 milioni di lettori ogni giorno, mentre il sito web è visitato quotidianamente da 2 milioni di persone - spiega il presidente, Craig Moon - Abbiamo dato più spazio a servizi destinati prevalentemente a una generazione che, per esempio, segue forme di spettacolo come la musica pop, o che ha uno stile di vita comunque diverso da chi è più avanti negli anni. Ma, fondamentalmente, UsaToday resta uno strumento che offre news d’alta qualità a professionisti e businessmen”.
Tutt’altro scenario per il New York Post, il tabloid metropolitano da 700 mila copie quotidiane di Rupert Murdoch. Qui, proprio le generazioni fra i 18 e i 34 anni sono state il motore del successo dopo anni di declino.
“Nel 1998 rappresentavano il 23% dei lettori, ora sono quasi il 27%: nelle scuole, la nostra penetrazione è aumentata del 258%”, assicura il trentaduenne editore, Lachlan Murdoch - Il segreto? Un giornale non noioso, non prevedibile, non grigio in cui la grafica diventa fondamentale. Le notizie si riducono a poche righe, l’ironia abbonda e i titoli devono colpire immediatamente il lettore”.
Strade che negli Stati Uniti hanno dato risultati e che in Europa potrebbero essere esportate immediatamente.
Intanto vedremo cosa accadrà con il progetto continentale promosso dall’Osservatorio giovani-editori a Bagnaia.
Maria Bini