
Secondo la FIEG, nell’ultimo quadrimestre 2003, l’indice
di lettura (che non significa numero di copie vendute) è cresciuto del 5%.
Una difesa non solo d’ufficio.
Un milione di
lettori in più nell’ultimo quadrimestre del 2003 con un indice di penetrazione
passato dal 38,9% al 40,8%.
Con una difesa
“non solo d’ufficio ma convinta e basata sui dati” ha iniziato il suo
intervento Sebastiano Sortino, direttore generale della FIEG,
introducendo lo studio Innovazione nei quotidiani, curato da Innovation
Media Consulting Group e, nell’edizione italiana, dalla società Consuledis
con il patrocinio della Federazione Italiana Editori Giornali.
Alla
presentazione ha partecipato, tra gli altri, anche Boris Biancheri, il
presidente dell’ANSA designato, a fine giugno, alla presidenza della FIEG.
Facendo suo lo
slogan dello studio “La stampa gode di un’ottima pessima salute”, Sortino ha
sottolineato che “il quotidiano, di cui tutti si affannano ad annunciare la
morte, in realtà è vivo e vitale più forse di altri mezzi che si contendono i
ricavi pubblicitari”.
Criticando la
diffusa tendenza “a dire che i giornali italiani sono fatti male e non li legge
nessuno”, ha citato i dati AUDIPRESS dell’ultimo quadrimestre 2003 dai quali
emerge una crescita “molto sostenuta” dell’indice di lettura con un incremento
del 5% di lettori, pari a un milione di unità. In aumento soprattutto le
regioni del Sud, dove l’indice di penetrazione passa dal 26 al 28,8%.
È penalizzante la media tra le
Regioni.
Sortino ha
spiegato che la carta stampata sconta, nei dati di diffusione complessiva, il
dualismo tra il Nord e il Sud Italia dove la vendita dei quotidiani è molto
bassa.
“I dati
solitamente invocati per dare un giudizio negativo rispetto all’Europa”, ha
sottolineato il direttore generale della FIEG, “sono quelli di diffusione
complessiva, frutto di una media tra varie regioni. Ma non si considera che
essa è influenzata dai dati molto negativi del Sud mentre i numeri di parecchie
regioni sono pienamente allineati a quelli europei e di paesi come la Francia.
La carta stampata – dice il direttore FIEG – ha capacità di tenuta nonostante
una serie di dati negativi e il fatto che in Italia l’inesistenza di
infrastrutture alternative di distribuzione renda le edicole canale esclusivo
per la vendita”. (Quest’ultima affermazione ci sembra ormai superata da
tempo, ma evidentemente Sortino non se ne è ancora accorto - ndr).
La brand
extension, un successo.
Un altro segno
di grande vitalità dei giornali italiani è dato, secondo il direttore generale
della FIEG, “dal successo conquistato dall’offerta di prodotti editoriali
diversi dal quotidiano”, la cosiddetta brand extension.
“Quarantaquattro
milioni di copie di libri venduti dimostrano come il giornale abbia con il
proprio lettore un rapporto di fiducia e di autorevolezza che gli consente di
indirizzare le scelte di acquisto in materia culturale” ha sottolineato
Sortino, proseguendo poi con l’illustrazione delle innovazioni tecnologiche che
molti editori stanno introducendo: “Il massiccio volume di investimenti che la
grande stampa sta realizzando per passare a forme tecnologiche avanzate (come
il full color) – ha detto – porterà la stampa italiana al livello più alto di
tecnologie tra tutti i Paesi europei”.
Tabloid e contenuti di qualità.
Eresia fino a
qualche anno fa per i quotidiani di qualità, oggi il formato tabloid sembra la
nuova frontiera della carta stampata come dimostra The Independent, che
nella versione mini è cresciuto del 15%.
La febbre del
tabloid è una delle nuove tendenze che sono state illustrate proprio agli
editori nel rapporto annuale Innovazione nei quotidiani. Formato tabloid, ma
senza rinunciare a contenuti di qualità, pagine tutte a colori “perché” ha
spiegato Juan Antonio Giner, vicepresidente della società di consulenza Innovation
Media Consulting Group “colore è informazione”.
E nuovi
contenuti per i quotidiani finanziari “indirizzati non a chi emette carte di
credito ma a chi ne fa uso” e consigli su come ridurre i costi e aumentare la
pubblicità sono alcuni degli spunti offerti nei 15 capitoli del rapporto che
analizza casi e tendenze del mercato editoriale mondiale.
La torta pubblicitaria:carta
stampata e tv non sono per forza nemici.
Gli
inserzionisti possono trovare nella comunicazione integrata dei due mezzi
(carta stampata e tv) un’alleanza per aumentare i propri clienti, come
suggerisce uno studio predittivo, curato da Kpmg Business Advisory Services.
Secondo la ricerca, la comunicazione pubblicitaria in tv ha più vantaggi se
coniugata con inserzioni sui quotidiani. È il caso della campagna per lanciare
la Pepsi Light tra i giovani olandesi: si è partiti con messaggi sul video per
poi passare a una colorata campagna sulla stampa. Risultato: una crescita del
10% delle vendite.
“Gli editori” ha
sottolineato Edwin Colella di Kpmg “devono tener presente che in alcuni
casi gli inserzionisti non possono prescindere dai giornali perché la carta
stampata dà fisicità al messaggio pubblicitario”.
Senza stampa che democrazia sarebbe?
Luca Cordero
di Montezemolo prima di
lasciare la sua carica di presidente FIEG, è intervenuto al Convegno
organizzato a Roma, dalla rivista Reset e dal Goethe Institut sul futuro dei
giornali in Italia e in Germania.
Al dibattito,
coordinato dal vicedirettore del Corriere della Sera Dario Di Vico,
hanno preso parte Giancarlo Bosetti, direttore di Reset, Ezio Mauro,
direttore di La Repubblica, Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, Michael
Naumann, direttore di Die Zeit e Sigfried Weischenberg, direttore
dell’Istituto di giornalismo e comunicazioni di massa dell’Università di
Amburgo.
Il leit-motiv
del Convegno era rappresentato da un interrogativo di fondo: “Senza stampa che
democrazia sarebbe?”.
Nel tentativo di
dare risposta, Montezemolo è partito dalla citazione di Thomas Jefferson, che
sarebbe diventato il terzo presidente degli Stati Uniti d’America nel 1787, due
anni prima della rivoluzione francese: «Se toccasse a me decidere se avere un
governo senza avere i giornali o se avere i giornali senza un governo, non
esiterei minimamente a scegliere quest’ultima soluzione».
La frase,
sicuramente paradossale, esprime un concetto fondamentale: la libertà di
informazione non è un “in più” rispetto alla democrazia ma ne è una componente
fondamentale al punto che senza l’una non c’è l’altra.
La preghiera mattutina.
È seguita,
quindi, la citazione di un’altra celeberrima frase che, nella sede del Goethe
Institute, sembrava obbligata. Quella di Hegel (filosofo tedesco, 1770-1831)
che diceva «che la lettura del giornale, la mattina presto è una sorta di
realistica preghiera mattutina».
“Questo concetto
della lettura del giornale quale rito laico della democrazia – ha sottolineato
Montezemolo – mi pare sia la chiave di tutto il Convegno. Se non si comprende
come i giornali, pur tra i mille loro errori e difetti, “incarnino” nella loro
diversità e nella loro contrapposta parzialità la democrazia stessa, non si
comprende cosa sia la democrazia. È sintomatico che il primo segno di
restaurazione della libertà in ogni Paese, che ne abbia subito la mancanza, sia
rappresentato dal fiorire dei giornali e che i primi obiettivi di chi vuole
eliminare la libertà in un Paese siano l’attacco ai mezzi di informazione e
l’eliminazione degli uomini che vi lavorano. Stampa e democrazia vivono
insieme, muoiono insieme”.
Giornali poco comprati ma molto
letti.
“Venendo al caso
italiano – ha osservato Montezemolo – dobbiamo constatare che abbiamo
sicuramente un alto grado di pluralismo: giornali nazionali, regionali,
provinciali, politici economici, sportivi, giornali periodici che coprono ogni
possibile campo di interesse, tutti fieramente impegnati in una competizione
più che accesa per contendersi l’attenzione del pubblico.
La diffusione –
occorre riconoscerlo – è minore di quella che il nostro livello di sviluppo
economico e culturale meriterebbe. Il dato della diffusione, per essere
correttamente valutato, deve però essere integrato con altri due dati. Il primo
è quello della lettura: ogni giorno 20 milioni di persone leggono un quotidiano
e almeno 10 di questi 20 milioni ne leggono due. Ogni settimana 30 milioni di
persone leggono un periodico e almeno 20 milioni ne leggono due.
Il primo dato,
quindi, mostra giornali poco comprati ma molto letti.
Il secondo dato
è che la diffusione nazionale è la media tra situazioni totalmente diverse:
quella della Liguria o del Trentino Alto Adige, dove la diffusione è pienamente
comparabile con quella europea, e quella di regioni meridionali nelle quali la
diffusione è decisamente al di sotto degli standard di un Paese sviluppato. Ma
proprio nel Mezzogiorno gli indici di lettura per copia sono più alti che al
Nord”.
Gioco di squadra.
Ritornando al
tema del Convegno, Montezemolo ha concluso ribadendo che “senza giornali non
sarebbe una democrazia e senza giornali forti sarebbe una democrazia zoppa.
Lavorare all’obiettivo di rafforzare i giornali per rafforzare la democrazia è
il fattore unificante di tutti i protagonisti della “filiera”
dell’informazione: editori, giornalisti, poligrafici, distributori, edicolanti.
Dopo tre anni di presidenza della FIEG posso dire che questo sentimento comune
tra tutti i protagonisti del processo informativo è stato per me il motivo di
maggiore soddisfazione: parlo spesso di gioco di squadra e posso dire che nei
giornali la squadra esiste ed è compatta. E alla lunga la partita sarà vinta”.