Liberi
tutti
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Cinque anni
ha impiegato l’Antitrust per arrivare alla solita conclusione: il grande male
che da sempre soffoca, limita e strozza
lo sviluppo della carta stampata
è il numero delle edicole. Dimenticandosi, però, che la sperimentazione ha largamente
dimostrato che, a numero maggiore di punti vendita,
l’incremento di copie per quotidiani e periodici è stato soltanto un
modestissimo 1,7%!
Si fa presto
a dire “libero mercato” o “restrizione del mercato” quando ci si riferisce a un
settore che non si conosce, o non si è voluto maggiormente conoscere, malgrado
un’indagine conoscitiva durata cinque anni.
Risultato? Un
volume corposo in termini di pagine, una relazione bella e scorre-vole in
termini di lettura, vocaboli usati con professionalità e precisione per non
colpevolizzare questa o quella posizione, ma la sostanza è una sola, il male,
il grande male, che da sempre, soffoca, limita e strozza lo sviluppo e il
mercato della carta stampata periodica in Italia è il numero delle edicole che
vendono questo prodotto.
La gran parte
della colpa sta qui, dice l’Antitrust, e solo in misura marginale è colpa del
sistema distributivo o di cessione del prodotto stesso.
La licenza,
la tanto odiata autorizzazione, che ancora oggi deve essere rilasciata dai
comuni, vincolata a dei parametri di Legge, è un tappo alla libera concorren-za
del mercato. Così dice l’Antitrust in edicolese..
Cinque anni
di indagini per arrivare a questa conclusione… ma che noia, ma che barba!
Sempre la stessa tiritera, sempre lo stesso pianto, sempre le stesse banalità,
sempre gli stessi moralismi.
Però, siccome l’indagine è conclusa e pubblicata, e a qualcuno può creare buonumore e far comodo usare i suoi contenuti nelle sedi o sui tavoli opportuni (tenete presente che la strada per l’inferno è lastricata di buoni intendimenti!), proviamo, senza entrare in merito alla conclusione dell’Autorità Garante, a esaminare virtualmente il settore se fosse a libero mercato.
Perché è
indiscutibile che, se si vuole un sistema di mercato libero, libero deve essere
tutto.
• Libero è
l’editore di dare il suo prodotto a chi vuole,
• libero è il
cliente di acquistare il prodotto dove meglio crede,
• libero il
futuro commerciante (leggasi: edicolante!) di trovare fornitori che gli diano
un servizio migliore e libero di scegliere il prodotto - nella quantità più
idonea - che il suo esercizio o la sua ubicazione necessitano; libero di
fornire un servizio alla sua clientela nell’arco delle 24 ore, oppure di 12 o 6
oppure… Libero di fare anche lui le sue promozioni e offerte alla clientela;
libero di trattare il prezzo di acquisto; libero di concordare pagamenti;
libero di imporre orari di ricevimento merce; libero di cambiare fornitore o
fornitori; libero di mandare a quel paese chi non rispetta le sue regole e
libero, soprattutto, di porre più attenzione alla sua azienda e ai suoi
clienti, con le regole che riterrà più opportune.
Qualche
preoccupazione in più dovranno averla, dunque, i nostri fornitori perché
finalmente si dovranno preoccupare di trattarci come clienti sapendo che
possiamo rivolgerci altrove.
Perché
libertà commerciale vuole dire, per tutti, niente cartelli, niente monopoli,
niente fornitori imposti, niente quantitativi decisi da altri, niente olio di
ricino.
Ma adesso mi
sorge un dubbio: ho capito bene io cosa vuol dire non avere più
l’autorizzazione a vendere o non l’hanno capito gli altri?
Vuoi vedere
che forse pensano di abolire la licenza per continuare, a monte, a mantenere il
sistema del bastone e della carota?
Per il
momento chiudiamola qui e vediamo se qualcuno ha il coraggio di rispon-dere
prendendo posizione.
Armando
Abbiati
Presidente
Nazionale Snag-Confcommercio