Non spaventiamoci!
di Lino
Maesano
Nella bozza del nuovo Accordo Nazionale appare
per la prima volta il termine “fideiussione”.
Cosa significa? E perché è stato inserito?
Compare a
proposito delle garanzie che dovrebbero essere fornite dal rivenditore al
distributore locale non soltanto quando riferite a particolari circostanze del
loro rapporto economico.
È una novità
molto difficile da digerire, specialmente da quei rivenditori che per
localizzazione, per il rapporto instaurato con il DL (distributore locale), per
economicità della loro micro-azienda, non hanno mai preso in considerazione la
possibilità di dover fornire garanzie a chicchessia.
Ma è doveroso
ricordare che l’Accordo è nazionale e che dovrà regolamentare la rete di
vendita da Palermo a Torino andando a equilibrare quelle disparità di
trattamento che sono una realtà che impegna ormai tutte le strutture sindacali
locali e nazionali.
Vero è, che
verrebbe immediatamente da chiedere quali sono le garanzie che il rivenditore
ha da parte del distributore locale, visto e considerato il numero delle
agenzie che hanno chiuso i battenti negli ultimi anni, ma di questo parleremo
un’altra volta.
Ho tirato fuori
da un cassetto l’accordo che un’agenzia del Sud imponeva ai nuovi punti vendita
(intendendo per nuovi anche coloro che semplicemente avevano volturato il
titolo amministrativo).
Non risale al
Medio Evo, non è prevista la “Jus primae noctis” è datato soltanto 1998!
Basta pensare
che il contratto di fornitura (così è definito) inizia con la roboante premessa
che viene stipulato in deroga all’Accordo Nazionale e (udite, udite) al Codice
Civile!
E si parla fra
l’altro di:
a) anticipazioni
in contanti;
b) sospensione
delle forniture anche in caso di contenzioso parziale;
c) interessi sui
ritardati pagamenti;
d) richiesta di
un’ulteriore percentuale se il fatturato dell’edicola dovesse scendere sotto la
quota minima stabilita dal distributore!
e) Impegno a
corrispondere un contributo in caso di mutamento delle condizioni economiche
intercorrenti fra editore e distributore!
Per carità
cristiana mi fermo qui, ma basterebbe quanto detto per invocare a gran voce la
regolamentazione della fideiussione su tutto il territorio nazionale.
Spazzerebbe via
le tante ingiuste sperequazioni esistenti nella categoria e non costituirebbe
un peso economico per il rivenditore.
Noi dello SNAG
sappiamo come fare.
di Daniele
Zulian
Vorrei
approfondire le dichiarazioni rilasciate da Ermanno Anselmi, segretario
generale del SINAGI che, rispondendo a Ornella su PUNTOCOM - a proposito del
contratto estimatorio per il pagamento delle forniture delle edicole - ha
detto: “L’applicazione del contratto estimatorio significa che tutto il
prodotto viene consegnato in conto deposito, con pagamento, cioè, a richiamo resa
per tutte le pubblicazioni. Dato però che noi non possiamo determinare l’invio
del prodotto sull’edicola - perchè è l’editore che stabilisce quante copie
dobbiamo ricevere - mentre il beneficio finanziario potrebbe essere enorme, è
anche evidente che, forse, nelle edicole potrebbe crearsi un caos di non poco
conto”.
Ecc. ecc.
La linea del
Sindacato, a proposito della modalità di pagamento delle pubblicazioni, è
incentrata sulla richiesta del riconoscimento del contratto estimatorio, per
ottenere il pagamento posticipato al richiamo resa anche per le pubblicazioni
con periodicità mensile. Ciò consentirebbe di restituire agli edicolanti
una notevole massa di denaro che, attualmente, è impiegata nel pagamento alla
consegna delle forniture di queste pubblicazioni.
È necessario
perciò chiarire anzitutto la ragione di fondo che - al di là di ogni
ragionevole dubbio e di ogni altra considerazione meramente giuridica - rende
legittimo, necessario e urgente il pagamento posticipato alla resa delle
forniture di pubblicazioni mensili: la motivazione forte e sostanziale di
questa richiesta discende dalla politica di-stributiva tenuta dagli editori
durante l’applicazione dell’Accordo Nazionale, siglato nel lontano 1994.
Sfruttando le
lacune normative dell’attuale Accordo Nazionale, gli editori - o sedicenti tali
ma comunque con l’assenso della FIEG - hanno preso a pretesto, per anni, il
nobile principio della parità di trattamento per riempire le edicole di merce
invendibile, pagata alla consegna, finanziandosi così a tasso zero, mettendo in
crisi economica e operativa gli edicolanti. In questo modo è stato ottenuto
anche un ulteriore pretesto per chiedere (e ottenere) interventi legislativi
volti all’allargamento della rete di vendita, perché le riviste “valide” apparivano
come “soffocate” da un mare di altre pubblicazioni. Quindi, questa drammatica
situazione era funzionale anche al disegno della FIEG, teso a dimostrare la
necessità di aumentare i punti di vendita.
Quello
sinteticamente descritto è stato un gioco condotto per anni sulla pelle degli
edicolanti e rappresenta, tuttora, un pesante giogo al quale sono sottoposti,
perché il mancato o parziale pagamento anche di un solo estratto conto
settimanale è condizione di per sé sufficiente per interrompere le forniture.
Per questo motivo è necessario ottenere che il pagamento delle forniture sia
effettuato con modalità tali da scongiurare ogni possibilità che qualche
soggetto sfrutti il ciclo finanziario delle pubblicazioni, pagate alla consegna
e restituite come minimo quaranta giorni dopo, ammesso che siano richiamate in
resa.
In conclusione,
è necessario far valere un incontestabile principio di equità. Per maggiore
chiarezza, è necessario precisare anche che, nel mercato editoriale, il numero
di copie inviate al punto vendita è deciso a monte, e non - come sarebbe più
logico - dall’edicolante che conosce bene la clientela, ivi compresa quella di
“passaggio”. Quindi, è innegabile che l’attuale rapporto - in cui una parte
(gli edicolanti) si impegna a ricevere e pagare tutta la merce in quantità
decisa dal fornitore - si possa definire in tanti modi ma non “equo”. È
necessario perciò riequilibrare la situazione attuale.
Nel corso delle
trattative per il rinnovo dell’Accordo Nazionale tra editori ed edicolanti,
sono state insediate quattro commissioni, ognuna incaricata di esaminare
specifiche problematiche. Di queste commissioni, l’unica che, sinora, sembra
non aver fornito risultati apprezzabili è proprio quella incaricata di
esaminare i flussi finanziari collegati al contratto estimatorio. I dati resi
noti dai distributori non sono molto
significativi. Infatti, è ragionevole ritenere che l’analisi dei flussi
finanziari attuali non sia di per sé sufficiente per stimare realisticamente i
sacrifici immani fatti dagli edicolanti per pagare e gestire l’immensa mole di
bustame, raccolte, penne magiche, pubblicazioni pluri-riciclate, pornografia,
enigmistiche e quant’altro che in questi ultimi anni è transitata nelle
edicole.
Questi sacrifici
sono innegabili e oggi richiedono un adeguato riconoscimento. Le risorse così
liberate potranno essere utilizzate per modernizzare le edicole, per metterle
in grado di reggere le sfide di un mercato che si annuncia sempre più
competitivo.