Le Organizzazioni Sindacali osservano e propongono... ...sul ddl governativo c. 4163
A fine ottobre, le OO.SS dei rivenditori di giornali si sono incontrate con la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati e, in quell’occasione, hanno discusso in modo molto approfondito sul disegno di legge governativo C. 4163, in materia di diffusione della stampa.
A seguito della
audizione svoltasi a Roma il 21 ottobre scorso, presso la VII Commissione
Cultura della Camera dei Deputati, Armando Abbiati - presidente
SNAG-Confcommercio, Ermanno Anselmi - segretario generale
SINAGI-SLC/CGIL, Massimo Cenci – segretario generale CISL GIORNALAI, Enzo
Bardi – presidente nazionale UILTuCS GIORNALAI, Giorgio Calabrò –
segretario nazionale FENAGI-Confesercenti e Giuseppe Beltramo -
segretario nazionale USIAGI UGL hanno sottoscritto un documento, nel quale
sono raccolte le valutazioni espresse nel corso dell’incontro, corredate di dati utili alla comprensione
del complesso itinerario evolutosi negli ultimi anni nel sistema distributivo e
di vendita della carta stampata.
Da tali
valutazioni, appare chiara la richiesta delle Organizzazioni Sindacali sullo
stralcio dell’art.4 del Ddl C.4163.
Il documento
(corredato da due tabelle che evidenziano la situazione evolutiva della rete di
vendita esclusiva dei giornali, con la ripartizione attuale dalla stessa, da
cui si evince una riduzione nel rapporto del numero di abitanti per rivendita
nel corso degli anni, a testimonianza dell’incremento di punti vendita sul
territorio) è stato, quindi, inviato (in data 26 ottobre) all’On. Guglielmo
Rositani , vicepresidente della VII Commissione Cultura della Camera dei
Deputati e a tutti gli Onorevoli Deputati componenti la stessa Commissione.
Ecco il testo:
Crediamo che sia
evidente a tutti, addetti ai lavori e non, che la diffusione della stampa non
rappresenta una mera attività commerciale, ma prevalentemente un servizio al
cui espletamento partecipano tutti i componenti della filiera: dagli editori ai
giornalisti, dai tipografi, stampatori e grafici, fino ad arrivare ai
distributori e ai rivenditori.
Qui tutte le
parti in causa non possono prescindere, in alcun modo, dal concetto di servizio
pubblico della rete di vendita, più volte richiamato e affermato in tutta
la legislazione sull’editoria, come nei documenti congiunti tra editori,
distributori e rivenditori.
Di recente, a
fronte di un testo che avrebbe reso nulli gli indirizzi del Dlgs. 170/2001 si
chiedeva alla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati lo stralcio
dell’art. 4 del ddl governativo evitando, di fatto, un’azione di intralcio
sull’intera materia che non attiene solo alla diffusione della stampa.
Oggi, alla luce
della istituzione dell’Osservatorio sulla rete di distribuzione e vendita,
ambito istituzionale nel quale possono essere concertate soluzioni per
migliorare la diffusione del prodotto editoriale, appare ancora più pressante e
giustificata l’estrapolazione dal testo in discussione del suddetto articolo
che, in sostanza, apporterebbe modifiche preventive al decreto legislativo,
attuativo di legge delega, la 108/99 con cui si sperimentavano i nuovi canali
di vendita.
La complessa e
delicata materia della diffusione della carta stampata merita meditati
approfondimenti e valutazioni di cui si può dare rapida sintesi in questa sede.
Vogliamo in
primo luogo sottolineare il valore di veicolo culturale del giornale
quotidiano e del periodico di informazione in particolare, quali assi portanti
della produzione giornalistica italiana e quali punti di riferimento essenziali
nella formazione delle opinioni e nella conoscenza dei fatti nel Paese. Non si
tratta di affermazioni scontate e retoriche, ma di definire una volta per tutte
il carattere del prodotto principale diffuso dalla rete di vendita esclusiva.
Riteniamo importante
riferire un passaggio del Presidente della FIEG Boris Bianchieri alla
Conferenza dell’International Newspaper Marketing Association (INMA Europe,
Firenze, settembre 2004): “È noto che in Italia si vendono ogni giorno un
numero di esemplari di quotidiani che non supera i 6 milioni. Per un paese a
economia avanzata e con oltre 57 milioni di abitanti il dato non è certo
esaltante. A fronte di questo dato ve ne è però un altro molto positivo: ogni
giorno i lettori di quotidiani sono ben 20,5 milioni. È l’ultimo dato Audipress
per il 2003. Rispetto al 2002 i lettori sono cresciuti del 5% in termini
relativi e di quasi un milione in termini assoluti. Nel 2004, il numero di
lettori è ulteriormente cresciuto dell’1,1%, raggiungendo 20,66 milioni di
unità con un indice di penetrazione, nella popolazione di oltre 14 anni di età,
che è passato dal 38,9% del 2002 al 41%. Ecco, dunque, una prima
contraddizione: in Italia i quotidiani sono poco comprati, ma molto letti.”
In
questo contesto è intervenuta anche la conclusione dell’indagine dell’Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato sulla distribuzione della stampa, che ha voluto evidenziare rigidità nel
settore e necessità di aperture del mercato. Al di là dei nostri giudizi sulle
conclusioni cui perviene l’Antitrust (vedere Azienda Edicola n. 5/04
),
vogliamo ricordare la reiterata disponibilità delle Organizzazioni di categoria
degli edicolanti verso un’appropriata regolamentazione del settore distributivo
editoriale, che ha raccolto il riconoscimento della nostra rete sia nelle sedi
istituzionali di Governo e Parlamento, sia da parte della stessa FIEG.
La rete di
vendita tradizionale, cresciuta con criteri di programmazione, ha mantenuto una
economia tale da assicurare agli editori la sicurezza dei milioni di copie
vendute alle edicole. I giornali nei supermercati continuano a rappresentare un
basso livello di numero di copie vendute, collocandosi di fatto come mera
vetrina (il dato attuale è del 3,1% sulle vendite complessive di
pubblicazioni).
Se, da un lato,
lo sviluppo tecnologico può rappresentare un’enorme opportunità del mercato,
non dobbiamo dimenticarci che corriamo il rischio di una omologazione
dell’informazione. Sia da parte di chi detiene i mezzi politici, economici,
finanziari, sia da parte degli stessi fornitori di tecnologie. Una realtà
evidente che vediamo tanto in Europa, quanto in Italia. Si deve integrare la
rete di vendita in un contesto generale di stabilità, di sicurezza per le
microimprese delle edicole esclusive.
Gli
eventi degli ultimi anni che vanno dall’accrescimento culturale della società,
ai tantissimi mezzi di comunicazione a disposizione dei cittadini, hanno
radicalmente mutato interessi e consuetudini rispetto agli schemi standard ai quali siamo stati
abituati.
Nello stesso tempo
fonti europee dimostrano come in Italia l’accrescimento di utenti Internet
negli ultimi cinque anni non ha mutato le abitudini di lettura (e di acquisto)
della stampa.
L’informazione
stampata non ha più bisogno di rincorrere la velocità superiore degli altri
mezzi, ma acquista un ruolo diverso di approfondimento generale.
La carta
stampata non è più limitata alla sola notizia, vuoi per il ruolo giocato
dall’informazione televisiva, vuoi per quello delle comunicazioni via web.
Inoltre, se la diffusione della free press crea un fenomeno di allargamento
dell’area di lettura dei quotidiani, produce in realtà un abbassamento
qualitativo dell’informazione scritta, un ulteriore drenaggio delle risorse
pubblicitarie locali e una dispersione del pubblico delle edicole. Per questo
chiediamo da tempo un’attenzione più marcata al fenomeno della free press, così
come fanno altri paesi europei, dove editori più lungimiranti non si gettano
nei business mordi e fuggi puramente speculativo.
Il
quotidiano, esaminato come fenomeno della comunicazione nazionale, dal canto
suo, mantiene quote di mercato costanti ma resta ancorato a un pubblico di
“nicchia estesa”. Si
attesta su lettori di cultura medio - alta dimostrando una fascia di pubblico
fidelizzata alla stessa stregua dei quotidiani finanziari. L’introduzione
dell’euro, per il quotidiano come per il periodico, ha in definitiva mantenuto,
se non elevato, gli standard dei fatturati di vendita, ma il rialzo dei prezzi
di copertina accompagnato ormai da una grave crisi economica del Paese, che sta
mettendo in serie difficoltà intere fasce di popolazione, solitamente immuni
dagli effetti negativi di una recessione economica, rischia di allontanare per
sempre un elevato numero di lettori tradizionali che da sempre costituiscono lo
zoccolo duro del pubblico delle edicole.
Occorre
comprendere che in una evoluzione del mercato editoriale, con un’aggiunta di offerta di prodotto
a prezzi elevati sempre più crescente, anche nel tentativo di un recupero del
deficit subito dalle aziende editoriali, sarà sempre più necessario
riavvicinarsi al concetto di contratto estimatorio nel rapporto commerciale
produzione/vendita, proprio per garantire quella pluralità che di fatto fino a
oggi è stata sostenuta solamente dall’anticipo finanziario fornito dai
rivenditori, grazie ai metodi di pagamento delle pubblicazioni della rete delle
edicole.
A
fronte dell’aumento dei volumi di fatturato non si è registrato un’incremento
significativo sul complesso delle copie vendute, mentre si rischia di generare un
indebitamento della rete nei confronti di chi fornisce il prodotto. Oggi il
prodotto editoriale immobilizzato dentro le edicole è cresciuto a valore di
oltre il 150% in tre anni, tenuto conto dell’aumento medio del 16,8% dei prezzi
di copertina e del passaggio dalla lira all’euro.
Come si vede
facilmente, l’assetto economico della rete diviene strategico e importante al
fine di non espellere dal mercato quelle pubblicazioni di qualità che pesano
sui nostri conti, poiché non hanno possibilità di una pubblicità televisiva, o
perché si rivolgono a una nicchia di mercato ristretta. In buona sostanza la
correlazione tra aspetto finanziario della rete e parità di trattamento è
inscindibile.
Nel periodo più
recente molti sono stati i fatti nuovi per la rete tradizionale: il positivo
boom di oltre 60 milioni di copie di libri venduti in edicola, da un lato; il
fenomeno negativo di abbinamenti e cut-prices dall’altro. Purtroppo si è
incrementata notevolemente la distribuzione in edicola di una miriade di prodotti
editoriali o simili (di scarsa qualità), che potremmo definire invendibili, che
creano un enorme aggravio di lavoro, nonché una crescente esposizione
finanziaria della rete dovuta a palesi elusioni dell’Accordo Nazionale
stipulato tra editori e rivenditori di giornali.
Il
mercato editoriale italiano non si muove congiuntamente a quello europeo
nell’ammodernamento dei processi produttivi e di-stributivi. Occorrono in questo campo sinergie e
autonomie.
Diviene quindi
urgente la ricerca di ampie intese, per azioni congiunte volte a ottenere
riforme strutturali di sistema, piuttosto di interventi che potrebbero causare
la polverizzazione dell’intera rete di vendita.
Il ruolo
dell’Osservatorio di monitoraggio sulla diffusione della stampa può sicuramente
legittimare il bisogno di interventi strutturali e di sistema per il settore,
in quanto unica banca di dati certa, di fonte pubblica e partecipata dalle
parti sociali, anche per l’individuazione delle aree più idonee su cui
investire per un’armonica crescita del mercato editoriale.
Altro elemento
da sottolineare è che, grazie alla legislazione vigente, i soggetti del
processo distributivo sono portatori di interessi diversi e, a volte, in
positiva concorrenza tra loro. Tale concorrenza, e la relativa frammentazione
territoriale dei suddetti soggetti (di-stributori locali e rivendite in primo
luogo) rende non semplice il condizionamento eccessivo di uno dei soggetti
sugli altri. Un quadro legislativo diverso, che di tanto vanificasse tale
competizione, renderebbe possibile una concentrazione della distribuzione in un
solo soggetto, di grande forza espansiva sul mercato (e che riunisca in sé la
posizione di editore e di distributore), potrebbe portare turbativa sia sotto
il profilo delle condizioni di cessioni del prodotto all’interno della “filiera
distributiva”, sia sotto il profilo dell’eliminazione di soggetti concorrenti,
più deboli, nella distribuzione del prodotto sia editoriale che non editoriale.
Nel
medio e lungo periodo la sussistenza,
sia nel mercato dei prodotti editoriali che in quello dei prodotti non
editoriali, di una struttura con un forte peso e in grado di assorbire quote
crescenti di mercato, potrà portare all’espulsione
dal mercato di soggetti, attualmente operanti, con minori capacità economico-finanziarie.
Ciò potrà riguardare sia i distributori minori di prodotti non editoriali, sia,
soprattutto (per le gravi conseguenze sul pluralismo informativo) piccoli
editori che potrebbero non trovare più canali di di-stribuzione dei propri
prodotti a prezzo competitivo.
L’articolo 4 del
disegno di legge C. 4163 intende modificare i passaggi del Dlgs n. 170, laddove
si dice “hanno effettuato la sperimentazione” (punti b. e c. del comma 1, del
Ddl relativi all’art. 2, commi 4 e 5 del Dlgs 170/01), con le parole “hanno
richiesto, avendone i requisiti, di partecipare alla sperimentazione” o “non
hanno richiesto...”.
Fermo restando
il possesso di tali requisiti, ci sembra un grave ritorno indietro rispetto
agli effetti della legge 108/1999, legge delega per la sperimentazione di cui
il Dlgs 170/01 è attuativo.
Non riteniamo
giustificato ritornare all’origine del discorso, alla fase pre-sperimentale,
negando sostanzialmente gli effetti prodotti da 18 mesi di sperimentazione
della vendita di giornali in altri canali. Le Organizzazioni sindacali hanno
potuto stimare, dalle notizie recepite sul territorio, che circa il 3% di
tutti gli esercizi che hanno fatto domanda di sperimentare sono stati forniti
dagli editori in conformità a loro valutazioni puramente commerciali.
A quattro anni
dalla chiusura del periodo di sperimentazione, le Organizzazioni sindacali non
hanno ancora idea delle domande pervenute alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri. Da nostre ricognizioni risulterebbe che le associazioni delle categorie
interessate avrebbero raccolto prestampati con facsimile di domanda di
partecipazione, che avrebbero inoltrato direttamente alla Presidenza del
Consiglio del Consiglio.
Se
questo fosse vero, avrebbero diritto alla nuova autorizzazione – in base all’art. 4 del Ddl C. 4163 – centinaia di migliaia di nuovi esercizi commerciali:
basti pensare che pubblici esercizi come i bar, da
soli, sono stimati in circa 120.000 unità.
Su questi dati
vanno a inferire inoltre le sentenze del TAR Piemonte, un anno fa, e quella più
recente del TAR Toscana, che limita l’autorizzazione solo a chi ha
effettivamente venduto il prodotto editoriale durante la sperimentazione.
Questa ultima sentenza, particolare rilevante, giunge dopo l’indagine
conoscitiva dell’Antitrust.
È
doveroso ricordare, ancora una volta, lo scarso esito delle vendite extra
edicole, attestato nel 2000
dal Dipartimento di Economia dell’Università di Parma, che ha rilevato il
risultato di 1,72% in più sul volume di
vendita complessivo del prodotto editoriale rispetto alla rete delle edicole
preesistente.
Le conclusioni
dell’Università di Parma sulla fase sperimentale, istituto scelto da Governo e
parti sociali, non può essere disconosciuto, essendo divenuto preludio al varo
del decreto legislativo attuativo della legge delega e finanche elemento di
avvio delle trattative per il rinnovo degli accordi contrattuali tra Fieg e
Organizzazioni sindacali degli edicolanti.
Riteniamo pertanto che l’art. 4 del Disegno di legge governativo, fin dal momento in cui dovrà essere posto all’esame dell’Aula, produrrà elementi di conflitto non indifferenti, data la contradditorietà che presenta verso i vincoli posti da una preesistente legge delega.
In realtà, pur
con i migliori auspici circa un ampliamento non compromettente sul sistema
delle edicole, pur nel ribadire la funzione attuale degli enti locali, si
produrrebbe, a nostro avviso, una disparità di condizioni nella scelta di
fornitura dei nuovi punti vendita da parte delle Aziende editoriali, tale da
destabilizzare l’armonica distribuzione dei punti vendita complessivi sul
territorio riguardo alla domanda di lettura della popolazione.
Con lo scenario
sopra delineato, sicuramente non sarà possibile assicurare la fornitura di
tutto il prodotto editoriale (quotidiano e di altre periodicità), distribuito
attualmente in edicola, a tutti gli esercizi ricadenti nell’automatismo di
autorizzazione e compresi nelle tipologie introdotte dalla legge 108 del 1999.
È facile
prevedere che questo tipo di trattamento indurrà inevitabilmente l’abbandono
dell’obbligo di parità di trattamento da parte della rete tradizionale di
vendita.
In conclusione,
le Organizzazioni Sindacali rilevano il permanere di punti essenziali da
definire, tra cui, in primo luogo, la parità di trattamento delle testate che
dovrà essere assicurata anche dai punti vendita non esclusivi e complementari
alla rete delle edicole.
In ordine al
testo definitivo del Ddl C. 4163 sull’editoria, i
sindacati degli edicolanti richiedono lo stralcio dell’art. 4 dal contesto del
Ddl governativo, data la peculiarità della materia della vendita dei
giornali e l’assenza di riscontri ufficializzati sugli effetti del Dlgs
170/2001 di recente attuazione. Modifiche eventuali al Dlgs 170/01 potranno
pertanto essere apportate solo dopo i primi risultati di monitoraggio dell’Osservatorio istituito. Modifiche
preventive a questo passaggio snaturano il decreto legislativo che, ricordiamo,
è attuativo di legge delega, la 108/99 con cui si sperimentavano i nuovi canali
di vendita.