Tivù: è iniziata la follia!

 

Quello che è successo in edicola a gennaio

sembrerebbe dimostrare che gli italiani fossero affamati

di giornali televisivi, che non sapessero come fare per scegliere un programma, e che fosse indispensabile porre rimedio al più presto a questa gravissima lacuna.

E adesso gli edicolanti sono ancora più furibondi.

 E adesso gli edicolanti sono ancora più furibondi.

 

Fino a ieri, diciamo per semplificare fino alla fine del 2004, c’erano in Italia giornali specializzati di programmi tv (compresi i magazine dei quotidiani) per almeno 5,5 milioni di copie, ogni settimana. Ma ogni settimana c’erano anche i settimanali familiari con le loro belle pagine suddivise in giorni e fasce orarie (diciamo altri 3 milioni di copie) e poi diversi femminili (stiamo bassi: 1 milione?). E per finire, ogni giorno, i 5 milioni e rotti di quotidiani che (non abbiamo la possibilità di controllarli tutti e quindi li dimezziamo) con i loro 2,5 milioni portano i programmi televisivi a un totale di 12 milioni di copie.

Ebbene, qualcuno ha pensato che il nostro mercato riservasse ancora buoni spazi di crescita in questo settore.

Eh sì, perché gli editori italiani, che amano guardare i prati verdi degli altri, hanno scoperto che nella vicina Germania andavano alla grande, ormai da tempo, i quindicinali tivù, ma non hanno tenuto conto che in Francia, lo stesso tipo di giornali, lanciato da Axel Ganz (uno dei più importanti editori) con lo slogan “due settimane di programmi al prezzo di un settimanale”, sta “rosicchiandosi” (dal francese “grignoter”- ndr) parte del mercato dei settimanali esistenti (Unionpresse - janvier 2005).

 

Si sapeva da tempo che qualcosa stesse bollendo, in pentola, ma una follia come quella verificatasi a metà gennaio è difficile da dimenticare.

 

È l’inizio di dicembre quando Roberto Briglia (direttore generale dei periodici Mondadori) viene a sapere che nei primi giorni del nuovo anno il Gruppo Editoriale L’espresso lancerà un quindicinale di programmi televisivi. Briglia, ha in portafoglio la corazzata dei televisivi italiani – Sorrisi e Canzoni Tv, 1.394.719 copie secondo l’ultima ADS – e altri due dei sei settimanali che fanno il mercato: Guida Tv (395.091 copie) e Telepiù (399.563). Ciò nonostante decide di contrattaccare subito, non con uno ma con due nuovi periodici: un quindicinale di programmi tivù, 2Tv, e un settimanale, Star+Tv, centrato sui personaggi televisivi come piatto forte in aggiunta alla sezione dei programmi. “Siamo ampiamente leader nel mercato dei televisivi (la quota è superiore al 70% – ndr), ovvio che abbiamo scelto di essere protagonisti anche in questa nuova fase di espansione”, dice a Prima.

Punta sull’effetto sorpresa nei confronti dei concorrenti: l’operazione resta segreta fino a venerdì 7 gennaio, quando nella mattinata un comunicato annuncia l’uscita dei due magazine: lunedì 10 (lo stesso giorno di Tv Magazine del gruppo Espresso) per 2Tv al prezzo di 0,50 euro; il lunedì successivo per il settimanale: all’Espresso rispondono come possono, abbattendo da 0,70 (come annunciato in televisione) a 0,50 euro il prezzo di Tv Magazine ma riuscendo a farlo arrivare nelle edicole, domenica 9.

E per Mondadori fanno cinque testate televisive. Si fermerà?

 

Come tutti sanno, da diverso tempo (vedi Azienda Edicola n. 6/04) si diceva che Urbano Cairo – dopo lo strepitoso successo del suo Settimanale Dipiù diretto da Sandro Mayer – stesse preparando per la primavera 2005 un settimanale televisivo sempre diretto da Mayer, con vice direttore Pierluigi Ronchetti, figura storica di Sorrisi di cui è stato anche direttore dal ’94 al 2002. L’uscita era prevista per la primavera del 2005 e, anche dopo la comparsa dei tre nuovi televisivi, Cairo aveva confermato ad Affari Italiani (quotidiano on-line) di non essere stato preso in contropiede: “Noi abbiamo il nostro percorso e questa non è una gara di velocità - ha detto - ma di risultati finali. Di Tv Magazine si sapeva almeno dal mese di ottobre-novembre. E 2Tv di Mondadori, essendo un quindicinale, si contrappone più al prodotto dell’Espresso che al nostro. Il progetto che stiamo realizzando rimane inalterato e vedrà la luce in primavera. Si partirà entro marzo-aprile, come previsto. Abbiamo guardato le cose che stanno accadendo, ma procediamo per la nostra strada. Convinti come prima”.

Naturalmente, sembrava logico chiedergli se il settimanale si sarebbe chiamato Dipiù Tv come qualcuno sussurrava.

Che cosa ha risposto l’editore?

“No, assolutamente no. Il nome? Abbiamo alcune idee, ma non abbiamo ancora deciso di fare l’annuncio”.

Le ultime parole famose: Dipiù Tv è uscito il 31 gennaio al prezzo super promozionale di 0,20 euro con una tiratura da 1 milione di copie e 188 pagine.

Le risposte che vengono date nelle interviste non sono mai molto attendibili.

Cairo, alla domanda di Affari Italiani: “Dalle vostre analisi ritenete che ci sia uno spazio pubblicitario per il prodotto che lancerete?” aveva risposto: “Sì, ma lo spazio più importante non è pubblicitario. Tutto è legato al fatto di vendere molte copie. Da quello poi discende tutto”.

E, infatti, sul primo numero di Dipiù Tv ci sono ben 57,5 pagine di pubblicità. Come dire che chi ben comincia è a metà dell’opera, almeno in quanto a diffusione, perché con questi prezzi di copertina (e la cosa vale anche per Dipiù) e con un lancio pubblicitario di alcuni milioni di euro (svariati miliardi delle vecchie lire - come continuano a dire in tivù) è difficile non vendere!

 

E gli altri come reagiscono?

 

Di fronte a una vendita dichiarata (da parte degli editori in questione) di molte centinaia di migliaia di copie, i vecchi televisivi cercano di difendersi regalando, per esempio, altre loro testate.

Ma anche chi è appena uscito si dà già da fare: Tv Magazine propone un CD (a soli 9,90 euro in più) con film di grande successo, solo che la pubblicità (foto a lato) è ingannevole: il cliente arriva in edicola e crede che il quindicinale più il DVD costi soli 0,50 euro e si secca... molto!

 

Intanto Sorrisi e Canzoni Tv anticipa l’uscita al lunedì, si è rifatta il trucco e con le Garzantine cerca di arginare quella che potrebbe diventare una pericolosa emorragia mentre Guida TV e Telepiù perdono tra il 5 e l’8% (Prima – marzo ’05 - ndr). Perché i nuovi giornali televisivi, stando al commento degli edicolanti, raccolgono lettori soprattutto fra chi è già abituato a comperare questo tipo di pubblicazioni, ovvero i teledipendenti. Nei prossimi mesi sapremo qualcosa di più.

 

E l’edicolante, adesso cosa fa?

 

Dire che la categoria è furibonda è dire poco. Movimentare 50 copie di Dipiù Tv, ovvero ricevere il pacco, spuntare la bolla, sistemarlo sul banco, vendere le copie controllando ogni volta che la moneta che ti danno è effettivamente quella da 20 e non quella da 10, dare il resto ai 50 centesimi o peggio ai 5 euro e, al momento della resa, scoprire che hai avuto la fortuna di averle vendute tutte, beh, è una soddisfazione che vale poco più di 1,80 euro! Neanche 100 euro (pur sempre lordi) in un anno! Ma come hanno fatto a vivere i quasi 40.000 rivenditori di giornali, fino a questo momento, senza questo macroscopico guadagno?

D’altra parte la drastica riduzione del prezzo di copertina sembra stia diventando una costante anche a livello di femminili e familiari.

 

Quattro conti in tasca

 

Intanto, giusto per passare un po’ di tempo, ci siamo divertiti a fare qualche conto in tasca a Dipiù Tv: di sola carta e stampa, per un milione di copie, l’editore potrebbe avere speso 494.000 euro. Ma siccome questa è la cifra che è stata quotata a noi (sulla base delle caratteristiche del settimanale, da una litografia importante ma che non è quella utilizzata dalla Cairo Editore, che potrebbe anche avere fatto un prezzo più basso), facciamo rientrare in questo costo anche tutti quelli della redazione.

Premesso che tutto il milione di copie sia stato venduto, al netto dei costi di distribuzione, il ricavo è di 140.000 euro. Dunque: 494.000 euro meno 140.000 abbiamo una perdita di 354.000 euro.

Ma c’è la pubblicità: se l’editore ha venduto le sue 57 pagine (la mezza non la calcoliamo perché è per Natural Style, testata di famiglia e dunque non paga) ognuna a 6.156,52 euro (pari, guarda caso, al 90% di sconto proprio sul listino ufficiale1), Cairo va alla pari. E così “l’ignominia” è proseguita fino al numero tre quando Mayer, ringraziando oltre ai lettori anche la nostra categoria e quella dei distributori per avere contribuito “a far conoscere il nuovo giornale”, ha annunciato il nuovo prezzo di 50 centesimi a partire dal nuovo numero.

 

Chi esce al lunedì

 

Gli ultimi televisivi sono nati il lunedì. Costringendo (perché non è che gli editori verifichino in edicola se ci può anche essere qualche controindicazione in merito) altre testate tivù a fare lo stesso. E così si giocano gli acquisti dei ritardatari, perché sono solo una minoranza quelli che comperano il primo giorno della settimana i programmi della settimana dopo (è sempre l’edicolante che lo dice). Infatti, per esempio, le edicole che chiudono la domenica fanno la resa al sabato e di certo - se qualcuno, come capita al sabato, chiede il televisivo che ha dimenticato - il rivenditore il pacco non lo disfa e risponde che l’ha finito. Ha un senso tutto questo?

Perché se Cairo è convinto che quello che conta è la diffusione, sarà bene che questa diffusione ci sia, ma al giusto prezzo e conseguente equa remunerazione per il rivenditore. Non vorremmo che, di fronte a 1,80 di guadagno per 50 copie in sette giorni, qualcuno potesse pensare che non vale la pena di lavorare tanto... Settimana dopo settimana.

Francesco Solaro