L'ESPERTO - Carlo Leopardo
L'ESPERTO RISPONDE
A cura di Carlo Leopardo

 

 

Unitevi contro il “mobbing”

 

Mobbing da parte del mio distributore di zona che non mi manda le nuove uscite e quando ne faccio richiesta dopo averlo saputo dai clienti, dice che le copie ricevute sono poche e che quindi preferisce darle alle edicole che vendono di più. Premetto che la mia edicola è stata trasferita da una zona a traffico limitato (centro storico con un’edicola ogni 80/100 mt) a una zona dove la prima edicola la trovano a 700-800 mt. È una statale molto trafficata dove le molte palazzine in costruzione aumenteranno i residenti nei dintorni. Nonostante ciò il mio distributore continua a rifornirmi come quando ero nell’altra zona e soprattutto con incostanza nella quantità e qualità delle testate. Pago l’estratto conto settimanalmente e nei tempi previsti e quindi gradirei un trattamento equo e corretto. A questo punto visto che non ho alcuna speranza di migliorare la situazione con lui, vorrei poter avere un numero telefonico, un collegamento Internet, una qualsiasi forma di riferimento per i miei ordini e per sapere finalmente quali testate escono giornalmente nella mia zona. Vorrei avere anche un collegamento telematico con il distributore nazionale: non ho alcuna intenzione di scavalcarlo facendomi arrivare le copie direttamente, vorrei solo poter servire la mia clientela con più sicurezza e in tempi brevi, senza dover aspettare una risposta che il più delle volte non arriva mai. Spero possiate aiutarmi anche perché non ho investito in un’attività come questa perché non sapevo cosa fare... Ci tengo al mio lavoro e voglio che funzioni al meglio. Grazie e a risentirci presto.

N. L. V. – Arco (TN)

 

Il distributore eccede nella fornitura settimanale

Sono l’edicolante di un paesino terremotato di 900 abitanti e vorrei sapere se è lecito che il mio distributore mi mandi una  fornitura settimanale equivalente a 3.000 euro quando io a mala pena riesco a vendere per 800 euro. Tutti i giorni gli dico di ridimensionare la fornitura, ma lui mi ignora e pretende da me i pagamenti che mi costringono a chiedere prestiti alle banche con interessi esorbitanti. Ho l’edicola da tre anni e non sono mai stato in grado di portare a casa uno stipendio. A questo punto mi conviene chiudere. Certo di essere capito attendo una vostra risposta. Vi invio distinti saluti.

A.S. – Bonefro (CB)

 

Accomuno queste due lettere perché le interpreto come la dimostrazione lampante del reiterato verificarsi di eventi che, di fatto, hanno creato alla nostra categoria uno stato di sofferenza generalizzato, ormai ai limiti massimi di sopportazione.

Non ho più risposte a problemi che dovrebbero avere una facile soluzione che solo la miopia, inconscia o meno della FIEG - a cui in passato ho girato per conoscenza molte vostre lettere disperate - permette di continuare a non vedere e prendere in considerazione. Da quella parte ho trovato solo un muro di gomma, contro cui tutto rimbalza, e l’incapacità di far rispettare regole anche banali a loro associati o a mandatari degli stessi.

Molti distributori locali non sanno, non possono o non vogliono, fare piani di vendita funzionalmente legati alle normali capacità di ogni singola edicola. Gli editori se ne fregano, pensando solo ai dati generali, e prendono per i fondelli gli utenti pubblicitari con dati di diffusione largamente drogati che, come tali, non hanno riscontro in nessun altro paese dell’Unione europea, e offerte commerciali che, in un’economia di mercato non monopolizzata come nel settore distributivo editoriale, non troverebbero sbocchi di vendita.

E qualcuno ci accusa ancora di essere un collo di bottiglia!

 

Avete ragione di brontolare, ma qualche colpa alberga anche nella nostra categoria: quante volte si pensa solo a noi stessi dimenticando che quelli che sembravano piccoli problemi, con il passare del tempo, sono diventati irrisolvibili senza la collaborazioni di altri?

Occorre avere il coraggio di parlarsi fra colleghi, di riunirsi, di cercare soluzioni facendo proprio il motto dei tre moschettieri di Dumas “Uno per tutti, tutti per uno”. Solo con l’unione reale, senza reciproche gelosie, si potrà trovare la forza necessaria per far valere le proprie ragioni nei confronti degli altri componenti la filiera editoriale. Ma bisogna dedicare parte del proprio tempo libero, tirare fuori gli attributi, compattarsi in modo che sia un esercito a muoversi, un esercito difficilmente contrastabile che sappia trovare, nell’ambito delle regole, la forza e le soluzioni necessarie alle proprie giuste rivendicazioni. Rimanendo isolati, si sarà facilmente calpestabili e ricattabili.

Unitevi. Non importa sotto quale sigla, ma fatelo, perché solo l’unione e la concordia potranno dare ai giornalai di una piazza quella grande forza che da soli non potranno, invece, mai esprimere.

Per quanto riguarda i collegamenti telematici ipotizzati dal lettore di Arco, al momento qualcosa del genere non esiste. Prova ne è che, ogni tanto, dobbiamo intervenire quando veniamo a conoscenza che una stessa testata è distribuita su piazze diverse, con scontistiche diverse e, data la vastità del fenomeno, dobbiamo ritenere che la cosa non sia casuale, ma voluta.

 

Il fornitore pretende molti soldi

È lecito che il mio fornitore alla sottoscrizione del contratto stipulato 3 anni fa, abbia preteso 1.500 euro per tutelarsi da eventuali morosità da parte mia e forniture  in conto vendita?

C. Imperato – Vico Equense (NA)

 

Il suo distributore non doveva farle firmare nessun contratto, in quanto ciò non è previsto dall’Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici tuttora in vigore, unico strumento che regola i rapporti tra giornalai, editori e loro mandatari (distributori nazionali e locali).

Il distributore può, tuttavia, avanzare una richiesta mirata a ottenere una forma di garanzia di natura economica a copertura delle forniture, ma questa deve essere di natura temporale e non può essere trattenuta dall’agenzia per un periodo superiore agli 8 mesi dalla data del rilascio, così come non può essere di entità superiore al valore (presunto se non si ha uno storico e l’edicola è di nuova attivazione) della somma di 3 settimane di fatturato netto.

In breve, se i 1.500 euro sono ancora nelle mani del distributore, lei deve richiederne la restituzione immediata.

 

Il distributore pretende un deposito cauzionale

Possiedo una rivendita stagionale e ogni tanto ho dei problemi con i due distributori di zona che si rifiutano di inviare i giornali per un preteso mio debito nei loro confronti all’inizio della stagione estiva (soldi che io ho defalcato dall’ultimo e/c stagionale per delle mancanze documentate volta per volta e per delle rese non accreditate). Vi domando, inoltre, se possono pretendere un deposito cauzionale per iniziare la fornitura estiva.

G.G. – Maruggio (TA)

 

Risposta al primo problema: no, i distributori non possono interrompere la fornitura per quello che è da considerarsi un contenzioso e non una morosità del rivenditore.

Risposta al secondo quesito: forme di garanzia possono essere richieste, al rivenditore, dal distributore locale solo come ho evidenziato più sopra e come illustrato nelle risposte degli avvocati, nelle pagine precedenti.

  

Il prestito d’onore per aprire un’edicola

Vorrei aprire un’edicola con il prestito d’onore e, poiché si tratta di una novità, vorrei sapere qual è l’investimento iniziale per avere le maggiori testate giornalistiche e le riviste con allegati annessi. Vi chiedo inoltre gli orari delle edicole.

S. Iannitelli - Palermo

 

Per aprire un’edicola (esclusiva o non) occorre essere in possesso di regolare autorizzazione comunale per la vendita in luogo fisso di giornali quotidiani e periodici. Per averla si deve fare richiesta al Comune (se c’è la disponibilità) oppure acquistare un’edicola già esistente.

L’orario di apertura non deve essere inferiore alle 12 ore; si può esercitare la chiusura facoltativa domenicale ogni 14 giorni; nelle domeniche di apertura, la chiusura deve avvenire non prima delle ore 13.

Non esiste, nel settore commerciale, un parametro fisso per stabilire quale possa essere l’investimento iniziale; se acquista una rivendita già esistente, oltre al costo dell’autorizzazione (avviamento), deve calcolare quello delle merci inventariate (giornali, quotidiani, periodici e quant’altro). Se le viene rilasciata dal Comune una nuova autorizzazione, deve calcolare le spese di acquisto di un chiosco, di un negozio (o il suo affitto) e della merce necessaria il cui quantitativo dipende dalla posizione, dal passaggio, dalla vicinanza di centri di aggregazione. In ogni caso l’acquisto delle pubblicazioni (su cui poi, comunque, vige il diritto di resa) raramente è inferiore agli 8.000 euro.

 

Si possono praticare sconti sui libri in giacenza

Ho intenzione di praticare degli sconti sui libri in giacenza per un periodo limitato (come in occasione delle feste natalizie) o anche per tutto l’anno. Occorrono delle autorizzazioni o richieste particolari per effettuare detti sconti? Posso appendere liberamente dei cartelli con scritto “Sconto del 5% sui libri esposti” all’interno del mio negozio?

Vi ringrazio e in attesa di risposta vi invio cordiali saluti.

R.B. – Lamporecchio (PT)

 

Sì, può farlo.

 

Condannata a non avere ferie perché unica edicola

Svolgo l’attività di edicolante da 11 anni in una località turistica e sono aperta tutto l’anno a differenza delle altre edicole che sono stagionali. Nel periodo invernale gli abitanti  si riducono a poche centinaia. In questi anni di attività non ho mai usufruito di ferie proprio perché sono l’unica. Il paese più vicino è a 10 km. Sono condannata a non avere mai ferie? Grazie.

M.V. – Castellaneta Marina (TA)

 

A termini di regolamento, se la sua è l’unica rivendita esistente, non può usufruire del regolare periodo di ferie. Sono sicuro tuttavia che, dopo 11 anni di attività ininterrotta, lei sia affetta da qualche patologia dovuta allo stress o ad altri fattori che, senza dubbio, il suo medico di famiglia indicherà dopo un’accurata visita, dandole un adeguato e necessario periodo di riposo a cui nessuno può opporsi.

 

E’ necessario rivedere il metodo di gestione dei resi al rientro dalle ferie.

In occasione del rinnovo degli accordi contrattuali, spero che qualcuno abbia pensato di rivedere il metodo di gestione dei resi al rientro dalle ferie. 17 giorni di ferie, che diventano 22 se si conta anche la chiusura festiva e i giorni di riposo, sono pochi soprattutto perché iniziano in mezzo alla settimana. Non si riesce quasi mai a gestire un semplice viaggio. Al rientro molti edicolanti si fanno mandare la merce 1 o 2 giorni prima dell’apertura e questo significa 2 giorni in meno di ferie. Io non posso farmi mandare la merce in anticipo perché il mio chiosco è proprio nel centro della città e se apro senza quotidiani e riviste non sono in grado di accontentare i numerosi clienti che giustamente li vogliono acquistare. Così devo farmi aiutare da mia moglie che gestisce la cassa e i clienti mentre io faccio i resi e sistemo i nuovi arrivi (decine di enciclopedie e riviste). Domenica 22/8 ho impiegato 15 ore per finire i resi con 20 minuti di pausa per mangiare un panino. Ditemi se questa è vita. Chi mi paga queste ore?

Possibile che tutte le enciclopedie debbano uscire proprio durante la settimana di ferie?  È scandaloso che il tutto venga gestito in maniera così antiquata. Un mio amico edicolante mi ha detto che questa è la prima e l’ultima volta che andrà in ferie, per me è la seconda volta e non cederò al ricatto! Possibile che voi capoccioni non abbiate ancora trovato una soluzione? Siamo nel 2004, quasi nel 2005, si va su Marte, si videotelefona, si scala il K2 come ridere e io sono qui che cerco l’ultima resa dell’ennesimo Cucina pocket coll. Grazie.

M. B. – Fidenza  (PR)

 

Parto dalla conclusione della sua lettera, per dirle che qui di capoccioni non ve ne sono, io sono un giornalaio come lei che tutti i giorni è in edicola e che da questa trae il reddito per mantenere più o meno decorosamente la propria famiglia.

Il tempo che dedico al sindacato lo rubo al  lavoro, ai miei cari e a quelli che una volta erano i miei svaghi e i miei hobby, quando mi sento “apostrofare” in questo modo, mi chiedo chi me lo fa fare, e se valga ancora la pena dedicare del tempo a favore e tutela dei giornalai; nonostante tutto, vuoi, per spirito di servizio, vuoi perché la nostra categoria deve essere difesa, vuoi, perché tutti (ed è legittimo) criticano, accusano, ma, poi, pochi hanno il coraggio di esporsi la risposta è sì, è giusto farlo, magari sbagliando, ma solo chi non fa, non commette errori.

Vado all’oggetto del suo scritto, per evidenziare che i giorni di ferie, sono 18 consecutivi se usufruiti a cavallo del 16 agosto, e un massimo di 17 se usufruiti in altri periodi. Non diventano in nessun caso 22 come lei dice: il periodo è fissato annualmente da una commissione nazionale composta dalla FIEG e dalle OO.SS dei giornalai; è tuttavia possibile a livello locale, salvaguardando le esigenze di vendita delle singole zone, se approvato dalle commissioni provinciali all’uopo preposte, attuare le chiusure in altri periodi, cosa che già succede in molte piazze d’Italia.

Per quanto riguarda l’uscita delle “enciclopedie” lei avrà senz’altro notato che, non solo nel consueto periodo di ferie vi è l’uscita dei numeri uno, ma queste proliferano anche nel periodo di fine anno, probabilmente perché le case editrici sfruttano le tariffe pubblicitarie a basso costo di questi periodi per lanciare, soprattutto per mezzo dei canali televisivi, i propri prodotti.

Per quanto riguarda i problemi che si verificano all’apertura dopo le ferie, le dico che gran parte dei giornalai si è divisa in due correnti di pensiero: la prima è quella che vorrebbe dal distributore locale solo i prodotti usciti negli ultimi giorni, la seconda è quella che, se non le viene consegnata anche una sola testata uscita durante il periodo di chiusura, si lamenta della mancata vendita.

Nel primo caso, si avrebbe l’edicola aperta, ma senza un grande numero di pubblicazioni che probabilmente sarebbero richieste dalla clientela, nel secondo, il rischio è quello da lei paventato: un’immane mole di lavoro per controllare, catalogare ed esporre il tutto e una grande esposizione finanziaria; quale la soluzione preferibile?

Quando leggerà questa risposta, saremo ormai nel 2005, si va su Marte, si videotelefona, si scala il K2 (lo hanno fatto per la prima volta nel secolo scorso) come ridere, ma anch’io, al pari suo, non vedo ancora una soluzione a questo problema.

 

Che cos’è il punto vendita “promiscuo” ?

a) - Avrei intenzione di integrare la vendita di quotidiani e periodici  con una serie di altri prodotti e servizi come: libri, cartoleria e cancelleria, Internet Point, CD musicali e DVD, servizio corriere. Ho ben chiara la distinzione che il D.Lgs. 170/2001 fa fra punti vendita esclusivi e non esclusivi. Le idee però mi sono state confuse quando ho chiesto informazioni in Comune e all’ASCOM  dove mi è stato risposto che se chiedo la licenza per un punto vendita esclusivo non posso vendere nient’altro che giornali e riviste ed è anche saltato fuori un fantomatico punto vendita “promiscuo”.

b) - A meno che in Friuli Venezia Giulia non esista una normativa specifica diversa da quella nazionale, da quanto ho capito: una volta ottenuta la licenza per un punto vendita esclusivo, oltre a quotidiani e periodici io posso vendere una serie di prodotti complementari (fra i quali mi pare rientrino i libri) per integrare in tale attività i servizi e la vendita di prodotti che ho sopra elencato è sufficiente inoltrare denuncia di inizio attività al Comune e attendere il decorso dei termini previsti per fare scattare il cosiddetto silenzio-assenso (nel caso di Internet point occorrerà ottenere in via preventiva le prescritte autorizzazioni) dopo di che si parte.

È giusto?

c) - Sempre all’ASCOM mi è stato detto che la richiesta d’iscrizione alla CCIAA va fatta soltanto dopo aver iniziato l’attività (entro 30 gg.) e, quindi, dopo aver ottenuto la licenza in Comune. Dal bando di gara esperito lo scorso anno dal Comune di Pordenone per l’assegnazione delle licenze cito testualmente: “Per la partecipazione al presente bando devono essere posseduti, alla data di invio della domanda, a pena di irricevibilità della stessa, i seguenti requisiti: iscrizione al Registro delle Imprese presso la CCIAA a titolo personale, nel caso in cui la domanda sia presentata da una ditta individuale, ovvero a nome del legale rappresentante o di apposito delegato, in caso la domanda sia presentata da una società”.

Chi ha ragione?

Grazie per l’attenzione e complimenti per la vostra preziosa attività.

A. Barzan – Cordenons (PN)

 

Risposta quesito a) – sì.

Risposta quesito b) – sì.

Risposta quesito c) – ha ragione l’ASCOM.

Per ulteriori informazioni può rivolgersi allo SNAG provinciale di Pordenone:

Giancarlo Cattaruzza - viale Libertà 30 - tel.0434.43405.

 

Licenza inutilizzata

Vorrei aprire un’edicola e ho saputo che un rivenditore della mia città da questo mese sospenderà la vendita dei giornali. Per quanto tempo può trattenere la licenza senza utilizzarla? Nel caso di eventuale acquisto della licenza da parte mia, in base a cosa ne viene determinato il prezzo, considerato che l’attuale edicolante non metterà a disposizione i locali per la vendita dei giornali e che sospenderà la vendita degli stessi?

S. Lodrini – Cassano Magnago (VA)

 

È possibile sospendere l’attività per cui si è autorizzati per 12 mesi.

Il valore di mercato di una attività, generalmente può basarsi su tre volte l’utile netto (lordo meno spese fisse di diretta imputazione), oltre al valore dell’inventario.

 

Trasferimento di licenza

Un mio amico vorrebbe acquistare la licenza di un punto esclusivo in fase di cessazione di attività e trasferirla in un’altra zona dello stesso comune dove ha una rivendita di libri. Specifico che non vi sono altre edicole nelle immediate vicinanze. Distinti saluti.

G. R. (Randoffi) – Roma

 

Per avere risposta certa al suo quesito, deve recarsi all’ufficio Commercio del Comune, che dovrebbe essere dotato di un piano di localizzazione dei punti di vendita esclusivi contenente i vari parametri necessari all’apertura o allo spostamento delle rivendite di giornali e al loro numero sul territorio. Le consiglio di contattare anche la nostra sede romana che la potrà seguire e consigliare in proposito:

SNAG Provinciale

via G. Scalarini, 12 – 00155 Roma

Tel.06.4078032 – fax 06.40815770

e.mail: snagroma@rome.com

 

 

Ritardo nella consegna dei giornali

Dal mese di febbraio 2004, ci è stato imposto il cambiamento del distributore locale. Da questa data i giornali vengono consegnati sempre più in ritardo. Il distributore precedente mi consegnava alle ore 5,30, quello attuale tra le 6,15 e le 6,30. Cosa possiamo fare per risolvere questo problema?

G. L. – Bareggio (MI) 

 

L’Accordo Nazionale sulla vendita di giornali quotidiani e periodici prevede che la Federazione Editori si adoperi affinché quotidiani e periodici vengano distribuiti nei tempi ottimali per la vendita, per cui, se il ritardo non è dovuto a situazioni particolari o sporadiche, può costituire una violazione e, in ogni caso, un motivo di interessamento da parte della Federazione Editori.

Il ritardo, che diventa consuetudine, influisce sulla diffusione delle testate e causa un danno economico alla sua rivendita; in ogni caso deve essere documentato: le consiglio di evidenziare il problema allo SNAG Provinciale di Milano (Via S. Sisto n.3 - tel. 02-878700) dove potrà avere senz’altro i suggerimenti per trovare una soluzione necessaria per migliorare il giro distributivo.

 

Quanti giorni di ferie per le tabaccherie ?

Prima delle ferie, fra i vari avvisi del mio distributore, ho letto il seguente: “le tabaccherie e i distributori di carburante sono pregati di comunicare i giorni di chiusura per ferie”. Vorrei cortesemente sapere,  visto che la mia principale attività è la tabaccheria,  se esiste un accordo in base al quale non è più necessario attenersi ai turni di ferie imposti. Se sì, quali sono le procedure da seguire e il numero massimo di giorni di chiusura consentiti. Ringrazio anticipatamente.

P.C. - Senago  (MI)

 

Essendo l’attività prevalente diversa da quella di rivendita di soli giornali, è possibile derogare ai normali turni di ferie per le rivendite con vendita prevalente di giornali quotidiani e periodici per le quali il numero di giorni di chiusura non può superare i 17, se a cavallo del Ferragosto, e 15, in altri periodi.

 

Si può fare pubblicità ?

Sono un edicolante di Brescia e vi chiedo: è possibile utilizzare la propria edicola per fornire un servizio di pubblicità a pagamento alle altre aziende? Per esempio, utilizzando le proprie vetrine o tende? Servono permessi specifici? Vi ringrazio.

Samuel – Bovezzo (BS)

 

Sì, pagando le tasse relative che variano a seconda delle dimensioni della pubblicità, il cui ammontare varia da città in città e che può conoscere recandosi presso l’ufficio tasse e tributi del suo Comune.

 

Gli orari del chiosco

Mi rivolgo a voi di Azienda Edicola per avere chiarimenti circa gli orari di apertura, chiusura, gestione ferie e malattie di un chiosco edicola come quello da me gestito da solo tutti i giorni dell’anno. Chiedo di conoscere chiaramente gli estremi per identificare la legge da contratto nazionale per esporre ai clienti gli orari del chiosco e darne conoscenza al Comune di residenza. Ringrazio anticipatamente e porgo distinti saluti.

P. Stellin – Brugherio (MI)

 

Gli orari di apertura e la gestione dei turni di ferie, sono regolati dagli artt. 2 e 3 del vigente Accordo Nazionale che dicono: “...l’orario di funzionamento del punto vendita non dovrà essere inferiore alle 12 ore giornaliere, dal lunedì al sabato e almeno sino alle ore 13 della domenica. Le chiusure domenicali potranno essere esercitate con cadenza quattordicinale e fino a un massimo del 50% delle rivendite”. Lei può leggere (e stamparsi per averlo sempre sott’occhio) l’Accordo Nazionale in vigore (1994) scaricandolo dal sito: //www.snagnazionale.org/

Non esiste alcun obbligo di comunicare al Comune gli orari di apertura di una rivendita di giornali (Decreto Legislativo n. 114/98 - titolo IV - art. 13 . 1° comma).

Per quanto riguarda la gestione delle chiusure non previste dall’Accordo Nazionale (malattia), le consiglio di rivolgersi allo

SNAG Provinciale di Milano

Via S. Sisto n. 3 - tel. 02.878700.