Il 26 gennaio scorso, lo SNAG ha
inviato una circolare alle sue organizzazioni Provinciali,
Circondariali e Comunali, nella quale illustrava i
motivi che l’avevano portato a non
sottoscrivere il verbale scaturito dalla riunione, tenutasi in FIEG il
giorno prima,
per il rinnovo dell’Accordo
Nazionale.
Questa circolare ha fatto partire le
lettere che qui pubblichiamo.

Roma, 2 febbraio
2005
Caro
SNAG,
l’ultima tua
circolare, indirizzata a tutti i rivenditori, e consegnata in questi giorni in
alcune zone d’Italia, ci pone in serio imbarazzo circa lo stato ottimale dei
nostri rapporti unitari.
Negli ultimi
anni, infatti, l’intesa tra le nostre Organizzazioni ha prodotto importanti ed
efficaci risultati nella conduzione della lunga trattativa per il rinnovo
dell’Accordo Nazionale e nella gestione delle relazioni intersindacali sul
territorio. Assieme a questo dato va quello, fondamentale, delle azioni
condotte assieme sul piano politico verso Governo e Parlamento.
In particolare,
con la manifestazione del 4 maggio scorso, si è realizzato un piano d’intesa
che abbiamo sempre, tutti noi, visto come punto di partenza e prosecuzione di
un cammino fecondo.
Abbiamo operato
al meglio per fronteggiare situazioni come quelle del disegno di legge
Bonaiuti, nell’incentivare fiducia e mobilitazione nella categoria, nel legare
questa a tutto il mondo della comunicazione. Motivi per cui, nella stessa
trattativa contrattuale, non ci siamo trovati soli, ma - appunto dal 4 maggio -
abbiamo avuto consenso, solidarietà e appoggio da un largo mondo esterno alla
nostra rete di vendita.
Per questo la
trattativa ha avuto uno slancio diverso, completamente diverso, dalle
trattative passate. A tal punto che si potrebbe dire di essere oramai giunti al
round finale di un Accordo storico. Visti i contenuti di quella tua circolare,
sicuramente non vogliamo pensare che vuoi buttare a mare tanta fatica e gli
obiettivi importanti raggiunti come, ad esempio, le tre settimane di ferie,
che potrebbero così sanare i problemi storici della piazza di Milano. Oppure
la classificazione del prodotto editoriale, con le conseguenti ripartizioni
degli sconti. O, ancora, il periodo di permanenza delle pubblicazioni in
edicola e poi, soprattutto, la bolla trasparente e unica per tutto il
territorio, l’informatizzazione e il controllo sulle uscite che ne avrà
il rivenditore.
Ma parliamo
anche del ruolo paritario di diritti e doveri che finalmente viene ad
avere il distributore locale nell’Accordo, con la fine storica della
latitanza dello stesso rispetto alle regole comuni. E che dire della
conseguente abolizione dei “contratti locali di fornitura”?
E quanto altro
ti potremmo elencare?
Ma tu, caro
SNAG, conosci perfettamente i traguardi raggiunti, per la prima volta, nella
nostra storia. Li conosci perché anche tu li hai discussi, elaborati, condivisi
e sottoscritti.
Sai anche
benissimo che il SINAGI, nell’Accordo, ha sempre privilegiato l’aspetto
normativo piuttosto che quello economico, poiché convinti del fatto che una
semplice maggiore remunerazioni spesso non risolve, ma incancrenisce i
problemi.
Certo, l’aspetto
economico ha la sua importanza, per questo non deleghiamo a nessuno il ruolo di
salvaguardia del reddito e del lavoro dei giornalai.
Chiediamoci una
cosa semplice semplice: è meglio monetizzare (con una manciata di spiccioli)
alcune lavorazioni del prodotto, oppure ottenere un reddito protetto e
garantito da norme sicure e chiare?
In definitiva,
l’unico aspetto che ci ha diviso nell’ultimo incontro di trattativa potrebbe essere ridotto a 15 millesimi di
euro, tale era la differenza tra la richiesta delle Organizzazioni sindacali
tutte (2 centesimi di euro per il compiegamento) e l’offerta della FIEG (1,85
centesimi di euro).
Francamente non
ci siamo sentiti di vanificare tutto l’impianto contrattuale raggiunto per una
cifra di competenza al punto vendita che, globalmente, a regime, sfiora i 20
euro l’anno.
Caro SNAG,
quello che abbiamo raggiunto è solo la linea di partenza: il vero impegno sarà,
dalla sigla del nuovo Accordo, quello di praticare sul territorio una normativa
nuova, chiara e intelligibile, cosa che non succedeva prima. La sfida è la
potenzialità enorme che da ciò ne avranno le strutture sindacali locali.
La sfida non è
in una competizione tra sigle sindacali per apparire l’una più autonoma
dell’altra. La vera sfida è rispondere a quella fatidica domanda che ogni
giornalaio pone alla sua Organizzazione: “...perché mi devo iscrivere?...”.

Milano, 4
febbraio 2005
Caro
SINAGI,
dispiace apprendere dopo tanti anni di attività
sindacale con azioni condotte insieme che,
nella lettera a noi rivolta, fai confusione tra “sfida”, “competizione”,
“autonomia”. Una cosa è certa, e te lo assicuriamo, non è nostro costume
trasformare le trattative di un nuovo Accordo Nazionale in quello che tu
menzioni.
Il non
sottoscrivere un verbale di riunione non è certamente la fine del mondo, non è
buttare a mare quello fatto fin ora, ma non vuol nemmeno dire applicare la
formula del “prendere o lasciare”.
Anche tu
carissimo SINAGI, in passato, hai avuto posizioni differenti rispetto a quello
che era il nostro modo di affrontare le problematiche, avevamo vedute diverse e
contrapposte, noi eravamo disponibili all’accoglimento e voi no, ma abbiamo
sempre adottato un atteggiamento di attesa nei vostri confronti, per un miglior
chiarimento dopo di che ognuno, giustamente, ha preso le sue strade consapevole
di aver fatto il meglio per il rivenditore di giornali. Di questi episodi,
oltretutto, ne è piena la vita sindacale.
Proprio per
l’autonomia che ci contraddistingue, è nostro obiettivo primario dare
informazione su tutto quello che coinvolge la vita del giornalaio, è nostra
ferma intenzione dare sempre e, comunque, risposta a tutti i rivenditori, tanto
è vero che, anche in questa occasione, abbiamo divulgato quanto da noi
sottoscritto. Figuriamoci se non rendevamo noto quanto non sottoscritto!
Questo senza
voler generare confusione e imbarazzo, tanto è vero che le nostre comunicazioni
sono prive di qualsiasi accenno polemico sulle diversità di comportamento delle
sigle sindacali; questa, peraltro, è attività politicamente corretta.
Perché una sigla
sindacale deve firmare quando, ormai, c’è la certezza che ciò che firma non è
consono all’attività che svolgono tutte le edicole sul territorio nazionale?
Caro SINAGI, non
è solo questione di monetizzazione (con una manciata di spiccioli o 15
millesimi di euro) come tu dici.
Sai benissimo
che queste cifre offendono la dignità dei nostri colleghi associati e non,
ormai costretti, e pure abituati, a svolgere con pazienza certosina attività di
compiegamento, o assemblamento come definisce qualche gruppo editoriale, a
esclusivo carico dell’edicola...
Hai ragione, è
vero, non è solo questione di soldi, ma perché continuare a offendere il
giornalaio, perché quando il prodotto editoriale supera la stratosferica cifra
dei 5 euro la manciata di spiccioli non viene nemmeno più corrisposta?
Ma quando i
nostri colleghi dovranno compiegare, o assemblare, un qualche cosa a una
testata con il prezzo di copertina in diminuzione per scelta editoriale perché
non deve essere prevista nessuna cifra
a parziale compenso del loro mancato guadagno?
Da quanto sopra
esposto si determina che, quando il rivenditore dovrebbe guadagnare di più, la
nostra controparte inventa la barriera dei 5 euro, mentre quando guadagna di
meno per sua scelta, tutto va bene!
Scusa, forse non
comprendo, ma l’attività di compiegamento rivolta a un prodotto da 5, 10, 20
cent di euro o a un prodotto di 5 e più euro non è, pur sempre, la stessa cosa?
Mi rendo conto
che sono ostinato su certi facili guadagni, ma mi sembra che tu abbia citato,
da qualche parte nella lettera, “reddito protetto e garantito da norme sicure e
chiare”, scusami forse io non comprendo, ma devo dare un’altra chiave di
lettura: il tutto mi sembra un’offesa alla dignità professionale del
rivenditore e della sua azienda.
- Ebbene,
firmiamo!
- Ma siamo
consci di quello che sta succedendo?
- Quali sono le
prospettive, in virtù dell’attività al ribasso di alcuni editori appagati dalle
entrate pubblicitarie, che costringeranno ancor più la rete di vendita a
vendere pubblicazioni per una manciata di spiccioli?
Lo SNAG si
domanda: come possiamo accettare una nota a verbale sulla resa anticipata (cosa
giusta perché è danno per tutti i componenti la filiera)? Ma allora
discipliniamo l’eterno invio nelle edicole di pubblicazioni invendibili, in
gran soprannumero, che costringono il rivenditore a un super lavoro senza
minimo ritorno.
Perché non far chiarezza sui sovrasconti di
Natale e applicare le norme solo dopo un posticipo di due anni? Che senso ha
rinnovare accordi e applicarli dopo!
Perché non far
chiarezza sulle condizioni di miglior favore di cui godono solo alcune zone?
Perché non deve essere riconosciuto il
sovrasconto natalizio sugli allegati venduti nel periodo del Natale?
Lo sai che, nel
giro degli ultimi due mesi, la nostra controparte ha messo in atto tante
innovazioni nel settore editoriale che alcune regole già siglate di fatto sono
già obsolete e superate?
Ti sei accorto che
per i giornalai ormai “affamati”, o sull’orlo della chiusura, tutto quanto
previsto non porta nessun recupero della qualità di vita in edicola e,
nuovamente, mi domando: quanti rivenditori potranno usufruire di tre settimane
di chiusura per ferie con il costante impoverimento della categoria? Così è
pure risolto anche il falso problema sulla piazza di Milano.
Quanto dovevo,
con cordialità