Il numero di PRIMA, gennaio 2005,
si è aperto con un articolo,
a dir poco, sconvolgente.
Se fosse stato scritto dal più
arrabbiato degli edicolanti, non avrebbe potuto essere più rappresentativo del
pensiero degli oltre 38.000 uomini e donne che ogni mattina, all'alba, si
trovano a dover sistemare montagne di giornali di tutte le fogge e di tutti i
colori.
Grazie agli accordi che, da anni,
ci legano a questa prestigiosa testata, noi pubblichiamo gran parte di questo
testo, anche se – per nostra scelta - certe parole verranno riprodotte
parzialmente... punteggiate...
Protesto a voce
alta e bocca larga solo questa volta, nel primo numero del 2005. Poi zitto, per
tutto il resto dell’anno zitto e mosca. Ma in questo numero di gennaio
lasciatemi dire due o tre cose senza cerniera.
Intanto che c’è
un gruppo di persone di fronte alle quali (secondo religione) ci
inginocchiavamo o ci toglievamo il cappello. Erano signori per bene. Erano
andati in edicola con un settimanale che si chiamava L’Espresso. Oggi con
quella stessa faccia (con un po’ di rughe in più), sono andati in edicola con
un quindicinale che si chiama Tv Magazine.
Dice Repubblica:
del primo numero ne abbiamo vendute 300mila copie. Ma siccome rimane in edicola
due settimane - furiosa di idea di Axel Ganz - (presidente di Prima
Press - uno dei più importanti gruppi editoriali europei - ndr) ne venderemo
ancora.
Ma va!
C..zo: quelli
dell’Espresso sono diventati proprio dei centurioni: elmetto e daga corta sotto
a chi tocca.
Ma egregio
principe Caracciolo, ma egregio direttore Eugenio Scalfari, ma vi
rendete conto a cosa vi ha ridotto la
vostra attuale gestione editoriale?
A mandare in
edicola della m..da.
M..da da
edicola: voi che un giorno avete mandato in edicola L’Espresso diretto da
Arrigo Benedetti e un altro giorno Repubblica diretta da Eugenio Scalfari. E
state anche lì, come pezzenti a fare i conti se vendete o no, e se il prezzo di
copertina è giusto. E pur mettendo insieme i vostri cervelli non riuscite
nemmeno a stabilire se il prezzo di copertina deve essere di 0,70 euro (come
dice lo spot in tivù) oppure di 0,50 euro come risulta stampato sulla copertina
fisica con la Simona Ventura. Ma pensa te che il fascino di quel gruppo fuori
di testa è tale che Filippo Ceccarelli (giornalista - ndr) lascia il giornale
degli Agnelli per andare a Repubblica. Poverino. Ma sì, perché un conto è stare
alla Stampa, che sa un po’ di olio di motori, tuttalpiù, e un conto è stare
insieme a quelli di Largo Fochetti (nuovo indirizzo del Gruppo L’Espresso a
Roma - ndr) che non si ricordano più di avere un impegno coi loro lettori ai
quali tanti anni fa hanno gridato: “Venite con noi, venite con noi: vi
indicheremo la strada del buon giornalismo, del buon governo, dei diritti del
cittadino e dei doveri dei potenti. Vi segnaleremo la strada della editoria che
difende i valori della società democratica. Venite con noi, venite con noi!”.
Ma qualcuno di
Largo Fochetti avrà almeno sfogliato quel Tv Magazine? E voi ce lo offrite
insieme all’Espresso, a Repubblica e a tutti i quotidiani della Finegil (15
quotidiani locali, fra cui Il Piccolo, Il Tirreno, La Nuova Ferrara, ecc.-
ndr).
Ma come vi
permettete, ma infilatevelo nel c..o quel magazine.
Ma come dopo
Benedetti, Scalfari, Zanetti, Anselmi - e to! mettici pure la Hamaui - anche
l’umiliazione di trovarsi tra le mani Tv Magazine che ti illustra capolavori
come ’Il delitto del biberon’, ’Il detective schifoso’, ‘La vita agricola di
Albano’, ’Ancora più scemo’.
Ma ingegner De
Benedetti, ma davvero lei intende essere l’editore di questi
straccivendoli? Ma davvero vuol passare alla storia come l’editore di Tv
Magazine?
Ma allora lei
bluffa per una manciata di euro. Ma allora è vero che lei, sottobraccio a Marco
Benedetto (amministratore delegato dell’Espresso - ndr) va spesso a capo chino
scrutando per terra nel posteggio delle macchine di largo Fochetti casomai
qualcuno avesse perso mezzo euro. (...)
Certo, avrete la
soddisfazione di scrivere: “Il numero 10 del nostro Tv Magazine ha venduto
500mila copie”. C..zo che successo, ingegnere! Vedrà le telefonate di
congratulazione di Sulzberger, l’editore un po’ rintontolito del New York
Times, e del direttore di The Nation e di quello del Washington Post. Franco
Caltagirone si frantumerà i denti dalla rabbia... Povero ingegnere, non gli
rimane che il suo yacht Itaska che rompe le onde e ora anche i c.....ni.
Dall’autunno si
sapeva che nel 2005 Metro, il quotidiano gratuito, avrebbe raggiunto altre
città dopo Roma e Milano (vedi Azienda Edicola n. 5/04 pag. 78 - ndr). Il primo
passo è avvenuto in Lombardia, dove, dal 10 gennaio, Metro è distribuito nelle
stazioni e nel centro città anche a Monza, Lecco, Bergamo, Pavia, Lodi e Varese
con una tiratura complessiva di 70mila copie che si aggiungono alle 230mila già
diffuse a Milano. “Per noi la Lombardia è un’area particolarmente interessante
per la raccolta pubblicitaria”, spiega il direttore generale di Edizioni Metro,
Alexander Koeb. “Con le nuove edizioni siamo in grado di coprirla in
modo molto più omogeneo rafforzando il valore pubblicitario del giornale.
Contemporaneamente offriamo un migliore servizio ai lettori, molti dei quali,
in una zona di forte pendolarismo con Milano, forse prima non riuscivano a
leggere regolarmente Metro e ora potranno farlo con continuità”.
Per quanto
riguarda le prossime edizioni, Koeb si limita a confermare che al vaglio ci
sono diverse città italiane.
In un momento
più che mai delicato per la stampa cattolica, il direttore di Avvenire Dino
Boffo, fa un bilancio dopo 11 anni di gestione del quotidiano della CEI.
“Quando sono arrivato ero il direttore più giovane, ora sono tra i più anziani
come anni di servizio”, afferma Boffo. “Posso dire di essere soddisfatto: ho
preso il giornale quando diffondeva 75mila copie e ora è arrivato a 100mila.
Certo, 25mila copie in dieci anni sono probabilmente un’inezia, ma si tratta di
un trend costantemente positivo. Ogni lettore lo abbiamo conquistato con le
unghie. E sto parlando di dati reali”.
“L’obiettivo è
consolidare la testata, facendo in modo che divenga sempre più imprescindibile”
continua il responsabile del quotidiano cattolico. “Già adesso, chi vuole
capire la posizione dei cat-tolici e il contributo che questi danno al
dibattito del Paese deve comprare Avvenire. Per farlo dobbiamo impegnarci ogni
giorno, cercando di non essere banali, di non ripeterci. È un sforzo che ci
entusiasma ancora”.
Dal 25
febbraio è in edicola il
nuovo settimanale economico, nato dall’accordo tra Editori PerlaFinanza
(editore di Bloomberg Finanza&Mercati) e la EDM di Alberto Donati,
proprietario della nuova testata, l’econoMia centro. Il giornale viene allegato
ogni venerdì, al prezzo complessivo di un euro, ai Corrieri che la Edm edita
in Umbria, Alto Lazio, Toscana, Romagna. Direttore del giornale è Alessandro
Rossi – ex fondatore e responsabile di Bloomberg Investimenti. “Il nuovo
settimanale ha una tiratura di 100mila copie ed è destinato a un target
trasversale”, spiega Rossi. “Tratterà di economia generale, stili di vita,
finanza personale, lavoro e ricerca di occupazione, fondi agevolati e anche di
enogastronomia, sempre in chiave economica. Sarà un tabloid in quadricromia.
Inizieremo con 16 pagine, in tendenza saranno 24”.
Paolo Mieli per la seconda volta è direttore del
Corriere della Sera (che ha lasciato dieci anni fa). Ma questa volta la
concorrenza ha le unghie affilate, la pubblicità è scarsa, la prospettiva del
‘full color’ è un nodo industriale molto pericoloso, il momento politico
difficile e avvelenato…
Cosa farà,
dunque, Paolo Mieli per dare nuova spinta a un quotidiano rattrappito, sferzato
ogni giorno dalla macchina ormai perfetta e dal motore a punto di Repubblica?
Nella intervista
che ha rilasciato a Prima per il ‘Trentennale’ del giornale, Mieli aveva già
sintetizzato le sue attuali convinzioni, fra le quali spicca: “Il giornalismo
della carta stampata rimane il più potente mezzo di affermazione delle idee. Il
giornalista di un quotidiano ha e continuerà ad avere un peso che un
giornalista televisivo, pur rivolgendosi a un pubblico infinitamente più vasto,
non ha”.
Aldo bisio, direttore generale
Quotidiani
Italia di Rcs Media Group ama
pirandello
L’ingegner Aldo
Bisio è un vorace lettore di quotidiani e di biografie storiche, ma il suo
autore preferito, quello di cui ha letto tutto, è Luigi Pirandello. E la cosa
ci provoca un frizzo perché ci inquieta sapere che l’uomo che, da febbraio, è
il nuovo direttore generale di Quotidiani Italia di Rcs MediaGroup ama muoversi
nell’universo del così è se vi pare, delle plurime verità, delle realtà
apparenti. A meno che… A meno che quello che seduce questo genovese 44enne non
sia il gioco sottile della logica pirandelliana, rigorosa fino al paradosso.
Bisio sarà
responsabile di tutte le
attività italiane nel settore quotidiani, che significa una decina di centri
stampa full color, produzione, gestione, distribuzione, commercializzazione
del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport, dei vari supplementi e dei
prodotti editoriali in vendita aggiuntiva.
“Questo dei
quotidiani”, dice Aldo Bisio, che in questi anni ha seguito 120 progetti in
Italia e nel mondo. “lo trovo un mondo seducente, perché il momento industriale
nasce con dentro i contenuti. Ci sono contenuti tecnici e operativi molto
complessi – e questo è stimolante, è una sfida – che hanno come risultato dei
prodotti che mi piacciono. E poi è un settore che si muove sui confini
dell’innovazione, dei trend più avanzati”.