Il carovita comincia in banca: i costi
sono aumentati fino al 45% rispetto al 2003. Bonifici, versamenti, prelievi e
investimenti: il conto è sempre più salato.
Anche
se le relazioni con la vostra banca durano da parecchio tempo, ciò non
v’impedisce affatto di controllare, ogni tanto, i costi delle vostre
operazioni, l’esattezza delle stesse, ma soprattutto le spese che gravano sul
conto corrente.
Che
priorità occorre dare a una verifica, quali sono i mezzi di cui disponete per
effettuare questi controlli? Vi diciamo tutto... o quasi.
Molti
lo notano: le relazioni banca/impresa assomigliano talvolta a veri rapporti di
forza. Si può dire che essi si pongono tra due estremi: da una parte le grandi
società che, con l’aiuto di un’armata di finanzieri e di giuristi, possono
avere tutte le aziende di credito a loro disposizione e dall’altra, le
piccolissime strutture che remano contro corrente per aprire dei conti e
ottenere dei finanziamenti.
In
breve: se la ricerca di relazioni affidabili e durevoli è sempre preferibile al
conflitto, tuttavia occorre essere estremamente vigili. La cosa essenziale è
sapere come funziona il vostro conto bancario, capire il meccanismo particolare
dei giorni di valuta, essere capaci di calcolare (o di ricalcolare) il tasso di
un credito e assimilare tutti i termini tecnici usati dal vostro interlocutore.
Sull’estratto
conto appaiono due date: la data dell’operazione e quella relativa alla valuta
(ovvero giorno di decorrenza degli interessi attivi o passivi - in edicolese:
la data in cui il denaro entra o esce effettivamente dal conto). Se la prima è
capita da tutti, la seconda sembra variare seguendo l’umore della banca, ma
sempre a suo vantaggio! È una vera
specialità: la banca non vi accredita un assegno il giorno che l’avete versato,
e non lo fa neppure il giorno in cui il vostro creditore ha effettuato un
versamento a vostro favore.
Voi
risultate creditore o debitore a seconda di questa famosa data di valuta, con
il risultato che in funzione di ciò, potrebbe crearsi anche qualche passeggera
difficoltà, poiché, per le operazioni di debito la valuta è anteriore alla data
dell’operazione (esempio: l’emissione di un assegno effettuata il 15 settembre
sarà registrata in data del 13).
Accadrà,
invece, il contrario per un incasso: un bonifico ricevuto il 15 settembre sarà
registrato uno, due, tre giorni più tardi, a seconda delle condizioni previste
dalla banca.
Ma
perché questa pratica?
“La
plus belle femme du monde ne peut donner que ce qu’elle a” dicono i francesi
(la più bella donna del mondo non può dare che quello che ha).
Ebbene,
per analogia, lo si può dire anche delle banche.
Per
lo meno è ciò che queste pretendono: le dilazioni nel trattamento delle
operazioni che impediscono di disporre realmente dei fondi al momento in cui
vengono contabilizzati.
Espressi
in giorni di calendario o in giorni lavorativi, le date di valuta sono delle
commissioni truccate. Ma, a seconda dell’importanza del vostro portafoglio e la
natura dei rapporti che vi legano alla banca, queste potrebbero essere oggetto
di una trattativa.
Il
gergo bancario è fatto in modo che sovente si confondono le commissioni
bancarie con gli interessi propriamente detti. Sono due cose diverse e, per un
prestito, la legge impone che le prime siano aggiunte nel TAEG (Tasso Annuale
Effettivo Globale), per il resto esse rimangono in quanto tali.
Citiamo
la commissione di conto che si applica ai movimenti debitori, la commissione di
scoperto (calcolata sullo scoperto maggiore nel valore di ogni mese), le
commissioni sulle ricevute, senza dimenticare le spese per la tenuta del conto.
Su
Soldi & Diritti di novembre si legge: “Che il carovita sia determinato
anche dall’alto costo dei servizi bancari è una realtà ormai innegabile:
persino il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, ha ammesso che ‘un
contributo a frenare l’inflazione può arrivare dal contenimento del costo dei
servizi offerti dalle banche alla clientela’. Un invito esplicito alle banche a
bloccare i rincari allo sportello. Che pesano - eccome - sulle tasche degli
italiani. La parola alle cifre: una famiglia con figli che usa il conto per
pagare le utenze (gas, luce, telefono…) ha visto i costi salire in media del
36% rispetto al 2003 (considerando le banche in media meno care). In altri casi
il conto è ancora più salato: si arriva anche al 45% in più.
Vengono
accreditati o addebitati trimestralmente, per data di valuta, sulle vostre
operazioni bancarie in funzione di quei termini, talvolta un po’ barbari per un
neofita, che sono i numeri debitori e creditori.
È
proprio recente la sentenza n. 21095 della Corte di Cassazione a sezioni unite
del 4.11.2004 che ha tolto alle banche ogni speranza di poter limitare il
rimborso degli interessi ultralegali e anatocistici (ovvero gli interessi sugli
interessi passivi) ingiustamente pagati dai correntisti. Le banche speravano in
una sentenza che ribaltasse le precedenti, già favorevoli agli utenti, e
soprattutto puntavano sul riconoscimento della non retroattività delle
precedenti sentenze della Corte di Cassazione. Non è andata così e ora, secondo
le organizzazioni che difendono i consumatori, il settore bancario dovrà
restituire 63 miliardi di euro per aver fatto pagare gli interessi sugli
interessi e non soltanto sul capitale preso in prestito.
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Come funzionano i pagamenti degli
edicolanti I titolari di rivendite di giornali
hanno a che fare, quotidianamente, con le banche soprattutto per regolare gli
estratti conto ai rispettivi distributori locali. Quali sono le loro modalità
di pagamento utilizzate? Ci sono differenze tra Nord e Sud? In Lombardia, a Milano in
particolare, sono stati stipulati alcuni accordi con istituti di credito. “Come
Provinciale di Milano, la nostra organizzazione ha sottoscritto due convenzioni
con Banca Intesa e Banca Popolare di Milano, con le quali si hanno migliori
condizioni per gli associati - spiega Giampiero Labò, vicepresidente nazionale
e presidente dello SNAG di Milano - I rivenditori pagano gli estratti conto
principalmente con addebito sul proprio conto corrente (di fatto una formula di
“bonifico permanente”- ndr), altri con il RID. In provincia si usa, invece,
l’assegno bancario consegnato in buste preparate dal distributore locale che le
fa avere all’edicolante e poi le ritira. Per il resto, in Lombardia sono i vari
responsabili dei sindacati provinciali a trattare con gli istituti di credito
per avere condizioni vantaggiose per i colleghi che rappresentano”. Al Sud, due le modalità principali di
pagamento come ci spiega il vicepresidente nazionale dello SNAG, Renato Russo:
“A Foggia, per esempio, il distributore locale ci ha comunicato tutti i suoi
estremi bancari per il bonifico anche se molti colleghi preferiscono usare
assegni circolari per regolare i propri conti con l’agenzia”. Diversificata l’esperienza del Centro
Italia dove si adottano diverse soluzioni: “Ci sono pagamenti di tutti i tipi,
dal bonifico all’assegno circolare o bancario, ma c’è chi usa anche i contanti
- risponde Andrea Innocenti, vicepresidente nazionale e responsabile dello SNAG
Toscana - Qualcuno adottava anche il RID, ma si sono verificati problemi di
scoperto e quindi questa pratica è risultata meno efficace. Personalmente, a
Firenze, indirizzo i nostri associati al consorzio COFIDI della Confcommercio
che è in grado di offrire condizioni migliori ai rivenditori trattando a nome
di molti commercianti. È lo stesso consorzio, che lavora con più istituti di
credito, a mettere poi in contatto l’edicolante con la banca più idonea. Va
considerato, infatti, che ogni collega ha esigenze diverse: qualcuno ha più
mutui (casa, automobile, ecc..) e quindi le condizioni e i servizi richiesti
alla banca sono differenti”. P.D.F. |
TAEG
(Tasso Annuo Effettivo Globale)
Indice,
espresso in termini percentuali, con due cifre decimali e su base annua, del
costo complessivo del finanziamento. Comprende gli oneri accessori quali spese
di istruttoria, spese
di
apertura pratica, spese di incasso delle rate e spese assicurative (l’inclusione
di queste ultime due voci può essere opzionale).
TAN
(Tasso Annuo Nominale)
È
il tasso di interesse, espresso in percentuale
e su base annua, applicato dagli istituti finanziari all’importo lordo
del finanziamento. Viene utilizzato per calcolare, a partire dall’ammontare
finanziato e dalla durata del prestito, la quota interesse che il debitore
dovrà corrispondere
al
finanziatore e che, sommata alla quota capitale, andrà a determinare la rata di
rimborso.
Nel
computo del TAN non entrano oneri accessori quali provvigioni, spese e imposte.