Ai giornalai, l’ardua sentenza

 

È nella serata di una plumbea giornata di aprile, dopo molte ore di lavoro, o forse sarebbe meglio dire di impegno temporale in quanto un lavoro farebbe presumere una adeguata remunerazione, che un montante risentimento mi prende facendo vorticare nella mia mente una serie infinita di considerazioni su quello che è stato il lavoro di giornalaio, su quello che sarà; sulla mia esperienza di rappresentante di categoria, su quello che come “sindacalista” ho fatto e avrei potuto fare, non tanto nelle attività di ordinaria amministrazione quanto in quella molto particolare e importante, per i risvolti e le aspettative esistenti: la trattativa per il rinnovo dell’Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici che ha impegnato noi tutti in questi ultimi tre anni.

 

Ormai, tutti voi che leggete, sapete, che il 5 aprile, si sono chiuse ufficialmente le trattative per il rinnovo dell’Accordo Nazionale. Ma solo il 15 marzo, a Roma, anche lo SNAG ha siglato i documenti che le altre organizzazioni sindacali avevano già firmato il 25 gennaio 2005.

Cosa avvenne quel giorno, che rimarrà per sempre scolpito negli annali della categoria (a mio parere) come una sconfitta?

 

Uno spettatore d‘eccezione:

l’uccellino di Del Piero

 

L’uccellino di Del Piero che, nei momenti liberi vola gioioso nei cieli, quel 25 gennaio si è posato su una finestra del secondo piano di un bel palazzo di via Petrarca 6 a Milano (sede della FIEG) e si è trovato ignaro spettatore della storica seduta.

Sapete cosa mi ha raccontato?

Mi ha raccontato che, a inizio seduta, un’organizzazione sindacale ha apertamente dichiarato, di fronte alle controparti, di avere risorse (presumo economiche) per soli sei mesi di vita (dimostrazione di forza e di grande capacità contrattuale).

E tutte le altre, SNAG escluso ovviamente, con le stilografiche delle grandi occasioni a pennino già sguainato, alla presentazione da parte della FIEG di un documento precotto e praticamente definitivo (per loro), si sono accapigliate per apporvi la loro firma.

 

Se dopo un sofferto confronto con i propri organismi lo SNAG ha, a sua volta, siglato il nuovo Accordo Nazionale (meglio viene evidenziato più avanti nelle considerazione dell’amico e collega Andrea Innocenti) “turandosi il naso” (frase di Montanelliana memoria) è stato per evitare che, forse volutamente (perché scomodi? Perché senza “padroni” o “padrini” a cui dover rendere conto?), lo SNAG fosse messo, di fatto, in uno stato di isolamento sia a livello nazionale che a livello locale, privato dei titoli e della rappresentatività che rendono possibile, in tutte le sedi, la tutela dei giornalai.

 

Chi legge dovrebbe avere presente la situazione attuale nel nostro settore. Ormai il “sistema”  è sclerotizzato, ma  sembra che i singoli editori (impegnati nella semina di “eventi” editoriali legati alle loro testate) non si siano accorti che questa moltiplicazione di pani e di pesci, questo proliferare di “amminnicoli” vari ha reso, di fatto, non più gestibile il sistema.

Ma non sono solo i giornalai a essere entrati in crisi, lo sono anche i distributori: assistiamo alla consegna, ormai quasi generalizzata, del prodotto editoriale alle edicole in orari talmente ritardati da risultare dannosi, oltre che offensivi. A ciò si aggiunga la gestione pratica delle varie obbligatorie, opzionali, possibili e non possibili offerte editoriali, panini, ecc. ecc. che è arrivata a un numero tale da non essere, in molti casi, più praticabile.

 

Par condicio:

corsi professionali anche per gli editori

 

Visto che con il nuovo Accordo “la formazione professionale assume un ruolo decisivo, sono previsti corsi e momenti di formazione per gli edicolanti” sarebbe stato meglio che, per la par condicio tanto di moda, tali corsi fossero stati previsti anche per gli editori, dal momento che risulta quasi evidente che gli stessi non abbiano alcuna conoscenza del settore distributivo (salvo per quanto riguarda gli altri Paesi europei) e della logistica che tale settore necessita.

Nella realtà, oggi, i giornalai sono già esperti di promozione, marketing, controllo merci varie. Lo sono diventati, costretti dalla necessità giornaliera di “gestire” la varietà infinita delle tipologie di uno stesso prodotto editoriale.

 

Aveva un senso “normare” tutto il normabile se, a fronte di ciò, vi fosse stato anche un adeguato riconoscimento per tutto questo lavoro supplettivo che ha contribuito a rimpinguare, non poco, le casse della maggior parte delle amministrazioni editoriali. E l’adeguato riconoscimento era proprio uno degli scopi che lo SNAG si proponeva: sono sicuro che questa era anche una delle grandi aspettative di tutti i giornalai italiani.

 

Un senso di sconfitta mi pervade perché, a fronte di quanto sopra, Qualcuno “ha sempre privilegiato l’aspetto normativo piuttosto che quello economico” anzi, baldanzosamente ha proposto anche un interrogativo semplice semplice: “È meglio monetizzare alcune lavorazioni dei prodotti, oppure ottenere un reddito protetto e garantito da norme sicure e chiare?”.

Dai primi commenti sentiti, pare che i giornalai non siano molto contenti di rinunciare alla monetizzazione del proprio lavoro e si chiedono dove sia, e a chi vada, questo reddito protetto e garantito che loro non vedono e che, invece, Qualcuno esalta.

 

In Italia, non c’è alcuna situazione bulgara o cilena.

 

Qualcuno ha comunicato, con “soddisfazione”, la conclusione delle trattative come una grande vittoria, dando all’Accordo stesso “un valore di sistema in un quadro di garanzie del pluralismo dell’informazione, consolidato nella parità di trattamento per tutte le testate in vendita, che affida alla rete delle edicole un’ineludibile connotazione di servizio” (senza un’adeguata remunerazione).

Non è poco” continua Qualcuno “nell’Italia della Legge Gasparri e del monopolio delle comunicazioni di un solo ‘manager’ (si aveva, forse, paura di nominare Berlusconi?). A questo risultato si perviene dopo tre anni di confronto tra le parti sociali e di grave crisi delle garanzie democratiche nel mondo della comunicazione”.

(Suvvia, siamo seri! Capisco, senza condividere, che vi debba essere una sorta di genuflessione nei confronti di qualche protettorato, ma non esageriamo: non mi sentivo in uno stato dittatoriale con il Governo D’Alema, non lo sento ora con il Governo Berlusconi; sarà moralmente deprecabile che un Capo di Governo sia titolare di concessioni televisive e di case editrici, ma la morale non fa giurisprudenza e non mi risulta che ciò sia vietato dalle Leggi vigenti fatte sia dal centro destra che, prima, dal centro sinistra. E poi noi tutti, che vendiamo prodotti editoriali, abbiamo sotto gli occhi il continuo proliferare di testate a destra e a manca: Qualcuno, evidentemente, deve vivere in un altro Paese perché è certo che in Italia non vi è alcuna situazione bulgara o cilena, di vecchia memoria.

 

Spero che sia un pesce d’aprile

 

Il primo aprile, navigando su Internet, mi imbatto in un sito dove, riguardo alla firma del nuovo Accordo Nazionale, Qualcuno dice: “Non nascondo la soddisfazione di questo risultato poiché questo rappresenta il premio per tutti i dirigenti” (mah!). La firma di un accordo avviene quando le parti sono entrambe soddisfatte del risultato ottenuto” (doppio mah!) “direi che una squadra forte si misura dal suo centrocampo, dal lavoro dei centrocampisti”.

(Senza dubbio questo non deve essere il centrocampo dell’Italia Campione del Mondo nell’82, ma piuttosto della nazionale di Trapattoni degli ultimi Mondiali: palla lunga e pedalare).

 

Il 5 aprile, l’uccellino di Del Piero, ebbro d’acqua, si  posa nuovamente sulle finestre di via Petrarca 6, dove dovrebbe esservi una riunione tra i legali, uno per ogni componente che ha firmato il nuovo Accordo, per curare l’editing ovvero la stesura definitiva (esempio: ‘Legge’ al posto di ‘L.’).

A questa riunione, strettamente tecnica, cosa vede l’uccellino? Vede che Qualcuno si è presentato con una delegazione numerosa e variegata (squadra completa più riserve, massaggiatori, dottori, magazzinieri, come in una partita - tanto per restare in ambito calcistico - di Champion’s League) che comincia a proporre modifiche a quanto precedentemente sottoscritto (A proposito di trasparenza: a che gioco giochiamo?).

Ai giornalai l’ardua sentenza.

 

Carlo Leopardo - giornalaio

P.S. - (Tra parentesi i commenti personali)

 

 

Un passo avanti?

Solo il tempo  sarà giudice di quanto sottoscritto

 

Molte incognite e tante incertezze nel futuro professionale delle rivendite sia per la crisi economica in atto, sia per le attuali scelte editoriali.

Il nuovo Accordo Nazionale avrà la forza di ribaltare lo stato attuale delle cose?

 

Lo SNAG - il sindacato del quale sono onorato di essere vicepresidente - a ragion veduta e a differenza delle altre sigle sindacali, ha ritardato, come ormai ben sapete, la firma di alcuni articoli non ritenendoli sufficientemente idonei alle attuali esigenze di mercato. Il nostro procurato ritardo avrebbe dovuto essere motivo di riflessione, anche per le altre organizzazioni sindacali, per ottenere più cambiamenti su regole e condizioni ormai obsolete, al di fuori di ogni principio commerciale, tanto da poter essere definite vere e proprie imposizioni.

 

A fronte di un doveroso momento di riflessione, data l’importanza della posta in gioco, è successo invece l’esatto contrario ed è incominciata la “gran corsa” delle altre organizzazioni sindacali per la firma dei verbali di ipotesi d’accordo (come ben ha raccontato poco prima Carlo Leopardo).

Come in gergo atletico all’ “uno... due... tre, pronti via” è successo che: all’uno, avevano già la penna in mano, al due, avevano già firmato. Il tre pronti via è stato del tutto inutile, perché, appunto, avevano già firmato!

Con quali effetti sulle nostre edicole?

Per indorare la pillola amara, prima delle assemblee, qualche collega di altra sigla sindacale ha coniato delle belle frasi: “Questo Rinnovo di Accordo sarà un vero strumento di lavoro”, e “Sarà uno strumento per il sindacato locale per governare la rete di vendita”.

Beata illusione! L’importante è crederci, di certo chi le ha scritte non sa com’è fatta la vita in edicola, quale sia la sua qualità e come sia cambiata in peggio da qualche anno.

Certamente, cosa utile e necessaria, è che il Distributore Locale sia firmatario dell’Accordo, ma con queste regole - certo non da noi desiderate - ci sarà un aumento di tensione tra rivenditore e distributore: entrambi sempre più pressati dalle fantasie scatenate di alcuni editori.

Una cosa è sicura: le nostre edicole saranno, visto quello che è stato normato, sommerse come al solito e forse più da pubblicazioni prive di mercato, e questo non ha nulla a che fare con la parità di trattamento dovuto per tutte le testate (vedi Azienda Edicola, n°1 feb-mar 2005).

 

Inoltre ci sarà il prolificare di supplementi, allegati e gli abbinamenti certo non mancheranno; la fantasia editoriale non ha limiti: ci saranno ancora piatti, vassoi, tazzine, bicchieri, pentolame vario antiaderente e non, mazzi di fiori freschi, bocce in ferro e forse anche qualche sacchetto di rifiuti riciclati allegato a una testata di carattere ecologico o ambientalista; potremmo dover offrire un pollo arrosto con una testata di cucina o un animaletto domestico con qualche mensile di giardinaggio o per un cortile del fai da te. Ma attenzione, dobbiamo augurarci che tutta questa roba mantenga un prezzo di copertina non superiore a 5,00 euro, altrimenti addio compenso per il compiegamento!

 

A questo punto qualcuno certamente dirà: anche la tua organizzazione ha firmato! E a domanda rispondo: ebbene sì, a malincuore e con molto amaro in bocca. Ma visto il comportamento di chi ci ha preceduto nella firma, noi lo abbiamo fatto per non interrompere i rapporti con la nostra controparte, per poter essere presenti ai tavoli di discussione, per evitare l’isolamento organizzato e poter comunque sostenere i nostri associati in tutte le sedi competenti.

A questo punto, e per le ragioni sopra elencate, meglio dentro a un brutto accordo che fuori, anche perché diversamente sarebbe fare il gioco della controparte o dei falsi amici.

 

Solo il tempo sarà giudice di questo Accordo.

Andrea Innocenti