TABLOID, COMPACT e colore  PER FRONTEGGIARE LA CRISI

 

È questa la soluzione che quotidiani storici, come il TIMES, hanno adottato per fronteggiare

il momento negativo dell’editoria che non risparmia neppure le tradizionali piazze “felici” come Gran Bretagna e Germania.

E proprio i principali editori tedeschi hanno lanciato pubblicazioni, al fianco dei quotidiani tradizionali, in “formato (e a costo) ridotto”, ottenendo il gradimento soprattutto di un pubblico giovane. Nuovi lettori e spese contenute sono i primi positivi risultati.

 

Fino a qualche anno fa, per i quotidiani di qualità, parlare di un formato tabloid era impensabile; oggi è diventata la nuova frontiera della carta stampata.

A infrangere l’antico tabù del formato, per i quotidiani di qualità, sono stati in Inghilterra - verso la fine del 2003 - prima THE INDEPENDENT e poi THE TIMES, che hanno offerto ai lettori la possibilità di comprare il quotidiano in formato tradizionale o nella versione ‘compatta’ senza però rivoluzionare i contenuti cari ai propri lettori. Per THE INDEPENDENT il primo risultato è stato eccezionale: la diffusione è aumentata del 20% rispetto al periodo precedente, con 256.378 copie vendute raggiungendo la quota di diffusione più alta dal ’97. Dopo nove settimane è arrivata l’immediata risposta di THE TIMES, il giornale più famoso al mondo, che ha deciso, dopo oltre duecento anni di storia, di uscire in due versioni: una più grande e l’altra più piccola per contrastare la strategia, dimostratasi vincente, del concorrente THE INDEPENDENT che, riducendosi, aveva ottenuto un risultato insperato.

L’editore di THE TIMES, il più potente magnate dei media Rupert Murdoch, fatti i conti si è reso conto però, che la doppia edizione del suo quotidiano costava troppo. Ha quindi deciso di abbandonare il grande formato (broadsheet, letteralmente tradotto dall’inglese “foglio largo”) optando per la sola misura più piccola, detta compact, introdotta dal primo novembre scorso, e simile a quella dei giornali popolari, con articoli più brevi e pagine monografiche. La tiratura è immediatamente cresciuta del 12%. Peccato che i sette principali centri media britannici abbiano subito protestato per il nuovo formato e l’aggressiva politica tariffaria del quotidiano “rifondato”.

 

La stampa inglese, da sempre considerata la più libera del mondo, non sta vivendo un grande momento e paga la concorrenza delle televisioni, di Internet, della free press con il calo d’interesse dei suoi lettori. Ma il contenimento dei costi non potrà portare anche al rischio di ulteriore abbassamento della qualità del prodotto? Lo sapremo nei prossimi mesi. Alcuni lettori storici del TIMES temono che Murdoch “abbia smesso di volere un giornale di qualità e che il formato tabloid non sia solo di forma, ma anche di sostanza”.

 

A questo punto, il GUARDIAN e il DAILY TELEGRAPH si stanno adeguando. Il GUARDIAN e “il suo fratello domenicale” THE OBSERVER hanno, però, snobbato la versione tabloid diventando le prime testate nel Regno Unito a scegliere l’opzione Berliner (così detta dal formato dei quotidiani della capitale tedesca) attualmente utilizzata in Europa da testate come LE MONDE francese.

Il Guardian Media Group ha, infatti, approvato un investimento da 50 milioni di sterline (circa 75 milioni di euro) per finanziare il rilancio delle sue testate, che dovrebbero uscire nella loro nuova veste nel 2006. Il GUARDIAN ha visto una diminuzione del 6,06% della diffusione media giornaliera a 379.115 unità negli ultimi 6 mesi, mentre nello stesso periodo la diffusione dell’OBSERVER ha registrato una flessione dell’1,24% (450.593 copie di media quotidiana). Resta da vedere, adesso, come si comporterà il DAILY TELEGRAPH, l’unico quotidiano di qualità britannico (escluso il FINANCIAL TIMES) che non si è ancora pronunciato sul formato compatto.

 

IN GERMANIA FUNZIONA IL KOMPAKT

 

Axel Springer Verlag, colosso europeo della stampa con sede a Berlino, ha lanciato in formato “compatto” (Kompakt, come è definito in Germania), la versione “clone” di DIE WELT. Un test iniziale è stato eseguito su Berlino per otto settimane, poi la diffusione è stata estesa prima a Francoforte e ora anche a Brema, Dresda, Dortmund, Dusseldorf, Essen, Amburgo, Hannover, Colonia, Lipsia, Monaco e Stoccarda.

WELT KOMPAKT (0,50 centesimi) è una versione alleggerita e semplificata del tradizionale quotidiano conservatore DIE WIELT (203mila lettori, venduto a 1,30 euro) e realizzato da una dozzina di giornalisti. La scelta dell’editore è di puntare su entrambe le pubblicazioni, non ritenendo ci siano problemi particolari di concorrenza, poiché il ‘fratello minore’ é diffuso soprattutto fra nuovi lettori di età fra i 18 e i 35 anni e quindi le due testate sono perfettamente compatibili anche sul mercato pubblicitario.

Secondo Mathias Dopfner, presidente del gruppo Springer, “il formato tabloid è una vera occasione per la stampa quotidiana, i ‘piccoli’ giornali rappresentano un’enorme potenziale, sia nell’Europa dell’ovest che dell’ Est”. Lo stesso Dopfner, intervistato dal quotidiano francese LE MONDE, ha lasciato intendere che il suo gruppo lancerà nuovi giornali in vari paesi d’Europa, fra i quali anche la Francia (e forse anche l’Italia). Scelta editoriale spinta dal successo ottenuto recentemente dai tabloid in Germania e dall’affermazione in Polonia di FAKT, pubblicato dall’ottobre 2003.

Le operazioni commerciali del gruppo Springer puntano anche a proporre nuovi prodotti per dare una svolta al trend negativo del mercato tedesco, dove si registra da una quindicina d’anni una flessione della diffusione dei quotidiani.

I lettori tedeschi hanno già accolto con successo quattro testate lanciate nel corso del 2004: dopo WELT KOMPAKT, 20 CENT (del gruppo Lausitzer Rundschau), NEWS (del gruppo editoriale Handelsblatt specializzato in quotidiani d’affari), arrivato oggi a una diffusione complessiva di 10 mila copie, con un pubblico prevalentemente al di sotto dei 39 anni e DIREKT.

Se WELT KOMPAKT punta, comunque, a un lettore medio-alto, 20 CENT ha fatto del prezzo la sua forza per trovare i suoi lettori (135 mila) nella regione del Brandeburgo. La formula è di un linguaggio giovane, come giovani sono le diciassette persone che ne compongono la redazione.

Ultimo nato, (per il momento) il primo ottobre scorso, è il KOLNER STADT-ANZEIGER DIREKT, derivato del “forte” quotidiano regionale KOLNER STADT-ANZEIGER (che ha una diffusione giornaliera di oltre 376 mila copie a 50 centesimi) di cui semplifica e concentra l’informazione: quindici i giornalisti in redazione e un target di lettori principale tra i 20 e i 39 anni, anche se non si trascura la fascia più giovane 14-29.

Strada quindi intrapresa da più editori: con quali risultati futuri? Presto per dirlo, ma l’obiettivo iniziale é stato centrato e le strategie usate sono state uguali per tutti, all’insegna del Tabloid.

 

E in ITALIA?

 

Se da sempre REPUBBLICA ha beneficiato del fatto di essere un tabloid, da tempo si dice che anche il CORRIERE DELLA SERA dovrebbe passare a un formato più piccolo. Quello che al momento sembra certo è che a luglio (leggere a pag. 36) il quotidiano milanese  sarà full color. Il colore è una carta vincente, perché aggiunge valore a livello informativo e attira lettori e inserzionisti, come hanno dimostrato i buoni risultati di REPUBBLICA.

 

Giovanni Neri

 

Oltre 1 milione di copie tutte le settimane

 

The Economist intende espandere le vendite nel nostro paese perché  il lettore italiano è importante: interagisce bene con il giornale, scrive, commenta, propone.

 

Analisi politica, business, economia, finanza, scienza, tecnologia, cultura, attualità, arte.

È The Economist, il settimanale internazionale in lingua inglese, (sicuramente una delle più importanti riviste economiche al mondo), che vanta lettori in oltre duecento paesi, con un numero totale di copie vendute superiore al milione (periodo Luglio/Dicembre 2004).

Trend in continua crescita, un aumento del 74% negli ultimi dieci anni, dal 1994 ogni anno sono state vendute 101.377 copie in più.

Il semestre luglio/dicembre dello scorso anno ha rilevato una circolazione di 358.053 copie in Europa di cui 17.400 in Italia, numero de-stinato a crescere secondo gli obiettivi di Philiph Kucharski, Direttore Diffusione Europa.

Insieme a Rossella Black - manager per il mercato francese - lo incontriamo a Milano ospiti di Massimo Tarocco direttore dell’Intercontinental, distributore di The Economist in Italia.

Kucharski ci parla dell’obiettivo di espandere ulteriormente le vendite nel nostro paese e sottolinea l’importanza del lettore italiano che interagisce bene con il giornale, scrive, commenta, propone.

Un lettore attento agli eventi politici, culturali, finanziari.

Un lettore che desidera essere costantemente informato e che sceglie di esserlo anche, forse soprattutto, grazie a The Economist.

 

Pronti a investire anche in Italia, Kucharski e Rossella Black sottolineano la necessità di creare maggiori punti vendita di stampa estera, realtà poco sviluppata nel nostro paese e decisamente in misura ridotta rispetto a Olanda, Belgio, Francia e Germania.

“Sono 32.000 i punti vendita in Francia - ci spiega Rossella Black - aeroporti, stazioni, luoghi di transito internazionale dotati di lo-candine ed espositori permettono un incre-mento delle vendite dal 15 al 20%. Convenia-mo sulla necessità di aumentare il numero di espositori anche in Italia, in una prospettiva globale di crescita di cui  anche l’Italia dovrà  fare parte”.

Un aumento sostanziale di punti vendita quindi, cospicui investimenti già stanziati, promozioni mirate a una diffusione sempre maggiore in punti strategici ma eterogenei, stazioni, aeroporti, grandi città e piccoli centri, scuola e università.

Kucharski mette in risalto la necessità di sviluppare e incentivare le vendite proprio nelle zone più decentralizzate rispetto ai grandi centri urbani, centri minori ma non per questo di minore importanza.

Ci spiega che il giornale ha un target alto, i lettori sono in larghissima prevalenza uomini legati al mondo dell’economia con istruzione universitaria, il 90% secondo il profilo del lettore di The Economist, ma l’obiettivo è arrivare a una penetrazione sempre maggiore, estendendone la conoscenza e la diffusione in modo capillare su tutto il territorio italiano.


Elisabetta Ferri