IL RUOLO  DEI SINDACATI LOCALI

 

Il decentramento amministrativo ha investito le varie Regioni del potere di legiferare su alcune materie, tra cui quelle che riguardano il settore editoriale.

Un rapporto diretto e costante con gli amministratori locali diventa, quindi, fondamentale per difendere i propri diritti.

 

Carlo Monguzzi , la moglie Concetta e la loro bellissima bambina, ElisaIn questi ultimi anni la spinta regionalista dello Stato ha permesso la nascita di numerose, e sempre più interessanti, proposte di decentramento amministrativo. Evitando di entrare nelle definizioni di regionalismo o federalismo, che hanno una valenza strettamente idealistica, si può affermare che la regolamentazione della vita ordinaria di ognuno di noi passerà, sempre più, attraverso scelte e normative che interessano i vari meandri amministrativi regionali.

Questo significa che la Regione Lombardia e gli enti locali lombardi - vista la “nostra 170” e le successive linee guida - legiferando ed emanando direttive in piena autonomia, potrebbero rappresentare un vero e proprio serbatoio d’idee e proposte e interagire in modo sempre più diretto e coinvolgente con tutte quelle organizzazioni che, sul territorio, rappresentano le varie realtà sociali. E proprio in questa visione, ho accettato di dare il cambio all’esperto Giuseppe Fiori, al quale va la gratitudine dei Provinciali Lombardi, accogliendo con grande impegno la nomina a coordinatore regionale della Lombardia.

Da subito mi sono attivato per capire come poter agire e comprendere al meglio le varie posizioni delle nostre organizzazioni sindacali lombarde. Ho incontrato diverse volte i Presidenti Provinciali, sono stato invitato alle assemblee locali, ho avuto modo di incontrare Mario Scotti, l’ex assessore regionale alle Attività Produttive. Ho instaurato numerosi contatti con le Amministrazioni Comunali e, quando ne ho ravvisato l’esigenza, ho sottolineato energicamente ai vari editori, alle agenzie di distribuzione e anche al nostro Nazionale, le storture della nostra quotidianità lavorativa.

Nella speranza di rendere più incisiva l’azione sindacale, in accordo con gli altri sindacati Regionali, abbiamo messo a punto un “Tavolo permanente Regionale della Lombardia” (con editori e distributori) che, con ottimismo, sta muovendo i suoi primi passi. E proprio in questo senso è molto importante l’apporto dei Provinciali, dei Circondariali, dei Comunali che, con idee e proposte e anche con la loro presenza, potrebbero dare un grandissimo aiuto. Il loro coinvolgimento e la loro successiva partecipazione sono di vitale importanza.

 

Nella proposta che tende alla realizzazione di una struttura solida e definitiva (Presidenza e Direttivo Regionale) svolgono un ruolo sostanziale:

• Lo SNAG Nazionale

• Lo SNAG Regionale

• Le strutture SNAG territoriali (Provinciali, Circondariali, Comunali).

• L’associato

 

Il progetto sviluppa:

• Rapporti con le Amministrazioni Locali (Regione, Province, Comuni).

• Rapporti con le altre sigle Sindacali

• Rapporti con le Agenzie di Distribuzione.

• Gestione e proposte d’integrazione all’Accordo Nazionale.

 

Lo SNAG Regionale

 

Perché costituire una struttura Regionale? Non esiste un solo motivo, ma un insieme di motivazioni. La più evidente è la continua richiesta di Decentramento dei poteri e delle funzioni, dallo Stato alle Regioni. Il DL 24 aprile 2001, n. 170 recepito dalla Regione Lombardia, ne è una delle prove. Pertanto è importante cercare di costituire un filo diretto con la realtà amministrativa regionale e con tutto ciò che la circonda. Come è basilare la continua presenza ai tavoli di discussione cui partecipano gli organismi Regionali, in particolare in quelle fasi di confronto e di rappresentanza. E, non ultimo, il rilievo che potrebbe avere un’azione di riferimento, di raccordo e di “controllo”, in una Regione come la Lombardia, composta da 11 Province, da una popolazione di quasi 9.000.000 di abitanti, con circa 5.500 rivendite e 20 Distributori Locali.

 

Le strutture SNAG Territoriali

 

È chiaro che Provinciali, Circondariali e Comunali debbono credere nel ruolo dell’Organismo Regionale. È essenziale che ogni struttura abbia una propria autonomia e che si muova sul territorio in base alle esigenze degli associati che rappresenta. Credo sia inoltre importante che la struttura locale tenti nel migliore dei modi, di trovare “rapporti di collaborazione” con i distributori locali e, se attuabile, ideare e proporre iniziative sul punto vendita. Il Regionale non deve essere visto come un’ulteriore burocratizzazione del sistema, ma come rafforzamento e sostegno della politica locale.

 

Lo SNAG Nazionale

 

Lo SNAG Nazionale è il riferimento interno dello SNAG Regionale. Il Regionale si muove in sintonia con la politica della struttura nazionale e riferisce al Presidente, o al Vicepresidente di area, tutte le azioni e le novità del territorio, proponendo e organizzando con i Provinciali, assemblee sulle tematiche prioritarie. Politica dello SNAG Regionale è quella di ricercare, attraverso la struttura Nazionale o direttamente, opportunità di sostegno economico alla categoria attraverso aiuti Regionali, Statali o Europei. Stimolare lo SNAG Nazionale a interessare il Governo a produrre leggi o direttive, tese a migliorare la pressione fiscale e i modi di operare tra amministrazioni e categoria. Un esempio potrebbe essere quello di attivare, anche per noi, quei meccanismi denominati “ammortizzatori sociali”, “rottamazione delle edicole” e via dicendo.

È in discussione, da tempo, una modifica alla 170 e il Nazionale deve intervenire in quest’ambito, impegnandosi in maniera efficace ed essere determinante nel dibattimento della stessa.

In seguito, sarà il Regionale a proporsi all’Amministrazione decentrata Regionale, per proporre e sostenere, dove sarà possibile, eventuali integrazioni, correzioni o direttive.

Questo legame è necessario e importante. Tutto è subordinato a quanto fa l’altra parte, quindi è essenziale lavorare in sintonia. Diversamente ci troveremmo a fare e smontare, vanificando l’impegno dell’uno e dell’altro.

 

Rapporti con le Amministrazioni Locali

 

Il Sindacato è l’organo consultivo di controllo in merito ai rapporti con le Amministrazioni Locali.

Deve dare il proprio parere nell’ambito dei Piani Comunali delle edicole. Va valorizzata e richiesta, la sua presenza non solo come organo di controllo consultivo finale, ma quale tecnico nella fase di stesura dei Piani: occorre pertanto che presenzi come membro consultivo nelle Commissioni Regionali, Provinciali e Comunali. Bisogna spingere le Amministrazioni a promuovere azioni di sostegno attraverso la concessione di spazi pubblici più ampi e finanziamenti o agevolazioni, che possano permettere l’ampliamento delle strutture esistenti. In particolare, quando si è costretti a spostamenti necessari o “obbligati” per il rifacimento di piazze o per la chiusura di strade o accessi.

 

Rapporti con le altre sigle sindacali

 

Ogni sigla sindacale ha caratteristiche proprie e si identifica, oltre che nel proprio statuto, nell’azione degli uomini che la rappresentano. Per lo SNAG esistono certamente tempi e modi differenti per trattare e portare a compimento gli obiettivi. L’impegno di elaborare, consolidare e sostenere una politica, forte, decisa e che ci distingua da subito dalle altre sigle sindacali è più che mai importante e necessaria. Se non vogliamo esserci, giustifichiamo anche energicamente la nostra assenza, ma se ci siamo facciamo sentire la nostra presenza. Pertanto dobbiamo sapere che, innalzare barriere non serve a nessuno e tanto meno agli edicolanti che rappresentiamo, ma distinguerci per modo di pensare e di operare è fondamentale.

Per quale motivo un edicolante dovrebbe associarsi allo SNAG e non a un altro sindacato?

Io direi che qualche differenza c’è. Facciamola emergere.

 

Rapporti con le agenzie di distribuzione.

 

Questa volta hanno “firmato” anche loro e lo SNAG dovrà ora accrescere la propria operatività sui problemi quotidiani e risolverli.

Da troppo tempo si trascinano situazioni che logorano, costantemente, la nostra vita.

Mancanze, eccedenze, smarrimenti, fideiussioni, pagamenti, forniture, ritardi sulle consegne, difficile gestione dei rapporti fra agenzia ed edicolante, difficoltà di resa, stagnazione dei prodotti in edicola, eccessi di conto deposito, richiami non identificabili, eccedenze di forniture, trasporti…

Come sapete è stato costituito un pool di avvocati specializzati: facciamoci allora aiutare a dipanare le mille matasse che ci stanno soffocando e, una volta per tutte, osiamo anche più del dovuto.

Per esempio: fra le tantissime cose che accadono, e che reputo di basso profilo e di facile applicazione da parte delle agenzie, ci sono le “sospensioni”. La via crucis che segue per la “riattivazione” è una cosa fuori dal mondo.

Fideiussioni? Posso accettare che in una contrattazione ci sia una regola (sancita anche dal Codice Civile) ma dove sta scritto che io mi debba “impiccare” per produrre una garanzia? E poi ci chiediamo perché la gente va dai “cravattari”?

Bene! Facciamo in modo di non spingercela cercando di regolarne tempi e modi con il buon senso. La lista è lunga e non ha niente a che fare con l’Accordo che traccia le linee di principio, ma la vita del singolo ha la precedenza e il sindacato ne è parte in causa.

A chi volete che si affidi un edicolante?

 

Rapporti con gli editori

 

L’Accordo Nazionale regola il rapporto di lavoro con gli editori e prevede anche la possibilità di ridiscuterne i contenuti a distanza di due anni. È sicuramente una possibilità interessante: per quale motivo dunque, nel frattempo, non studiare qualcosa di diverso dall’Accordo Nazionale?

Perché non tentare Accordi Regionali che spingano iniziative sulle diverse piazze e diano anche remunerazioni sulla lavorazione del prodotto, o qualcosa del genere?

Sarebbe interessante valutare, insieme, strategie e potenzialità del mercato, per recepire meglio la domanda e di conseguenza migliorare l’offerta. Gli edicolanti rappresentati dallo SNAG e lo stesso SNAG, non sono solo una controparte nelle trattative, ma una parte della filiera che intende partecipare e impegnarsi a rendere le edicole sempre più produttive.

Investire economicamente sul punto vendita, da parte degli editori (non monopolizzandole che è  cosa ben diversa), potrebbe dare il via alla realizzazione di qualcosa di nuovo.

 

Accordo Nazionale

 

L’Accordo Nazionale dovrà essere gestito a più livelli. I Provinciali, i Circondariali e i Comunali dovranno contattare i Distributori Locali e insieme entrare nelle tematiche più rilevanti e più “fastidiose”.

Come si sa le contrattazioni non sempre permettono di mettere nero su bianco quanto vorremmo, ma il nostro dovere è di fare il possibile per verificare l’idonea applicabilità sul territorio, di quanto è stato sottoscritto. E qui il Regionale potrebbe fungere da punto di raccordo, al quale i Provinciali dovranno far confluire tutte quelle conoscenze che, trasmesse poi al Nazionale, verranno discusse all’interno della Commissione che verificherà l’attività e la rispondenza dell’Accordo.

Altro punto nodale è la ricerca di un progetto politico programmatico. Non è facile discuterne ma abbiamo bisogno di un “asse portante” che ci stimoli al raggiungimento di un “sindacato ideale”. Su questo binario, dovrebbe correre il futuro di nuove eventuali proposte.

 

L’edicolante

 

La sperimentazione ha ristretto il divario fra noi e il commercio nella sua forma più generale, causando un cambiamento epocale e radicale del modo di percepire la realtà che ci circonda.

Dobbiamo, per forza di cose, trovare nuovi riferimenti. Idee, proposte e progetti devono avere una base economica di sviluppo. Al di là dalle notizie di aumento degli introiti editoriali, noi ci troviamo in una situazione stagnante. Questo vuol dire che dobbiamo cavarcela da soli e che il sindacato può fare la sua parte, con un ruolo di traino della compagine odierna.

Alcuni dovrebbero ricordare che il sindacato non è “la mamma degli edicolanti” ma, nello stesso tempo, quale miglior “governante”, iniziale, di chi vive in stretto contatto con il nostro ambiente?

 

 

Sono certo che l’esigenza di adeguare ai tempi “l’azienda-edicola” non è solo della Lombardia ma di tutte le regioni d’Italia. Con tempi e modi diversi, tutti ci dovremo allineare alle nuove necessità del mercato che, alla fine, non sono altro che quelle della clientela.

Internet, web, e-mail, pos, fax, informatizzazione, servizi al pubblico… e chi più ne ha più ne metta.

Da Nord a Sud dobbiamo provare cose nuove e, perché no, in alcune occasioni prenderci anche a modello l’uno dell’altro, fino a divenire appetibili per tutto il mercato commerciale che non deve più limitarsi a quello editoriale.

Vi sembrano proposte difficili o inattuabili?

Io chiedo solo, come ho già detto in Giunta Nazionale, “un’apertura di credito”, l’aiuto dei più saggi e qualche ulteriore riflessione da parte di tutti i “grandi”.

La discussione è, dunque, aperta e mi aspetto la più ampia partecipazione: i tempi sono, infatti, ormai più che maturi.