Il decentramento amministrativo ha
investito le varie Regioni del potere di legiferare su alcune materie, tra cui
quelle che riguardano il settore editoriale.
Un rapporto diretto e costante con
gli amministratori locali diventa, quindi, fondamentale per difendere i propri
diritti.
In
questi ultimi anni la spinta regionalista dello Stato ha permesso la nascita di
numerose, e sempre più interessanti, proposte di decentramento amministrativo.
Evitando di entrare nelle definizioni di regionalismo o federalismo, che hanno
una valenza strettamente idealistica, si può affermare che la regolamentazione
della vita ordinaria di ognuno di noi passerà, sempre più, attraverso scelte e
normative che interessano i vari meandri amministrativi regionali.
Questo
significa che la Regione Lombardia e gli enti locali lombardi - vista la
“nostra 170” e le successive linee guida - legiferando ed emanando direttive in
piena autonomia, potrebbero rappresentare un vero e proprio serbatoio d’idee e
proposte e interagire in modo sempre più diretto e coinvolgente con tutte
quelle organizzazioni che, sul territorio, rappresentano le varie realtà
sociali. E proprio in questa visione, ho accettato di dare il cambio
all’esperto Giuseppe Fiori, al quale va la gratitudine dei Provinciali
Lombardi, accogliendo con grande impegno la nomina a coordinatore regionale
della Lombardia.
Da
subito mi sono attivato per capire come poter agire e comprendere al meglio le
varie posizioni delle nostre organizzazioni sindacali lombarde. Ho incontrato
diverse volte i Presidenti Provinciali, sono stato invitato alle assemblee
locali, ho avuto modo di incontrare Mario Scotti, l’ex assessore regionale alle
Attività Produttive. Ho instaurato numerosi contatti con le Amministrazioni Comunali
e, quando ne ho ravvisato l’esigenza, ho sottolineato energicamente ai vari
editori, alle agenzie di distribuzione e anche al nostro Nazionale, le storture
della nostra quotidianità lavorativa.
Nella
speranza di rendere più incisiva l’azione sindacale, in accordo con gli altri
sindacati Regionali, abbiamo messo a punto un “Tavolo permanente Regionale
della Lombardia” (con editori e distributori) che, con ottimismo, sta muovendo
i suoi primi passi. E proprio in questo senso è molto importante l’apporto dei
Provinciali, dei Circondariali, dei Comunali che, con idee e proposte e anche
con la loro presenza, potrebbero dare un grandissimo aiuto. Il loro
coinvolgimento e la loro successiva partecipazione sono di vitale importanza.
Nella
proposta che tende alla realizzazione di una struttura solida e definitiva
(Presidenza e Direttivo Regionale) svolgono un ruolo sostanziale:
•
Lo SNAG Nazionale
•
Lo SNAG Regionale
•
Le strutture SNAG territoriali (Provinciali, Circondariali, Comunali).
•
L’associato
Il
progetto sviluppa:
•
Rapporti con le Amministrazioni Locali (Regione, Province, Comuni).
•
Rapporti con le altre sigle Sindacali
•
Rapporti con le Agenzie di Distribuzione.
•
Gestione e proposte d’integrazione all’Accordo Nazionale.
Perché
costituire una struttura Regionale? Non esiste un solo motivo, ma un insieme di
motivazioni. La più evidente è la continua richiesta di Decentramento dei
poteri e delle funzioni, dallo Stato alle Regioni. Il DL 24 aprile 2001, n. 170
recepito dalla Regione Lombardia, ne è una delle prove. Pertanto è importante
cercare di costituire un filo diretto con la realtà amministrativa regionale e
con tutto ciò che la circonda. Come è basilare la continua presenza ai tavoli
di discussione cui partecipano gli organismi Regionali, in particolare in
quelle fasi di confronto e di rappresentanza. E, non ultimo, il rilievo che
potrebbe avere un’azione di riferimento, di raccordo e di “controllo”, in una
Regione come la Lombardia, composta da 11 Province, da una popolazione di quasi
9.000.000 di abitanti, con circa 5.500 rivendite e 20 Distributori Locali.
È
chiaro che Provinciali, Circondariali e Comunali debbono credere nel ruolo
dell’Organismo Regionale. È essenziale che ogni struttura abbia una propria
autonomia e che si muova sul territorio in base alle esigenze degli associati
che rappresenta. Credo sia inoltre importante che la struttura locale tenti nel
migliore dei modi, di trovare “rapporti di collaborazione” con i distributori
locali e, se attuabile, ideare e proporre iniziative sul punto vendita. Il
Regionale non deve essere visto come un’ulteriore burocratizzazione del
sistema, ma come rafforzamento e sostegno della politica locale.
Lo
SNAG Nazionale è il riferimento interno dello SNAG Regionale. Il Regionale si
muove in sintonia con la politica della struttura nazionale e riferisce al
Presidente, o al Vicepresidente di area, tutte le azioni e le novità del
territorio, proponendo e organizzando con i Provinciali, assemblee sulle
tematiche prioritarie. Politica dello SNAG Regionale è quella di ricercare,
attraverso la struttura Nazionale o direttamente, opportunità di sostegno
economico alla categoria attraverso aiuti Regionali, Statali o Europei.
Stimolare lo SNAG Nazionale a interessare il Governo a produrre leggi o
direttive, tese a migliorare la pressione fiscale e i modi di operare tra
amministrazioni e categoria. Un esempio potrebbe essere quello di attivare,
anche per noi, quei meccanismi denominati “ammortizzatori sociali”,
“rottamazione delle edicole” e via dicendo.
È
in discussione, da tempo, una modifica alla 170 e il Nazionale deve intervenire
in quest’ambito, impegnandosi in maniera efficace ed essere determinante nel
dibattimento della stessa.
In
seguito, sarà il Regionale a proporsi all’Amministrazione decentrata Regionale,
per proporre e sostenere, dove sarà possibile, eventuali integrazioni,
correzioni o direttive.
Questo
legame è necessario e importante. Tutto è subordinato a quanto fa l’altra parte,
quindi è essenziale lavorare in sintonia. Diversamente ci troveremmo a fare e
smontare, vanificando l’impegno dell’uno e dell’altro.
Il
Sindacato è l’organo consultivo di controllo in merito ai rapporti con le Amministrazioni
Locali.
Deve
dare il proprio parere nell’ambito dei Piani Comunali delle edicole. Va
valorizzata e richiesta, la sua presenza non solo come organo di controllo
consultivo finale, ma quale tecnico nella fase di stesura dei Piani: occorre
pertanto che presenzi come membro consultivo nelle Commissioni Regionali,
Provinciali e Comunali. Bisogna spingere le Amministrazioni a promuovere azioni
di sostegno attraverso la concessione di spazi pubblici più ampi e
finanziamenti o agevolazioni, che possano permettere l’ampliamento delle
strutture esistenti. In particolare, quando si è costretti a spostamenti
necessari o “obbligati” per il rifacimento di piazze o per la chiusura di
strade o accessi.
Ogni
sigla sindacale ha caratteristiche proprie e si identifica, oltre che nel
proprio statuto, nell’azione degli uomini che la rappresentano. Per lo SNAG
esistono certamente tempi e modi differenti per trattare e portare a compimento
gli obiettivi. L’impegno di elaborare, consolidare e sostenere una politica,
forte, decisa e che ci distingua da subito dalle altre sigle sindacali è più
che mai importante e necessaria. Se non vogliamo esserci, giustifichiamo anche
energicamente la nostra assenza, ma se ci siamo facciamo sentire la nostra
presenza. Pertanto dobbiamo sapere che, innalzare barriere non serve a nessuno
e tanto meno agli edicolanti che rappresentiamo, ma distinguerci per modo di
pensare e di operare è fondamentale.
Per
quale motivo un edicolante dovrebbe associarsi allo SNAG e non a un altro
sindacato?
Io
direi che qualche differenza c’è. Facciamola emergere.
Rapporti con le agenzie di distribuzione.
Questa
volta hanno “firmato” anche loro e lo SNAG dovrà ora accrescere la propria
operatività sui problemi quotidiani e risolverli.
Da
troppo tempo si trascinano situazioni che logorano, costantemente, la nostra
vita.
Mancanze,
eccedenze, smarrimenti, fideiussioni, pagamenti, forniture, ritardi sulle
consegne, difficile gestione dei rapporti fra agenzia ed edicolante, difficoltà
di resa, stagnazione dei prodotti in edicola, eccessi di conto deposito,
richiami non identificabili, eccedenze di forniture, trasporti…
Come
sapete è stato costituito un pool di avvocati specializzati: facciamoci allora
aiutare a dipanare le mille matasse che ci stanno soffocando e, una volta per
tutte, osiamo anche più del dovuto.
Per
esempio: fra le tantissime cose che accadono, e che reputo di basso profilo e
di facile applicazione da parte delle agenzie, ci sono le “sospensioni”. La via
crucis che segue per la “riattivazione” è una cosa fuori dal mondo.
Fideiussioni?
Posso accettare che in una contrattazione ci sia una regola (sancita anche dal
Codice Civile) ma dove sta scritto che io mi debba “impiccare” per produrre una
garanzia? E poi ci chiediamo perché la gente va dai “cravattari”?
Bene!
Facciamo in modo di non spingercela cercando di regolarne tempi e modi con il
buon senso. La lista è lunga e non ha niente a che fare con l’Accordo che
traccia le linee di principio, ma la vita del singolo ha la precedenza e il
sindacato ne è parte in causa.
A
chi volete che si affidi un edicolante?
L’Accordo
Nazionale regola il rapporto di lavoro con gli editori e prevede anche la
possibilità di ridiscuterne i contenuti a distanza di due anni. È sicuramente
una possibilità interessante: per quale motivo dunque, nel frattempo, non
studiare qualcosa di diverso dall’Accordo Nazionale?
Perché
non tentare Accordi Regionali che spingano iniziative sulle diverse piazze e
diano anche remunerazioni sulla lavorazione del prodotto, o qualcosa del
genere?
Sarebbe
interessante valutare, insieme, strategie e potenzialità del mercato, per
recepire meglio la domanda e di conseguenza migliorare l’offerta. Gli
edicolanti rappresentati dallo SNAG e lo stesso SNAG, non sono solo una
controparte nelle trattative, ma una parte della filiera che intende
partecipare e impegnarsi a rendere le edicole sempre più produttive.
Investire
economicamente sul punto vendita, da parte degli editori (non monopolizzandole
che è cosa ben diversa), potrebbe dare
il via alla realizzazione di qualcosa di nuovo.
L’Accordo
Nazionale dovrà essere gestito a più livelli. I Provinciali, i Circondariali e
i Comunali dovranno contattare i Distributori Locali e insieme entrare nelle
tematiche più rilevanti e più “fastidiose”.
Come
si sa le contrattazioni non sempre permettono di mettere nero su bianco quanto
vorremmo, ma il nostro dovere è di fare il possibile per verificare l’idonea
applicabilità sul territorio, di quanto è stato sottoscritto. E qui il
Regionale potrebbe fungere da punto di raccordo, al quale i Provinciali
dovranno far confluire tutte quelle conoscenze che, trasmesse poi al Nazionale,
verranno discusse all’interno della Commissione che verificherà l’attività e la
rispondenza dell’Accordo.
Altro
punto nodale è la ricerca di un progetto politico programmatico. Non è facile
discuterne ma abbiamo bisogno di un “asse portante” che ci stimoli al
raggiungimento di un “sindacato ideale”. Su questo binario, dovrebbe correre il
futuro di nuove eventuali proposte.
La
sperimentazione ha ristretto il divario fra noi e il commercio nella sua forma
più generale, causando un cambiamento epocale e radicale del modo di percepire
la realtà che ci circonda.
Dobbiamo,
per forza di cose, trovare nuovi riferimenti. Idee, proposte e progetti devono
avere una base economica di sviluppo. Al di là dalle notizie di aumento degli
introiti editoriali, noi ci troviamo in una situazione stagnante. Questo vuol
dire che dobbiamo cavarcela da soli e che il sindacato può fare la sua parte,
con un ruolo di traino della compagine odierna.
Alcuni
dovrebbero ricordare che il sindacato non è “la mamma degli edicolanti” ma,
nello stesso tempo, quale miglior “governante”, iniziale, di chi vive in
stretto contatto con il nostro ambiente?
Sono
certo che l’esigenza di adeguare ai tempi “l’azienda-edicola” non è solo della
Lombardia ma di tutte le regioni d’Italia. Con tempi e modi diversi, tutti ci
dovremo allineare alle nuove necessità del mercato che, alla fine, non sono
altro che quelle della clientela.
Internet,
web, e-mail, pos, fax, informatizzazione, servizi al pubblico… e chi più ne ha
più ne metta.
Da
Nord a Sud dobbiamo provare cose nuove e, perché no, in alcune occasioni
prenderci anche a modello l’uno dell’altro, fino a divenire appetibili per
tutto il mercato commerciale che non deve più limitarsi a quello editoriale.
Vi
sembrano proposte difficili o inattuabili?
Io
chiedo solo, come ho già detto in Giunta Nazionale, “un’apertura di credito”,
l’aiuto dei più saggi e qualche ulteriore riflessione da parte di tutti i
“grandi”.
La
discussione è, dunque, aperta e mi aspetto la più ampia partecipazione: i tempi
sono, infatti, ormai più che maturi.