Evviva i fatti altrui

 

di Benedetta Barzini

 

Andrea Monti, direttore del nuovo settimanale News ha sostenuto, in una fugace apparizione televisiva, che la sua testata non si occupa assolutamente di pettegolezzi o gossip. Nel numero del 18 luglio, dopo gli articoli strillati sull’attualità piena di terrorismi (le prime 17 pagine) ampio spazio è dedicato al salotto romano dove si mangia bene; agli affari di Cecchi Gori fotografato accanto al seno e alle mutande in vista di Valeria Marini; alle spiagge frequentate dai vip; alla Barbie vivente Paris Hilton

e non mancano le informazioni su avvenimenti mondani forniti dalla Costa Smeralda. Segue: rassegna stampa con intervista-confessione della Lecciso e altre chicchette fra cui delle massime pronunciate da nomi noti del genere: “Sono molto cambiata, ma resto sempre una signora”. (Cristina Parodi). News prosegue con interviste a politici includendo commenti sul loro conto espressi da altri. Prima di sfogliare l’area spettacoli/sport vi sono titoli del genere: “Non chiamatele Lolita. Anche se...”; “Il potere passa dalla camera da letto”; “Abito bianco e veline da sposa”.

Un giornale davvero privo di veline denudate e dei loro amanti passeggeri è il settimanale Diario. Confrontando gli articoli di attualità con, per esempio, News, spicca come Diario offra il punto di vista di chi è interessato alle motivazioni oltre l’apparenza e le banali definizioni di dove sono i buoni e dove sono i cattivi.

Ritornando ai contenitori di chiacchericci veri, le testate dedite a ciò in Italia sono diverse anche se il gossip rientra, con qualche pagina, all’interno di quasi tutti i periodici in edicola.

 

Perché la gente s’interessa alla vita privata degli altri, vip o vicini di casa o di caseggiato?

 

Il direttore di Gente, Pino Aprile, autore tra l’altro di un libro intitolato, Elogio all’imbecille, edito Piemme, pensa che il gossip sia stato uno strumento utile per lo sviluppo del cervello. In ogni popolo sono sorte leggende e mitologie, filosofie religiose sotto forma di volumi le cui finalità erano quelle di spiegare il valore tramite fatti cruenti o meno cruenti riguardanti personaggi al cui comportamento veniva affidato un’insegnamento preciso. Secondo Aprile, il pettegolezzo, la curiosità e l’interesse per i vip attiene all’evoluzione culturale della specie e il meccanismo funziona con lo stesso criterio della ricerca scientifica: per tentativo e per errori. In altre parole, si notano comportamenti su cui costruire ipotesi.

Secondo Silvestro Serra, direttore di Eva, la gente è attratta dai fatti degli altri semplicemente perché è curiosa. “Il primo bipide si sarà chiesto, chi è quello?”. Dice che la curiosità è segno di vitalità nei confronti del mondo e che il pettegolezzo è una finestra che si apre sulle vicende altrui.

Luciana Frattesi, direttore di Visto pensa che questo tipo di interesse sia da collegare con l’esigenza di “patinare la propria vita raffrontandosi con i comportamenti degli altri, specie se assai noti. Alle persone piace scoprire il lato debole, l’umanità nei divi”.

Umberto Brindani, direttore di Chi ritiene che “amiamo farci gli affari degli altri, basta pensare alle beghe nei condomini, agli intrighi negli uffici. Vi è un interesse spasmodico per i famosi in generale, per le loro vicende private. I fatti significativi però devono essere raccontati dai protagonisti. Il gossip (la supposizione sui fatti) è una sottospecie del tema in questione relativo più alla confessione, ammissione che non al bisbiglio di corridoio”.

Pino Belleri, direttore di Oggi afferma che bisogna andare “oltre la porta laddove c’è passione, tradimento, agitazione, riconciliazione. Il nascosto, la parte segreta del personaggio intriga e dà spazio a maldicenze su cui la gente ama ricamare...”.

Carlo Verdelli, direttore di Vanity Fair è più pragmatico. “Il pettegolezzo è semplicemente figlio dell’interesse per le biografie dei personaggi illustri e le soluzioni scelte dai vip o dai personaggi dello spettacolo aiutano la gente a comprendere e decidere sulle loro vicende personali”. Per Verdelli, il giornalismo “pettegolo” potrebbe rappresentare un genere letterario a tutti gli effetti.

E Sandro Mayer, direttore di DIPIÙ, risponde che “La gente se ne è sempre interessata: al cinema negli anni Venti, alle dive, alla vita dei nobili... Per imitare, per invidia, forse. Oggi è il mondo della Tv a far sognare. Si sogna con Daniela Pecci, la Ricci. Si evade così. La Tv ha soppiantato il cinema, il teatro”. 

E alla domanda che cosa renda una testata vincente, il direttore di DIPIÙ, replica: “La notizia. Tutto funziona in base a quel che è scritto sotto la foto: matrimonio o nascita; funziona di più la notizia positiva perché non si cercano tragedie nei familiari, ma messaggi rinfrancanti”.

Novella 2000 è un vademecum fitto di bellezze e debolezze umane e Luciano Regolo che dirige il settimanale (riimpostato nei contenuti e nella grafica) pensa che alla gente piaccia scoprire i sentimenti perfino nei politici.

 

La Tv rende tutti protagonisti

 

Anche se, attualmente, le vicende dei politici o degli aristocratici attirano meno la curiosità dei lettori, a godere del massimo consenso sono i divi o neo divi proposti dalla televisione. Su questo concordano tutti i direttori: la televisione porta i personaggi nelle case. Pare addirittura che ciò che non appare in Tv non esista. Gli sportivi godono a loro volta di interesse purché siano affiancati da una super-bellezza.

Dice Frattesi, “La Tv è il primo grandissimo vettore di successo, da Taricone in avanti. Sono fenomeni che andrebbero studiati: il divenire famoso e scatenare fan nel giro di pochi giorni solo perché si è comparsi in video. La gente pensa: può capitare anche a me! Tutti ambiscono a vivere anche un giorno solo da divo”.

La televisione ormai crea quasi giornalmente personaggi. Sono giovani che assomigliano a migliaia di altri giovani. La gente è teledipendente, vuole seguire i reality show, sapere come va a finire l’iter di un nessuno divenuto qualcuno. Sul carisma della televisione concordano tutti i direttori e la carta stampata raccoglie i racconti, le confessioni sul pensiero di questi astri nascenti e spesso velocemente cadenti offerti al pubblico avido di novità.

 

Fedeli o infedeli?

 

Sulla fedeltà dei lettori verso la testata prescelta qualche direttore sospetta tranquillo infedeltà dovute all’interesse verso l’argomento sulla copertina altrui oppure per via dell’indefesso gadget allegato come specchietto per le allodole di cui è difficile fare a meno.

Altri direttori, in verità la maggioranza, sono soddisfatti della fedeltà comprovata dalle vendite ma anche dalla quantità di e-mail che giungono in redazione. È la copertina azzeccata ad arte a giocare spesso la parte del leone. Comunque, i lettori di Oggi sono così fedeli da commuovere il direttore Pino Belleri. Dice: “I nuovi popolari non hanno intaccato l’autorevolezza di Oggi. La testata ha la valenza ormai di un marchio capace di offrire, da sempre, notizie attendibili e articoli firmati da grandi nomi”.

Sicurissimo dei suoi lettori è Sandro Mayer perché lo “inseguono da tanti anni. Mi scrivono - dice - mi raccontano le loro storie. Però se non si vuole essere traditi non bisogna cambiare di tono e di stile”.

 

La concorrenza è forte?

 

Se c’è, non sembra preoccupare. Ogni testata ha la sua fisionomia, le sue aree d’intervento privilegiate. “Evviva la concorrenza!” esclama Silvestro Serra.

“Viva le immagini di personalità colte in atteggiamenti curiosi e amorosi. Viva le ‘emozioni da leggere’ su Visto, le storie infinite di chi si ama e chi si lascia, i testi scritti con un po’ di humour. Viva chi ti fa sorridere e porta con se qualche notizia confortante - dice Frattesi.

“Sì, ma se i giornali sono fatti bene - dice ancora Mayer - funzionano tutti. C’è spazio per tutti. Se un’immagine di un avvenimento è riuscita sul mio giornale e qualche altra testata ne ha delle altre, vendiamo noi, vende anche l’altro. Più sono belli i giornali, più piacciono”.

 

La moda (vestito bene/vestito male, ecc...) interessa ancora molto?

 

Secondo Mayer, pure la moda fa sognare. “Non bisogna esagerare, però - aggiunge - anche se ai lettori piace vedere cosa si mettono i loro idoli e copiano le lunghezze, le tendenze, il punto vita. Se è zebrato andranno al mercato a cercare indumenti zebrati”.

La moda piace perché non tutti i famosi sanno aghindarsi in maniera interessante e il lettore può criticare liberamente le scelte dei divi. I confini fra buono e cattivo gusto si sono ristretti parecchio, ma il redattore, nel criticare abiti deve stare attento a non essere troppo esplicito dal momento che molti lettori potrebbero essere di parere opposto.

 

Piacciono più i fatti “femminili” o quelli “maschili”?

 

“In questo senso - è ancora Sandro Mayer a rispondere - l’Italia è senza sesso”.

Sono però soprattutto le donne ad acquistare queste riviste per saperne di più per entrare nel mondo sognato, ma il rotocalco viene letto da tutta la famiglia e gli uomini sono curiosi come le donne. Se vince l’impatto delle fotografie, i testi devono avere un buon spazio.

“La scrittura è importante perché il lettore può fare il suo mestiere di lettore. Altrimenti sarebbe un semplice ‘visore’”, dice Carlo Verdelli. Concordano in molti sul fatto che la scrittura dev’essere scorrevole, concisa, possibilmente spiritosa, ironica, equilibrata e forse addirittura poetica, come sostiene Silvestro Serra che aggiunge, “Arguta e sintetica: una piccola opera. Vorrei delle didascalie da poeta”. Foto e testo rientrano nell’ambito del giornalismo investigativo applicato a questioni cosiddette superficiali.

“In Italia si legge”, conferma il direttore di DIPIÙ, “le foto vengono viste e le pagine sfogliate, ma poi si legge l’articolo”.

Ma chissà se è davvero così superficiale ambire, attendere, ricercare dei veri scoop. Ogni persona ne aspetta pazientemente qualcuno nella propria esistenza e questi sono più importanti di qualunque gadget, allegato e sconto. Gli scoop mantengono le testate sull’onda e i lettori dall’insaziabile curiosità per il peperoncino altrui vengono nutriti per qualche giorno, finché non gli ritorna la fame d’altre notizie sfiziose.

 

Signor direttore, lei cosa direbbe agli edicolanti?

 

“Vorrei che Gente fosse esposto meglio. Gli direi che la politica è fatta di pettegolezzi e che le storie degli altri aiutano a comprendere perfino i problemi del paese dove viviamo”. (Pino Aprile)

“Gli direi che sono dalla loro parte. Gli editori non hanno capito il grande valore del punto vendita, ma nel contempo li invadono di orpelli. Ho una grande ammirazione per gli edicolanti; come fanno, in così poco spazio a gestire montagne di carte? All’editore dico che deve smettere d’ignorare dove viene venduto il suo prodotto”.

(Silvestro Serra)

“Sarei felice se si accorgessero di noi, se sfogliassero Visto e lo tenessero più in considerazione, ma mi rendo conto di quanto siano bombardati e non posso non comprendere le loro difficoltà”. (Luciana Frattesi)

“Il nostro è un giornalismo degno: c’è chi vuole raccontare e chi vuole sapere. Mi piacerebbe avere gli edicolanti come lettori”.

(Umberto Brindani)

“Li pregherei di tenerci in prima fila e, per questo, li ringrazierei. Se non altro, per anzianità, meritiamo la prima fila...”.

(Pino Belleri)

“L’edicola è uno dei posti che sin da bambino mi fa sentire meglio. Ammiro la capacità di sapersi districare sul bancone che è diventato più complicato del quadro di comando di un jet”. (Carlo Verdelli)

“Avrei bisogno di fargli capire quanto contano 86 anni di storie...”. (Luciano Regolo)

“Di continuare ad aiutarmi così come stanno facendo già. Molti mi fermano e mi chiedono di fargli arrivare più copie” (Sandro Mayer).

 

Sicuri che l’estate abbia portato bene a tutti (i vip sono all’aria aperta e i paparazzi li possono fotografare senza infrangere la privacy), la gente viaggia, si rilassa e ha più tempo per leggere, non rimane che sperare in una stagione autunnale zeppa di fantastici fatti altrui!