Il lettore non vuole le notizie viste in TV

 

Da un’indagine del Censis, emerge  che gli italiani cercano sui quotidiani

ciò che non viene presentato nei telegiornali e apprezzano gli approfondimenti di ”penne famose”.

Gusti di cui gli editori devono tener conto nell’intento di incrementare le proprie diffusioni per il futuro della stampa nel nostro paese.

Uno dei problemi su cui si discute, da tempo, nell’ambiente della stampa italiana è quello della difficoltà nell’ampliare il numero dei propri lettori e di conseguenza quello delle vendite dei quotidiani. E sul perché non si registrino crescite consistenti il presidente della FIEG, Boris Biancheri si è posto domande concrete: “A confronto con quello degli altri Paesi, nel complesso, il prodotto editoriale italiano è alto, anche se mancano grandi testate di rilevanza internazionale probabilmente per ragioni linguistiche - ha dichiarato -  ma allora, perché non aumentano le vendite? Forse perché il prodotto è buono culturalmente ma non commercialmente. Gli abbinamenti librari dimostrano di funzionare ma non possono continuare negli anni”.

 

LE RISPOSTE DAL RAPPORTO DEL CENSIS

 

Nel “Rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del nostro paese” nell’ambito della sezione “Cultura e informazione” il primo aspetto a essere affrontato è proprio la soddisfazione o l’insoddisfazione nella lettura dei giornali quotidiani. Quali, quindi, i motivi che spingono gli italiani a recarsi in edicola? I primi due comportamenti che stimolano l’acquirente sono la possibilità di capire gli eventi a cui si è interessati (33%) e la possibilità di conoscere rapidamente l’essenziale sui fatti più importanti della giornata (29,2%). Gli uomini (34,1%) e le persone con un buon livello di istruzione (35,4%) trovano piacere nella scelta delle notizie e degli argomenti, mentre i giovani (29%) e i meno istruiti (31,7%)  puntano invece sull’immediatezza della presentazione dei quotidiani delle vicende principali.

Inoltre è motivo di soddisfazione anche l’aver trovato sui giornali notizie che non erano state date dai telegiornali (25%), mentre il 16,4% dei lettori apprezza i “commenti autorevoli”, per esempio gli editoriali.

In questa fetta di soddisfatti dall’approfondimento e commento della notizia troviamo i giovani (19,6%), le donne (19%) e gli istruiti (22,7%), mentre per il 15,6% è importante che “il giornale la pensi come lui.”

 

COSA NON VA PER IL LETTORE DI QUOTIDIANI E LA CONCORRENZA TELEVISIVA

Il 28,2% di chi legge un giornale dichiara, secondo il Censis, di essere insoddisfatto quando “rimane deluso dagli articoli letti”, mentre il 25,2% “per non aver trovato le notizie che cercava”.

Una parte minore di lettori, il 13% dimostra di non gradire un quotidiano quando ha l’impressione che “lo voglia convincere a pensare come chi scrive”, una sorta di imposizione non accettata.

Forte è poi la concorrenza televisiva: solo il 5,1% dei telespettatori non vede mai i telegiornali, e sono in particolare i giovani (13,9%) e le persone meno istruite (31,5%) a non seguirli.

Ben il 26,5% degli italiani è spettatore di più di un tg, tra questi il 40,8% è formato dagli anziani, spesso affezionati a uno stesso telegiornale.

Se l’informazione immediata e quotidiana dei telegiornali è consolidata nelle famiglie, discorso diverso per i programmi di approfondimento giornalistico: solo il 14,1% è fedele a un particolare programma (Porta a porta, Ballarò, 8 e mezzo, per citarne qualcuno).

Ma un evento particolare, o eccezionale, può accendere l’interesse e far lievitare verso l’alto gli ascolti di queste trasmissioni che entrano nei dettagli e offrono commenti sulle vicende trattate abitualmente dai telegiornali.

 

L’INFORMAZIONE NEL WEB

Internet è cresciuta molto in questi anni, ma colpisce, invece, il dato offerto in negativo dal Censis. Il 74% degli italiani, quasi tre su quattro, non si connette mai a Internet e come motivazione gli intervistati dicono di non saper usare il computer.

A frenare la diffusione del web è poi anche la modalità di collegamento telefonico, le linee normali hanno problemi di velocità e perciò è in ufficio che la maggior parte degli utenti approfitta per usare Internet con l’Adsl.

Se i giovani usano il web per scaricare musica o chattare, gli adulti tra i 30 e i 44 anni, invece, badano all’utilità del mezzo. Internet, per questa fascia “matura”, è per il 50,4% serbatoio di informazioni a cui accedere e tra queste, quelle relative a notizie giornalistiche raccolgono il 24,8% delle preferenze.

 

COSA EMERGE?

 

Il dato importante su cui gli editori e i direttori dei giornali devono riflettere per incrementare i propri lettori è su quello che gli utenti cercano.

Il giornale è da sempre motivo di approfondimento della notizia, quello che in un servizio televisivo di pochi minuti, o poco più, viene presentato arriva immediatamente ai telespettatori, ma i particolari sono spesso trascurati. Il giorno seguente il lettore vuole sapere di più attraverso il suo quotidiano: la notizia deve essere arricchita di tutto quanto non è stato detto nei tg, deve avere una sua prospettiva, in alcuni casi occorre ipotizzarne gli eventuali sviluppi.

Come rilevato dai dati del Censis, i commenti autorevoli, l’opinionista e il giornalista “di nome” o lo stesso direttore che prende posizione su alcuni temi, è quanto il lettore vuole avere per confrontarsi direttamente con il pensiero di chi scrive.

Un fattore da non trascurare, nell’ambito informativo, è poi quello delle “notizie non viste in tv”. Dove non arriva la televisione, anche per motivi di spazi (nella mezz’ora di diretta dei tg non ci può stare tutto) deve arrivare, invece, il quotidiano.

Le decine di pagine di un giornale possono offrire qualche contenuto in più, si può spaziare negli argomenti e nelle rubriche, queste devono essere le armi vincenti per conquistare

e fidelizzare i lettori.

Importante, infine, è tenere sotto controllo le abitudini e i gusti di chi acquista il giornale, quindi un continuo monitoraggio della situazione non dovrebbe mancare  da parte degli editori.

Piero Di Fratello