Mensili

 

Il suo successo è arrivato anche in Italia

 

Uscito il 9 dicembre in 2 milioni di copie, il nuovo mensile della Gruner+Jahr Mondadorisi appresta a conquistare il consenso dei lettori, anche sul nostro mercato, dopo quello ottenuto in Germania, Francia, Spagna e Russia.

Ne parliamo con Rolf Heinz, amministratore delegato della casa editrice, e con il suo direttore Fiona Diwan.

 

Rolf Heinz, amministratore delegato della Gruner+Jahr Mondadori, ha in programma di lanciare, ogni anno, una nuova testata.

 

Una nuova testata è sempre l’occasione di incontri interessanti, soprattutto quando se ne può parlare con le persone che se ne occupano ai massimi livelli.

Ecco le domande che abbiamo fatto a Rolf Heinz, dal settembre scorso amministratore delegato della Gruner+Jahr Mondadori (G+J/M), che non sono soltanto riferite all’uscita del nuovo prestigioso mensile, ma spaziano più in generale nel mondo dell’editoria e dei suoi protagonisti.

 

ü      GEO, è una testata di grande prestigio sul mercato europeo. Ci racconti qualcosa.

“Appena arrivato a Milano ho iniziato a occuparmi del lancio di GEO, un progetto già avviato dal mio predecessore, Stefano De Alessandri e, ora che è uscito anche in Italia, sono convinto che avrà lo stesso successo ottenuto in tutti gli altri Paesi in cui è stato lanciato dopo la Germania, sua patria d’origine.

GEO è, infatti, una testata del gruppo di Axel Ganz, il mitico geniale inventore tedesco di periodici, con ramificazioni in tutto il mondo. Uscito nel 1976, in Germania vende mediamente 450mila copie al prezzo di copertina di 5,50 euro; in Francia oltre 350mila a 4,90 euro. Sono prezzi alti, ma si tratta di una rivista con una qualità elevatissima, come potrà poi dirvi meglio il suo direttore”.

 

ü      Quali sono i vostri obiettivi per GEO, in Italia?

“Di raggiungere una diffusione di almeno 150mila copie”.

 

ü     Pur essendo molto giovane, lei ha una vasta esperienza dei mercati editoriali internazionali.

Cosa pensa di quello italiano dove, ormai, le testate si vendono perché a basso prezzo, perché con gadget o grazie ai cosiddetti collaterali?

“Penso che il mercato italiano sia molto creativo e innovativo, di conseguenza fortemente concorrenziale. I giornali hanno, in Italia, un prezzo inferiore rispetto ad altri grandi paesi europei come Francia e Germania, ma i prodotti in vendita congiunta vengono qui di norma venduti a un prezzo più alto. In ogni modo considero il business dei prodotti collaterali un fattore positivo soprattutto quando al lettore viene offerto un prodotto di alta qualità e coerente con il contenuto del giornale.

Anche se la vendita di un prodotto collaterale si rivela una buona strategia vorrei sottolineare che, nel caso di G+J/M, la versione senza oggetto vende sempre di più”.

 

ü      Lei ha dichiarato di voler uscire con una nuova testata all’anno. Ma avere idee veramente

nuove non è così facile. Come pensa di riuscirci?

“Per quanto riguarda il futuro di G+J/M, vi assicuro che abbiamo già delle buone idee. Per creare riviste di successo le svilupperemo con grande cura dal punto di vista redazionale e dell’esecuzione, come già facciamo per quelle esistenti, investendo su marketing e promozione particolarmente aggressivi, poiché il successo di una rivista è influenzato anche da questo”.

 

ü      Quali sono, secondo lei, i maggiori pregi delle nostre edicole e quali i difetti?

“Il sistema italiano, che vede la grande maggioranza di punti vendita gestita da veri e propri imprenditori, è una garanzia di buon servizio per tutti gli editori che, come noi, puntano moltissimo su questo canale distributivo. Il livello qualitativo già alto è, secondo me, ulteriormente migliorato negli ultimi anni.

Quanto ai difetti, a parte la cronica e palese mancanza di spazio, non ne ho ancora riscontrati; se qualcosa mi colpisse, mi farà piacere porre il problema su questa stessa rivista”.

 

ü      C’è qualcosa di specifico che vuole chiedere ai giornalai, ora, in occasione dell’uscita di

GEO?

“Sì, certo. Stiamo investendo notevolmente sul lancio di questa testata, sia in termini distributivi (abbinandola ad altre riviste), che di comunicazione, con campagne TV e stampa. L’edicola dovrà essere la nostra vetrina. La mia richiesta è, quindi, di curare sempre l’esposizione di GEO fin dal primo numero e di proporne l’acquisto ai clienti”.

 

Ed ecco, invece, le domande a Fiona Diwan, direttore di GEO, e le sue risposte:

 

ü      GEO, dopo tanti Paesi europei è arrivato anche in Italia: quali saranno le sue principali

caratteristiche?

“GEO si propone di dare una nuova immagine del mondo, è un giornale che vuole sostituire la parola cultura con la parola conoscenza, con dossier a tema ma anche con storie italiane: per recuperare memorie e tradizioni, patrimonio storico e umano del nostro meraviglioso paese. Un magazine serio ma non serioso, di certo affidabile e autorevole che non lesini la parola degli esperti. GEO cattura lo spettacolo della natura, vuole valorizzare la diversità dei popoli, esplorare nuove frontiere con vere spedizioni scientifiche, guardare dietro alle scoperte della tecnica, osservare i comportamenti umani e animali, spiegare religioni antiche e bisogni di adesso, svelare i segreti del mondo verde e infine viaggiare tra storia di ieri e vita di oggi.

 

ü      A quale pubblico è destinato?

“A tutti, uomini e donne, giovani e adulti e anziani, ricchi e poveri. Parla a un pubblico che abbia la sensibilità e la voglia di amare il proprio pianeta come fosse davvero casa sua, che ha una sensibilità ambientale ed ecologica senza però essere né un estremista verde né un talebano dell’ambiente”.

 

ü      E come si pone nei confronti di una concorrenza come quella offerta da National

Geographic, Bell’Italia e Bell’Europa? E dalle molte altre riviste di turismo?

“GEO non è una rivista di viaggi, non propone mete esotiche dove fuggire né resort lussuosi dove passare le vacanze. Parla del mondo ma sempre con una chiave speciale, non da guida turistica. Di diverso dal National ha che guarda più all’uomo che alla natura pura e semplice, e ha un’attenzione all’Italia che il National non ha essendo quasi tutto tradotto dall’edizione in inglese”.

 

ü      La sua esperienza giornalistica è molto variegata: da Panorama al Giornale, da Gulliver a Flair.

Quanto di queste sue “vite” precedenti sarà anche in GEO?

“Praticamente tutte quante insieme. Da Panorama mi viene il gusto per le inchieste, dal Giornale di Montanelli l’amore per la cronaca e per il racconto in presa diretta, da Gulliver lo sguardo sul mondo nei suoi differenti aspetti (antropologico, culturale, storico, naturalistico), da Flair il gusto visuale per le belle immagini, l’eleganza della grafica e per le storie inusuali e sorprendenti… Insomma, come si fa a dividere la propria vita professionale in tanti pezzetti? Siamo sempre e comunque la sintesi di un tutto e questo tutto si chiama esperienza.

 

ü     C’è qualcosa di specifico che vuole chiedere ai giornalai, ora, in occasione dell’uscita di GEO?

“La consapevolezza che forse questa volta si tratta davvero di un giornale diverso, innovativo, con un concept nuovo, che non è né quello del National Geographic né quello di un giornale di viaggi. GEO sarà una specie di Focus umanistico che dà emozione e approfondimento. Agli edicolanti chiedo di guardarlo e leggerlo. E se lo ameranno, allora sono certa che gli daranno la cura e l’attenzione che merita, che non lo trascureranno e lo potranno proporre con la giusta conoscenza del prodotto”.

 

Willy Romano