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INFORMATIZZA
L'INFORMAZIONE
Armando
Abbiati nella sua relazione di apertura è stato
categorico: gli editori devono imporsi nei confronti
della distribuzione se si vuole arrivare, veramente
all'informatizzazione delle edicole. E ha ribadito che
sono proprio le rivendite di giornali il presidio contro
l'ignoranza, la disinformazione, l'indifferenza, il
qualunquismo. L'insegna di un'edicola che si spegne
è un passo indietro nel godimento del diritto
costituzionale all'informazione.
Dopo
dodici anni abbiamo un nuovo Accordo Nazionale. Siglato
il 19 maggio 2005. Entrato in vigore il 1¡ gennaio 2006.
Quanto in vigore, lo vedremo dopo. Ed è proprio
l'Accordo che ci ha convinti ad anticipare di qualche
mese il congresso del nostro Sindacato. Con due obiettivi.
Il
primo: verificare tempestivamente quanto l'Accordo sia
conosciuto, compreso, condiviso sul fronte delle edicole.
Lo SNAG da otto mesi, è in piena attività
in tutta l'Italia per spiegare il documento ai suoi
iscritti, ma non solo a loro; per rendere chiari i presupposti
e le conseguenze. Ma non basta: a supporto dell'Accordo,
SNAG ha istituito un pool di legali. Un gruppo di lavoro
specialistico, in funzione da oltre un anno per risolvere
problemi immediati e per arricchire di conoscenza professionale
la rete di vendita. Siamo orgogliosi di poter offrire
ai nostri iscritti SNAG un contributo così specifico
e qualificato, dal quale ci aspettiamo risultati importanti.
Il
secondo obiettivo, nell'anticipare questo Congresso,
è di suonarci la carica a vicenda, tra noi rivenditori
e fra tutti i firmatari dell'Accordo. Adesso si può,
finalmente, chiudere un periodo esageratamente lungo
di immobilismo. è troppo tempo che la rete di
vendita sta operando in un clima di distacco e diffidenza,
perché è consapevole di essere trascurata
dagli Editori. Ora facciamo punto e a capo. Al nostro
Accordo dobbiamo dare vigore, attuazione, concretezza.
Cominciamo
dal titolo del Congresso. "Informatizza l'Informazione"
è lo slogan che dà energia ai lavori di
queste giornate. Informatizzare vuol dire innovare.
Vi abbiamo presentato il nostro testimonial: Mister
Code1, per gli amici Bar Code. Bar Code è un
tipo con le idee chiare. è capace di spingere
Edi Nicola, - cioè tutti noi, il popolo delle
edicole - verso la lettura ottica, il codice a barre,
e verso le risorse dell'informatizzazione, portatrici
di valore crescente. Per questo Edi Nicola si aspetta,
adesso, risultati tangibili: più razionalità
nel lavoro e, di conseguenza, vantaggi in termini di
tempo e di soldi. Infatti noi siamo profondamente convinti
del valore tangibile dell'informatizzazione.
Questa sera, alla Serata della Fortuna, si gioca, si
scherza e si scommette. E
alla fine parecchi delegati si porteranno a casa quanto
serve2 per informatizzare la propria edicola! E lunedì
mattina? Il prossimo lunedì che cosa succederà?
è molto probabile che Edi Nicola cerchi di collegarsi
e che, invece, si trovi di fronte le barriere di "vedremo,
faremo, sentiremo, tu potresti, egli dovrebbe...". Solito
film. Solito circo.
E
allora, insisto, che cosa succede lunedì mattina
a chi cerca di collegarsi? E se non succede nulla, a
chi ci rivolgiamo? A Santa Rita, patrona degli impossibili?
A Sant'Espedito, patrono delle consegne? Teniamo presente
che solo l'Editore è nella posizione di impartire
direttive, stimoli, richiami, esempi, agendo sulle imprese
di distribuzione locale. Le quali imprese non mi sembra
che stiano sgomitando sulla strada della trasparenza
e dell'efficienza. Eppure dovrebbero aver compreso,
come l'abbiamo compreso noi, che l'informatizzazione
è un processo insostituibile, inarrestabile,
irreversibile.
Se
l'Editore batte il ritmo giusto, se il Distributore
non rema al contrario, noi siamo in grado di vogare
bene e di vincere anche delle belle gare. Se l'Editore
sbaglia tempo, se manca di energia, se non martella
i timpani a chi non vuol sentire, perdiamo le gare,
le corse e le battaglie. Ma tutti: non soltanto noi.
Perdiamo tutti.
Qualche
riflessione sull'Accordo Nazionale
E veniamo all'Accordo Nazionale, in vigore
da tre mesi. Io non so se sia un accordo 'bello'. Non
so quanto soddisfi tutti i contraenti e tutte le sigle
che li rappresentano. Io lo definisco con tre aggettivi
buoni: opportuno, necessario, lungimirante.
- Primo:
l'Accordo è un atto OPPORTUNO.
Ci voleva, per dare al nostro settore una linea di
cambiamento. Dodici anni (tanto è durato il
precedente Accordo) sono molti di questi tempi. è
cambiato anche il modo di esprimersi. Infatti abbiamo
dovuto chiarire tanti termini che 12 anni fa non esistevano,
oppure venivano usati con significati diversi, a seconda
dell'interesse di chi li adoperava. Con l'articolo
2 dell'Accordo, abbiamo quattro pagine di definizioni.
Adesso i contenuti e le parole sono chiari e inequivocabili,
e non c'è più margine per giocare sull'ambiguità.
-
Secondo: un Accordo che io definisco NECESSARIO.
Non per legge, perché è un Accordo privato,
ma per coscienza civile. La carta stampata, sotto
un certo aspetto è merce come i detersivi o
gli alimentari (più vicina agli alimentari
per via della scadenza); ma sotto unaltro aspetto
la carta stampata è un valore sociale. E ne
derivano molte conseguenze, che fra poco vedremo.
- Infine
abbiamo siglato un Accordo LUNGIMIRANTE,
perché stabilisce delle regole in un settore
in cui la legislazione è strabica. Un occhio
guarda verso la legge sull'Editoria che è giovane
di 5 anni. L'altro occhio guarda verso la legge sulla
Stampa che risale al 1948. Quando, tanto per dire,
non c'erano la televisione, Internet e i CD; la libertà
di stampa era una conquista recente. E io non andavo
nemmeno all'asilo.
A questo punto abbiamo esaurito gli aggettivi buoni.
Passiamo a quelli meno buoni.
- Il
nostro Accordo è PROBLEMATICO da gestire.
Il vantaggio economico si può ricavare dall'applicazione
corretta dell'Accordo. La storia ci insegna che ogni
progresso tecnologico porta un miglioramento all'umanità
e, quindi anche ai rivenditori. Ma se mi chiedete
quale profitto avremo, e quando passeremo alla cassa,
vi dico che il nostro vantaggio dall'Accordo non è
automatico, ma dipende dalla tecnologia, dalla trasparenza
e dalla cultura imprenditoriale. Chiamo Bar Code a
testimone. Ma questo, appunto, è l'aspetto
problematico: bisogna che la tecnologia funzioni davvero;
occorre che le regole siano rispettate da tutti, occorre
che la capacità, l'investimento e l'impegno
imprenditoriale vengano sollecitati e premiati, non
penalizzati o demotivati. Per questo diciamo che è
un Accordo problematico: perché i vantaggi
economici dipendono molto più dagli altri che
da noi. E quindi dovremo stare sul pezzo, giorno per
giorno, ora per ora, a vigilare che l'attuazione sia
totale, veloce, leale, responsabile.
Per
ora non vediamo segnali confortanti in questa direzione.
Forse alcune parti firmatarie vogliono ostacolare l'Accordo?
Forse fanno conto su una incompleta e tardiva attuazione?
Non lo credo davvero. Ma è ovvio che in un Accordo
ognuno debba rinunciare a qualcosa in vista di un vantaggio
collettivo.
Noi
rivenditori, se vogliamo portare a casa dei risultati,
dobbiamo agire da imprenditori. E quindi abbiamo bisogno
di essere incentivati per operare nella logica del rischio
e del profitto. La disponibilità degli Editori
su questo punto è pari a zero.
E penso che stiano così perdendo una occasione
valida per dare una sferzata alla pigrizia del sistema.
Gli argomenti di Bar Code sono validi e persuasivi.
Ma non vorrei che tra un po' di tempo il film avesse
un finale inatteso. Per esempio, Edi Nicola che
dà a Bar un pugno sulla testa per sfogare
la delusione.
L'Accordo Nazionale a tre mesi data
Siamo al 31 marzo e l'Accordo è in
vigore da tre mesi. Vigore è una parola grossa.
Dunque, guardiamo punto per punto.
- I
Corsi di formazione per i rivenditori
I corsi si stanno svolgendo, anzi si intensificano.
è importante. Anche in assenza di incentivazioni,
ci aiutano a gestire l'edicola come un'impresa. Ci
mostrano la possibilità concreta di remunerare
il rischio e il lavoro.
- Il
sito INFORIV
Quanto sarebbe stato bello e "trasparente" se il 1¡
gennaio 2006 la FIEG lo avesse aperto! Avremmo saputo
che le cose stanno cambiando. No,
il 1¡ gennaio non c'era nemmeno il simbolo "lavori
in corso". Forse gli Editori non hanno letto l'Accordo,
e per questo non si vedono applicazioni?
No,
non direi che non abbiano letto l'Accordo. Infatti alcuni
Editori, furbi e furbastri, si sono adeguati subito:
hanno preso al volo l'Alta Velocità per modificare
il prodotto, mentre ancora non era partito il treno
pendolari delle regole. Niente di illecito, s'intende.
Ma usare l'Accordo solo per rosicchiare il nostro guadagno,
ci fa sentire un po' presi in giro.
E
i Distributori sono stati veloci nello stesso modo?
Alcuni hanno subito aderito a due elementi: la riduzione
del prezzo di cessione da sei a quattro decimali sui
documenti di trasporto e l'abolizione dell'aggio sul
compiegamento dei prodotti che superano i 5 euro come
prezzo di copertina. E il resto? Il resto si vedrà!
E ci sentiamo ancora più presi in giro.
Ma
non lasciamo la Distribuzione senza citare doverosamente
la mappatura fornita dall'ANADIS un mese fa. Quante
Agenzie sono pronte ad applicare gli accordi sottoscritti?
Su 170 distributori locali:
-
15, secondo l'Associazione Nazionale Distributori
Stampa, sarebbero in regola con la nuova normativa
sulla trasparenza della documentazione contabile.
- Una
settantina sembra che stiano nicchiando sul programma
informatico.
- 50
starebbero installando gli aggiornamenti.
- 32,
pare, non si siano nemmeno mossi.
A
leggere questi dati, sarete d'accordo, si ha l'idea
di trovarsi nel deserto dei Tartari.
Questa
situazione non è accettabile. E deve essere chiaro
per tutti: non daremo tregua. L'informatizzazione non
è soltanto importante. Per noi è un obiettivo
vitale. >>
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