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la prima giornata del IX Congresso Nazionale SNAG all'Hotel
Hilton Florence di Firenze.
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La
Carta Costituzionale della filiera dell'informazione
Di
per sé, l'Accordo è un consenso privato.
Esso regola per i prossimi 4 anni, o quanti saranno,
tutti i rapporti prevedibili all'interno del nostro
comparto. Ma, se guardiamo più a fondo, in questo
documento c'è molto di più che un manuale
di procedure concordate. L'Accordo, secondo noi, è
una moderna Carta Costituzionale della filiera dell'informazione.
Questo
aspetto istituzionale si vede molto chiaramente nella
combinazione tra il Preambolo e l'articolo 3, dal titolo:
Agibilità. Perché l'edicola deve essere
agibile? Per quale ragione noi ci dobbiamo assumere
più doveri e maggiori responsabilità rispetto
a ogni altra forma di vendita? Perché l'edicola
concorre a soddisfare uno dei cardini della Costituzione
italiana, l'articolo 21: il diritto dei cittadini all'informazione.
Ciò che avviene nella rivendita esclusiva è
di rilevanza costituzionale. Per questo l'Accordo convalida
la centralità dell'edicola come diritto dei cittadini.
Il diritto non è intermittente, e quindi l'edicola
deve essere agibile.
Ma
c'è un altro punto di vista sulla centralità
dell'edicola: è quello del marketing, cioè
dell'orientamento al consumatore. Parliamoci chiaro:
l'Editore normalmente non si misura con il suo cliente
se non nei sondaggi, o nell'immaginazione di qualche
bravo direttore. Noi invece il cliente, il consumatore
di informazione, il cittadino titolare di diritti, lo
abbiamo davanti ogni giorno: in carne e ossa, e soprattutto
in voce. Questo ci legittima, in qualche modo, a parlare
a nome del cliente.
E
allora vi diciamo queste poche ma sentite parole: signori
Editori, provate a immaginare delle strategie un po'
meno qualunquiste. Sia per quanto riguarda il prodotto,
sia per quanto riguarda la politica di distribuzione.
Sul
prodotto, vi suono appena un piccolo campanello: tenete
d'occhio molto meglio la linea sottile che separa l'organo
d'informazione dal catalogo commerciale, dalla rivista
di pubblicità e dal supermarket "tutto a un euro".
Il cliente non è un'oca da ingrasso a cui cacciare
cibo nella gola per ottenere il foie gras. Ogni tanto,
pensate, vorrebbe fare una dieta di pura informazione.
Questo
è appena un campanello. Ma ora vi suono la tromba
sulla politica di distribuzione, la quale ci tocca più
in profondo, cioè in tasca. Parliamoci chiaro:
noi comprendiamo che a volte corriate dietro alle vostre
illusioni, come uccellini impazziti dentro una gabbia
che non c'è. La gabbia che non c'è è
questa rete di vendita: voi cercate di uscire, e non
capite che essa non è un limite per il vostro
business, ma un trampolino insostituibile. Vedete: per
quanto stretta sia l'edicola, per quanto sia assonnato
Edi Nicola, in servizio da buio a buio, o se
volete dall'alba al tramonto, noi siamo un presidio
contro l'ignoranza, la disinformazione, la superficialità,
la noia, l'indifferenza, il qualunquismo. L'insegna
di un'edicola che si spegne non è solo tristezza
per il panorama urbano: è un passo indietro nel
godimento del diritto costituzionale all'informazione.
Nessun
produttore sarebbe così scellerato da non mettere
al primo posto la soddisfazione e la motivazione di
questa rete. Eccetto voi.
Editori,
pentitevi! Investite sull'edicola e sul rivenditore
esclusivo e professionale. Dategli ragioni di entusiasmo,
motivazioni per vendere, strumenti per essere un vero
imprenditore. Avrete la riconoscenza del consumatore,
diffonderete ricchezza nella filiera dell'informazione,
darete un contributo al benessere istituzionale del
nostro Paese.
Che
cosa ci aspettiamo
Mi
avvio alla conclusione allargando un po' lo zoom.
- Incominciamo
dal Governo.
La Legge sull'Editoria ha istituito un Osservatorio
in grado di fornire dati e indicazioni agli operatori
del settore. Ebbene? C'è, ma non si è
mai riunito. Le Leggi regionali, che dovrebbero essere
possibilmente omogenee? I Piani comunali relativi
a cui fare riferimento? Non ci sono. Non tutti, di
certo. Faccio un appello a tutte le componenti della
filiera: presentiamoci come un fronte unito davanti
a chi governerà il Paese nei prossimi anni.
Le normative vigenti sulla vendita e distribuzione
della stampa hanno bisogno di attuazione concreta,
senza condizioni. Ma anche il legislatore dovrebbe
rivedere il concetto di parità di trattamento.
In questi decenni sono maturate situazioni ed esigenze
per cui quello che era un principio di civiltà
si è trasformato in un impedimento al lavoro.
- Secondo:
la Federazione Editori. Non il singolo Editore: la
FIEG.
Da quando ho memoria, la FIEG combatte battaglie
di retroguardia a difesa anche di paccottiglie da
bancarella, come fossero prodotti editoriali di alta
nobiltà. E così accresce il grado di
litigiosità nella filiera, tra Editori più
o meno consapevoli, Distributori più o meno
orientati alla trasparenza e rivenditori finali: sui
quali, alla fine, si abbatte la paccottiglia senza
qualità e senza valore. Ditelo chiaramente:
il Sindacato degli Editori non è interessato
a sostenere la qualità dell'offerta.
- Terzo:
Confcommercio.
Siamo in piena comunione di intenti con il nuovo presidente,
Carlo Sangalli, nel pensare a una rappresentanza
"generale e non generica" delle imprese del terziario.
Condividiamo il metodo della partecipazione, e la
logica di squadra all'interno della grande "popolazione
di imprese" aderenti a Confcommercio.
Quello che non apprezziamo è l'inerzia di alcune
Ascom in quelle aree dove lo SNAG non è presente
come struttura costituita. A dispetto di quanto previsto
dallo statuto Confcommercio, lasciano che i nostri colleghi
edicolanti si rivolgano ad altre sigle. Questo non potrà
più essere accettato. è una grave anomalia
sulla quale ci confronteremo in tempi brevissimi con
la nuova Presidenza di Confcommercio, che ci ha dato
già ampie assicurazioni per la soluzione del
problema. Contemporaneamente, però, devo anche
elogiare tutti i dirigenti e funzionari sia di Confcommercio,
sede nazionale, che delle Ascom con cui, da anni, il
rapporto con lo SNAG è molto bello e costruttivo.
A tutti loro ancora grazie per il sostegno che danno
alle nostre piccole imprese.
Che
cosa faremo noi
Lo SNAG è un sindacato autonomo.
Noi riteniamo che il nostro ruolo sia quello di informare
e di creare meccanismi di protezione; di concordare
le regole, farle rispettare e rendersi garanti verso
le Istituzioni; di gestire l'applicazione dell'Accordo
Nazionale e di aiutare a risolvere i problemi che possono
nascere. L'iscrizione allo SNAG non dà diritto
a niente altro: né miracoli, né immunità,
né assistenzialismo. Anzi, al nostro associato
ricordiamo che ha dei doveri verso il sindacato: quello
di essere attivo, vicino, partecipe, critico, costruttivo.
Questa strada un po' minimale e molto trasparente "paga"
in termini di consenso: lo SNAG, negli ultimi anni,
ha raddoppiato i suoi iscritti. E i numeri non piovono
dal cielo. Vuol dire che non abbiamo risparmiato l'impegno,
che abbiamo toccato le corde giuste, che le nostre
strutture centrali e sul territorio hanno funzionato
correttamente a vantaggio dei nostri iscritti.
Tre proposte forti impegnano SNAG nel breve e medio
termine.
-
La prima proposta è sul tema della trasparenza.
L'Accordo Nazionale incomincia con un Preambolo
che dice: senza il rispetto delle leggi esistenti
l'Accordo non vale. Bene. La Legge sulla Stampa del
1948 prevede che ogni pubblicazione in vendita abbia
la sua data: cioè, s'intende, giorno, mese
e anno. E questo ha un senso. L'informazione senza
data non è informazione. Se un oggetto, specialmente
un alimentare, non riporta la data di scadenza viene
denunciato dalla stampa, sempre puntuale nel fare
la morale agli altri. Così l'etichetta di confezionamento
è cucita sui vestiti e non si può strappare.
Ma venite in edicola e a tre mesi di Accordo vigente,
a 58 anni di Legge sulla Stampa, guardate quante pubblicazioni
sono avviate alla vendita o datate in maniera imprecisa
o non datate per niente. E allora? Niente data, niente
Accordo? Sembrerebbe proprio così. Per amore
del sistema facciamo fronte noi ai malintesi con il
cliente e ai suoi malumori. Quanto alle sanzioni minacciate
dall'Accordo vengano pure applicate, ma non ci danno
né piacere né vantaggio. Noi, semplicemente,
vogliamo che le cose si facciano. Da parte di tutti.
E presto. Questa sarà la nostra prima battaglia.
- La
seconda proposta è ancora sul tema della trasparenza,
che per il nostro lavoro è vitale.
Noi costituiremo all'interno dello SNAG un nostro
Osservatorio sulla idoneità dei prodotti editoriali
che riceviamo per la vendita. Vogliamo essere una
prima sponda, immediata, per il rivenditore che solleva
il sospetto di inidoneità su un prodotto; e
andare con lui alla Commissione mista appositamente
istituita dall'Accordo. Occorrono risorse, uomini,
impegno, ma lo SNAG è pronto a mettere in campo
tutte le proprie capacità per portare alla
rete di vendita un beneficio economico. E anche per
dare ai consumatori un messaggio di serietà
imprenditoriale.
- La
terza proposta riguarda le "idonee garanzie" che
i Distributori ci chiedono per affidarci i prodotti,
e che in genere si concretizzano in fideiussioni bancarie
o forme simili di impegno. SNAG ha fortemente voluto,
e sta per siglare, una convenzione assicurativa che
soddisferà le reciproche esigenze dei distributori
e dei rivenditori. è un'idea molto innovativa
che mettiamo a disposizione della filiera.
Condividere
un solo punto di vista
Era un sfida firmare l'Accordo. Ora la
sfida si trasferisce sull'applicazione. Un'applicazione
trasparente, che smentisca le perplessità e rigeneri
la fiducia. Vorremmo coalizzare tutto il mondo dell'informazione
attorno a un'idea forte, a un obiettivo di sintesi:
condividere un solo punto di vista. E il punto di vista
può essere soltanto quello del consumatore di
informazione, nostro cliente e nostro padrone.
Noi
rivenditori abbiamo un sogno: che il fronte degli Editori
riesca a cambiare orientamento. Ne abbiamo viste passare
di macchine editoriali per far soldi. Erano costruite
su misura dagli investitori e dalle concessionarie di
pubblicità. Ma poi, alla prova dell'edicola,
sono scomparse. Il consumatore non vi percepiva alcun
valore.
Noi sogniamo che l'editore imposti le strategie di business
sui gusti, le attese, i bisogni reali del cliente. Forse
avremo meno testate, ma crescerà il valore del
prodotto e il margine di profitto alimenterà
tutte le componenti del comparto editoriale. Altrimenti
si continua così: vendite in calo, margini che
si riducono. E può diventare assai difficile
far quadrare i conti. Per tutti.
Prendiamo
sul serio l'Accordo Nazionale, in quanto è opportuno,
necessario e lungimirante. Facciamo che non resti problematico,
che non semini delusione nel suo cammino di applicazione.
Teniamo fisso lo sguardo sul principio cardine della
filiera dell'informazione: centralità dell'edicola,
centralità del cliente.
E
con questo, tutti al lavoro. Ognuno faccia la sua parte
per produrre cambiamenti concreti.
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