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LIBERALIZZAZIONE?
E PERCHÉ NO?
Diciamocelo
francamente: fermarsi all'Autogrill quando sei in viaggio
e trovare l'Aspirina, perché ti è venuto il mal di testa,
è un bel vantaggio. E che dire di quando andando di
fretta, fermi sull'orlo del marciapiede, basterebbe
alzare un braccio per vedere fermarsi in pochi secondi
un taxi, proprio come accade a Barcellona? è proprio
vero: la liberalizzazione rappresenta una grande convenienza
per tutti i consumatori, basta che gli stessi consumatori
non facciamo parte delle categorie liberalizzate.
Ha
scritto bene Renato Mannheimer sul Corriere della Sera
(il 15 luglio): "L'apprezzamento verso la competizione
e l'avversione nei confronti delle protezioni restano
tali però sino a quando si parla degli altri e non si
tocca il proprio caso personale. Che viene sempre descritto
come "speciale".
Anche
i giornalisti che scrivono di liberalizzazione come
fosse la panacea di tutti i mali, sono i primi a inalberarsi
quando si toccano i loro diritti a cominciare dall'Organo
di appartenenza che, in Europa, sembra essere l'unico
a esistere. Nell'incontro avuto con Ricardo Franco Levi,
nuovo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri con delega all'editoria (leggere a pag.
26), è apparso chiaro a chi voleva intendere (e io sono
fra quelli) che prima o poi anche la vendita dei giornali
verrà liberalizzata.
È
evidente che per poterlo fare l'iter sarà assai più
lungo di quanto è stato per farmaci, taxi, avvocati
e notai. Esiste una legge che sovrintende al nostro
lavoro e per poter consentire a chiunque di vendere
quotidiani e periodici questa legge dovrà essere modificata
o, meglio ancora, eliminata.
E
allora, amici carissimi, ne vedremo delle belle.
Ecco cosa potrebbe succedere, per esempio, un lunedì
mattina.
Arriva il camion del distributore e l'autista chiede:
"Cosa ti lascio?"
E voi: "Panorama liscio e con Dvd; no, con gli altri
gadget non mi interessa. E poi tutti i femminili puliti,
Quattroruote... che collezionabili nuovi sono usciti?
Porno? Non se ne parla proprio, lo sai che non ho la
clientela adatta...!" ecc. Dopo un po' che avete sistemato
l'edicola arriva la telefonata del direttore dell'ufficio
diffusione Mondadori: "Amico mio, cosa posso fare per
convincerti a prendere anche Panorama con il giubbotto
e con la macchina fotografica?" "Niente" rispondete
"a meno che lei non mi dia un 2, 3% in più e con pagamento
a fine mese, sul venduto naturalmente!". E via di questo
passo.
Pura
fantasia? Sì, ma soltanto in questo momento. E gli editori
lo sanno. Lo sanno così bene che di allargamento dei
punti vendita non ne parlano più. Anche perché si stanno
trovando di fronte alla grande distribuzione che, un
po' per volta, sta facendo marcia indietro davanti a
quotidiani e periodici.
Leggete
a pag. 6 cosa si stanno inventando Mondadori e il Gruppo
Espresso. Come potrebbero gestire iniziative di questo
tipo una volta che, con la liberalizzazione, la famigerata
parità di trattamento fosse abolita? Del tutto impossibile.
Conclude
Mannheimer nel suo articolo: "È facile dedurre dall'esistenza
di questi atteggiamenti (quelli contrari alla liberalizzazione)
una valutazione generale sullo sviluppo economico e
sociale del Paese. Per il quale occorrono, naturalmente,
ulteriori incentivi alla concorrenza e, di conseguenza,
alla innovazione e alla creatività". Appunto.
Ben
ritrovati e buon lavoro.
Armando
Abbiati - Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio
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