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Investire
per crescere
"(...)
Due anni fa intitolaste il vostro convegno ÔPiù cultura,
più lettura, più Paese', e ne nacque un importante approfondimento
del rapporto fra la crescita della lettura e della cultura,
e la crescita civile del Paese. Oggi, scegliendo come
slogan Ôinvestire per crescere', vi proponete di accertare
quale sia la correlazione fra la lettura e lo sviluppo
economico, in Italia e nelle singole regioni. È un tema
di grande rilievo". Con la lettura del messaggio del
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha
preso il via la seconda edizione degli Stati Generali
dell'editoria 2006: un momento che ha messo a confronto
gli editori italiani con governo, istituzioni, economisti,
giornalisti, politici, rappresentanti delle istituzioni,
locali e non, e delle forze politiche. Al centro, il
libro e la sua capacità, dati alla mano, di influire
sulla produttività del Paese, attraverso tre focus Ð
dedicati al valore della lettura, dell'editoria e dei
contenuti Ð e una sessione per presentare e discutere
il Manifesto degli editori con le proposte, per la prima
volta unitarie e coordinate, del settore. "Investire
per crescere Ð ha dichiarato Federico Motta, presidente
dell'Associazione Italiana Editori (AIE), in apertura
della due giorni Ð lo slogan che abbiamo scelto per
il convegno, parla chiaro. Perché economia e cultura
non possono essere più considerati due piani separati
dello sviluppo di un Paese. Investire in lettura, dunque,
in cultura, in libri, in educazione. E investire da
parte di tutti: da parte nostra, innanzi tutto, perché
è il cuore del nostro compito di imprenditori, ma anche
da parte pubblica. Il nostro obiettivo è quello di evidenziare
che l'impegno degli editori, e i loro investimenti,
saranno tanto più utili alla collettività, quanto più
si riuscirà a determinare una volontà diffusa a sostegno
della spesa, pubblica e privata, in conoscenza. A partire
dall'istruzione, fino ai più alti gradi degli studi,
e non solo durante l'età scolare". Il Presidente dell'AIE
ha poi evidenziato che obiettivo della due giorni è
anche quello di cercare di rispondere in modo efficace
alle seguenti domande:
- Se
è vero che l'incremento della lettura è un obiettivo
politico nazionale: quali azioni sono più efficaci
per migliorare una situazione che notoriamente vede
l'Italia agli ultimi posti in Europa?
- E
se è vero che l'editoria, cartacea e digitale, ha
una rilevanza strategica, quali politiche industriali
sono necessarie per sostenerne lo sviluppo?
- E
infine: se è vero che l'Italia intende puntare sulla
cultura per rafforzare la sua posizione nel contesto
internazionale, quali misure concrete occorre intraprendere
perché ciò accada? Domande alle quali hanno cercato
di dare, poi, risposta i diversi interlocutori anche
politici che sono intervenuti.
La
lettura ha un valore, e non solo immateriale.
Un
modello econometrico - presentato dai professori Antonello
Scorcu, professore di Politica economica nell'Università
di Bologna, ed Edoardo Gaffeo, professore di Economia
politica nell'Università di Trento - dimostra che le
regioni in cui si legge di più, a parità di altre condizioni,
inclusi i livelli di istruzione, hanno dinamiche di
produttività migliori (vedere in box a pag. 18). Ma
ancora, la presenza di libri nell'ambiente familiare
è in assoluto il fattore che fa crescere di più il rendimento
scolastico dei ragazzi di oggi, che saranno i manager
e professionisti di domani. In Italia i ragazzi che
hanno in casa una biblioteca di almeno 100 titoli ottengono
risultati scolastici del 15% migliori di chi non ha
la stessa fortuna. (Al contrario: la presenza di
almeno tre telefonini in casa fa diminuire i risultati
scolastici medi.) Inoltre: l'analisi delle "funzioni
di produzione" del sistema italiano ha messo in luce
come l'insieme dei consumi culturali delle famiglie
possa e debba essere considerato un fattore di produzione
della ricchezza prodotta nel paese.
Cos'hanno
detto i politici
Rocco
Buttiglione, ex ministro per i beni culturali, ha proposto
la nascita di una "commissione bipartisan per definire
una politica del libro unitaria in Italia che veda la
convergenza del governo e dell'opposizione". Buttiglione
ha dato appoggio alle varie proposte arrivate durante
la due giorni e ha concluso dicendo che "Non è possibile
che per la lirica e per i giornali si spendano 300 milioni
di euro e per il libro solo 15. Ora, che il paese sta
economicamente un po' meglio e la ripresa è cominciata,
alcuni tagli dolorosi vanno ritirati". Voce fuori dal
coro quella di Adolfo Urso di An, che ha fatto notare
che "Forse è strutturale che la cultura nel nostro paese
non passi per i libri, ma per l''ambiente straordinario
in cui viviamo. Non serve avere l'ossessione di far
leggere ai ragazzi 10 libri l'anno: i giovani si acculturano
in modo diverso". Ma la legge in favore del libro arriverà
entro la fine dell'anno. Lo ha annunciato il ministro
per i beni culturali, Francesco Rutelli, che ha avanzato
anche l'idea della realizzazione "di un Centro, promosso
dal ministero della cultura di concerto con gli altri
ministeri coinvolti e con gli editori italiani, per
fare della promozione del libro una missione fondamentale
per la cultura italiana perché, fra l'altro, l'editoria
italiana è un'industria forte, che fattura 4 miliardi
di euro solo con i libri".
Il
futuro
Federico
Motta, dopo gli annunci di Rutelli, ha parlato di "un'iniezione
di fiducia sul futuro del libro. Ora noi editori Ð ha
detto Ð abbiamo più fiducia. Soprattutto a partire da
una conferma: l'editoria italiana è viva, è forte, capace
di farsi sentire, pronta ad affrontare le sfide che
ci stanno davanti. Abbiamo una sola forza da spendere:
il valore dei nostri argomenti. Credo che questi due
giorni abbiano dimostrato che sono argomenti forti".
Willy
Romano
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