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GIORNALISTI-EDITORI:
MURO CONTRO MURO
Da oltre 600 giorni gli
operatori dell'informazione chiedono il rinnovo del
contratto. Il Governo ha provato a fare da intermediario,
finora senza risultati. E anche il vertice organizzato
il 22 novembre scorso dal Sottosegretario con delega
all'Editoria Levi si é risolto in un nulla di fatto.
Giornalisti
sul piede di guerra. Da mesi lanciati in una difficile
battaglia per difendere un mestiere che definiscono
tormentato dalla piaga del precariato. Dall'altra parte
editori decisi a non cambiare di un millimetro le proprie
decisioni in merito al rinnovo del contratto della stampa
con la conseguenza di un altro giorno di sciopero, senza
preavviso, di giornali e agenzie, che non ha fatto altro
che danneggiare i lettori italiani e senza alcun dubbio
anche altre categorie, in particolare quella degli edicolanti,
che tra l'incudine e il martello oggi vivono di riflesso,
ma ovviamente solo in negativo, una situazione che pare
al momento non avere sbocchi. Continua, quindi, senza
esclusione di colpi l'estenuante braccio di ferro fra
i vertici della Federazione Nazionale Stampa Italiana
e gli editori che fanno capo alla FIEG. Prima c'era
stata martedì 14 novembre la convocazione degli Stati
Generali della Stampa alla presenza anche di tre esponenti
del Governo, ovvero il Ministro delle Comunicazioni
Paolo Gentiloni, quello del Lavoro Cesare
Damiano, e il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri con delega all'editoria, Ricardo
Franco Levi.
Insomma
ampia era stata, ed é tutt'ora, l'apertura di Palazzo
Chigi per la risoluzione di una situazione che non giova
a nessuno. Ma se la protesta c'é stata, se la carta
stampata ha deciso nuovamente di astenersi dalle pubblicazioni,
un motivo a detta loro c'é, eccome. La FIEG, infatti,
pur accettando l'invito del Governo a prendere parte
a un vertice, da tenersi il 22 novembre, che poi si
é rivelato nuovamente fallimentare, ha fatto sapere
sin dall'inizio che, per quanto riguarda il tanto agognato
rinnovo del contratto dei giornalisti, le cose difficilmente
potranno subire variazioni e allora, come un fulmine
a ciel sereno, mercoledì 15 novembre é scattato lo sciopero
di carta stampata e agenzie, mentre il giorno stesso,
ma questa volta all'Hotel Ergife di Roma, gli Stati
Generali della Stampa discutevano ancora sull'annosa
vicenda.
Da una parte quindi i giornalisti, dall'altra gli editori:
al centro, un Governo che prova a fare da intermediario,
da paciere, perché come dice il Ministro Damiano quello
fra editori e giornalisti é un problema anche nostro,
di tutti. "Credo - aveva dichiarato Paolo Serventi
Longhi, Segretario Generale della FNSI, nel primo
giorno di assemblea degli Stati Generali -che in questa
sala non vi sia nessuno che non abbia ancora percepito
la gravità della situazione e ignori pertanto la delicatezza
delle decisioni che, al termine del dibattito tra noi,
l'intera struttura di vertice e di base del Sindacato
dovrà assumere.
Abbiamo scelto però, coerentemente con il percorso e
la strategia della FNSI in questi anni di mobilitazione
per i contratti, di realizzare la più vasta consultazione
dei giornalisti italiani, attivi e pensionati, mai realizzata,
eccezion fatta per le rare esperienze di referendum.
Abbiamo deciso di coinvolgere anche le elette e gli
eletti nel Consiglio Nazionale dell'Ordine, nel Consiglio
Generale dell'Inpgi, nell'Assemblea della Casagit, nel
Fondo di Previdenza Complementare, nei Sindacati di
base, nei gruppi di specializzazione sindacale e professionale.
Quello che stiamo facendo non può essere considerato
un Ôaffare' del sindacato. Siamo tutti legati a filo
doppio, siamo vasi comunicanti in un sistema di diritti,
doveri e tutele, che si tengono l'un l'altro e che ci
siamo conquistati in cento anni di storia collettiva".
Ma il muro contro muro va avanti ed ecco che inesorabile
il 15 novembre é scattato l'annunciato sciopero e di
sicuro ce ne saranno altri considerata anche la prevista
Ômannaia' dei tagli della finanziaria. Un'altra annosa
questione che farà discutere. Poi il 22 novembre si
é consumato l'ennesimo capitolo infausto della vicenda:
l'incontro organizzato dal Governo che non ha visto
arretrare gli editori di un solo millimetro rispetto
alle posizioni iniziali.
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MEGLIO
LA NON-FIRMA DELLO SCIOPERO
Scrive
Adriano Sofri su Repubblica del 29 novembre scorso,
a pag. 28: "Vorrei lodare lo sciopero delle
firme, che il cambio fra Repubblica e Corriere
rende più significativo. Benché vi aderisca per
ragioni affettive, lo sciopero che non fa uscire
i giornali mi sembra sbagliato e pigro. Può darsi
che faccia male agli editori, colpendo la pubblicità
e non so in che altro modo: ma priva malamente
i cittadini delle informazioni e dei commenti
di cui si alimenta l'opinione, e dà un immeritato
vantaggio a quei giornali che, senza una peculiare
giustificazione, escono nonostante lo sciopero.
L'astensione dalle firme é assai più originale
ed efficace, e oltretutto si tramuta in un bel
cimento dell'intelligenza sul carattere dei giornali.
È un fatto che la gran maggioranza degli articoli
vengano letti o saltati sulla base delle firme,
e la loro assenza, quando non lascia comunque
immediatamente riconoscere l'autore, si tramuta
in un bel gioco, e in un azzardo per le firme
consolidate. Io per esempio mi sono affrettato
a leggere un articolo di Repubblica dopo
che un acuto lettore mi aveva avvertito di averci
riconosciuto il mio inconfondibile stile. Come
in tutte le sfide dell'attribuzione, il primo
risultato é che non esistono stili così inconfondibili.
Cancellate per qualche giorno le firme (e le facce,
in televisione, e le voci, in radio), e rimetterete
in moto la democrazia bloccata e le carriere dei
giovani, in tutti i campi. In politica ancora
più che nel giornalismo: pensate a una settimana
di politica in cui non si sapesse chi ha detto
che cosa, e dunque si dovesse riflettere a che
cosa. Va bene: ci sarà tempo di tornare su questa
lezione involontaria, e tanti auguri per il contratto,
e per l'autoscioglimento dell'Ordine".
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La
FIEG non arretra però di un millimetro. E intanto Serventi
Longhi interpellato sulla questione degli edicolanti
dichiara ai nostri taccuini: "Ci dispiace per chi si
trova coinvolto in questa difficile battaglia ma noi
stiamo lottando anche per queste categorie, perché se
l'informazione tornerà a essere di qualità tutti ne
trarranno giovamento, gli edicolanti per primi".
Appello
di Serventi Longhi agli edicolanti: "Facciamo fronte
comune e combattiamo insieme per una informazione di
qualità"
Il
giorno successivo al fallimentare vertice giornalisti-editori
organizzato dal Governo, a Paolo Serventi Longhi segretario
della FNSI chiediamo di esprimersi su una delicata questione,
quella degli edicolanti, categoria in questo momento
più che mai "a rischio", nel bel mezzo di un ciclone
che pare non conoscere pause: una categoria che inevitabilmente
si trova a subire, insieme con i lettori, le conseguenze
di questi scioperi.
>>
Più volte, quando sono gli edicolanti a voler scioperare,
i giornalisti si appellano al diritto di informazione,
ora non potrebbe essere lo stesso? "Prima di tutto -
risponde Serventi Longhi - vorrei sottolineare che siamo
tutti dalla stessa parte. Mi dispiace per quanto accade
in seno alla categoria degli edicolanti ma io ritengo
che in questo momento non ci debbano essere vittime
o carnefici, ma ci si debba sentire parte integrante
della medesima lotta. Una lotta finalizzata al raggiungimento
di una informazione di qualità, una informazione che
non si può reggere come hanno minacciato alcuni editori,
sul lavoro degli stagisti, e che nel caso della carta
stampata se offre prodotti sempre di spessore anche
gli edicolanti non possono che trarne giovamento. La
situazione é davvero delicata. Dobbiamo solo pensare
che qui si sta combattendo per riaprire una trattativa
la cui risoluzione positiva é un bene per tutti".
>>Che ne pensa
delle dichiarazioni di Carlo Leopardo, vicepresidente
SNAG-Confcommercio (vedere in box), riguardo
alla questione della free press e della diffusione gonfiata
dei giornali le cui copie vengono spesso regalate? "Questi
sono altri problemi delicati, certo la free press danneggia
gli edicolanti, non c'é dubbio, andrebbe fatta una regolamentazione,
ma credo che sia opportuno prima risolvere altre questioni".
>> Insomma
giornalisti ed edicolanti uniti? "È il mio appello"
conclude Serventi Longhi. "Facciamo fronte comune e
usciamo da questo stato di stallo, per il bene di tutti,
dell'informazione, dei lavoratori, dei lettori". Alfredo
Iannaccone
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CARLO
LEOPARDO NTERVIENE A RAIUTILE
Il
vicepresidente dello SNAG ha preso la parola (al
telefono) nel corso della trasmissione (andata
in onda il 22 novembre scorso, visibile sul digitale
terrestre, sul canale 816 di Sky e su www.rai.raiutile
in PC streaming) focalizzata sulle motivazioni
che hanno portato i giornalisti a scioperare.
In studio erano presenti giornalisti (di testate
aderenti e non allo sciopero) diversi politici
fra cui l'On. Pietro Folena, presidente della
commissione Cultura della Camera. Leopardo si
é qualificato e quindi ha detto: "Prima di arrivare
al motivo della chiamata, é necessario evidenziare
i molti problemi che, negli ultimi tempi ci hanno
creato situazioni di estremo disagio: alcuni sono
simili a quelli dei giornalisti, altri molto diversi
e, anzi, potrebbero essere anche in loro contrasto.
Rappresento una categoria che vive vendendo carta
stampata, ma le vendite scendono perché le nuove
generazioni sono prive della Ôcultura della lettura
e dell'informazione' e perché ogni giorno - forse
molti non lo sanno - vengono regalate decine di
migliaia di copie di quotidiani regolarmente in
vendita nelle nostre edicole. E perché? Per giustificare
di fronte agli inserzionisti pubblicitari una
diffusione che definire gonfiata é un eufemismo".
"Dobbiamo, poi tenere conto - ha continuato Leopardo
- dell'incidenza della vera stampa gratuita, la
free press, presente in molte città italiane e
messa nelle strade da quegli stessi editori che
sono in edicola e delle campagne abbonamenti ai
periodici a prezzi così scontati che dovrebbero
precludere, in partenza, qualsiasi sovvenzione
dello Stato". "E vengo alla mia chiamata - ha
detto il Vicepresidente dello SNAG - motivata
dal fatto che in occasione degli scioperi dei
giornalisti della carta stampata é consuetudine,
nei notiziari radiotelevisivi, dire che a causa
di ciò non vi saranno quotidiani in edicola. Ma
la notizia non é corretta poiché, generalmente,
almeno una decina di quotidiani vi sono presenti,
coprendo, tra l'altro, le più svariate tendenze
politiche. Qualcuno meno sprovveduto di me
potrebbe pensare che vi sia una specie di conflitto
di interesse da parte dei giornalisti, ma sono
certo che non é così. Sarebbe logico invece, e
certamente politicamente più corretto, limitarsi
a dire che Ômolti quotidiani non usciranno'. Concludo
augurando alla vostra categoria di risolvere in
modo soddisfacente l'attuale battaglia, nell'interesse
di tutti".
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