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Giornate di fuoco
Vi
ricordate l'editoriale pubblicato sul n. 4 di Azienda
Edicola, il numero uscito ai primi di settembre dell'anno
scorso? Era intitolato "Liberalizzazione? E perchèno?".
Scrivevo
allora:
"É proprio vero: la liberalizzazione rappresenta
una grande convenienza per tutti i consumatori, basta
che gli stessi consumatori non facciano parte delle
stesse categorie liberalizzate. Ha scritto bene Renato
Mannheimer sul Corriere della Sera (il 15 luglio): "L'apprezzamento
verso la competizione e l'avversione nei confronti delle
protezioni restano tali però sino a quando si parla
degli altri e non si tocca il proprio caso personale.
Che viene sempre descritto come "speciale"". Gli stessi
giornalisti che scrivono di liberalizzazione come fosse
la panacea di tutti i mali, sono i primi a inalberarsi
quando si toccano i loro diritti a cominciare dall'Organo
di appartenenza che, in Europa, sembra essere l'unico
a esistere. Nell'incontro avuto con Ricardo Franco Levi,
nuovo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri con delega all'editoria, è apparso chiaro
a chi voleva intendere (e io sono fra quelli) che prima
o poi anche la vendita dei giornali verràliberalizzata.
É evidente che per poterlo fare l'iter sarà assai pi
lungo di quanto è stato per farmaci, taxi, avvocati
e notai. Esiste, infatti, una legge che sovrintende
al nostro lavoro e per poter consentire a chiunque di
vendere quotidiani e periodici questa legge dovràessere
modificata o, meglio ancora, eliminata".
Nel
giro di poco tempo, però, ciò che sembrava un'ipotesi'
si avvia a diventare rapidamente realtà.
Infatti, in data 16 dicembre 2006 sul Corriere della
Sera, Ricardo Franco Levi rispondendo a Francesco Giavazzi
(professore di economia) che si è chiesto come mai il
governo, approfittando della Finanziaria, non abbia
avuto il coraggio di cancellare i finanziamenti pubblici
all'editoria, risponde dicendo che:
"Sarebbe sbagliato e una mancanza di coraggio il
limitarsi a guardare al solo sistema delle provvidenze
pubbliche. Noi invece vogliamo giocare a testa alta,
abbiamo in mente e vogliamo realizzare un intervento
ben più largo che affronti temi come l'organizzazione
del mercato, la legislazione a protezione della concorrenza.
(...) A questo fine ascolteremo e coinvolgeremo tutti
gli attori del mondo dell'editoria. Ascolteremo tutti
e poi ci assumeremo le nostre responsabilità (...) per
arrivare, entro i prossimi sei mesi, a presentare al
Parlamento il disegno di legge per una riforma organica
e coerente dell'intero assetto dell'editoria. (...)
Con l'aiuto di un gruppo di esperti, presieduto dall'ex
presidente dell'Autoritàgarante delle telecomunicazioni,
Enzo Cheli, abbiamo elaborato un indice che mette in
fila tutti i temi sui quali dovràintervenire la riforma
e abbiamo tradotto i singoli capitoli di quest'indice
in una batteria di quesiti che pubblicheremo su Internet
e, contemporaneamente, sottoporremo a tutte le associazioni
rappresentative del mondo dell'editoria. Ottenute le
risposte, procederemo a una serie di audizioni per poi
arrivare, come detto, entro la prossima primavera, al
Parlamento con il nostro disegno di legge (...)".
E
così è stato. Su Internet, sul sito del Governo (www.governo.it) è comparso il questionario annunciato, al quale chiunque
avrebbe potuto rispondere con un termine per la risposta,
da indirizzare alla casella di posta elettronica scdie@palazzochigi.it,
fissato al 12 febbraio 2007.
A
questo punto, in data 11 gennaio 2007, le OO.SS hanno
inviato a Levi questa lettera:
"Onorevole Sottosegretario, abbiamo ricevuto, discusso
e attentamente approfondito i documenti che ci sono
stati rimessi per la costruzione di una nuova riforma
dell'editoria. Abbiamo pertanto elaborato unitariamente,
quali Organizzazioni Sindacali della categoria degli
edicolanti, le nostre proposte sui capitoli dello "schema
per una disciplina organica del settore editoriale",
in particolare sugli aspetti che più ci coinvolgono,
così come le nostre risposte al relativo questionario.
Inoltreremo tali documenti, a seguire alla presente,
agli indirizzi e nei tempi indicati. Con la presente,
vogliamo esprimere il nostro apprezzamento per il coinvolgimento
di tutti i Soggetti sociali e istituzionali nella complessa
costruzione di un percorso di riforma che dovrà concludersi,
come da Lei annunciato, entro i prossimi mesi. Riteniamo
vi sia l'esigenza di puntualizzare nelle appropriate
sedi istituzionali gli aspetti legislativi inerenti
la commercializzazione del prodotto editoriale trattati
nei suddetti documenti, vista anche la mancata attivazione
dell'organo di monitoraggio del mercato editoriale previsto
all'art. 8 del Dlgs 170 del 2001, in via preventiva
al percorso avviato. Siamo infatti certi che uno schema
indicativo degli argomenti in trattazione e un questionario
limitato ad alcuni aspetti di quello stesso schema non
possano esaurire la complessitàdella materia. Siamo
altrettanto certi che il percorso di consultazione avviato
dal Suo Dipartimento contempli tutti i necessari passaggi
su cui richiamiamo l'urgenza di procedere. In attesa
di un gradito cenno di riscontro e di convocazione,
Le porgiamo i migliori saluti."
Il
questionario era composto di tre parti:
- L'IMPRESA,
IL GIORNALISTA E IL PRODOTTO EDITORIALE
- IL
MERCATO EDITORIALE
- LE
PROVVIDENZE
Per
ognuna, molte domande articolate. Le OO.SS. hanno predisposto,
unitariamente, le loro risposte. Una fra le tante?
Quella basilare sulla nostra rete. Alla domanda: Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della liberalizzazione
delle diverse reti di vendita (abbonamenti, edicole,
strillonaggio, punti alternativi), e quali miglioramenti
sono possibili?
Le
OO.SS, desiderando fare chiarezza sulla distinzione
fra la rete di vendita esclusiva - sicuramente asse
portante della filiera distributiva - e quella non esclusiva,
ma rimandando gli ulteriori approfondimenti sui vantaggi/svantaggi
della liberalizzazione al primo incontro possibile con
Ricardo F. Levi, hanno scritto:
"Per
quanto attiene la vendita al pubblico, la sperimentazione
prodotta con la legge n. 108 del 1999 aveva visualizzato
l'incidenza minoritaria di canali complementari alla
tradizionale rete di vendita delle edicole. La delega
assolta dal successivo Dlgs 170 del 2001 ha omogeneizzato
i punti di vendita tradizionali in esclusivi (comprese
le rivendite prima chiamate 'promiscue' comprendenti
altri generi quali cartoleria, tabacchi ecc.) e in non
esclusivi, riassumendo in questi ultimi gli esercizi
definiti 'sperimentali' dalla legge 108. L'aggiunta,
negli ultimi anni, della diffusione di stampa gratuita
ha in sostanza espulso la stampa venduta con prezzo
di copertina da locali come bar e tabaccherie, operando
uno sconvolgimento del mercato e della rete complessiva
di diffusione dell'informazione. Per quanto riguarda
l'attivitàdi strillonaggio, occorre regolamentarla
come un'attivitàdi servizio o commerciale soggetta
a tutte le normative a essa riferibili, con particolare
attenzione alla tutela del lavoro degli addetti a tale
forma di vendita. Riguardo ai punti di vendita considerati
'alternativi' con termine improprio, si deve pi propriamente
utilizzare il termine 'complementari' con cui sono definiti
gli esercizi definiti dal Dlgs 170/2001 come non esclusivi
e ai quali occorre limitarsi. L'edicola, da parte di
tutti i soggetti della filiera editoriale, ha confermato
il proprio valore di asse portante della diffusione.
Occorrono interventi di sostegno per l'ammodernamento
e l'innovazione tecnologica della rete di vendita delle
edicole".
...E
la Federazione Italiana Editori?
Non dice nulla, non interviene ufficialmente, pare che
voglia rimanere alla finestra. Dall'aria che tira, sembra
proprio che non abbia più quella bramosia di nuovi punti
vendita che l'aveva contraddistinta qualche anno fa.
Deve avere capito che 'scottano' e che costa molto caro
servirli. Viceversa, sono certo che sia la licenza Comunale
ad andarle stretta. Perchè chiaro che gli Editori
dai poteri forti vorrebbero poter scegliere dove portare
il loro 'prezioso' prodotto, ma non permettere a chi
lo pone in vendita di sceglierlo. In pratica, interpretano
il termine liberalizzazione a senso unico. Mentre io
interpreto il termine liberalizzazione come LIBERI TUTTI!
Ma andiamo avanti. Mentre dall'ufficio del Sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega
all'editoria non giunge alcuna convocazione, fra il
20 gennaio e il 23 sulla stampa quotidiana è un continuo
susseguirsi di notizie del tipo: "Anche i giornali finiscono nel pacchetto del governo
sulle liberalizzazioni. Il ministro dello Sviluppo,
Pierluigi Bersani, starebbe pensando di estendere la
vendita di quotidiani e periodici a quasi tutti gli
esercizi commerciali".
E
proprio il 23 gennaio sul Corriere della Sera compare
un articolo che titola: "Liberalizzazioni per benzina, giornali e authority".
Vi si legge, fra l'altro: "Giovedì sul tavolo del Consiglio
dei ministri dovrebbero esserci un decreto e un disegno
di legge, con le annunciate liberalizzazioni nella distribuzione
dei carburanti, della vendita dei giornali, degli orari
di apertura di barbieri, parrucchieri e altri esercizi
commerciali, l'eliminazione dei vincoli territoriali
all'apertura di alcune attivitàeconomiche, la semplificazione
per la creazione di nuove imprese e la riforma delle
Autoritàdi vigilanza. Non è ancora stato deciso quali
misure del pacchetto finiranno nel decreto e quali altre
nel disegno di legge nè chiaro se i provvedimenti
riusciranno a vedere la luce già giovedì o se sarànecessario
un ulteriore approfondimento politico. Quello che è certo è che il confronto di merito tra i tecnici del
ministero dello Sviluppo e degli altri dicasteri, da
ieri mattina, ha assunto un ritmo molto serrato".
É
evidente che a quel punto l'aria che ci circonda diventa
irrespirabile, i telefoni non smettono di squillare
e, ancora una volta unitariamente, lo stesso 23 gennaio
le OO.SS inviano questo telegramma a Bersani e a Levi: "Le Organizzazioni Sindacali degli edicolanti esprimono
forte preoccupazione e netto dissenso circa la sconcertante
confusione generata dall'improvvido provvedimento di
liberalizzazione totale della vendita dei giornali annunciato
dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ribadiscono
che, come disposto anche nella Legge Finanziaria 2007,
il Governo è impegnato a emanare apposito disegno di
legge per la riforma della legge sull'editoria entro
giugno 2007. In proposito, le parti sociali della filiera
editoriale sono state impegnate dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, in particolare dal Dipartimento
Informazione Editoria, in una vasta consultazione tramite
questionario e predisposizione di uno schema di riforma,
cui faranno seguito le preannunciate audizioni anche
nell'apposita Commissione di recente istituzione presieduta
da Enzo Cheli. Le OO.SS degli edicolanti ritengono di
estrema gravitàl'annuncio di un tale provvedimento
da parte del Ministro Bersani, mentre tutte le Parti
Sociali del settore editoriale sono coinvolte nel progetto
di riforma della filiera distributiva e di vendita della
stampa. Nel respingere con assoluta determinazione l'emanazione
di misure non condivise e non comunicate, le OO.SS di
categoria chiedono di essere immediatamente convocate
dal Governo. In presenza di approcci tanto contraddittori
alla riforma da parte governativa, diviene inevitabile
proclamare fin d'ora lo stato di agitazione della categoria
degli edicolanti senza escludere lo sciopero generale
delle edicole le cui modalitàsaranno tempestivamente
rese note in assenza di convocazione da parte di Ministro
e Sottosegretario".
Contemporaneamente
viene proclamato lo stato di agitazione della categoria,
vengono stampati e distribuiti centinaia di migliaia
di volantini, in cui si dice:
"Liberi Tutti. Le Organizzazioni sindacali degli
edicolanti ritengono di estrema gravitàl'annuncio dell'improvvido
provvedimento di liberalizzazione totale della vendita
dei giornali, annunciato dal ministro Bersani, mentre
le parti sociali del settore editoriale, e lo stesso
Governo, sono coinvolti nel progetto di riforma della
filiera distributiva e di vendita della stampa.
Diversamente i giornalai si riterranno liberi di
decidere cosa vendere nelle proprie edicole!"
La
mobilitazione è generale, le caselle di posta si intasano
di mail da tutta Italia. Una per tutte? é di Massimo
Ciarulli, edicolante di Terni che manda copia di quanto
ha risposto al questionario e che ribadisce che se liberalizzazione
dev'essere (come avevo scritto nel mio editoriale del
4 settembre scorso), liberalizzazione sia, ma totale: "(...) Il canale edicola ha avuto il merito di scongelare
una larga fetta di pubblico che mai si sarebbe avvicinato
alla libreria e quindi al consumo del libro. Piero Citati,
una volta, sulle pagine centrali di Repubblica definì
i giornalai 'Gli eroi del nostro tempo', poichè dai
loro chiostrini diffondono cultura a basso prezzo. Affinchè questo mercato continui a trovare accoglienza in edicola è necessario liberare l'edicola dai prodotti che la
soffocano e che impediscono una piena fruibilitàdell'autentico
prodotto editoriale. Perciò, e con questo rispondo alla
domanda sulla rete di vendita, la liberalizzazione deve
essere totale. Libera vendita anche in edicola di ciò
che il rivenditore crede e intende vendere. Il rivenditore
deve essere messo in grado di poter scegliere ciò che
vuole vendere e non essere costretto, come lo è ora, a subire una logica di mercato perversa e penalizzante,
che premia solo la grande distribuzione, la quale ha
il potere di scegliere ciò che preferisce vendere. Gli
angoli-edicola dei grandi magazzini, non assomigliano
assolutamente ai nostri poveri chioschi, insufficienti,
ingombrati, sempre più rassomiglianti a un bazaar. Ogni
rivenditore è in grado di stabilire se nella sua edicola è meglio tenere certi prodotti piuttosto che altri,
poichè conosce il mercato, i clienti, i loro gusti e
le loro abitudini. Ecco perchè è ormai necessaria una
riqualificazione del concetto di prodotto editoriale".
Obiettivo
della liberalizzazione (e di tutte quelle in programma) è, stando a ciò che si legge e si sente in tivù, "dare
pi dignitàal consumatore e offrire maggiori opportunità di lavoro per i giovani". Ma di quale dignitàsi sta
parlando? E quale opportunità può avere un giovane che
apre un'edicola laddove quelle esistenti giàfaticano
a pagare gli estratti conto e ad arrivare alla fine
del mese?
E
siamo a giovedì 25 gennaio, giorno fatidico.
Mentre
sul Corriere della Sera si legge ciò che si dàgiàper
scontato: "Liberalizzazioni, sì a 100 misure. (...) é un pacchetto
di riforme molto corposo e articolato quello che arriveràoggi pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei Ministri.
La famosa lenzuolata del ministro dello Sviluppo, Pier
Luigi Bersani (...). In tutto un centinaio di misure
tra liberalizzazioni e interventi a favore dei consumatori.
Con la conferma di molti interventi giàannunciati (benzinai,
edicolanti, cinema, guide turistiche, barbieri, estetisti,
l'apertura di nuove imprese) e anche molte sorprese:
dal bonus per la mancata consegna della posta, all'eliminazione
dei vincoli all'estinzione anticipata dei mutui prima
casa, alle targhe personali per i veicoli, al divieto
di pubblicizzare voli aerei indicando il costo al netto
di tasse e oneri aggiuntivi".
davanti
a Palazzo Chigi un vero e proprio 'picchetto' distribuisce
i volantini che le OO.SS dei giornalai hanno predisposto.
Le ore si susseguono senza che nulla trapeli. Il nervosismo è alle stelle. Da Milano a Roma e viceversa è un continuo
incrociarsi di telefonate fra le varie Organizzazioni
Sindacali, di progetti bellicosi 'in caso che', di deleghe
mirate a interventi a tu per tu con i massimi responsabili
a livello governativo. Ma a tarda sera, ancora non si
sa nulla.
26
gennaio: sul sito del Governo e su quello dell'Ansa
che consultiamo all'alba, le edicole sono scomparse
insieme a tutti i loro giornali. Volatilizzate. Dissolte
nel nulla.
Ma tutti i quotidiani, nessuno escluso, dichiarano: "Ecco le nuove liberalizzazioni: i giornali potranno
essere acquistati ovunque".
Si
legge sul Sole 24 Ore: "Edicole: perdono l'esclusiva sulla vendita dei giornali
e saltano anche tutti i paletti che finora regolamentavano
l'apertura di nuovi esercizi. In particolare si vieta
Çagli operatori economici di stipulare clausole contrattuali
o di imporre condizioni di esclusiva territoriale nella
distribuzione intermedia di quotidiani e periodici".
Italia
Oggi, è l'unica a riportare la notizia in maniera più dettagliata. Scrive, infatti: "I giornalai potranno rivendere o cedere prodotti
editoriali agli esercizi commerciali non esclusivi.
Ecco la principale novitàper il settore della distribuzione
dei giornali introdotta dal disegno di legge presentato
ieri in consiglio dei ministri da Pierluigi Bersani,
titolare del dicastero per lo sviluppo economico. Per
il resto, nessuna particolare sorpresa. Rispetto a quanto
era trapelato nei giorni scorsi sulla possibile abolizione
dei vincoli normativi che oggi impongono ai giornalai
di avere in edicola anche le testate minori, e che danno
quindi pari dignitàa tutte le case editrici, in effetti,
nell'articolo 19 del testo preso in esame dal governo,
non ci sono stravolgimenti. Viene stabilito, invece,
che non possono essere imposti divieti e preclusioni
ai punti di vendita non esclusivi, così come l'esercizio
dell'attivitàdi vendita non può essere subordinato
al criterio della distanza minima fra edicole o di parametri
numerici prestabiliti. Con la possibilitàper gli esercizi
commerciali esclusivi, i giornalai, di «rivendere o
cedere, senza la necessitàdi alcuna autorizzazione
amministrativa, quotidiani e periodici ai punti di vendita
non esclusivi, agli esercizi non aperti al pubblico
ovvero ai fini della vendita in forma ambulante' si
apre un nuovo fronte per i canali distributivi, che
nell'ottica del legislatore serviràad aumentarne la
capillaritàe a facilitare l'accesso dei cittadini ai
prodotti editoriali".
Non
solo, alla radio si ascoltano interviste a Tizio e a
Caio che denunciano la loro soddisfazione per il risultato
ottenuto. Ma non è vero. E, finalmente, arriva la conferma
del nulla di fatto per la liberalizzazione della distribuzione
della stampa periodica e quotidiana. Il testo che avrebbe
dovuto essere valutato in Consiglio dei ministri è stato,
infatti, stralciato all'ultimo momento (insieme a quelli
dedicati al cinema e alle poste) con l'intento di riaprire
il dibattito sulle modifiche delle norme che regolano
l'attivitàdei giornalai nell'ambito della riforma dell'editoria
al vaglio del sottosegretario di stato alla presidenza
del Consiglio Ricardo Franco Levi. Se da un lato si
rimette, dunque, la responsabilitàdi rinnovare il settore
a chi possiede la competenza specifica sulla materia,
d'altra parte non va escluso che la scelta del governo
di non intervenire sulle sorti degli edicolanti possa
essere vista come un segnale di accettazione delle
rivendicazioni effettuate dalle organizzazioni sindacali,
che avevano proclamato lo stato di agitazione proprio
in risposta all'annuncio delle nuove iniziative contenute
nel pacchetto Bersani. A osteggiare l'inserimento
del provvedimento nel decreto legge sarebbe stato, inoltre,
durante la dibattuta riunione dell'esecutivo, il ministro
dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, convinto della
necessitàdi un confronto maggiore con le categorie
e dell'idea che le novitàdebbano essere inquadrate
nella riforma dell'editoria.
Sono
state giornate di fuoco. Che ci hanno visti impegnati
in prima linea per salvaguardare quello che era stato
garantito come un diritto: essere coinvolti nel progetto
di riforma della filiera distributiva e di vendita della
stampa. Diritto che rivendichiamo anche ora mentre,
da queste pagine, si riconferma all'on. Ricardo Franco
Levi tutta la nostra disponibilitàper l'incontro del
19 febbraio (data stabilita mentre andiamo in stampa).
Armando
Abbiati - Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio |