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LE
EDICOLE DI ROMA
Era da molto che speravo di poter parlare nuovamente
delle edicole di Roma. L'avevo fatto molti anni fa,
paragonando le nostre edicole a quelle sporche e fatiscenti
di New York e lasciandomi andare a facili considerazioni
nazionalistiche. Tutti però possono constatare quello
che è accaduto in questi anni partendo dalla delibera
della Giunta Comunale n. 593 del 7/03/95 che dette il
via alle prime installazioni nel centro cittadino della
Capitale.
L'allora assessore Claudio Minelli aveva gettato con
entusiasmo il cuore oltre l'ostacolo, superando in un
colpo solo tutte le pastoie burocratiche che, fino a
quel momento, avevano bocciato qualsiasi tentativo di
ristrutturazione delle edicole del centro della città.
Edicole che erano sicuramente storiche ma anche cadenti
e inadeguate.
Minelli con molto coraggio, dopo aver concordato con
gli operatori interessati tempi e modi di attuazione,
grazie anche all'impegno e alla disponibilità dell'azienda
costruttrice che ovviamente aveva tutto l'interesse
che il progetto si concludesse felicemente, dette il
via "all'operazione Via Veneto" e, finalmente, a dicembre
del 1995 fu installata l'edicola Fagioli all'angolo
di via Versilia, inaugurata non senza clamore da un
giovane e pimpante Francesco Rutelli (Azienda Edicola
n. 3/95). Era una tipologia di edicola che lasciava
perplessi molti rivenditori, ma aveva il vantaggio di
godere i consensi dell'Ufficio Studi Centro Storico
e di rispettare l'ornato cittadino. Ideata dagli architetti
dell'Ufficio (e dedicata alla giovane Maria Carla Meloni
che contribuì alla sua progettazione) l'edicola viene
realizzata dall'Asteco e nasce, così, "l'ottagonale"
con colonnine di ghisa, colori e strutture anticate,
ben armonizzata con l'arredo urbano e i palazzi umbertini
del centro della città. Nel tempo, le aziende affineranno
la tecnica di costruzione facendo intelligente tesoro
delle esperienze maturate e utilizzando materiali sempre
più ricercati, piacevoli e confortevoli.
Oggi, a detta di editori, ispettori, costruttori e distributori,
non esiste un'altra città in Italia che abbia effettuato
un così radicale ammodernamento della rete di vendita
in un tempo relativamente così breve. Ma finchèse ne
parla in termini generici potrebbe sembrare la solita
forma di esagerazione campanilista che spesso e, qualche
volta giustamente, viene rimproverata ai romani.
In questo caso non è proprio così: grazie alla cortesia
di Franco Monni dell'Asteco e di Tiziano
Tanari della società omonima, sono riuscito a concretizzare
queste mie osservazioni e a mettere insieme qualche
dato significativo.
Negli ultimi dieci anni queste due aziende hanno posizionato
su Roma città più di 400 edicole - pari al 45% della
rete esistente - con notevole impegno industriale, in
considerazione del fatto che non si segue più uno "standard"
di tipicità perchèognuna viene disegnata e adattata
alla superficie e alle caratteristiche del luogo mentre,
praticamente, scompare l'edicola fatta in serie. Senza
dimenticare gli oltre 250 milioni di euro investiti,
con enormi sacrifici, dai rivenditori romani per le
loro strutture che vanno a beneficio del decoro dell'intera
Capitale. Questo significa entusiasmo, coraggio, professionalità
e fiducia nel proprio lavoro. E lo dicono con soddisfatta
sorpresa e non per piaggeria, anche i responsabili della Romana, la nuova agenzia di distribuzione locale
che opera su Roma. Sicuramente i rivenditori della Capitale
sono stati favoriti dall'apertura mentale delle istituzioni
locali, al contrario dei colleghi di altre città costantemente
penalizzati da ottuse politiche comunali (basti ricordare
quanto stato detto a Firenze in occasione del nostro
Congresso!).
Ma
proprio mentre metto insieme questi dati, i progetti
del Governo che ci riguardano, hanno rischiato di vanificare
tutto il lavoro fatto fino a oggi dai rivenditori italiani
che si sono impegnati e hanno creduto nel loro lavoro.
Mi auguro solo che il buonsenso faccia riflettere chi
sembra non volerlo fare.
Lino
Maesano
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