BAGNAIA: un’EUFORIA INGIUSTIFICATA
Si compra meno ma si legge di più:è questo il dato che è emerso nel convegno‘Crescere fra le righe’ in cui i giovani sono stati messi a confronto con editori e giornalisti nell’ambito dell’iniziativa ‘Il Quotidiano in classe’ promossa dall’Osservatorio presieduto da Andrea Ceccherini. Sul fronte editoriale, per il futuro, la scelta è unanime: integrare quotidiano e Internet.

La quinta edizione del convegno ‘Crescere fra le righe’, organizzato il 25 e 26 maggio scorso nella tenuta di Borgo La Bagnaia, in provincia di Siena dall’Osservatorio permanente Giovani–Editori, ha visto anche quest’anno, la partecipazione degli editori e dei direttori dei maggiori quotidiani italiani e stranieri, dei più autorevoli esponenti dell’editoria mondiale, dei rappresentanti delle Istituzioni italiane e dell’Unione Europea, oltre naturalmente a una rappresentanza dei 1.502.731 studenti e dei 37.609 docenti coinvolti nel progetto nazionale ‘Al Quotidiano in Classe’.

NESSUNA CRISI?
I numeri presentati a Bagnaia mostrano che in Italia si comprano pochi quotidiani (98 acquirenti di quotidiani ogni 1.000 abitanti, il peggior dato dell’Europa occidentale), ma i giovani riscoprono la lettura di questo fondamentale mezzo di informazione. Nel 2006, infatti, gli italiani di età compresa tra i 14 e i 17 anni che hanno letto un quotidiano almeno una volta alla settimana sono stati 1,4 milioni. Erano meno di 1 milione nel 2002.
Partendo da questo dato, Andrea Ceccherini, ha aperto con soddisfazione i lavori della due giorni senese.
“Nel 2002 – ha esordito – quando abbiamo iniziato il nostro lavoro nelle scuole, erano 2,2 milioni i ragazzi tra i 18 e i 24 anni che aprivano un giornale quotidiano almeno una volta alla settimana. Nel 2006 sono 3,4 milioni, oltre un milione e duecentomila in più. Interessanti pure le linee emerse da un’indagine Eurisko sui giornali in classe: i giovani che dichiarano di voler leggere con certezza i quotidiani passano dal 27 al 37%. E quelli che promettono che acquisteranno un quotidiano salgono dal 23 al 32%”.

IL QUOTIDIANO DEI GIOVANI
I giovani chiedono ai quotidiani, secondo l’indagine Eurisko, un linguaggio più semplice, brioso e meno noioso; una nuova veste grafica, più allegra, con più foto, belle e chiare; più informazioni utili, indicazioni per acquisti; tante notizie in pillola, con minor spazio alla politica e articoli brevi o brevissimi; e, infine, condizioni di accesso agevolate, ovvero oggetti in regalo, prezzo più basso.
E, detto inter nos, tutto ciò ci sembra assomigliare molto di più alla free press che non ai quotidiani che promuovono l’iniziativa del ‘Quotidiano in classe’!

“Non si capisce perché le persone siano disposte a pagare anche cari i supporti come tv, pc e telefonino – ha commentato Biancheri – mentre non vogliano dare un valore all’informazione”.

IL PENSIERO DEGLI EDITORI
Il futuro dei quotidiani passa per una interazione sempre più forte coi nuovi media ma con un’informazione sempre più di qualità.
“Si parla di una carta stampata destinata a morire” ha dichiarato John Elkann, nella sua veste di presidente Itedi, società editrice del quotidiano La Stampa, rispondendo alle domande di Beppe Severgnini e di alcuni studenti, “però vediamo che alcuni importanti editori hanno costituito modelli nuovi, come la free press: quindi il quotidiano di carta è cresciuto, perché con la free press c’è stata una esplosione di testate che il pubblico legge” e, a una studentessa che gli chiedeva se un quotidiano italiano tradizionale potesse reggersi solo sulla pubblicità e diventare free, Elkann ha risposto dicendo che “per come sono fatti oggi i quotidiani, è impossibile pensare che si possano reggere solo con la pubblicità. Modificandoli completamente diventerebbero un’altra cosa: e un euro è poco, se si pensa a quanto offre un quotidiano”.
Il presidente di Itedi ha poi espresso il suo disaccordo nei confronti di chi critica i quotidiani per l’eccessivo peso delle notizie politiche: “Il giornale ogni giorno ha una nuova vita”, ha spiegato, “e quando ci sono decisioni importanti in politica, come le elezioni o una Finanziaria, il ruolo del giornale è importante nello spiegare ciò che accade.
“Bisogna fare in modo che nelle redazioni entri gente giovane”. È quanto proposto da Andrea Riffeser Monti, amministratore delegato di Poligrafici Editoriale, a cui appartiene, oltre alla Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, anche Quotidiano.Net.
Riffeser ha affrontato un aspetto chiave per il futuro dei giornali: il loro valore economico.
“Un euro – ha detto – è un prezzo sottostimato per i nostri prodotti. Pensiamo con che velocità consumiamo un euro di benzina. In futuro i giornali saranno migliori ma costeranno di più. E questo perché se riduciamo il prezzo riduciamo i servizi, e penalizziamo il prodotto”.
Altro trend dominante, l’integrazione coi nuovi media: Piergaetano Marchetti, presidente RcsMediagroup, ha parlato di “catena alta dell’informazione” con un effetto domino reciproco fra carta, siti di informazione on line, blog, community, ecc., mentre Maurizio Costa, amministratore delegato Mondadori ha sottolineato la necessità di unire agli altri media i valori forti della carta stampata.
Dello stesso avviso Giancarlo Cerutti, presidente del Sole 24 Ore, secondo cui i giornali cartacei si potranno “difendere meglio se saranno parte di un sistema integrato”, e non in concorrenza con nuovi media.

WEB! CROCE E DELIZIA
Internet ha creato un contesto disastroso, convincendo ampie fette del mercato che è possibile fruire dell’informazione gratuitamente. Sia Paolo Panerai, presidente di Class Editori, sia Boris Biancheri presidente Fieg sono concordi sulla gravità del fenomeno.
“Non si capisce perché le persone siano disposte a pagare anche cari i supporti come tv, pc, telefonino – ha commentato Biancheri – mentre non vogliano dare un valore all’informazione”.
Davvero strana domanda se fatta da chi abitua i giovani a leggere gratuitamente!
L’esempio di un giornale che ha saputo ottimizzare i suoi contenuti e valorizzarli sulla rete è quello del Wall Street Journal, che con oltre 900mila abbonati, rappresenta il sito a pagamento più grande del globo: “C’è tanta intelligenza, sarebbe un peccato sprecarla o regalarla – ha commentato il suo presidente Peter Kann, – poiché i lettori chiedono giornali che non seguano la stupidità della tv, con giornalisti che non facciano gli intrattenitori. Negli Stati Uniti c’è troppa confusione tra opinione e notizia, tra pubblicità e informazione. Abbiamo un eccesso di news allarmistiche – ha concluso Kann – con le cosiddette crisi di un giorno solo, troppe pseudo celebrità. Meglio lavorare con serietà, precisione, equità e modestia da parte di chi scrive”.
Richard Parsons, presidente e amministratore delegato Time Warner è fiducioso sul futuro dei giornali: “Per tante persone i new media sono il generale Custer e gli old media sono gli indiani. Tutti si aspettano la vittoria di Custer. E invece vincono gli indiani – ha dichiarato Parsons – i media, anche vecchi, non si estingueranno mai. Ci sarà semplicemente più frammentazione. Se osserviamo il mercato degli Stati Uniti, il peso più grande continua ad averlo la carta stampata, che sale a ritmi del 2–3%, nonostante tutto. I new media non sono un problema, bisogna vederli come opportunità. Il contenuto, nei media, continuerà a essere re. Cha cosa cambierà, allora? In prospettiva penso solamente che chi è già grande diventerà più grande”.

I giovani possono conoscere maggiormente i giornali, ma poi continuare a non acquistarli. E d’altra parte la crisiè a livello mondiale, non c’è nulla da fare. Persone adulte dichiarano, ormai, tutti i giorni di aver smesso di acquistare il quotidiano perché si informano su Internet. I quotidiani non moriranno, ma dobbiamo rassegnarci a vederli diventare, anno dopo anno, sempre più un prodotto di ‘nicchia’.

L’ATTENZIONE PER I GIOVANI DEI DIRETTORI DI GIORNALI
“Siamo interessati ai ragazzi” ammette Maria Latella, direttore del settimanale A, parlando del ‘Diario dei ventenni’ pubblicato dalla sua testata.
C’è, poi, chi per raggiungere i giovani usa uno strumento per loro fondamentale: Internet.
“Abbiamo un blog fatto dai ragazzi, in cui affrontiamo gli aspetti culturali che ci suggeriscono, e che poi riproponiamo in pagine a loro dedicate” ha spiegato Giancarlo Mazzucca, direttore del Qn.
Vittorio Feltri, direttore di Libero ha scelto un’altra via sottolineando di aver creato una redazione composta in prevalenza da giovani e questo aiuta a parlare ai ragazzi.
Anche Pietro Calabrese, direttore di Panorama, ha spiegato che il settimanale viene aperto da due pagine dedicate ai blog, e i blog e la rete vengono anche richiamati in molti pezzi di approfondimento.
“Abbiamo trasformato il nostro giornale nel giornale dell’Università – ha raccontato Pierangelo Giovanetti, direttore dell’Adige, – dando spazio ai problemi degli studenti, e dando loro voce. E caratterizziamo l’edizione del lunedì con argomenti rivolti ai ragazzi, come Internet e la scuola”.
Ribalta la prospettiva Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport, che pure è il giornale con il più alto numero dei lettori giovani: “YouTube e MySpace sono la nuova corrente che sta attraversando la società. E l’informazione fa finta – dice – che ciò non stia accadendo. Oggi, invece, al centro c’è un soggetto che chiede di essere protagonista, altrimenti l’informazione se la prende su Internet, satellite tv, ecc. Guardo moltissimo a quello che ci dicono i lettori sul nostro sito, perché da lì capisco che cosa vogliono leggere”.
Ha ancora, quindi, senso la formula del newsmagazine?
“Sì, ma solo se approfondisce in modo intelligente e con grande qualità – ha risposto il direttore di Panorama – Certo, la stampa è in crisi, chiuderanno i periodici di scarsa qualità”.

CONCLUSIONE
L’Osservatorio Permanente Giovani Editori guarda verso il futuro, con il proseguimento de ‘Il Quotidiano in classe’, ma anche con la nuova iniziativa ‘Il Giornale in Ateneo’, attualmente in fase di sperimentazione in ventidue Università italiane: “È una sfida – dice Ceccherini – che rappresenta la naturale prosecuzione e il logico completamento del nostro progetto”.
Progetto che a noi sembra soprattutto una macroscopica operazione di pubbliche relazioni a favore di tutti i protagonisti, a cominciare dal suo ideatore.
Resta il fatto che le cifre di crescita dei lettori indicate dal presidente dell’Osservatorio non bastano per essere confortanti soprattutto per le edicole.
Perché, se nella due giorni toscana si sono alternati sotto i riflettori editori che vedono l’integrazione cartaceo-web come strada da seguire per il futuro dell’informazione, questa realtà può salvare il mondo editoriale ma non la rete di vendita.
I giovani possono conoscere maggiormente i giornali, ma poi continuare a non acquistarli. E d’altra parte la crisi è a livello mondiale, non c’è nulla da fare. Persone adulte dichiarano, ormai, tutti i giorni di aver smesso di acquistare il quotidiano perché si informano su Internet.
I quotidiani non moriranno, ma dobbiamo rassegnarci a vederli diventare, anno dopo anno, sempre più un prodotto di ‘nicchia’.
Non resta che consolarci con le parole di Peter Kann che dice: ”Soddisfare i lettori paga sempre, dobbiamo aggiungere valore all’informazione, fare giornali intelligenti e innovarli sempre, continuamente”. Piero Di Fratello

 

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