«L’EDICOLA resta il PUNTO DI CONTATTO PRIVILEGIATO tra editore e lettore»
L’attuale legge dell’editoria ha sessant’anni. Ora sta per essere modificata. Difficile sapere in anteprima quali saranno le modifiche sostanziali. Ma Ricardo Franco Levi, nel frattempo, ci ha rassicurati sul futuro delle edicole italiane.

Qualche settimana prima della pubblicazione del disegno di legge sulla riforma dell’editoria, abbiamo intervistato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Franco Levi, (nella foto) con delega all’informazione e all’editoria.
Per comprendere l’importanza di questa riforma, dobbiamo tornare indietro nel tempo di quasi sessant’anni, nel 1948, l’anno in cui fu realizzata la legge quadro che da allora avrebbe regolamentato l’intero comparto editoriale.
A quel tempo, erano i primi mesi del dopoguerra, il legislatore si preoccupò soprattutto di dare voce a tutti coloro che avevano idee da esporre, senza dover subire censure da parte di chi magari la pensava in modo opposto. Per oltre vent’anni la stampa aveva subito il bavaglio della dittatura e il desiderio più forte restava quello di favorire la pluralità dell’informazione.
È grazie a questa legge che è sorta e si è sviluppata una delle reti di distribuzione più capillari della nazione: quella delle edicole, che ha assicurato a ogni cittadino la possibilità di comunicare il proprio pensiero. Ma è anche grazie a questa legge che oggi è possibile, con una semplice registrazione in Tribunale, portare in distribuzione un qualsiasi oggetto soltanto perché abbinato a un cartone che gli dovrebbe dare dignità di ‘prodotto editoriale’.
A quella prima legge quadro, seguirono una serie di ordinamenti, nel 1999, nel 2001, nel 2004 che tentarono di dare una mano di cipria alla vecchia normativa. Ma furono poco più che balbettii. Inoltre negli ultimi dieci anni l’editoria ha subito una profonda rivoluzione che ne ha distorto struttura, tecnologia, distribuzione.
Ma ascoltiamo le dichiarazioni del responsabile del disegno di legge.

AE: Onorevole Ricardo Franco Levi, perché avete sentito
il bisogno di una riforma così sostanziale del comparto editoriale?

LEVI: L’ultimo decennio ha stravolto la filiera editoriale. L’introduzione delle tecnologie digitali ha rivoluzionato il modo di fare i giornali. Il digitale si è sostituito al piombo. Prima per fare un quotidiano, insieme ai giornalisti, lavoravano squadroni di linotipisti. Oggi questa figura professionale è scomparsa. La stessa struttura dei quotidiani è mutata. La leggibilità è stata semplificata e resa più chiara con il largo uso dell’infografica. E come non riconoscere l’apporto dei mezzi che fanno informazione attraverso Internet? Nel frattempo sono nati anche i freepress che hanno avvicinato nuovo pubblico alla lettura del giornale. Il panorama editoriale di oggi è ben diverso da quello che il legislatore doveva regolamentare nel 1948.

AE: Sarà una riforma globale?

LEVI: Daremo all’editoria un quadro di riferimento normativo per la prima volta sistematico perché dal ’48 a oggi le leggi in materia si sono andate a sommare inseguendo i cambiamenti del settore. Noi abbiamo avuto l’ambizione di organizzare un quadro complessivo di regole che servirà agli editori per far fronte alla rivoluzione di questi anni. Ci saranno per esempio norme per rendere più facile la registrazione di una testata. Oggi si deve ricorrere al Tribunale, al registro del Roc e a una serie di dichiarazioni in carta bollata. Ebbene cercheremo di rendere queste procedure meno burocratiche e più accessibili a tutti.

AE: Per la redazione della legge avete chiesto la consulenza delle associazioni di categoria?

LEVI: Questo disegno di legge, così come è stato articolato, ha avuto un contributo particolare.
È stato predisposto tenendo presenti le risposte avute a un questionario che la Presidenza del Consiglio ha inviato agli stessi operatori del mondo dell’editoria: editori, giornalisti, organizzazioni degli edicolanti, librai. L’obiettivo della nuova legge è quello di dare la possibilità all’editoria italiana, libri compresi, di far fronte a quella che è una vera e propria rivoluzione che sta coinvolgendo questo settore.

AE: Per quel che riguarda la distribuzione, la nuova legge prevede altri circuiti, rispetto a quello delle edicole?

LEVI: L’edicola resta il punto di contatto privilegiato tra l’editore e il suo lettore. La rete delle edicole è un bene prezioso che troverà incoraggiamento e impulso dalla nuova legge.

AE: Le testate digitali del web avranno gli stessi riconoscimenti delle testate cartacee?

LEVI: Tra la carta stampata e Internet ci sarà parità di trattamento, sia per le regole sia per le eventuali sovvenzioni. L’informazione giornalistica attraverso il web è una realtà che non può essere più negata. Nel tempo avrà sempre più importanza e quindi è opportuno che anche questa sia regolamentata come un qualsiasi altro prodotto editoriale.

AE.: Gli editori possono sperare in nuove sovvenzioni?

LEVI: Non ci sarà un incremento delle risorse, perché i soldi sono quelli attuali. Però daremo al settore dell’editoria una legge di sistema.

AE: Rispetto alla vecchia legge del 1948, ci saranno differenze per le provvigioni ai quotidiani?

LEVI: Per quel che riguarda i criteri che serviranno a indirizzare gli aiuti pubblici all’editoria, ci saranno contributi diretti alle testate controllate per il 50% da cooperative di giornalisti e inoltre attiveremo una politica di sostegno ai giornali che faranno capo ai gruppi parlamentari perché è importante per la democrazia che siano sostenuti.

AE: Quando sarà presentata la nuova legge?

LEVI: Avevamo promesso il disegno di legge per la fine di giugno, dovremmo riuscire a mantenere la promessa. Alfredo Iannacone

 

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