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La magnifica ossessione
Per la Condé Nast è la qualità,
una ossessione che sembra banale
ma che è il fondamento di tutta l'editoria.
Lo dice Giampaolo Grandi, leader di Condé Nast Italia,
che annuncia un progetto rivoluzionario:
fondare a Milano una West Point
per allevare direttori di periodici.
Nel 2006 Condé Nast Italia è diventata la prima per risultato economico fra tutte le filiali internazionali del grande gruppo americano che ha la sua bandiera nella rivista di moda Vogue. Un traguardo raggiunto soprattutto grazie al settimanale Vanity Fair (da alcuni anni in continuo crescendo), come spiega il presidente e amministratore delegato Giampaolo Grandi che parla anche della difficoltà di trovare bravi direttori e dell’idea di fondare una West Point (la più famosa accademia militare americana - ndr) milanese per allevarli.
“Per la Condé Nast la qualità è un’ossessione. Sembra banale, ma è il fondamento di tutto. Perché in una casa editrice il risparmio non è la ricetta per il successo”, dice Grandi. “Vanity Fair, il nostro primo settimanale, nato nel settembre 2003, lo dimostra”.
“Oggi c’è chi crede che, in un mondo editoriale così complesso, sia possibile affermare un giornale in modo duraturo senza un grande direttore. Ma io non sono affatto d’accordo”, continua Grandi. “Uno dei problemi che abbiamo in Italia è proprio la mancanza di una nuova leva di direttori. Però sono convinto che esista un certo numero di giornalisti attorno ai 35 anni che per formazione culturale, per attitudine personale e per la qualità delle esperienze fatte possano essere ‘allevati’ come tali. Ne sono talmente convinto che metteremo un annuncio del tipo ricerca di personale per scovarli e selezionarli. Poi a formarli come direttori di periodici ci pensiamo noi, che in questo siamo bravi”.
“Una volta la gente diceva: ‘Il mio giornale è questo’. Adesso quanti lo dicono ancora? Scegliere di comprare un certo giornale è come scegliere un certo ristorante: mi devi convincere a venire nel tuo ristorante e poi darmi una tale soddisfazione di cibo e di servizio che a quel punto ci torno come nel ‘mio’ ristorante. Questo per dire che c’è un gap mostruoso tra chi fa i giornali e chi dovrebbe comprarli. E nella maggior parte dei casi le alte diffusioni bisogna scordarsele, perché sono fatte da persone che mangiano gratis. La battaglia per i grandi numeri e per i grandi budget pubblicitari la stampa l’ha già persa negli anni Sessanta. E gli editori stanno rischiando d’impiccarsi da soli a obiettivi diffusionali non più sostenibili”, sostiene ancora l’amministratore delegato di Condé Nast Italia. “Gli utenti pubblicitari pagano più o meno il 70% del conto dei giornali, perciò è inevitabile che si chiedano quanto e a cosa davvero serva il loro investimento. Oggi sono spietati come non mai nel tagliare pagine. E sono disposti a pagare, anche molto più di prima, solo i giornali che servono al loro scopo: quelli che dimostrano di avere efficacia sul piano del sell in/sell out1 e di essere capaci di stabilire un rapporto di forte empatia con il lettore-consumatore”.
“Ecco perché noi stiamo investendo molto anche su Internet, più di 10 milioni negli ultimi sette anni, con l’obiettivo di avere un sito per il pubblico medio-alto femminile e uno per quello maschile che diventino i siti di riferimento in Italia: quelli che chiunque voglia raggiungere un numero elevato di consumatori è costretto a pianificare”, dice ancora Grandi. “Però continuiamo a credere nella carta stampata. Anzi sono convinto che l’aumento di alternative e di opzioni avvantaggia la stampa di qualità. E noi abbiamo in casa proprio un esempio clamoroso, Glamour, il primo giornale che è riuscito a instaurare un rapporto diretto con un pubblico femminile, giovane, colto, attorno ai trent’anni, che frequenta Internet. Dal 2000 Glamour è cresciuto ogni anno in diffusione - oggi è attorno alle 273mila copie realmente vendute - e ha raddoppiato i ricavi dimezzando gli investimenti. Significa che è possibile fidelizzare un pubblico anche ampio con un giornale fatto nel modo giusto”.
Il nuovo Traveller: che giornale sarà?
“Uscirà a novembre e ha come modello il Traveller americano, un giornale di grande successo. Un mensile fatto di tanti servizi tagliati, sincopati, senza nessun compiacimento per le doppie pagine a colori, ma che soprattutto non deve nulla in contropartita ai suoi inserzionisti. Noi manterremo questo impianto con l’aggiunta di una storia importante, di taglio antropologico e geopolitico, che caratterizzerà il Traveller italiano.
E alla domanda: “Secondo lei, ancora oggi si può fare editoria andando in edicola con un giornale che ha davanti a sé decenni di vita?”, Giampaolo Grandi ha risposto: “Secondo me, sì. O almeno, in Condé Nast siamo ancora tanto folli da pensarlo”.
Messaggero, Scavare, raccontare, denunciare
Piccola rivoluzione copernicana e radicale riorganizzazione in redazione al Messaggero sotto la direzione dello spezzino Roberto Napoletano che, a poco più di un anno dal suo insediamento, ha deciso di modificare sostanzialmente la struttura di un quotidiano che, pressoché unico nel panorama della stampa italiana, continua a segnare una crescita consistente del proprio lettorato.
“Ho voluto che il Messaggero tornasse a un giornalismo d’inchiesta, ma non un’inchiesta-spot, ma che duri anche 15/20 puntate - spiega Napoletano, convinto che quella giornalistica “debba precedere quella giudiziaria”. E i fatti sembrano proprio dargli ragione.
Fra gli impegni dell’editore Caltagirone, quello dell’aumento della foliazione a 72 pagine, mantenendo il full color completo e dell’autorevolezza della testata.
“Questo è un giornale che prende posizione, ma non si schiera politicamente (e infatti sia Prodi che Berlusconi vi sono intervenuti personalmente su due argomenti cruciali: la politica e i Dico)” afferma Napoletano “ma ai giornali oltre a raccontare tutte le notizie, tocca anche la responsabilità di separare le notizie dai veleni”.
IL 'CORSERA' CAMBIA. ANCHE 'REPUBBLICA'
A due anni dal lancio dell’edizione full color al Corsera si lavora a una nuova formula editoriale e una grafica più vivace (anche il formato verrà ridotto in altezza di 2 centimetri). Il progetto è stato presentato, a fine maggio al Comitato di redazione.
La nuova impostazione dovrebbe uscire dopo le ferie e, per la fine dell’estate, inizio autunno, è annunciata anche la nuova edizione di Firenze.
Cantieri aperti anche alla concorrenza. Infatti, a Repubblica il direttore Ezio Mauro e l’art director Angelo Rinaldi stanno studiando come rinnovare la veste con cui il quotidiano si presenterà in edicola verso dicembre.
UNITA'. NON SI FONDE CON L'EUROPA
Per il momento niente fusione tra L’Unità e Europa: nonostante i congressi di Ds e Margherita abbiano dato il via libera alla nascita del Partito democratico, i rispettivi giornali di partito rimarranno ancora distinti, rinviando ogni decisione al 2011. A quel punto si dovrà decidere a chi destinare il contributo riservato alla stampa: all’Unità o a Europa o a un nuovo giornale, tutto ancora da inventare: magari proprio a quell’Unitopa, come qualcuno ha ironizzato ipotizzando la fusione delle due redazioni?
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