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Uberto Frascerra
(Presidente ADN)
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A quasi 2 anni dalla sua entrata in vigore...
continuano i problemi relativi
alla sua corretta applicazione da parte di Distributori ed Editori.
Proprio per questo il nostro giornale
ha voluto sottoporre alcune domande ai rappresentanti dei Distributori
per capire come vivano l’attuale situazione
e a quali prospettive vada incontro il futuro della categoria.
Hanno accettato il nostro invito Uberto Frascerra, presidente dell’Associazione Distributori Nazionali (ADN), e Stefano Micheli, direttore della NDM (Network Diffusione Media).
Beatrice Luceri, presidente dell’ANADIS (Associazione Nazionale Distributori Stampa) ci ha, invece, rimandato all’appuntamento congressuale di dicembre e al suo intervento di fine anno in cui si occuperà proprio di questi temi.
Situazione attuale della distribuzione: problemi, passi avanti e progetti?
U.F. - Il mercato, nel secondo semestre del 2006, ha registrato una diminuzione importante del liquidato e il trend negativo è proseguito fino a oggi. Si è intensificata la frammentazione delle vendite dovuta alla veloce e costante evoluzione del prodotto editoriale. Questo fenomeno può creare opportunità o problemi, ma certamente necessita di un aumento dell’attenzione e della capacità tecnica organizzativa da parte di tutta la rete. Nell’attuale contesto, stante la diminuzione delle vendite, le aziende sono più attente ai problemi economici che alle politiche concertate di filiera. Inoltre sta diventando devastante, non solo nei rapporti con i rivenditori, il fenomeno delle rese anticipate che frustrano sia gli investimenti dei distributori che quelli degli editori. La resa anticipata, che grava su tutte le tipologie di prodotto, ha però un’incidenza superiore sui nuovi prodotti che magari godono anche di campagne pubblicitarie costose. Questo è un modo per negare un futuro a tutta la nostra filiera. Con simili situazioni di crisi si devono trovare le idee e, conseguentemente, le risorse per individuare nuove vie di uscita.
Cosa è cambiato con l’applicazione del nuovo Accordo Nazionale?
U.F. - Molto, anche se ho la sensazione che la percezione dei vantaggi non sempre sia manifesta a tutti. La nostra filiera sta diventando sempre più complessa. Da ciò nasce la necessità di maggiore “trasparenza”, di maggior chiarezza nei rapporti tra le parti, di assunzione di responsabilità. Il coinvolgimento diretto dei Distributori Nazionali e dei Distributori Locali, (entrambi per la prima volta firmatari dell’Accordo) è un fatto sostanziale. Abbiamo cercato fino al 1° semestre di quest’anno di organizzare nuovi rapporti tra le organizzazioni FIEG, DN, DL, OO.SS, poi questi si sono interrotti a danno di tutti (vedi Azienda Edicola nn. 3 e 4, pag. 5 - ndr). Io, personalmente, auspico che si riprenda a lavorare insieme al più presto. La strada è tracciata dobbiamo perseguirla tutti il più velocemente possibile.
Che cosa avrebbe dovuto cambiare e invece è rimasto come prima?
U.F. - Purtroppo l’atteggiamento di molti:
>> dei rivenditori nei confronti di testate erroneamente dette “minori” che magari hanno prezzi di copertina interessanti per il cosiddetto “cassetto”;
>> nei confronti della resa anticipata di cui ho già detto;
>> dei Distributori Nazionali, Locali, Editori, Rivenditori, nel non comprendere che i nostri interessi sono assolutamente coincidenti e che si incontrano tutti nel punto di vendita, dove tutti dobbiamo lavorare per la “soddisfazione del consumatore”.
L’Accordo Nazionale è stato contrattato tra le parti e scritto in quest’ ottica. Va da sé che all’interno di tutta la filiera vanno rispettate regole e obblighi che devono soddisfare al meglio possibile tutti gli attori.
Come nuovo presidente dell’ADN quali sono i suoi progetti alla guida di quest’importante associazione?
U.F. - Alcuni progetti tendono alla risoluzione dei problemi sopra citati e sarebbe già un programma impegnativo, ma la realtà dice che non possiamo fermarci solo a questo.
Sicuramente dobbiamo intensificare i rapporti tra tutti gli attori della filiera perchè siamo tutti troppo fragili in un sistema che sta cambiando indipendentemente dalla nostra volontà. Dobbiamo inventare nuovi modelli di regole, controlli, business, profittabilità, ecc.
Queste sono problematiche sulle quali possono intervenire efficacemente le organizzazioni/federazioni, il cui ruolo è destinato a divenire sempre più determinante, perché tutte le nostre aziende sono impegnate al massimo per difendere il proprio business. Un’incognita è poi rappresentata dalle nuove leggi/norme che tenderanno a uniformare l’Europa dove i mercati analoghi al nostro hanno situazioni e regolamentazioni totalmente diverse e non sappiamo se ciò rappresenti una opportunità o una minaccia. Proprio per questo abbiamo iniziato a incontrare i colleghi europei (per ora, Spagna, Inghilterra, Russia, Germania) per confrontarci, capire, indirizzare. Abbiamo deciso di ritrovarci ogni sei mesi e, probabilmente, il prossimo incontro lo organizzeremo in Italia. Oltre a questi ci sono altri progetti di cui per il momento preferisco non parlare.
Vi siete posti il problema dell’eventuale liberalizzazione del settore editoriale ventilata nei mesi scorsi dal ministro Bersani? I distributori come si comporterebbero e quali problemi avrebbero?
U.F. - L’apertura di nuovi punti vendita potrà avvenire solo a patto che questi siano economicamente validi per gli editori e per i distributori locali. Questa è la miglior garanzia che non ci saranno aperture incondizionate. Forse, con questa liberalizzazione si potrebbe migliorare e razionalizzare qualche copertura del territorio, ma non credo più di tanto.
Rapporto con edicolanti. Cosa va e cosa invece deve cambiare?
U.F. - Gli edicolanti in Italia sono insostituibili, sono una risorsa preziosa e devono essere indirizzati/aiutati a evolversi in un mercato così complesso e dinamico. Non si può più gestire una rivendita come una volta; le problematiche sono aumentate a dismisura: oggi l’edicolante non è un porgitore di giornali ma un professionista che organizza un business complicato. Per questo ha bisogno di formazione, indirizzi, tecnologia. Noi Distributori Nazionali siamo qui pronti a fare la nostra parte in questa evoluzione.
Confronto con le OO.SS. Il dialogo c’è, ma come si può lavorare per cercare di ottimizzare il lavoro della filiera nell’interesse di tutti: ovvero quello di vendere di più e diminuire le rese, costo pesante per distributori ed editori?
U.F. - Il rapporto con le organizzazioni sindacali è assolutamente fondamentale. Non si può pensare, infatti, al cambiamento pensando di instaurare un rapporto con ogni singolo edicolante. Inoltre le OO.SS. hanno strutture e persone che sono quotidianamente impegnate sui nostri stessi fronti. Sarebbe quantomeno stupido viaggiare su binari opposti. È chiaro che molte volte ci troviamo e ci troveremo in contrasto, ma questo è il nostro ruolo. Quello che mi sento di affermare è che la qualità dei rappresentanti sindacali è in costante aumento e ciò è un ulteriore stimolo per una crescita personale e professionale, per un confronto sempre più proficuo e meno conflittuale.
Sull’informatizzazione i DN, cosa pensano e come sono organizzati oggi?
U.F. - Noi abbiamo sistemi informatici all’avanguardia e di primissimo ordine che non sono sfruttati al massimo, mancando il collegamento più importante, quello con “la Rivendita”. Siamo convinti che questa sia la strada più importante per il cambiamento e per fare il salto qualitativo necessario. Bisogna velocizzare il progetto INFORIV per il bene di tutti. Noi siamo pronti da molto tempo.
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Stefano Micheli
(Direttore NDM) |
A quasi due anni dall’entrata in vigore del nuovo Accordo firmato anche dalle Associazioni di Categoria dei Distributori, come prosegue da parte vostra la sua applicazione? Quanti dei vostri associati hanno adeguato le bolle in base a ciò che è previsto?
S.M. - Prima di tutto vorrei precisare che l’Accordo Nazionale ha rappresentato un serio e sincero sforzo per l’individuazione di regole che permettessero un lavoro più certo e trasparente per tutti gli operatori della filiera. Come professionista che ha seguito sin dall’inizio l’evoluzione quasi infinita delle trattative, potrei quindi ritenermi soddisfatto, ma utilizzando un’espressione, forse, abusata se ‘l’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente certo bene non sta…’. Il limite dell’Accordo, a parte le strumentalizzazioni e gli “abusi legittimi” che ogni accordo si può portare dietro, è quello forse di essere un po’ cieco verso il mercato, l’esistente; insomma tecnicamente ineccepibile e ben congeniato, ma forse poco corrispondente alle reali difficoltà. Certo, le parti hanno previsto meccanismi di autoregolamentazione del sistema (Commissioni, Organi di conciliazione, ecc.) che tuttavia non sempre hanno trovato reale e proficuo funzionamento, perdendosi in accalorate e sottili discussioni formali, che poco hanno inciso sulla vendita e sul lavoro d’agenzia e rivendita; necessarie ma non sufficienti e che hanno spinto alcune volte a soluzioni ‘fai da te’ locali di difficile interpretazione.
Il complesso delle disposizioni operative contenute, salvo possibili smentite necessariamente documentate, risultano almeno per la parte distributiva, correttamente osservate. Su alcuni aspetti in carico più direttamente alla rete vendita (come per esempio, la resa libera, e le garanzie) le nostre aspettative possono trovare maggiore soddisfazione. Per ciò che ci compete e in riferimento ai nostri associati non abbiamo, infine, ricevuto alcuna segnalazione di difformità dei documenti utilizzati, dallo standard previsto, almeno per la parte direttamente interessata dall’Accordo.
Con l’interruzione degli incontri con la Fieg, le commissioni e gli incontri con OO.SS. e Distributori sono ormai sospesi da mesi. Di fatto tutto è fermo?
S.M. - Da parte nostra, i contatti con la parte sindacale non sono mai venuti meno; anzi, l’apparente silenzio è servito e sta servendo per analizzare, nel rispetto dei ruoli, possibili comportamenti che dovrebbero ridare concreta operatività alla ‘gestione’ del prodotto, come noto a noi in ultimo affidata. Certo, gli ultimi incontri nelle Commissioni formali Fieg lasciavano, almeno per ciò che mi sento di dire, più di una perplessità sulla reale attenzione ai fenomeni rilevanti e più di qualche dubbio sull’utilità ed equilibrio delle stesse; naturalmente per colpa di tutti, ma forse dovremo ricominciare con spirito nuovo.
L’art. 18 dell’Accordo prevede espressamente la necessità che le parti si incontrino al termine dei due anni dalla sua vigenza, per valutare la rispondenza del testo alle evoluzioni del prodotto editoriale, a mio avviso, anche a quello che non c’è…
Vi sono stimoli per una ripresa del confronto, che avrà però una reale utilità solo se impostato, a mio avviso, con nuove prospettive e su nuove esigenze. NDM partecipa alle trattative nell’ambito della delegazione editoriale, e quindi occorrerà confrontarsi almeno al proprio interno.
Inforiv: l’informatizzazione in questo 2007 ha registrato passi in avanti tra i vostri associati?
S.M. - Molte delle Agenzie nostre associate stanno investendo e promuovendo l’informatizzazione della rete vendita, non da ultimo in alcune grandi città. L’iniziativa, realmente strategica, non può prescindere però dall’adesione e dalla consapevolezza dei rivenditori. Il sindacato ha, in questa prospettiva, responsabilità e spazi di intervento enormi, a patto tuttavia di essere franchi con la propria rete, strutturare azioni congiunte e concordate con la distribuzione ed evidenziare le difficoltà e gli investimenti che ogni processo formativo porta con sé.
La questione liberalizzazioni rimane aperta. Qual è oggi il vostro atteggiamento? Solo di attesa o di preparazione a nuovi scenari?
S.M. - Se per liberalizzazioni si intende l’assenza in capo al richiedente la fornitura di prodotto editoriale e periodico della prescritta licenza amministrativa, il DLgs 170/01 ha già operato una graduale ma sostanziale liberalizzazione: per i punti vendita non esclusivi l’autorizzazione non soggiace ad alcun aspetto specificatamente programmatorio a opera del comune (ex art 2, 2 comma), e a questo si aggiungono le ampie esenzioni di cui all’art. 3 del DLgs; per gli esercizi che hanno effettuato poi la sperimentazione ai sensi dell’articolo 1 della legge 13 aprile 1999, n. 108, l’autorizzazione è rilasciata di diritto. Come è noto a tutti gli operatori tuttavia, dopo una richiesta iniziale molto intensa, gli stessi punti vendita attivati hanno rinunciato a tale attività accessoria, salvo, ma con problematiche particolari, i punti in GDO.
Il fenomeno della liberalizzazione ex L. 108/99 insomma, seppure incompleta, ha posizionato l’ulteriore offerta di prodotto editoriale, esclusivamente su punti in grado di fornire spazi espositivi adeguati, restando viceversa indifferenti al consumatore gli altri esercizi non esclusivi quali distributori di carburante o bar e rivendite di generi di monopolio.
Se correttamente intesi allora, i dati risultanti dalla sperimentazione, testimoniano, e provano anche per il futuro, che a fronte di un allargamento indiscriminato della rete vendita non si avrà un incremento delle copie vendute. In tale prospettiva, quindi, una liberalizzazione tesa alla diffusione indiscriminata delle rivendite non determinerebbe alcuna reale utilità pratica per il consumatore cittadino, ma soltanto una complicazione per l’attività della distribuzione e della rete vendita esistente, già in sofferenza.
Se, invece, per liberalizzazione si intende la possibilità per la rete di aggiungere ulteriori occasioni di business, fatte salve le normative regionali in essere, anche sulla vostra rivista ampio spazio è stato riservato a iniziative che vedono i nostri associati, e la mia Presidente, promotori di primo piano. Il problema però ancora una volta è fare sistema, network.
I Prodotti editoriali di editori non associati Fieg. Come vengono regolamentati nella distribuzione dai vostri associati? C’è su questo argomento uno spiraglio di collaborazione e confronto con le Organizzazioni Sindacali?
S.M. - La questione è molto complessa e giustifica qualche riflessione e ritardo ulteriore. Sull’argomento, oggetto peraltro dei confronti di queste ultime settimane, vi è a mio avviso la necessità di un’esatta comprensione preliminare di aspetti fondamentali e delicati, interessanti la stessa natura della contrattazione nazionale esistente. In particolare, occorre definire e comprendere in via pregiudiziale l’esatta efficacia ed estensione in termini di generalità dell’Accordo Nazionale, il problema della reale rappresentatività delle parti firmatarie o partecipanti, la conseguente rappresentazione della reale legittimazione passiva degli interlocutori interessati nonché, in ultima analisi, la stessa differenziazione tra tipologia di prodotto ‘non normato’ nell’Accordo o semplicemente di prodotto editoriale editato o diffuso da operatori non partecipanti, a vario titolo, alla contrattazione nazionale. Non sono questioni di poco conto; una soluzione sbrigativa, che comunque dovrà passare attraverso il confronto unitario con le OO.SS almeno nella definizione delle tipologie, potrebbe determinare la stessa delegittimazione degli interlocutori oggi presenti, con la necessità di ritrovare da subito quale ulteriore meccanismo applicare.
Se le OO.SS sapranno condividere con la distribuzione un progetto di gestione di questo prodotto, evitando pericolose e inutili operazioni di irrigidimento e denuncia dei meri aspetti formali, potremo trovare soluzioni realmente utili ed evitare inutili e catastrofiche fughe in avanti, dove solo il più furbo potrebbe approfittarne. Non so se oggi sia così, ma certo sarebbe interessante non lo fosse in futuro.
Prosegue la sensibilizzazione dei vostri associati nel propagandare lo strumento fideiussorio proposto dalla convenzione SNAG-SARA?
S.M. - L’Associazione ha più volte sensibilizzato tutti i propri associati sulla convenzione messa a punto da SNAG-Sara e immediatamente attivabile dalle rivendite. Tutte le discussioni e le note, sono a disposizione delle singole agenzie associate nella parte riservata del nostro sito.
A cura di Enrico Venni |
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