A cura di
Carlo Leopardo

Vendita ambulante

Consegna lecita?
La mia domanda è la seguente: può un altro edicolante consegnare i giornali di fianco alla mia edicola?

D. C. – Reggio Emilia

Sì, in quanto per effettuare vendita ambulante o consegne porta a porta, non è necessaria alcuna particolare autorizzazione e, a termini di legge, può essere fatta oltre che dai giornalai anche da distributori ed editori.


Conteggio dei millesimi
Da un po’ di tempo sulle bolle è stato arrotondato il millesimo di centesimo di euro sul prezzo netto di vendita del giornale, ma la cosa che più mi incuriosisce è che quel millesimo (la quinta e sesta cifra dopo la virgola es. 0,000045) per la maggior parte dei casi (verificato in bolla) viene calcolato per difetto e spesso si parla di cifre che si aggirano intorno ai 40 millesimi di centesimo di euro. Si tratta di cifre minuscole ma calcolate per il numero delle testate (intorno alle 1000 se non di più) poi per il totale delle edicola (circa 40.000) e infine per i giorni lavorativi di un anno (intorno ai 350), si arriva alla somma di ben e 560.000,00!
E, come sempre accade, questi soldi finiscono nelle tasche degli editori a nostro discapito!!!!

C.G. – Corato (BA)

Per convenzione, mentre legge questa risposta, salvo inadempienze o dolo del suo distributore locale, le bolle di consegna e i documenti contabili devono esprimere 4 cifre decimali, con approssimazione automatica per eccesso dell’ultima cifra a quella superiore se nel calcolo la cifra seguente è superiore a 5.
Esempio n. 1: una pubblicazione del costo di e 1,00 al netto (espletati i relativi calcoli per ottenerlo) dovrebbe essere pagata dal rivenditore e 0,81228 evidenziando solo 4 cifre decimali; essendo la quinta superiore a 5, tale pubblicazione è evidenziata sulla bolla di consegna al valore di e 0,8123.
Esempio n. 2: una pubblicazione del costo di e 3,00 al netto (espletati i relativi calcoli per ottenerlo) dovrebbe essere pagata dal rivenditore e 2,43684; evidenziando solo 4 cifre decimali, essendo la quinta inferiore a 5, tale pubblicazione è evidenziata sulla bolla di consegna al valore di e 2,4368.
Per i calcoli dei grandi numeri posso affermare che questi millesimi alla fine si compensano.


La libreria vende le stesse riviste della vicina edicola
Vorrei sapere se la libreria, che si trova accanto alla mia edicola situata nel centro storico di Pordenone, può vendere le stesse riviste o libri che vendo io.

A. M. – Pordenone

Nella sua rivendita lei è autorizzato dal suo Comune alla vendita di giornali, quotidiani e periodici.
La legge contempla due tipi di autorizzazioni comunali: autorizzazione esclusiva e autorizzazione non esclusiva. Se la libreria accanto alla sua edicola è in possesso di una di queste due autorizzazioni, può vendere giornali, quotidiani e periodici.
Recandosi presso il locale Ufficio Commercio (sono atti pubblici) può sapere se la libreria è in possesso della necessaria autorizzazione; qualora non lo fosse, può effettuare un esposto al corpo dei vigili urbani del suo Comune che emetterà le relative sanzioni amministrative.


Per incrementare le vendite
Da più di un anno ho aperto un’edicola nel mio paese, un piccolo centro di circa 1.000 abitanti. Ero convinta che, avendola spostata sulla strada principale, prima era nel centro storico, i guadagni sarebbero stati più alti in quanto unica del paese e unica nel vendere anche articoli di profumeria e bigiotteria. Vorrei da voi un consiglio per incrementare un po’ le vendite. Grazie.

J. G. – Sauceto (CN)

Penso che il bacino di utenza del suo punto vendita sia troppo piccolo per garantirle risorse soddisfacenti dalla vendita dei giornali e nonostante abbia introdotto altri articoli come profumeria e bigiotteria. Quando si avvia un lavoro autonomo, si diventa imprenditori con tutti i rischi che ne conseguono e, probabilmente, c’è stata da parte sua una errata valutazione delle potenzialità del suo punto vendita. Ricavi più soddisfacenti si potrebbero ottenere, forse, aumentando la merceologia dei prodotti già introdotti e valutando bene cos’altro “manca” nel suo paese. Giocattoli? Merceria? Piccoli articoli casalinghi? Ecc. Auguri.

 

Una risposta per due quesiti
I punti vendita estivi ricevono poche testate
Ogni anno con la riapertura dei punti vendita estivi devo affrontare il problema dei tagli delle copie più richieste mentre riceviamo fiumi di pubblicazioni porno ed enigmistiche di cui siamo stracarichi. È normale che debba dire ai clienti di andare ad acquistarle altrove? Esistono i nostri diritti?

R.C. – Ostra Vetere (AN)

Che cos’è il “dato storico di vendita”
Ho un’edicola da meno di un anno e vorrei sapere con che criterio vengono fornite le riviste che fanno riferimento al “dato storico di vendita”. È possibile che ogni giorno debba rendere dal 50 al 70% degli articoli che ricevo? Ho chiesto al mio distributore di inviarmi meno prodotto invendibile, ma dice che non dipende da lui. C’è un valore (legale) entro il quale il “dato storico di vendita” deve rientrare? Grazie.

bluesexpert@alice.it

Accomuno queste due lettere perché, pur partendo da opposti punti di vista, evidenziano il pessimo servizio da parte di molti distributori locali. Il problema è molto serio e crea danni di immagine ed economici ai rivenditori che potrebbero anche ravvisare violazioni all’art. 41 delle Costituzione Italiana (l’iniziativa economica privata è libera).
Per dati storici di vendita si intende l’insieme di quei dati che si riferiscono a ogni singola rivendita (distribuito meno reso) che, con i moderni sistemi informatici, sono a disposizione dei distributori locali e di cui dovrebbero tener conto insieme a tutte quelle variabili che accadono durante l’anno: chiusura, apertura delle scuole, svuotamento delle città per ferie, manifestazioni particolari, eventi turistici, vicinanza delle rivendite a scuole, chiese e scuole, ecc. Oltre a ciò, i distributori locali devono assicurare la miglior diffusione dei prodotti editoriali, anche attraverso autonomi interventi durante il periodo di vendita del prodotto stesso, in modo da massimizzare le vendite e contenere il numero delle copie invendute, tenendo anche conto dei dati storici e statistici dei singoli punti vendita. Le percentuali di resa che superano il 50% del fornito sono ormai la norma in tutto il paese e le rese di qualche testata si avvicinano al 100%.
Il distributore locale dice che la situazione non dipende da lui? Abbia allora il coraggio di denunciare apertamente di chi è la colpa altrimenti stia zitto e cerchi di fare bene il suo mestiere.
Consiglio ai rivenditori di crearsi i propri dati statistici di vendita per poter dimostrare, inconfutabilmente, la scarsa o l’eccessiva fornitura, una situazione questa che crea disagio economico al punto vendita e che ritengo sia corretto, e coraggioso, denunciare con un esposto alla prefettura attraverso gli organi di polizia.
In caso di eccesso di forniture, ho detto più volte, che ritengo legittima la resa delle pubblicazioni in esubero che potrebbero servire, invece, per rifornire altri colleghi sprovvisti. Certi distributori locali devono smettere di respingere rese fatte dai giornalai secondo questi parametri, visto che nessuno si diverte a fare rese, perché di rese il giornalaio non vive, perché anche farle ha un costo, ma senza rese si può morire. Se le forniture sono ottimali questo non dovrebbe accadere; in caso contrario, come noi accettiamo e lavoriamo con tutto ciò che i distributori ci inviano, così i distributori devono accettare, lavorare e accreditare tutto ciò che viene reso perché inidoneo, per diversi motivi, al punto vendita. Il distributore locale non è lo sceriffo, non è depositario della verità e dell’infallibilità. Se reputa vi siano problemi da risolvere, li evidenzi agli organismi esistenti e a loro deputati.

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