>> Inizia il conto alla rovescia
>> Gli intwall'Assemblea
>> Rialziamo la testa

>> Un perodo così lungo rischia di portare allo scontro
>> La terza via
>> Ha senso fare accordi con la FIEG?
>> Delibera Unitaria degli Organismi Nazionali dei Sindacati Giornalai

>> A tutti i rivenditori

Rialziamo la testa
È l’invito di Giorgio Calabrò, Segretario Generale FENAGI

La forza contrattuale della categoria e la difesa della dignità della figura del rivenditore, insieme alla sua qualificazione professionale, sono sempre state al centro dell’azione sindacale della FENAGI-Confesercenti.
Di fronte all’atteggiamento di chiusura della FIEG, che ci accusa di non aver rispettato lo spirito dell’Accordo, dimenticando le palesi violazioni dello stesso da parte di alcuni editori, con conseguenti danni economici per la categoria, le Organizzazioni sindacali hanno in ogni modo tentato di recuperare un clima di reciproco apprezzamento, per gestire la completa applicazione delle norme pattuite, su tutto il territorio nazionale.
Alcune di queste norme, volute per incentivare le capacità imprenditoriali e professionali dei nostri operatori, a tutt’oggi non sono ancora applicate.
Se a ciò si aggiunge il fatto che l’attuale congiuntura economica è caratterizzata da una crescente perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane, con conseguenze sensibilmente negative sulle nostra attività, in termini di vendite e diminuzione del reddito, ci si rende conto che è impossibile assistere passivamente al deterioramento delle condizioni di lavoro e alla sempre maggiore incertezza per il futuro.
La FENAGI vuole che la categoria rialzi la testa e faccia valere il suo ruolo sempre più necessario per la diffusione dell’informazione e della cultura.
La FENAGI auspica che gli editori sappiano cogliere il vero significato della manifestazione del 6 novembre a Milano, che lungi da essere una provocazione, assume il significato di una presa di coscienza dei rivenditori, i quali si fanno carico dei problemi relativi alla offerta e alla vendita del prodotto editoriale, attraverso l’affermazione forte della loro professionalità e del loro ruolo.
Chiediamo la ripresa del confronto sulla applicazione dell’Accordo e l’apertura del Tavolo delle trattative tra le parti firmatarie (vedi articolo 18) per la rinegoziazione delle modalità di gestione dell’attività dei punti vendita e anche degli aspetti economici.
Se la parte editoriale manterrà inalterata la sua intransigente chiusura, i rivenditori saranno chiamati a sostenere, con le opportune iniziative di lotta decise dall’Assemblea del 6 novembre, le ormai non procrastinabili esigenze della categoria.
Auspichiamo la ripresa del dialogo e del confronto, con pari dignità e rispetto per tutti gli anelli della filiera, certi di essere nel giusto e certi che le nostre proposte, porteranno a un effettivo miglioramento del sistema di diffusione e vendita del prodotto editoriale.


Un periodo così lungo rischia di portare allo scontro
Le considerazioni di Giuseppe Beltramo Segretario Generale Usiagi

Voglio ricordare brevemente le vicende che hanno fatto seguito alla liberalizzazione: dopo un primo momento di contenuto aumento, è seguita la diminuzione delle vendite; molte edicole sono state costrette a chiudere e tantissime si sono trovate in difficoltà nel pagamento degli estratti conto settimanali alle agenzie di distribuzione.
Il rinnovo dell’Accordo Nazionale è sembrato un’opportunità per sopperire a parte delle difficoltà provocate dalla legge sulla liberalizzazione. Norme importanti per la nostra attività quali la bolla a specchio, la volontà di aggiustamenti reali del piano di vendita, la tecnologia di Inforiv, che permette un maggior controllo sulla vendita, sulla resa e sulle pubblicazioni in uscita e in scadenza, agevolando, così, i riscontri contabili e fiscali; sono state concordate una nuova classificazione dei prodotti e migliori garanzie per le rivendite e, fatto importante, l’Accordo è stato sottoscritto anche dalle associazioni dei distributori nazionali e locali.
La nostra società è di fronte a cambiamenti più rapidi di quanto, forse, era possibile prevedere. È necessario, quindi (anche per la nostra categoria) un continuo adeguamento alla trasformazione in atto, trasformazione che può essere controllata soprattutto da una migliore organizzazione del lavoro supportata dalla tecnologia avanzata di Inforiv e con la partecipazione di tutti i settori della filiera.
Nel mese di maggio ci siamo trovati di fronte alle dimissioni di Renato Salvetti, direttore della Fieg di Milano, e da allora non è ancora stato ufficializzato il nominativo del successore.
È evidente che un periodo così lungo di distacco dalle problematiche della categoria può provocare disagi che rischiano di portare allo scontro.
I tre settori importanti che reggono l’editoria sono le sovvenzioni governative, la raccolta della pubblicità e la rete di vendita. Mi riesce difficile capire a cosa sia finalizzato il disinteresse per la gestione dell’Accordo Nazionale, mentre è sempre ben evidente l’interesse per le agevolazioni fiscali e per la pubblicità. Non escludo che nel corso del confronto sindacale possano essere sorti dei malintesi che, tuttavia, debbono essere superati nell’interesse di tutte le parti.
Il calo delle vendite di questi ultimi anni, l’aumento dei costi di gestione, la svalutazione - di fatto - per il passaggio dalla lira all’euro, impongono l’attenzione di tutte le parti per governare il processo di trasformazione nella vendita dei giornali. Proprio per questo auspico possa al più presto riprendere il confronto al fine di superare lo stallo, ricostruire un clima fattivo, e cogliere tutti gli obiettivi comuni fra le parti interessate.


La terza via
La auspica Enzo Bardi Presidente Nazionale UILTUCS

In questo periodo di scarso lavoro l’intera filiera sta riflettendo su come affrontare e superare la crisi. Sempre in questo periodo i rapporti con la FIEG sono interrotti e non si sa quando e come riprenderanno, mentre i distributori locali sono tra “coloro che son sospesi”. I rivenditori sono sempre più insoddisfatti e disponibili anche a fare azioni di rivolta verso un sistema che non regge più. A cosa approderemo lo si vedrà in seguito. Tutto dipenderà dalla forza che avremo nel mettere in atto ciò che si decide oggi, 6 novembre. Se però la lotta rimarrà nell’ambito editoriale sarà come se si agitasse una noce in un sacco. Non si avvertirà alcun rumore. Sarà necessario investire anche il Governo che dovrà modificare la legge nel senso che non si può estendere la parità di trattamento a tutta la produzione editoriale che invade ogni giorno la nostra rete. Dovranno essere ristretti questi ambiti al vero prodotto informativo e divulgativo e lasciare il libero mercato a tutti gli altri prodotti. A mio avviso, il sistema che da oltre 70 anni regola questo settore, senza mai aver subito se non piccole modifiche, non è più consono ai nostri interessi. Soprattutto in tempi di vacche magre. Non vi sono più  i numeri per fare questo lavoro. Imposte e tasse che aumentano, incasso che cala, impossibilità professionale a intervenire sul singolo mercato, dovrebbero imporci una riflessione. Non sarà il caso di iniziare un ragionamento per cambiare qualcosa? E che cosa? Personalmente sto già ragionando approfonditamente sul terzo punto. Quello che mi intriga di più. Sarà poi vero che l’attuale sistema di commercializzazione sia il più valido? O è valido solo per l’editore e il Distributore Nazionale. A me risulta che i distributori locali non se la passano più bene come una volta. L’aumento indiscriminato della resa sta aumentando i costi ben al di là dell’over 38 e gli scompensi di lavoro non giustificano più la sudditanza che essi hanno verso gli editori e i distributori nazionali. Ciò si riverbera anche sulla rete di vendita che nella resa vede i maggiori problemi nel lavoro quotidiano. Queste semplici riflessioni ci dovrebbero portare ad approfondire ragionamenti e valutazioni che, fino a qualche tempo fa, potevano sembrare assurde. Credo che siano maturi i tempi per cominciare a voltare pagina.


Ha senso fare gli accordi con la FIEG?
È ciò che si chiede, a conclusione, Ermanno Anselmi, Segretario Generale SINAGI

Tra sessanta giorni circa dovremmo presentarci alla Fieg, per iniziare la discussione degli articoli dell’Accordo Nazionale interessati alla revisione prevista dal biennio di vigenza. Tra questi, più precisamente, quello relativo alla remunerazione delle attività di compiegamento della rete di vendita.
Fare un’analisi, seria e critica, sulle luci e ombre dello stesso Accordo Nazionale è, allo stato attuale, praticamente impossibile.
Voglio dirlo senza giri di parole in modo chiaro e forte: “Sono ancora convinto che questo potrebbe essere un buon accordo! Peccato che la Fieg, parte firmataria in rappresentanza degli editori, sia completamente disinteressata, o incapace, di far rispettare le regole contenute nello stesso”.
Perché anche se è vero, ed è vero, che grazie a una vecchia legge sulla stampa, la 47/48, è possibile, agli Editori, far passare per quotidiano e periodico tutto e il contrario di tutto, è anche vero che gli accordi si sottoscrivono per essere rispettati, e anche gli Editori devono stare alle regole sottoscritte.
Quello che intendo dire è se veramente la Fieg crede alla necessità di avere un accordo tra rete di vendita ed editori. Legge o non legge, dovrebbe, quantomeno, dimostrare di credere fortemente in quello che ha sottoscritto e prendere lei stessa, per prima, le distanze da quegli editori che, biecamente, speculano su queste lacune legislative e che, in spregio al lavoro onesto di altri loro colleghi che stanno alle regole, ne infangano l’immagine.
In un rapporto serio e corretto, così come noi (Organizzazioni Sindacali) abbiamo sottoscritto lo studio per accertare le cause della resa anticipata assumendocene tutta la responsabilità, dovrebbe essere la stessa Fieg a fornirci gli elenchi delle testate dei loro editori associati e quindi regolate da questo Accordo, al fine di stabilire quali e quante sono le pubblicazioni per le quali vige l’obbligo del rispetto delle norme contrattuali e per quali, invece, non vige nessun obbligo, tanto meno quello di pagarle subito.
E invece no! Non è accaduto niente di tutto questo. Da una parte noi (OO.SS.) educati e rispettosi dei ruoli; dall’altra loro, vagamente interessati, consapevoli di non rispettare lo spirito dell’Accordo, nascosti dietro cavilli legislativi.
La rete soffre, e loro ci fanno promuovere subdolamente abbonamenti a sconti inimmaginabili.
Siamo in un calo di vendita e loro diffondono gratuitamente e a piene mani copie di quotidiani.
La rete subisce tagli drastici delle forniture, o forniture in eccesso di pubblicazioni invendibili, e loro non realizzano il piano di vendita.
Il contratto prevede il conto deposito per i bimestrali, e loro cambiano la periodicità per farceli pagare subito.
Firmano un aggio al 29%, e il giorno dopo il prodotto interessato viene registrato come periodico mensile, finendo quindi al 19%.
Potrei continuare all’infinito e forse mi dimentico qualcosa.
È allora logico che l’edicolante si chieda e dica: “…ma che c… ci stanno a fare quelli del sindacato? Mandiamoli tutti a casa… strappiamo la tessera... sono tutti corrotti!”.
Oggi siamo al colmo, dobbiamo dare ascolto ai vari segnali che arrivano dalla rete di vendita, perché niente è perduto.
Sono convinto che tutto il gruppo dirigente, dal Segretario Generale al Segretario Provinciale, saprà dimostrare nei prossimi giorni che non siamo condizionati né, tanto meno, asserviti a nessuno.


 

Delibera Unitaria degli Organismi Nazionali dei Sindacati Giornalai

L’Assemblea unitaria delle Organizzazioni Sindacali dei rivenditori di giornali quotidiani e periodici, tenutasi a Milano il 6 novembre 2007, dopo ampia e approfondita discussione delibera di aprire un confronto con la Fieg in merito alle inadempienze rispetto alla corretta applicazione dell’Accordo Nazionale.

Delibera inoltre che, trascorsi 20 giorni dalla richiesta d’incontro, senza che si sia aperto il confronto, si darà inizio alle seguenti iniziative sindacali su tutto il territorio nazionale:

• Autogestione delle proprie forniture per entità copie considerate eccessive rispetto al reale fabbisogno del singolo punto vendita.

• Pagamento dell’estratto conto con contestuale decurtazione del valore delle copie di pubblicazioni fornite dal Distributore Locale e non accettate dal rivenditore.

• Indisponibilità a qualsiasi tipo di compiegamento, abbinamento e/o altre forme di promozione che coinvolgono la rete di vendita, compresa l’esposizione di locandine e cartonati pubblicitari.

• Non disponibilità a diffondere quotidiani e periodici contenenti forme promozionali tali da creare concorrenza al punto vendita (edicola).

• Indisponibilità a fornire ogni tipo di dati o informazioni in merito a rilevamenti.

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