Bisogna imparare a convivere con un mercato difficile
Dopo aver ospitato (nello scorso numero di Azienda Edicola), Uberto Frascerra (presidente dell’Associazione Distributori Nazionali) e Stefano Micheli (direttore NDM), proseguiamo nelle interviste agli operatori del settore, sui problemi relativi alla corretta applicazione dell’Accordo Nazionale da parte di Distributori ed Editori.
Alle nostre domande risponde ora Maurizio Scanavini - amministratore delegato della Parrini & C. - che ci offre il suo pensiero sul mercato editoriale, sulla distribuzione e la rete vendita.

Che cosa pensa dell’agitazione sindacale degli edicolanti? Sono chiari i motivi di scontro tra la categoria e gli Editori?

“I motivi dello scontro sono ben chiari e non possono che destare grande preoccupazione a tutti i livelli della filiera distributiva. Ma non è un caso che questi contrasti avvengano in un quadro di generale difficoltà del nostro settore, in un contesto di prolungata crisi che ha condizionato in maniera determinante scelte e atteggiamenti da parte di tutte le forze in campo. La coperta è corta e i problemi, che sono gravi e non rinviabili, costringono a soluzioni di breve respiro. È ormai convinzione comune, invece, che sia il sistema a non reggere, frutto di un imperfetto adattamento a un mercato che è radicalmente diverso rispetto a quello che molti di noi hanno conosciuto, e continua a cambiare in modo altrettanto rapido. Sono convinto, in questo senso, che l’unica strada percorribile sia quella dell’innovazione, dell’individuazione di nuovi modelli di struttura e di rapporti: è un percorso impervio e non privo di pericoli, ma resta l’unico modo per salvaguardare ciò che di buono è
stato fatto fino a oggi”.

Quali sviluppi e misure si devono prendere affinché la filiera editoriale possa lavorare superando i problemi attuali, nell’interesse comune di tutti, per aumentare le vendite e diminuire costi inutili (rese, trasporti, ecc.)?

“Il timore, come ho già detto, è proprio nell’irrigidimento delle posizioni quando la direzione obbligata resta quella del dialogo e della concertazione.
È perfettamente inutile confinarsi in un reciproco scambio di accuse quando è palese che il problema è strutturale e come tale va affrontato.
È utopico pensare che il trend della vendita si inverta in maniera significativa e riteniamo quindi più produttivo abituarci a convivere con un mercato difficile da governare e da interpretare. Da parte nostra abbiamo, da tempo, compreso che l’attività tradizionale andava modificata inserendola in un sistema integrato di servizi che consentisse di mantenere inalterata la nostra competività.
Crediamo fermamente che la flessibilità commerciale e l’ampliamento dei servizi costituiscano obiettivi comuni sui quali confrontarci”.

Come DN, quale difficoltà ha trovato in questi due anni dall’entrata in vigore del nuovo Accordo ed eventualmente quali modifiche suggerisce?

“È proprio per l’importanza che riveste il dialogo tra le parti, alla luce degli sviluppi a venire, che la Parrini ha deciso di rientrare nell’ADN, con l’intento di contribuire concretamente alla attività della nostra associazione. Non abbiamo trovato particolari problemi nell’applicazione dell’Accordo; le difficoltà maggiori consistono, semmai, nel dover trasferire con precisione agli editori un quadro normativo che si è fatto complesso e di non immediata comprensione.
Per il resto, vogliamo ricordare che non solo le nostre aziende hanno sempre rispettato gli accordi con grande coerenza, ma rappresentano anche una parte molto significativa della componente economica”.

La vostra Associazione Nazionale può fare da tramite in questa ‘querelle’ tra gli edicolanti e gli Editori?

“La nostra associazione, che dà voce a una parte importante del mondo editoriale, può svolgere certamente un ruolo di mediazione agevolando la ripresa del dialogo a tutti i livelli.
Nessuno come noi sa che l’efficienza e l’indipendenza della rete di vendita è la migliore tutela per i nostri editori. Ci piacerebbe che anche le organizzazioni sindacali dei rivenditori si convincessero di questo: il rispetto delle regole vale per tutti e il deperimento della qualità della filiera distributiva è un fatto che penalizza tutti in eguale misura.
Da questo punto di vista, l’ADN si è già dichiarata ampiamente disponibile a ogni iniziativa volta al confronto costruttivo e alla progettualità”.

Grandi Editori dimostrano con il loro comportamento di disinteressarsi sempre più delle vendite e delle edicole dimostrandosi, invece, più attenti a diffusioni “gonfiate” da iniziative come abbinamenti tra diverse testate. Più che ai dati di vendita guardano alla pubblicità invogliando gli inserzionisti con questi dati diffusionali. Un sistema, però, che rischia di non avere un grande futuro... In compenso, vediamo che ci sono Editori che credono davvero solo nell’edicola e puntano ad aumentare i propri dati reali di diffusione. Che ne pensa?

“I nostri editori, per dimensioni e caratteristiche, non possono che guardare alla rivendita come fulcro principale delle proprie diffusioni. È per questo motivo che bisogna superare uno sterile antagonismo e qualche reciproca diffidenza riconoscendosi in un obiettivo comune: quello della salvaguardia della rete di vendita e della sua indipendenza, che è anche difesa dei nostri interessi. Il punto sta nel comprendere che il nostro lavoro, quello del rivenditore come quello del distributore locale e nazionale, non può rimanere lo stesso quando il mercato e le abitudini dei lettori sono già cambiate. Questo sarà il terreno sul quale dovremmo trovare convergenza e nuove idee”.

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