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Il salvagente degli editori
Grazie
ai vari oggetti allegati,
le riviste
vendono di più.
E i lettori?
Li comprano,
ma poi li
dimenticano
in un cassetto.
La loro qualità spesso è assai buona
anche se qualche volta possono arrivare danneggiati
a causa del trasporto. Anche se prodotti
in Oriente,
in generale
si tratta
di prodotti sicuri. Lo confermano
le associazioni
di consumatori,
gli editori
e gli importatori
di gadget.
Non c’è trucco, non c’è inganno. Dei gadget allegati alle riviste è stato detto tutto e il contrario di tutto. Che fanno vendere i giornali, che aumentano il lavoro degli edicolanti (secondo alcuni di loro lo appesantiscono e basta, senza portare i benefici sperati), che attirano solo gente dai palati grossi e che ingannano gli acquirenti. Si pensa che i prodotti che accompagnano le pagine patinate siano scadenti ed effimeri, fabbricati con poca spesa in Paesi stranieri e che certamente non passeranno alla storia per l’accuratezza e l’affidabilità dei loro manufatti. Ma tutti sanno già che il gadget è destinato a durare lo spazio di un mattino. Al massimo di qualche giorno. Ecco perché l’inganno non c’è. Perché nessuno è talmente dabbene da aspettarsi roba eccellente dopo averla pagata pochi spiccioli.
Per esempio, Simona non è certamente una ragazza sprovveduta. Non si lascia abbindolare dalle offerte strillate, né dalle cremine miracolose. Studia lingue straniere all’università e le manca poco alla laurea. All’edicola, di prima mattina, sceglie il solito quotidiano. Mentre prende i soldi del resto gli occhi le vanno su una bustina colorata. Ci sono spazzole per capelli e guanti di crine per attivare la circolazione periferica. Un toccasana. Ma la meraviglia delle meraviglie è il contapassi elettronico con la radio Fm incorporata. Solo che non compra spesso la rivista a cui è allegata la bustina allettante.
Le è capitato di sfogliarla qualche volta, ma senza troppa attenzione. Però stavolta non ha dubbi: lascia le monete del resto sul piatto dell’edicola e rilancia con una nuova banconota. Spazzola, crine, contapassi e rivista adesso sono suoi.
Magari leggerà la rivista con più attenzione, stavolta, grata per il contapassi-radio e per la spazzola nuova. E chissà, magari la sfoglierà più spesso, aggiungendola di tanto in tanto al suo quotidiano preferito.
“Certo, in un negozio avrei trovato di meglio – ammette – ma mi sembrava un’offerta gradevole. Userò tutto. Spazzola e contapassi”.
E la rivista? “Comincerò a leggerla stasera, per rilassarmi un poco”.
Insomma, il gadget funziona. Attira l’attenzione, attrae un pubblico variegato. Ad affascinare non è soltanto il prodotto multimediale o editoriale, come libri, cd e dvd, ma anche gli oggetti che affollano gli spazi ristretti delle edicole. Borse e teli da mare, mascara, sandali e carte da gioco. L’offerta varia secondo la stagione, ma in edicola si trova sempre di tutto. Dall’arrotacoltelli alle lampade prodotte da grandi architetti.
I giro del mondo in 80 centesimi
A giudicare dal prezzo, si può pensare che la qualità non sia eccellente. I prodotti allegati ai giornali, di solito, attraversano mezzo mondo prima di arrivare all’edicola sotto casa.
Le aziende che forniscono i gadget agli editori importano i prodotti finiti dall’India o dalla Cina.
“Guardi dietro di lei”, esordisce Andrea, titolare dell’edicola di Piazzale delle Province, a Roma. Siamo a due passi dall’università e ci sono anche uffici e negozi. Piazza Bologna è però soprattutto il quartiere degli studenti, quindi è qui che si concentrano i potenziali clienti under 30.
“Guardi quei pupazzetti di peluche a cinque euro. Se li va a cercare in un negozio, non spende meno di dieci euro. Quindi la qualità non può essere granché. Anche se è una prima uscita, e quindi è destinata a invogliare i clienti, il prezzo è davvero troppo basso”.
Allora cos’è, un inganno? “Ma no, non è affatto un inganno. La gente lo sa, così come sa che non sono indistruttibili. Insomma, lo sa e li sceglie lo stesso. Magari quando arriva a casa li mette in un cassetto e li dimentica lì. Non si aspetta tantissimo e perciò non rimane delusa. Però magari sul momento, quando è qui all’edicola, si lascia attirare dal contapassi, dal rasoio elettrico o dalla borsa per il mare. E per averli compra la rivista”.
Nessuno torna da lei con un gadget guasto in mano? “Certo che sì, qualcuno torna per dirmi che il prodotto era difettoso, e noi glielo cambiamo. Capita infatti che il dvd non funzioni, che il soldatino sia rotto o che il vasetto di porcellana sia sbeccato. Ma la gran parte dei difetti non sono dovuti alla fabbricazione: di solito è durante il trasporto che si rovinano gli oggetti. Sa, quelli dei camion acchiappano gli scatoloni come gli capita...”.
Donna, tutto si fa per te
In edicola si trovano anche l’olio abbronzante o il mascara. Proprio i gadget femminili sono quelli che nella maggior parte dei casi attirano di più. I tanti settimanali che sono in edicola non mancano mai di accontentare nel miglior modo possibile le proprie lettrici più esigenti. Ma questi prodotti sono davvero sicuri? Una ragazza o una donna possono stare tranquille nell’usare sul proprio corpo un prodotto comprato in edicola?
Alla Federconsumatori non hanno mai avuto segnalazioni di grande rilievo su gadget pericolosi per la salute. Hanno però registrato segnalazioni su oggetti che hanno deluso il pubblico. Erano diversi da come i lettori se li aspettavano: più piccoli, più fragili, più dozzinali. Insomma, differenti da come erano stati presentati dalla pubblicità. O, semplicemente, più brutti. Per esempio, dei gadget dipinti a mano erano prodotti in modo approssimativo, con sbavature che li rendevano meno attraenti di quelli pubblicizzati.
In qualche caso gli allegati erano oggetti contraffatti, con tanto di imitazione dei marchi principali. Comunque, non tali da suscitare preoccupazione per la salute di consumatori adulti.
Esistono ovviamente delle categorie di oggetti potenzialmente pericolosi per la salute, come i cosmetici o i giocattoli non conformi alle norme di sicurezza. Ma questi casi avvengono di rado nell’editoria italiana, precisano alla Federconsumatori. I controlli sono rigorosi.
Un altro allegato che delude l’acquirente è il prodotto datato. È capitato con alcune collane di storia o di geografia non troppo aggiornate.
Ma come viene garantita la qualità? Chi si assicura che il prodotto che viene venduto in edicola sia affidabile e sicuro? La politica generale degli editori è quella di richiedere garanzie scritte alle aziende che forniscono o importano i gadget. Di solito tutto fila liscio, anche se non è escluso che qualcuna di queste aziende possa agire con troppa disinvoltura.
I controlli più efficaci non sono quelli ‘spot’, che avvengono in una fase isolata della lavorazione o in uno solo dei vari ‘passaggi’. Ovviamente, controllare puntigliosamente ogni stadio successivo assicura che la qualità sia quella richiesta. Ma queste valutazioni non vengono sempre eseguite: questo è il motivo per cui la pirateria ha gioco facile se la filiera è lunga.
Alla Federconsumatori concludono con un consiglio: leggere sempre tutto quello che accompagna questi oggetti, accertarsi che ci siano tutte le informazioni necessarie, e che tutto sia espresso in modo leggibile e comprensibile.
Editori e qualtà
Cosa fanno gli editori per garantire i loro lettori? Risponde Valentina Alessi, dell’ufficio marketing di Novella 2000 e altre testate del gruppo RCS.
“L’azienda ha un ufficio acquisti che fa da tramite tra noi e l’importatore. E questo ufficio richiede tutte le certificazioni necessarie degli oggetti. In generale, devono rispettare le norme della Comunità Europea. Ma anche noi possiamo dare delle indicazioni sulla qualità o su altre caratteristiche. Ma già l’ufficio acquisti fa una scrematura in base ai requisiti necessari. La politica aziendale prevede una serie di parametri a cui il fornitore deve attenersi. Per esempio, per importare occhiali da sole le lenti devono essere a norma; i giocattoli devono essere sicuri”.
Anche l’editore di una rivista esegue dei test sui gadget, precisa Valentina Alessi. “Quando è stato individuato il fornitore più indicato per una tipologia di oggetto, questo ci fornisce un campione, che viene subordinato al controllo della produzione”.
Quali sono i gadget preferiti dai lettori di Novella 2000?
“La nostra rivista ha una stagionalità fortissima d’estate, per cui anche l’attività promozionale si concentra soprattutto in questo periodo. Perciò offriamo accessori fondamentalmente femminili ed estivi: occhiali da sole, ciabatte, borse”.
Cosa importa a chi importa
Cosa fa per garantire la qualità chi importa un gadget? Risponde Giusy Manganaro, dell’ufficio marketing di Euro System, un’azienda importatrice.
“I controlli – spiega – sono molto importanti. A eseguirli non è soltanto la ditta produttrice dei gadget: altre verifiche avvengono sia nella nostra azienda che in laboratori riconosciuti dalla Comunità Europea.
Un prodotto che arriva in edicola ha già superato dunque una serie di verifiche, altrimenti non potrebbe essere venduto all’interno della Cee.
Può capitare – aggiunge Giusy – che un produttore non conosca le norme in vigore in un determinato Paese, ma in questo caso siamo noi a fornire indicazioni ulteriori sui parametri di qualità che devono essere seguiti per la fabbricazione.
Un esempio: Il giocattolo deve tener conto della normativa S71123, una certificazione che ne garantisce la sicurezza. Vuol dire che vengono controllate le parti chimiche, le parti metalliche, il colore. Se è conforme a quella normativa, vuol dire che non è tossico e che non si rompe facilmente in piccole parti”.
Vita da gadget
Dal nostro viaggio nel mondo incantato, scintillante e colorato dei gadget, emerge una sola e sacrosanta verità: il lettore sa cosa vuole, sa a cosa va incontro. Non è vero che il pubblico è bue e beve tutto. Anzi. Se molte volte è convinto di fare un affare, altre volte resta deluso. L’altalena degli stati d’animo non altera l’importanza di prodotti che, soprattutto per le riviste femminili e quelle di settore (musica o cinema), rappresentano un veicolo fondamentale per la vendita della carta stampata. La crisi dell’editoria è una realtà indiscutibile: il sovraffollamento di prodotti all’interno delle edicole è tale che la concorrenza è diventata spietata anche per i settimanali e i mensili. In una società dove il ritmo frenetico la fa da padrone, la gente legge sempre meno. E i gadget, belli o no, aiutano e spesso sostengono il delicato equilibrio delle case editrici. Dunque, per diretta conseguenza, aiutano e sostengono gli edicolanti.
L’unica nota stonata è la delocalizzazione.
I cari vecchi giocattoli ‘made in Italy’ non esistono più. Ma questa è un’altra storia.
Alfredo Iannaccone
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IL CONTROSENSO DEL MONDO EDITORIALE
Come sappiamo, la maggior parte dei gadget, e anche dei prodotti collezionabili, arriva dalla Cina. Tutto ciò che è tessile, invece, prevalentemente dall’India, ma questo sconfinato paese - a differenza del colosso giallo - non rappresenta, ancora una vera minaccia per la nostra economia.
Non passa quasi giorno, infatti, che sulle pagine di quotidiani e settimanali il problema rappresentato dalla super economica mano d’opera cinese non venga evidenziato, magari riconoscendole anche grande capacità di lavoro e sacrificio, come scrive Dacia Maraini, per esempio, sul Corriere della Sera (4 dicembre scorso), in occasione della visita del Dalai Lama a Milano.
Ma andando in là nel tempo, ecco qualche “perla” sempre dal Corriere della Sera:
16 settembre, 2003: “Posti a rischio per la concorrenza cinese. Ore decisive per i dipendenti dell'Atea, l’azienda metalmeccanica di Bardello (Va) che ha annunciato il taglio di 160 posti di lavoro (su 280) a causa della concorrenza spietata dell’export cinese”.
12 giugno, 2004: “Troppo forte la concorrenza cinese. In mobilità 17 dipendenti della Elios di Ossona, azienda di minuterie metalliche e oggetti in plastica che aprirà la procedura di mobilità per 17 dei suoi settanta dipendenti a partire da giugno. La causa sarebbe l'acuirsi della concorrenza, in particolare quella cinese”.
E se l’11 settembre, grazie alla “concorrenza della salsa cinese, la metà dei nostri pomodori rischia di marcire nei campi”, il 9 dicembre dello stesso anno il presidente Ciampi dichiara di non temere la concorrenza cinese e, anzi, si appella agli imprenditori dicendo che “Bisogna partecipare a questo sviluppo inarrestabile del mercato”.
Quasi due anni dopo, il 14 settembre 2006, la regione Lazio annuncia: “Sindrome cinese per 108 aziende”.
Infine, sulla Repubblica del 21 dicembre 2007, cosa si legge? “Se la Cina compra il mondo”. In un servizio di tre pagine si racconta dell’assalto alla Morgan Stanley, la prima grande banca d’investimento americana, effettuato a suon di cinque miliardi di dollari da parte del fondo China Investment, controllato dal Governo cinese, che si è, così, conquistato il 10% dell’azionariato. E, come non bastasse, si scopre anche che il fondo in questione è il più ricco creditore di Washington.
Grandi denunce con la mano destra, dunque, dal mondo editoriale che, evidentemente, ignora cosa firmi la sua mano sinistra quando inoltra ordini in milioni di euro per gadget da allegare alle sue svariate testate.
D’altra parte è ormai risaputo che molte aziende italiane si sono “salvate” andando proprio a produrre in Cina, avvalendosi di unità produttive che hanno una struttura dei costi – se non identica – simile a quella dei temibili concorrenti asiatici.
Per non parlare, infine, di una clamorosa sentenza della Corte di Cassazione che, riferendosi a un caso di sequestro di abbigliamento sportivo fabbricato in Cina, ma giunto in Italia con l'apposizione del tricolore e della scritta Italy, ha disposto che ciò che rileva non è il luogo di produzione del manufatto ma l'identificazione del produttore e la riconducibilità del prodotto all'azienda.
In altre parole: anche se fabbricato in Cina, ma da azienda italiana, il prodotto resta made in Italy.
Willy Romano |
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