La verità in viaggio
‘C’è una modernità del viaggiare che nessuna delle testate oggi pubblicate in Italia a mio parere riesce a cogliere”, aveva spiegato qualche tempo fa Giampaolo Grandi, presidente e amministratore delegato di Condé Nast, annunciando la rinascita di Traveller. “Noi ci proveremo, con un giornale di grande qualità che riprende la parte più preziosa della straordinaria esperienza del Traveller americano”.
E proprio nel solco della tradizione della testata Usa - che ha vinto per ben sei volte, unico tra i giornali di viaggio, il National Magazine Awards il massimo riconoscimento della stampa insieme al premio Pulitzer - anche l’edizione italiana continuerà l’impegno ‘Truth in Travel’ ovvero la verità in viaggio.
E così Traveller, diretto da Stefano Citati, è tornato nelle edicole con tanto di grande campagna pubblicitaria e di visibilità dovuta anche alla lucentezza di una copertina dedicata alla città di Gerusalemme. Una scelta redazionale interessante poiché Gerusalemme è un luogo santo e sacro, conteso da duemila anni e perennemente sull’orlo dell’urlo. Ora, ne parliamo con Cristina Grubas (nella foto), publisher ovvero, in termini tecnici, editore incaricato.
- Questa scelta significa che vi rivolgete a chi vuole comprendere luoghi e culture diverse dalle proprie, piuttosto che agli intenzionati a scegliere la scenografia più ambita per rilassarsi senza alcun coinvolgimento con il Paese della location?
"Certo. Traveller non è un dépliant di itinerari e suggerimenti per vacanze con percorsi calibrati in base alle disponibilità economiche. Racconta di popoli, di culture e lande sconfinate, paesaggi e opere d’arte. Attraverso la penna di autori autorevoli Traveller può spiegare perfino delle verità anche se scomode. Può trasmettere la suggestione che produce il profumo (o l’odore) che ogni Paese e paesello ha. L’intenzione è di portare luoghi nel mondo a persone interessate a capire la ricchezza delle diversità nei popoli e nel loro ambiente”.
“Ecco, i miei clienti acquirenti di Traveller sono persone che spesso si possono permettere di viaggiare per il piacere di vedere e conoscere. Quando loro sono via io invece sono aperto... Traveller offre a me, che porgo il mondo agli altri, un mensile che diventerà un’abitudine anche per chi vuole chiudere gli occhi e lasciarsi andare a un viaggio virtuale...".
(I pensieri di alcuni edicolanti sono riportati in corsivo).
"C’è una netta differenza fra un viaggiatore e un turista” prosegue Cristina Grubas. “Il viaggiatore è appassionato del luogo dove vuole andare. È curioso quanto rispettoso. Il turista ha poco tempo e desidera invece circondarsi dei piaceri che spettano a chi lavora tutto l’anno”.
“Eh già, io potrei fare solo il turista....”
– Dunque una rivista non solo con immagini speciali, ma anche con un’elevata qualità di testi.
"Per Traveller, il lusso è potere offrire una alta qualità nei contenuti e non è necessario andare lontano per continenti colorati. Significa sapere raccontare ciò che è dietro l’angolo. Gli articoli sono spesso in prima persona e hanno il sapore d’un dotto compagno di viaggio in grado di conversare con il lettore mentre lo trasporta con sé. In gioco c’è anche la capacità di fantasticare attraverso le parole stampate, di dialogare con le opinioni dello scrittore, di scegliere percorsi differenti”.
“Stasera me ne porto una copia a casa... Ho proprio bisogno di partire con la fantasia e di farmi accompagnare col pensiero e con l’esperienza di questi scrittori. Così magari saprò anche suggerire a qualcuno il perché potrebbe acquistare la rivista. Vedo tante persone solitarie, mi sa che Travelller può essere una fantastica compagnia...”.
"Traveller racconta anche di viaggi a piedi. Una cosa è assaporare il tragitto, altra questione è dovere velocemente raggiungere una meta. La libertà di narrazione (priva di vincoli ‘diplomatici’) permette alla pubblicazione di andare per il mondo senza paraocchi. Il viaggio moderno è quello che porta un punto di vista autentico sulle realtà dei luoghi per chi vuole approfondire. Contemporaneità significa dare contenuti alla troppo facile idea di ‘globalizzazione’ attraverso articoli che sanno colloquiare con il viaggiatore in cerca di un arricchimento personale”.
- Signora Grubas qual è esattamente il suo lavoro?
"Rappresento l’editore e sono responsabile del fatto che la struttura funzioni in tutti i sensi. Ogni giornale è una piccola impresa a sé stante e la gestione dev’essere attenta a ogni dettaglio. Seguo anche le vendite e il rapporto con le edicole, la pubblicità e le scelte di marketing”.
“Signora Grubas lo sa che mi piacerebbe conoscerla? Perché vede io non sono solo un suggeritore di letture all’occorrenza. A chi mi sapesse ascoltare potrei anche dare qualche idea. Per esempio, le confermo che è ottima la sua scelta di non inserire gadget (sapesse quanto siamo oberati da ogni sorte di ingombro!). Lo dico sempre ai miei clienti: una rivista dev’essere acquistata per il suo contenuto e non per l’oggettino sfizioso. Complimenti, e tanti auguri a Traveller con cui spero di viaggiare a lungo...”
Interviste
a cura di Benedetta Barzini
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