Edicolanti magri a Bologna... “la grassa”!
Da sempre chiamata così per la cucina succulenta, ma anche “la dotta” per la sua antichissima università, Bologna vanta un piano edicole efficiente, un distributore locale all’avanguardia, organizzazioni sindacali capaci, ma edicolanti... magri per fatturati che, da tre anni a questa parte, sono in costante discesa.

Proprio in questi giorni, il comune di Bologna ha riconfermato il Piano edicole approvato nel 2004 (leggere a pag. 14) frutto di un esame approfondito della situazione da cui si rileva che le vendite dei quotidiani negli ultimi tre anni sono calate di oltre il 5% mentre i periodici, che nel 2006 rispetto al 2005 perdevano l’1,2%, nell’anno appena concluso hanno visto diminuire ulteriormente le loro vendite del 7,3%.

Per conoscere meglio edicole e rivenditori bolognesi, abbiamo iniziato la nostra visita, incontrando l’unico distributore locale.

La simpatia napoletana con l’efficienza del Nord
Da un paio di mesi la CDL (CENTRO DIFFUSIONE E LOGISTICA) di Fausto Rusolo (associato alla NDM), il solo distributore locale operante sulla piazza di Bologna (235 punti vendita serviti in città e 250 in provincia con esclusione della zona di Imola), si è trasferita nella nuova sede di San Lazzaro di Savena, a una decina di minuti dal centro del capoluogo emiliano.
La famiglia Rusolo, di origine avellinese, opera nel settore della distribuzione dagli Anni ’50, prima con l’IRPINIA PRESS (ancora oggi facente parte del gruppo) e, dall’agosto 1996, anche sul territorio di Napoli e provincia quando ha creato una struttura distributiva
su Napoli subentrando all’INTERDIPRESS, l’agenzia dei fratelli Guardasole.
Nel 2001, sempre nella piazza partenopea, i fratelli Rusolo si ingrandiscono acquisendo la distribuzione dei prodotti di grandi editori come Mondadori, Rizzoli, Rusconi. Un lavoro che coinvolge, tra Napoli e provincia, 1.300 punti vendita.
Fausto e Walter Rusolo, che hanno continuato l’opera del padre nel campo della distribuzione, si sono, successivamente, divisi gli impegni creando due diverse realtà lavorative e societarie: Walter gestisce Napoli e Avellino, Fausto, nel luglio 2005, ha scelto di intraprendere una nuova avventura professionale acquistando, da Alfonso Giannini, la società NUOVA FELSINEA e diventando, così, l’unico distributore di Bologna.
“Al di là dei 640 chilometri che separano la mia città natale di Avellino da Bologna” racconta Fausto Rusolo “ho ereditato dal mio predecessore una situazione organizzativa diversa rispetto a quella in cui operavo a Napoli, con mio fratello. Solo impiegati e amministrativi dipendono dalla mia società, il resto dell’agenzia funziona con l’utilizzo di cooperative – il cui personale è tutto extracomunitario – che già operavano sia nei trasporti che nella lavorazione in magazzino delle rese e preparazione dei giornali da distribuire. In questi due anni e mezzo, qui in Emilia, ho cercato di migliorare l’attività portando la mia esperienza e inserendo persone di grande competenza nel settore come Francesco Carrino, direttore dell’agenzia, che ha lavorato quale ispettore per Domus e per A&G Marco”.
Ma, tra il napoletano e il bolognese, anche la struttura delle edicole è ben diversa.
“Al Sud ci sono edicole davvero microscopiche, chioschi lontanissimi da quelli, anche molto accoglienti, che serviamo qui a Bologna – racconta Fausto Rusolo – Esigenze quindi dissimili nell’esposizione e distribuzione ma anche per quanto riguarda i rapporti con le sigle sindacali presenti sul territorio. E, proprio alle OO.SS, abbiamo già cercato di dare le nostre prime risposte, in particolare sulla frequente richiesta di limitare le quantità spedite nelle rivendite, evidenziando il problema ai distributori nazionali che, a loro volta, ci caricano di merce. Qualche risultato incominciamo ad averlo...”.
Lo spostamento nell’area industriale di San Lazzaro di Savena è un altro segnale dell’impegno della CDL per garantire in futuro qualità e servizio migliore agli edicolanti.
“Le rese sono lavorate con macchine nuovissime, acquistate solamente quattro mesi fa, e dotate dei nuovi sistemi di lettura del codice a barre – sottolinea Fausto Rusolo – con questi strumenti lavoriamo quantitativi sempre maggiori di testate che vanno al macero,
mentre con la spunta di tipo tradizionale si opera sul settore quotidiani”.

L’attività dell’agenzia prevede l’apertura alle 23,30 per iniziare il lungo lavoro notturno, come ci spiega il direttore Francesco Carrino: “Da mezzanotte fino alle 3 del mattino arrivano i periodici, mentre le chiusure dei quotidiani si sono sempre più dilatate. Alle 4,15 inizia il giro di distribuzione dei quotidiani, quello dei periodici, dalle 4,30-4,45; complessivamente, per la consegna alle edicole della città e della provincia di Bologna, utilizziamo una sessantina di mezzi di trasporto”.

La piazza emiliana conferma il difficile momento per gli edicolanti. “Ultimamente, abbiamo rilevato la chiusura di due punti sperimentali e un elevato turnover nella gestione delle rivendite; in molti pensano che quest’attività possa essere redditizia immediatamente poi, però, visti i tanti sacrifici necessari, molte persone ci ripensano dopo poco tempo – continua Rusolo – Ci sono punti vendita che rimangono chiusi anche cinque, sei mesi prima di riaprire con una nuova titolarità. Questo lavoro coinvolge, su tre piani diversi, editori, distributori locali e rivenditori. Per quanto ci riguarda cerchiamo di fare il nostro dovere nel miglior modo per gestire il sistema e soddisfare le edicole. Anche fare un giro notturno per la consegna dei periodici alle edicole dotate dei classici ‘parallelepipedi’ (vedere a pag. 16) rientrerà in una maggior funzionalità distributiva. Sicuramente, quando anche l’informatizzazione sarà utilizzabile per predisporre i piani di vendita in tempo reale, oggi non siamo ancora in grado di operare in tal senso, faremo un ulteriore passo in avanti. Dall’inizio, in agenzia, ho trasformato tutto dalla A alla Z e sto continuando negli investimenti per garantire maggior qualità nel servizio auspicando un futuro più funzionale per tutti. Non è un caso che le mie due figlie Chiara e Daria si stiano affacciando in agenzia pronte a impegnarsi sempre più al mio fianco in un’attività da seguire poi in prima persona” conclude il titolare della CDL.


VENDERE I GIORNALI CON I PROBLEMI DI TUTTA ITALIA
Viaggio attraverso le testimonianze dirette dei rivenditori del capoluogo emiliano. Le lamentele sono quelli comuni ad altre piazze, legate soprattutto all’esuberanza delle forniture. E i caratteristici parallelepipedi pubblicitari, situati a lato di molte rivendite, vengono utilizzati come piccolo magazzino per stoccare gli eccessi di rifornimenti.

A DUE PASSI DALLA STAZIONE
Una delle prime rivendite che si incontrano in città, arrivando dalla stazione ferroviaria, è quella di Piazza XX Settembre di cui è titolare Roberto Driol. Un’edicola che si apre sull’ampia piazza e che è stata ristrutturata negli ultimi due anni.
“Un intervento che si è reso necessario anche per ospitare tutto quanto ogni giorno riceviamo in edicola” spiega Gloria Driol, moglie e collaboratrice del titolare. “Un’attività che mio marito ha ereditato dalla famiglia, che ne è proprietaria da oltre vent’anni. Essendo in un punto di grande passaggio, cerchiamo di offrire di tutto oltre ai giornali: dalle cartoline alla mappe della città, dai gadget ai portachiavi. Riviste e giornali non ci mancano certo e, grazie allo spazio disponibile, ne abbiamo ricavato anche uno riservato per il materiale pornografico. Qui, a lato del bancone, c’è un sistema interno di telecamere che, comunque, sorveglia cosa avviene dove il cliente entra da solo e si ferma a scegliere. La ristrutturazione dell’edicola è avvenuta sia per ragioni estetiche ma anche per migliorare l’operatività quotidiana. Come tutti gli edicolanti siamo sommersi da merce invendibile e ci serve sempre più spazio. Cosa ci manca? Oltre alle cartoline non riusciamo a trovare gadget turistici di vendita in più ai turisti che, dalla stazione, transitano di qui dirigendosi verso il centro”.

SOTTO I PORTICI
Qualche centinaio di metri più avanti, rispetto alla Piazza XX Settembre, iniziano i tradizionali portici bolognesi, che ci accompagnano nel cuore della città, sotto i quali ecco che troviamo la prima rivendita. In via dei Mille, Massimo Orlandi gestisce, da cinque anni, con la sorella Rossella un chiosco che come gli altri è di un caratteristico colore rosso.
“Mi dicono che quest’edicola è qui da sessant’anni, dal dopoguerra” ci spiega il disponibilissimo Massimo. “La mia clientela? Di tutti i tipi, dal giovane all’anziano. In questi cinque anni ho visto che i clienti cercano molto soprattutto quello che viene pubblicizzato in tivù. Ben venga che gli editori promozionino i loro prodotti se serve a vendere qualche copia in più”. Guardando frontalmente la rivendita, si nota a destra quella che i rivenditori bolognesi chiamano la ‘colonnina’ pubblicitaria, ovvero il ‘parallelepipedo’.
“Uno strumento utile – ribadisce l’edicolante bolognese – viene esposta pubblicità editoriale e, quindi, c’è un ritorno immediato sul punto vendita e, poi, la società che la gestisce ci dà anche un contributo economico. A livello pratico, all’interno ci mettiamo le casse del distributore, un piccolo magazzino a fianco del chiosco”.
Cinque anni di attività permettono al rivenditore emiliano di farci un elenco dei problemi che vive ogni giorno, peraltro comuni a quasi tutta l’Italia. “Penso per esempio ai tagli ingiustificati del numero dei collezionabili che ci arrivano dopo le prime uscite” inizia Massimo Orlandi. “E poi la concorrenza della free-press: i quotidiani gratuiti che ogni giorno la gente trova sparsi per la città sottraggono copie al Resto del Carlino. Il Bolognadel gruppo EPOLIS, oltre a toglierci copie, ci viene distribuito a cinquanta centesimi quando è gratuito dappertutto. Immaginate voi dove la gente lo prende: nei distributori per strada o da me? Doppia beffa... Ma le prese in giro non finiscono qui – continua
l’edicolante di via dei Mille – nei mesi scorsi, in occasione del Motor Show mi è stata consegnata una rivista di motori ricopertinata. Era la stessa, proposta nel 2006 dallo stesso editore. Pensate che un appassionato non se ne accorga? Queste cose non devono proprio succedere, sia per rispetto del cliente che dell’edicolante; ci sono editori che usano
continuamente questo sistema per ripiazzarci quello che non vendono e noi li finanziamo”.

L’EDICOLANTE PENDOLARE
Percorrendo viale dell’Indipendenza, zona pedonale che ci avvicina verso il cuore turistico della città troviamo, all’angolo di via Righi, l’edicola di Rino Lunardi.
L’accento con cui ci rivolge le prime parole dimostra subito che è veneto d’origine, ma non solo... “Sono di Rovigo – ci racconta Lunardi – ogni mattina in treno raggiungo Bologna dopo circa tre quarti d’ora e alla sera torno a casa. Trasferirmi qui? Non ci penso proprio, son mica matto, sto bene nella mia Rovigo... Poi, rispetto a qualche anno fa c’è crisi, meno lavoro e alla sera, soprattutto d’inverno, chiudo prima, qui intorno ci sono delle facce poco rassicuranti...”. Ma la storia lavorativa di Rino Lunardi è tutta da raccontare: “Trent’anni fa ho iniziato a fare l’edicolante a Rovigo, poi ho abbandonato questa professione – spiega il rivenditore veneto – ho completamente cambiato lavoro:
per molti anni sono stato impiegato e, infine, ho avuto la possibilità di riprendere un’edicola in quel di Ferrara. Avevo avuto l’autorizzazione ma vi ho rinunciato e, cinque anni fa, ho acquistato questo chiosco a ridosso del centro storico di Bologna”.
“Cinque anni in cui l’andamento delle vendite è andato, però, in calando – racconta Lunardi – Ormai è un disastro, un lavoro che è diventato sempre più difficile. Il mio fatturato è diminuito del 50%. Perché? La gente ha meno soldi da spendere e fa delle rinunce e tra queste, ovviamente, c’è l’acquisto del giornale. Lo vedo anche per le testate importanti: il Resto del Carlino, ma anche Repubblica che si vendevano bene, oggi hanno perso copie in modo significativo. Nella mia zona, commercialmente, ha influito la chiusura sempre più vasta del Centro Storico, molti clienti di passaggio li ho persi, prima transitavano con la macchina ora non possono più farlo. Personalmente – continua Lunardi – cerco di fare il possibile per vendere. Metto in esposizione tutto quanto ricevo, propongo le guide della città in bella mostra per i turisti che, così, magari le possono notare e fermarsi per acquistarle. Il cliente dell’edicola è diventato comunque più confuso. Gli spieghi una cosa e non la capisce. Vuole un inserto con un giornale a cui non è abbinato. L’allegato dell’ Espresso lo pretende con la Repubblica. Sembrano nostri capricci, ma è difficile far recepire queste cose”.

IN POCHI METRI
È piccolissimo lo spazio in via dell’Indipendenza in cui opera Pasquale Paciere. Un chiosco sotto i portici, un piccolo bancone, in lunghezza si fatica ad arrivare ai due metri.
“Per riuscire a esporre giornali con gadget o collezionabili ho dovuto acquistare una struttura che ho sistemato qui a fianco, sotto i portici, ma devo stare attento perché appena mi distraggo un attimo c’è sempre qualcuno pronto a rubarmi qualcosa” racconta Pasquale Paciere. “Sono quasi due anni che mi sono buttato in quest’avventura e non posso dire di esserne soddisfatto. È un lavoro duro, specialmente per chi, come me, lo svolge da solo. Dalle 5,30 del mattino sono qui a ordinare e, poi, a vendere giornali. E se chiudo l’anno in perdita non ho, certamente, molti stimoli per andare avanti. Continuo a proporre il maggior numero possibile di pubblicazioni e l’espositore a lato dell’edicola serve proprio per cercare di mettere bene in vista i molti periodici che, altrimenti, non saprei dove mettere”.
Pasquale Paciere analizza quali a suo avviso sono le incongruenze di quest’attività commerciale: “Con il conto deposito l’edicolante è sommerso da prodotti. Come commerciante, è atipico perché non può fare il prezzo, riceve prodotti che deve vendere a quanto gli è imposto e, soprattutto, non può né decidere i quantitativi né le testate di cui necessita. Questo è un meccanismo che non può funzionare. I clienti? - conclude il rivenditore bolognese - Cerco di soddisfarli anche quando chiedono qualche prodotto che magari non riesco ad avere malgrado faccia immediatamente degli ordini. Uso, però, i vari servizi arretrati degli editori e, qui, le cose vanno meglio”.

IL RIVENDITORE DELL’UNIVERSITÀ
Entrando nel centro chiuso al traffico da Porta San Donato, troviamo in via Irnerio l’edicola di Davide Mazzoni. Siamo in piena zona universitaria e proprio questo
è il target del chiosco.
“L’80% è rappresentato da ragazzi che frequentano l’Università tanto che, quando ci sono le festività e nel mese di agosto, io potrei anche chiudere” ci spiega il titolare. “I quotidiani rappresentano la fetta minore del mio venduto.
I giovani comprano soprattutto fumetti”. In bella evidenza, infatti, troviamo molte pubblicazioni del genere e mentre scambiamo quattro chiacchiere siamo interrotti, proprio, dall’acquisto di un Tex Willere di un Dylan Dog. “Il calo che noto nelle vendite riguarda però
tutti i tipi di giornali – racconta Davide Mazzoni - la concorrenza la fa anche la televisione, penso ai molti programmi sportivi che parlano di calcio tutti i giorni e alle trasmissioni
domenicali. Se prima vendevo 100 copie della Gazzetta dello Sport e 50 dello Stadio oggi ne posso contare 20 di uno e 15 dell’altro. E non è certo per il calo d’interesse per il calcio...”. All’edicolante chiediamo di trovare qualcosa di positivo, o di negativo, nel suo lavoro: “Ogni giorno mi arrivano sempre più giornali, non so più dove metterli – risponde – ho tantissime buste per bambini, ma in questa zona non ci sono scuole. Non ne vendo una copia ma continuano ad arrivarmene. Perché? Lo spazio pubblicitario (la colonnina/parallelepipedo - ndr) qui accanto è invece utile e doppiamente, sia perché la pubblicità editoriale serve da richiamo per le vendite che per lo spazio interno dove nascondere le casse che altrimenti dovrei lasciare qui a lato, in strada”.

AL CONFINE DI PIAZZA MAGGIORE
Quattro passi verso Piazza Maggiore e, sempre sotto i portici, in Piazza Re Enzo troviamo una spaziosa edicola in cui, da sei anni insieme ad altri due soci, a vendere giornali c’è Spiros Matenoglu, un giovane ragazzo greco. Il movimento qui non manca, basta fermarsi pochi minuti davanti al chiosco per capirlo.
“È una zona molto centrale e di forte passaggio anche perché da qui partono molti autobus e si vende di tutto, al mattino tanti quotidiani, al pomeriggio più periodici. La superficie disponibile, nonostante non si abbia un chiosco piccolo, è sempre poca, troppe le pubblicazioni inutili. Ho cercato con gli espositori – spiega Matenoglu - di assicurare più spazio ai giornali, di esporli qui davanti al bancone”.
A lato della cassa, ben in vista la stampa estera. Bologna è, sicuramente, una città con molti stranieri, per lavoro e studio. “Purtroppo i quotidiani europei o americani – riprende il giovane greco – acquistati da studenti e lavoratori sono in calo, mentre i giornali in lingua rumena o russa vanno per la maggiore per l’aumento di persone di queste nazionalità”.
Relativamente nuovo del mondo dell’edicola è Sergio Sarri, che troviamo a due passi dalla basilica di San Petronio, in via dei Musei al Portico della Morte.
“L’edicola è di mia figlia Francesca, io le do un aiuto” ci spiega il rivenditore che appare subito assai intraprendente. “Stiamo cercando di rilanciare questo punto vendita che, per motivi diversi non funzionava, e abbiamo in programma anche una ristrutturazione. Ci troviamo in una zona di grande passaggio, non c’è molto turismo rispetto a quello che si potrebbe pensare, mentre sono numerosi gli studenti. Bologna lavora sempre più per la Fiera, aumenta la ricettività alberghiera e la clientela occasionale si aggiunge alla fidelizzata, che per noi è quella di uffici e negozi qui a fianco. Va considerata anche la stagionalità. I turisti arrivano soprattutto in primavera e le cartine, le mappe della città sono un prodotto da mettere ben in evidenza in questi mesi”.
Sono molte le idee che ha Sergio Sarri per dare qualcosa di più.
Il Resto del Carlino mi ha dedicato un articolo perché, in una settimana, ho venduto 400 buste dei Gormiti. La vendita di questi prodotti mi ha garantito un ottimo guadagno, li ho esauriti e ho chiesto aiuto anche a fornitori di Milano e Udine, dove ho conoscenze dirette” racconta l’edicolante bolognese. “Ho anche altre iniziative: per esempio, mi faccio portare il Vernacoliere (mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano - ndr) e ne vendo ben 200 copie. Se si offre qualcosa di diverso, allettante per bambini o adulti la clientela ci premia. Il proporre cose nuove è stimolante anche per noi”.


LA VOCE DI SNAG E SINAGI
Daniela Carella (a destra), come nuovo presidente dello SNAG bolognese, conferma massima disponibilità e unità d’intenti per il benessere della categoria. Nella sua attività (edicola aperta 24 ore) è, ora aiutato, come vuole la tradizione familiare dal figlio Fabrizio.

Da poche settimane Daniele Carella è diventato il nuovo presidente dello SNAG provinciale di Bologna, una struttura presente da qualche tempo presso l’Ascom locale, e che ora desidera coinvolgere più edicolanti nell’interesse comune della categoria.

“Sono trentatre anni che vivo l’attività dell’edicola perché è stata mia madre ad acquistare la rivendita che ora gestisco in Porta San Vitale – spiega Carella – Ora ho deciso di impegnarmi anche con lo SNAG perché credo che ciò che la rete vendita subisce sia andato oltre ogni limite. Ho visto l’editoria funzionare, crescere nei numeri a fine Anni ’70, ma perdere poi molto una decina di anni più tardi. È inaccettabile quello che succede oggi con l’edicolante che ha un rapporto conflittuale con gli altri componenti della filiera, quando l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di vendere di più. Credo in questo lavoro, rimango aperto 24 ore su 24 e per 365 giorni l’anno, e non è un caso che mio figlio Fabrizio stia seguendo le orme familiari nella gestione della rivendita che ho cercato di ampliare nel limite dello spazio a mia disposizione”.
Con lo SNAG di Bologna, Daniele Carella si pone l’obiettivo di rappresentare tutti gli edicolanti che vorranno aderirvi: “Non ci sono preclusioni politiche, di colore – sottolinea – e l’Ascom, presso cui c’è anche la nostra sede, funziona già da anni assicurando ai rivenditori l’assistenza burocratica e amministrativa. Come nuovo direttivo provinciale vogliamo essere più vicini al rivenditore per affrontare con lui le singole esigenze, pratiche e operative. Sono molti i colleghi del Centro Storico di Bologna, per esempio, che accusano sofferenza per il calo delle vendite dovuto in gran parte all’aumento dell’area non accessibile alle auto. La nostra, non è una città grandissima e ampliare sempre più la zona pedonale ha avuto riflessi sulla vita cittadina: questo va fatto capire all’amministrazione comunale con le cifre che abbiamo in mano. Il nuovo direttivo provinciale nasce con me al vertice e con Manuela Onofri, come vicepresidente provinciale vicario. Sempre, naturalmente con la piena collaborazione di Simona Tosi, funzionario Ascom, che ha seguito in questi anni l’attività dello SNAG a Bologna”.
“Ho incontrato il presidente nazionale Armando Abbiati - prosegue Daniele Carella - con cui abbiamo parlato del nostro impegno a Bologna. Il vicepresidente Andrea Innocenti, delegato per la nostra zona ci seguirà da vicino nei problemi più tecnici: dal controllo dell’aggiornamento delle bolle e di tutti i documenti che devono essere adeguati alle norme dell’Accordo Nazionale ai contatti diretti con il distributore locale. Un’esperienza importante che i vertici nazionali dello SNAG mettono a disposizione di una categoria che in questi anni si è trovata a dover affrontare problemi sempre più complessi”.
Anche l’informatizzazione sarà un tema da affrontare: “Analizzando le difficoltà da superare, dai problemi logistici di piccole strutture, dove è difficile lavorare con un computer ed effettuare contemporaneamente le vendite al pubblico – spiega il neo presidente dello SNAG bolognese – ai collegamenti con il distributore con cui dovremo intraprendere un rapporto più stretto come struttura sindacale. In questo compito, l’essere seguiti e consigliati dai dirigenti nazionali ci aiuterà a far valere le nostre ragioni sempre nel rispetto reciproco e attraverso il dialogo. Fino a oggi la nostra piazza è stata rappresentata prevalentemente da un solo sindacato, che ha fatto, peraltro, un ottimo lavoro. Noi cercheremo di affiancarlo, farci conoscere, crescere con l’intento di continuare a rappresentare una categoria più allargata senza però contrapposizione. L’unione di intenti ci vedrà, senz’altro, più che mai disponibili”.

In una città che politicamente ha sempre guardato a sinistra il SINAGI-Cgil è stato il sindacato di riferimento della maggior parte dei rivenditori bolognesi. Da anni a guidare questa sigla è Giuseppe Marchica, esperto dei problemi della categoria sia a livello nazionale che locale.

“Al distributore locale, la CDL diventata l’unica agenzia distributiva presente sul territorio, va sicuramente riconosciuto il grande sforzo e l’investimento economico per migliorare il lavoro a Bologna – ci spiega il segretario provinciale del SINAGI – Anche la prevista distribuzione notturna dei periodici, anticipando il giro mattutino, è sicuramente un segnale che va in tal senso. È positivo il dialogo che abbiamo, sia con il titolare Fausto Rusolo che con il direttore d’agenzia Francesco Carrino, ma alla fine l’edicolante non vede ancora il risultato che vorrebbe. Se il distributore già argina il fiume di pubblicazioni che gli editori gli inviano, nella rivendita, il titolare deve vedersela con estratti conto in cui figura tutt’ora troppa merce invendibile. Gli edicolanti si trovano, poi, a dover sopportare operazioni che continuano a penalizzare la rete vendita: al calo del numero di copie vendute si aggiunge anche l’opera di editori che propongono in edicola giornali a 20 centesimi. Quanto tempo perdono per lavorare su questi prodotti, e per gli abbinamenti? E quanto ci guadagnano?”.
Bologna crede molto nell’informatizzazione.
“Sono circa 170 le edicole che lavorano con programmi informatici per la gestione interna: la metà aveva adottato il programma Geriv e successivamente sono passati a INFORIV in previsione del futuro” spiega Marchica. “L’obiettivo cui vogliamo arrivare è quello che i dati delle edicole possano arrivare in tempo reale all’agenzia per formulare piani vendita su misura, far conoscere la situazione degli esauriti affinché il distributore possa provvedere con nuovi rifornimenti. L’edicola che esaurisce un periodico alle sette del mattino non deve aspettare sei giorni per esserne rifornito...”.
In questi mesi la protesta indetta dalle Sigle Sindacali Nazionali ha promosso l’autogestione per difendersi dall’eccesso di forniture. Come è andata a Bologna? “In parte, questo metodo cerchiamo già di attuarlo in accordo con il distributore e senza approfittarcene – ammette Marchica – siamo sommersi da riviste inutili e invendibili, ma dobbiamo stare nelle regole e cercare, quindi, di difenderci con le forme che possiamo usare”.
A Bologna e zone limitrofe, diversi sono i centri commerciali che hanno contribuito all’erosione del venduto nel punto vendita tradizionale.
“Porto l’esempio di un edicola che in tre anni, con l’apertura di un centro commerciale che vende giornali, ha subito una perdita del 40% - conclude il segretario del SINAGI – ma il colmo è che, di solito, la GDO non aggiunge copie alle vendite, e il distributore lo può confermare con i dati in suo possesso; l’unico risultato è quello di sottrarre un po’ di fatturato alle diverse edicole del circondario. Non è utile, quindi, agli editori e crea solo danno alla nostra categoria”.


Rinnovato IL PIANO EDICOLE quadriennale
Il Comune di Bologna, come previsto dalle disposizioni normative nazionali e regionali, aveva adottato il 14 febbraio 2004 un Piano Territoriale, dei punti vendita esclusivi e non, per la vendita di stampa periodici. Un documento che ha avuto lo scopo di assicurare la
massima diffusione dei prodotti editoriali e che ha visto anche misure di incentivazione economica (un contributo pari a 5mila euro) per gli edicolanti che hanno voluto trasferirsi da chioschi a negozi o, semplicemente, rinnovare gli stessi chioschi per favorire, così, la razionalizzazione delle aree urbane.
Per valorizzare gli spazi pubblici ai titolari di chioschi, rinnovati secondo i criteri dettati dall’Amministrazione Comunale, è stata concessa invece l’esenzione, per cinque anni, del canone di occupazione del suo pubblico.

200 RIVENDITE ESCLUSIVE
Il Piano di localizzazione edicole quadriennale, dal 2004 al 2008, ha mantenuto la zonizzazione per i punti vendita esclusivi prevedendone 60 nella zona 1 (Centro Storico) e 138 per la zona 2 (periferia, di fatto le aree della città non comprese nella prima classificazione). Al momento dell’adozione del Piano, in zona 1 erano 67 le rivendite esclusive presenti e i 7 punti eccedenti sono stati mantenuti fino alla cessazione dell’attività da parte dei titolari. 135 (3 in meno dei consentiti), invece, i punti vendita in area 2. Il Comune di Bologna, il 10 marzo 2004 aveva, poi integrato il Piano con l’autorizzazione, per le rivendite esclusive, alla vendita dei pastigliaggi.
Così, il Piano di localizzazione bolognese può dirsi allineato alle previsioni di molti altri Comuni italiani e, anzi, tenuto conto che risale al 2004, può addirittura ritenersi “innovativo” rispetto a questi.
Infatti, per voler fare un esempio, la Regione Liguria ha introdotto la previsione relativa al pastigliaggio soltanto nel gennaio ‘07 (Legge Regionale n. 1 del 3.1.2007 – Testo Unico in materia di commercio), seguita dalla Regione Toscana nel giugno dello stesso anno (Legge Regionale n. 34 del 5.6.2007 che ha apportato modifiche alla Legge Regionale n. 28 del 7.2.2005 – Codice di commercio).
Si precisa, a questo proposito, che tali provvedimenti legislativi, in genere, intendono col termine “pastigliaggio” la vendita di prodotti da banco preconfezionati, da somministrarsi nella stessa confezione originaria, costituiti generalmente da caramelle, gomme, cioccolatini, patatine, snack e similari.

DOPO QUATTRO ANNI
Proprio nel febbraio di quest’anno è scaduto il quadriennio di efficacia del Piano edicole bolognese. Una valutazione sui cambiamenti avvenuti la Giunta Comunale, insieme alle Organizzazioni Sindacali di categoria e al distributore locale, l’ha, ovviamente, operata anche perché il vecchio documento era stato redatto e studiato su dati che si riferivano al 2001 e 2002 con una popolazione cittadina di 378.356 residenti (54.817 nel centro storico, 323.489 nelle zone periferiche) e dati di vendita (gennaio-giugno 2002) di 7.978.666 di quotidiani e 2.917.513 di periodici.
Il nuovo piano è stato approvato dal Consiglio Comunale nella seduta di lunedì 11 febbraio e, nella relazione introduttiva, sono stati indicati i nuovi dati demografici aggiornati da cui risulta oggi una popolazione residente di 372.070 unità (l’1,7% in meno rispetto
al 2001: 53.035 abitanti del Centro Storico, 318.967 delle zone periferiche). Un elemento importante, che interessa direttamente la vendita dei giornali, è quello del movimento turistico alberghiero che vede un incremento dei turisti (797.193 nel 2006 rispetto alle 732.582 unità del 2001) e dei pernottamenti (+9,8%).
Il distributore locale, la CDL di Fausto Rusolo, ha infine resi noti i dati delle vendite degli ultimi anni suddivisi per le due zone e per la tipologia di esercizio commerciale. I dati si riferiscono a 235 punti vendita totali forniti sul territorio.

LA SITUAZIONE EDICOLE A BOLOGNA NEL GENNAIO 2008
Secondo la rilevazione comunale la situazione dei punti vendita esclusivi autorizzati e i cambiamenti tra il 2004 e il 2008.

Rispetto alla situazione esistente al momento dell’approvazione del piano comunale del 2004 oggi è presente un punto vendita esclusivo in più in periferia. Il Comune ha poi valutato una scarsa propensione al trasferimento dei punti vendita esclusivi da chioschi a negozi (solamente sei hanno usufruito dell’opportunità di un finanziamento comunale) e si è decisa così la soppressione del contributo introdotto dalla delibera di approvazione del Piano del 2004.
I punti non esclusivi autorizzati risultano invece complessivamente 32 di cui solo 4 nella zona 1.

SPECIFICHE PREVISIONI IN TEMA DI TRASFERIMENTI
Esistono poi specifiche previsioni in tema di trasferimento dei punti vendita che si differenziano positivamente da altre previsioni comunali poiché – nell’autorizzare i trasferimenti – il Comune di Bologna ha precisato che i medesimi debbano rispettare determinate distanze tra punti vendita, ponendosi, in questo modo, nel pieno rispetto dell’art. 3 della Legge n. 248/2006, che prevede espressamente che: “…le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: … b) il rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di esercizio …
Così, l’attività di rivendita di quotidiani e periodici, che non può essere intesa come attività commerciale, resta disciplinata da una serie di norme speciali (o di settore) e in particolare dal Decreto Lgs. n. 170 del 2001 e dalle leggi regionali in materia e, in quanto tale, non è soggetta in maniera diretta e immediata alla disciplina del D. Lgs. n. 114 del 1998. Detta disciplina si applica alle rivendite di quotidiani e periodici solo in via mediata e residuale, in virtù del richiamo espresso di cui all’art. 9 del D. Lgs. n. 170/2001 il quale dispone che “per quanto non previsto dal presente decreto si applica il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114”. Conseguentemente, l’attività di rivendita di quotidiani e periodici deve ritenersi a tutti gli effetti soggetta, ancora oggi, alla regola dei criteri distanziometrici: il Piano di localizzazione bolognese, pertanto, deve dirsi assolutamente conforme alle vigenti previsioni legislative.

CONCLUSIONI RELATIVE AL NUOVO PIANO COMUNALE
Ai dati demografici che evidenziano una tendenza alla flessione della popolazione, sia nelle zone centrali che in periferia, si aggiunge anche una decisa flessione della domanda relativamente ai quotidiani (-5,3 % in zona 1, -6,2 % in zona 2).
La tendenza negativa nelle vendite è confermata anche dall’analisi dei dati dei periodici.
Esaminata quindi la situazione complessiva, il Comune di Bologna non ha ritenuto necessario operare una revisione al Piano approvato nel 2004, la cui validità è stata prorogata. Le previsioni sono di non aumentare i punti vendita esclusivi nella zona 1, mentre sono due le autorizzazioni rilasciabili in zona 2 esclusivamente alle aree commerciali integrate previste dal Primo Programma di Attuazione degli interventi relative alle grandi strutture di vendita (ex Mercato Ortofrutticolo e Lazzaretto).
Decorsi due anni dall’entrata in vigore della proroga del Piano, verrà condotta una verifica per analizzare le variazioni demografiche e l’andamento della domanda in previsione della stesura del piano successivo e valutare lo stato di avanzamento dei grandi comparti (ex Mercato Ortofrutticolo e Lazzaretto).

SINDACATI SODDISFATTI
“Il nuovo Piano, di fatto, proroga il precedente perché le condizioni e i numeri sono stabili” commenta Giuseppe Marchica, segretario del SINAGI. “C’è stata una verifica nei numeri per attualizzarlo alla situazione rispetto a quello precedente del 2004. Il tutto con un lavoro che ha coinvolto le varie componenti della filiera. Importante sarà poi la verifica
in corso di questo documento per continuare a monitorare la situazione”.
Commento positivo anche da Daniele Carella, neopresidente dello SNAG bolognese, che dice: “Il fatto che il Consiglio Comunale abbia approvato, all’unanimità, il documento assicura la soddisfazione di tutti. Il numero di autorizzazioni è praticamente rimasto uguale e garantisce le distanze tra un punto vendita e l’altro, ciò è sicuramente molto importante per la nostra attività”.

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